giovedì 23 gennaio 2014

ADDIO A CARLO MAZZACURATI

Regista di film come “Notte italiana”, “Il toro”, “Vesna va veloce”. Ma anche “La lingua del santo”, “La giusta distanza”, “La passione”. Sceneggiatore per e con Daniele Luchetti (“Domani accadrà”) e Gabriele Salvatores. Persino qualche piccola e bella prova d’attore per Nanni Moretti, in “Palombella rossa”, “Caro diario”, “Il caimano”. Tutto questo ma anche tanto altro è stato Carlo Mazzacurati, morto ieri nell’ospedale di Padova, dopo il ricovero in quello della vicina Monselice. Avrebbe compiuto 58 anni a marzo. Se n’è andato invece davvero troppo presto, dopo una grave malattia che in pochi mesi lo ha battuto. Mazzacurati ha saputo raccontare con maestria la provincia italiana, i suoi riti, le debolezze, i vizi, ma anche la sua vita semplice. Quella provincia che si somiglia in fondo un po’ dappertutto e che lui conosceva bene, partendo dalla sua Padova, dal Nordest e dalle terre di confine di cui è stato un attento osservatore e cantore. E la città del Santo è stata spesso presente nelle sue pellicole. Aveva cominciato da ragazzo, a inseguire la grande passione per il cinema. Animatore negli anni Settanta del cineclub padovano Cinema Uno, non riesce a entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia e dunque si iscrive al Dams di Bologna. Nel ’79 realizza con in soldi di una piccola eredità il suo primo film, “Vagabondi”, una sorta di “road movie”: un esperimento in 16 millimetri che viene premiato al festival milanese Filmaker Doc ma non arriva nelle sale. Va a Roma, lavora per la televisione, comincia a bazzicare l’ambiente del cinema. Conosce Salvatores, collabora con lui alla sceneggiatura di “Marrakech Express”. Nell’85 scrive con Franco Bernini la sceneggiatura di “Notte italiana”, che diventerà poi un film due anni dopo, grazie al sostegno di Nanni Moretti (per lui al debutto come produttore) e della sua Sacher Film. Con “Il prete bello”, tratto dal romanzo omonimo di Goffredo Parise, nell’89 scandaglia i territori della povertà, della miseria. All’inizio degli anni Novanta arriva anche il successo di pubblico, oltre che di critica: “Un’altra vita” (con Silvio Orlando e Claudio Amendola) e soprattutto “Il toro” (Leone d’argento a Venezia e Coppa Volpi a Roberto Citran) trasformano la promessa in un protagonista del nuovo cinema italiano. “Vesna va veloce” e “L’estate di Davide” (nato come film per la tv e poi approdato anche nelle sale) completano il percorso. Nel ’99 firma con Marco Paolini una serie di “Ritratti” dedicati a importanti personaggi della cultura veneta: Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello. “La lingua del santo”, presentato nel 2000 in concorso a Venezia, grazie anche alle prove d’attore di Antonio Albanese e Fabrizio Bentivoglio, vira la poetica di Mazzacurati verso i territori fino ad allora da lui inesplorati della comicità. Il pessimismo lascia il posto alla leggerezza, al sorriso sempre utile ad affrontare i guai grandi e piccoli della vita. “L’amore ritrovato”, “La passione” e alcuni documentari (fra cui “Sei Venezia” e “Medici con l’Africa”) sono gli ultimi titoli. Prima de “La sedia della felicità”, la commedia con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando e Antonio Albanese che arriverà nelle sale ad aprile. Un’altra storia radicata nel Nordest, che regalerà al pubblico i personaggi di due perdenti un po’ spaesati, fra il Lido di Jesolo e le Dolomiti. Girato con il sostegno della Trentino Film Commission, il film è stato presentato due mesi fa in anteprima all’ultimo Torino Film Festival, dove il regista è stato premiato con il Gran Premio Torino alla carriera. Era già malato, ma dicono che la presentazione e la conferenza stampa si svolsero in un clima di sana e apparentemente spensierata allegria.

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