domenica 18 aprile 2010

DISCHI / BAUSTELLE
Questo mondo fa schifo, cambiarlo è pia illusione, l’unica ricetta per sopravvivere è guardare alle cose con distacco, disincanto, estraniandosi dalla realtà circostante. Quasi come dei moderni mistici. Sembra questa la ”ricetta” dei Baustelle, sontuoso trio di Montepulciano che gravita attorno alla geniale figura di Francesco Bianconi, arrivato al quinto album con ”I mistici dell'Occidente” (Warner). Difficile e colto fin dal titolo, citazione di un libro di Elémire Zolla. Ma di livello qualitativo una buona spanna sopra la media.
«Il titolo - spiega Bianconi, che ha firmato la ”Cometa di Halley” con cui Irene Grandi meritava di vincere Sanremo - sembra un gioco a carte scoperte su un mondo magico e surreale, con venature oscure e misteriose. Zolla era un conoscitore di dottrine esoteriche e uno studioso di mistica occidentale e orientale, morto nel 2002 proprio a Montepulciano. Quel libro è un’interpretazione di tutta l’esperienza mistica dell’Occidente, che parte dal paganesimo e, passando dal rigore dei primi ordini monastici, arriva fino alla passione francescana e ai grandi mistici dell’età moderna. Zolla è stato ritenuto da sempre un intellettuale scomodo e anticonformista per il suo sottrarsi all’impegno sociale a causa di una rassegnazione totale nei confronti della cultura occidentale, trovando invece nuova linfa vitale nell’esplorazione dell’ignoto».
Mamma mia, che discorsi seri per una rock band. Che però, fra citazioni colte e pop, fra chitarre e batterie, fra canzone d'autore e rock, si conferma con questo album - che arriva a due anni da ”Amen”, dove c’erano ”Colombo” e ”Charlie fa surf”, e a cinque da ”La malavita” - come il miglior gruppo italiano da diversi anni a questa parte.
Si parte con un brano per buona parte strumentale, "L'indaco": quasi una canzone di chiesa, con un duetto fra Bianconi e la splendida voce di Rachele Bastreghi (il terzo della band, quello più in ombra, è Claudio Brasini). E subito dopo, giusto per restare in tema, arriva "San Francesco": «Soffio dentro i maestrali, San Francesco fra i maiali, sono in pasto ai cimiteri...». E poi ancora il brano che dà il titolo all’album («Ci salveremo disprezzando la realtà e questo branco di coglioni sparirà...»), che sembra stare nei dintorni del miglior De Andrè degli ultimi tempi.
Fra gli altri titoli: ”Le rane” (un gioiellino), ”Gli spietati” (che ha anticipato l’album: «Vivere così, senza pietà, senza chiedersi perchè... Non avere alcuna proprietà, rinnegare l’anima...»), ”Follonica”, ”La canzone della rivoluzione”, ”Groupies”, ”L’estate enigmistica”... Produzione dello stesso Bianconi con Pat McCarthy, uno che ha lavorato con U2, Rem, Waterboys.
I testi sono più intimisti rispetto al passato. L’impressione è che Bianconi e compagni stavolta trascurino (di proposito) il mondo esterno, per provare a pensare, a ragionare alla maniera dei mistici. Non necessariamente religiosi, ma con un certo distacco, addirittura un disprezzo nei confronti della realtà circostante. Il fine è nobile: salvarsi la vita. Come dar loro torto? Forza Baustelle...!

MIGUEL BOSE'
Torna Miguel Bosè. Tre anni fa l’ottimo ”Papito” (oltre due milioni e mezzo di dischi venduti), per ammissione dell'artista mezzo spagnolo e mezzo italiano, chiudeva una fase della sua carriera lunga trent’anni. E permetteva anche al pubblico di casa nostra di apprezzare la crescita artistica del figlio di Lucia Bosè e del torero Dominquin. Ora una nuova partenza con questo ”Cardio”: tredici brani, tra i quali la versione in italiano di ”Por ti (Per te)” adattata da Lorenzo Cherubini, che spaziano dalla storia del concerto ”Paz sin fronteras” di Cuba (”Jùrame”), all'invenzione di un linguaggio di un immigrato (”A mì me da igual”), alla relazione tra ”uomini-cane” e ”donne-cane”, ovvero tra coloro si rassegnano a essere considerati come strumenti di compagnia (”El Perro”), alla dieta ayurvedica seguita «per entrare - scherza Miguel - nella copertina del nuovo disco» (”Ayurvedico”), fino ai fanatismi religiosi denunciati in un brano claustrofobico ispirato alla crisi di fede di un membro dell'Opus Dei e alle letture originali dell'amore e declinazioni (”Dame argumentos”, la citata ”Por ti”). Il tutto condito dai ritmi di un pop scarno ed essenziale, in linea con le regole del linguaggio contemporaneo. Più che una scelta, quasi una missione, una meta voluta e cercata per liberarsi dai «discorsi in forma barocca»: «Col tempo - spiega Bosè - si cerca di fare le cose con semplicità perchè la sintesi è l'esercizio più difficile. Si scopre che così si lascia più libero il discorso che viaggia più veloce». Ne esce fuori un album che l'artista definisce «sfacciato, irriverente, divertente, che mette di buon umore». Lo porterà in giro per il mondo dal 5 maggio: America Latina, Stati Uniti, naturalmente Spagna e forse anche un salto in Italia, dove ha già fatto una capatina per la promozione televisiva. Dieci delle tredici canzoni saranno riproposte dal vivo, accanto a «una grandissima parte di successi e due perle che ho voluto recuperare».

PIEDAVIDE CARONE
”Amici” - assieme a ”X Factor” - rappresenta ormai il serbatoio a cui attinge a piene mani l’agonizzante discografia di casa nostra. Quest’anno, più della vincitrice Emma, il talento più puro ci sembra il cantautore Pierdavide Carone, ventunenne, romano di nascita e pugliese d’adozione. Al talent show condotto da Maria De Filippi è arrivato terzo, vincendo però il premio della critica, ma si è già tolto la soddisfazione di vincere il Festival di Sanremo come autore: sua infatti ”Per tutte le volte che”, che è valsa la vittoria all’altro prodotto di ”Amici” Valerio Scanu. L’album (già primo in classifica, davanti alle ”colleghe” Emma e Loredana) ci fa scoprire un giovane autore promettente e originale, che alcuni hanno paragonato a Rino Gaetano. «Ho quasi sessanta canzoni nel cassetto. Mi piacerebbe molto scrivere per Fiorella Mannoia (con cui ha duettato in semifinale - ndr), ma anche per Antonella Ruggiero. Ma il mio sogno sarebbe scrivere per Mina». La sua canzone più bella è ”Di notte”. La più originale ”La ballata dell’ospedale”.

LOREDANA ERRORE
L’altro vero talento dell’edizione di quest’anno di ”Amici” è Loredana Errore, seconda classificata. Nata a Bucarest nel 1984, adottata in un orfanotrofio romeno da una famiglia italiana di Agrigento, la ragazza spiccava fra i debuttanti allevati da Maria De Filippi per la sua vocalità originale e mai scontata. ”Ragazza occhi cielo” è il suo primo album, è già ai vertici delle classifiche di vendita, e comprende ben tre canzoni (fra cui quella del titolo) firmate da Biagio Antonacci, che si è subito accorto delle sue potenzialità. E ha saputo calarsi nella sua storia: «Io non ho mai dimenticato quello che ho fatto da me, lascerò questo triste porto, e porto via dolori da qui. Io non ho mai cancellato il dolore che ho dentro da un po’, non c’è riposo mio migliore, e riposo del dopo viaggiare con me...». Grazie al talent show di Canale 5, dice, «ho ritrovato me stessa, portando avanti un sogno che avevo da dieci anni. Ma sognare non basta». Loredana ammira Mia Martini, Mina e Amy Winehouse.

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