venerdì 3 gennaio 2014

da BOLLETTINO GIORNALISTI FVG

Diversi anni fa, quando i colleghi del Friuli Venezia Giulia mi chiesero di fare prima il segretario e poi il presidente dell'Assostampa regionale, avevo molti dubbi e una sola certezza: il sindacato dei giornalisti, quello che avevo conosciuto nelle mie precedenti esperienze in alcuni Cdr del "Piccolo", era alla vigilia di un cambiamento non più rinviabile. Una mutazione che andava aiutata, sviluppata, assecondata, portata avanti con tutte le nostre non grandi forze. Non più sindacato dei garantiti, figura che peraltro cominciava già allora a sfumare sotto i colpi delle ritrutturazioni e delle crisi che non guardavano e non guardano in faccia nessuno (basta pensare alle casse integrazioni e ai licenziamenti al "Piccolo", nel '96, impugnati con soddisfazione davanti alla magistratura del lavoro da uno di quei Cdr di cui avevo fatto parte). Non più sindacato che, a ogni rinnovo contrattuale, in periodi di vacche grasse, chiedeva e spesso otteneva qualche centinaio di migliaia di lire in più. Non più sindacato considerato, purtroppo, cosa "altra" da una parte sempre più consistente della categoria. Categoria, e i segnali c'erano già tutti, bastava volerli vedere e capire, che stava profondamente cambiando. Il sogno di molti editori di "produrre i giornali senza giornalisti" era molto difficile, quasi impossibile da mettere in pratica. Ma l'aspirazione ad avere a libro paga redazioni sempre più ristrette, rinforzate dall'esterno da un esercito sempre più numeroso di collaboratori malpagati e spesso anche maltrattati, ecco, quella si andava delineando - e realizzando - con sempre maggiore forza e decisione. A Trieste come a Gorizia, a Udine come a Pordenone (ma non è che nel resto d'Italia le cose andassero diversamente), non bastava più collaborare per alcuni anni, fare gli "abusivi" in redazione, aspettare pazientemente il proprio turno, per vedersi assunti in pianta stabile (con contratto, stipendio dignitoso, spesso anche integrativi e benefit varii) in sostituzione di un collega andato in pensione o trasferito in un altro giornale. Il sistema stava cambiando e non sarebbe più tornato quello di prima. Ma torniamo al nostro sindacato regionale. In una realtà profondamente mutata, nella quale oggi più di metà dei giornalisti non sono contrattualizzati, anche l'Assostampa doveva e ha dovuto cambiare pelle. Non più solo "Assostampa dei Cdr", com'era stata fino agli anni Novanta, ma Assostampa di tutti, anche dei collaboratori, dei precari, dei freelance, di tutti quelli che un Cdr che li rappresenti non ce l'hanno, di quelli che mettono assieme una collaborazione con l'altra, che ricevono mille promesse ma poi si trovano per anni a incassare poche centinaia di euro al mese, di quelli che troppo spesso sono costretti a rivolgersi a un giudice, per vedere riconosciuti i propri diritti. Anche perchè, da che mondo è mondo, il sindacato serve e deve servire innanzitutto alle fasce più deboli di una categoria. Sono passati diversi anni, e nel Friuli Venezia Giulia abbiamo l'orgoglio di essere stati una delle prime Assostampa regionali - persino prim'ancora della Fnsi - ad aver capito il cambiamento ed esserci comportati di conseguenza. Il nostro Coordinamento precari e freelance regionale è stato una delle primissime esperienze nelle quali i colleghi meno garantiti si sono organizzati, all'interno dell'Assostampa (nel cui Direttivo i colleghi del Coordinamento sono da tempo presenti ai più alti livelli), e hanno cominciato a lavorare ottenendo riconoscimento di ciò sia nelle altre regioni che a livello nazionale. Molto lavoro è stato fatto, moltissimo dev'essere ancora realizzato. Dalla battaglia per il nuovo contratto (il sindacato è impegnato ad allargare la platea dei contrattualizzati, all'insegna dell'inclusione e della regolarizzazione) alla legge sull'equo compenso da applicare, dalla legislazione regionale (la presidente Serracchiani si è mostrata interessata a una legge a sostegno dell'informazione, come già accade in altre regioni) agli accordi per i collaboratori ancora tutti da scrivere con gli editori (magari sull'esempio di quanto stanno portando avanti i colleghi veneti). Nell'impegno che ci aspetta, abbiamo però l'obbligo di parlar chiaro. La situazione è difficile, difficilissima. La crisi economica e la rivoluzione tecnologica non promettono pranzi luculliani. Sappiamo che non esiste lavoro giornalistico contrattualizzato e dignitoso per oltre 110mila iscritti all'Ordine. Ciò detto, dobbiamo credere e lavorare per il rilancio del settore, che deve passare per lo sviluppo e l'innovazione, per il lavoro per i giovani, per la protezione sociale adeguata a chi rimane senza lavoro ma anche a pensionati e prepensionati. Sì, perchè la lotta per il lavoro non può e non deve trasformarsi in una lotta generazionale fra poveri, mors tua vita mea, vai a casa tu a 58/60 anni che così c'è lavoro per me che magari ho già passato i quaranta. Niente di più sbagliato, anche perchè è dimostrato che - nella situazione attuale - chi esce dalle redazioni non viene sostituito. Serve un sistema nuovo di lavoro, di sviluppo, di protezione sociale. E servono soldi pubblici, che però non devono essere usati solo per rifinanziare la 416 - e far uscire giornalisti dalle redazioni - ma anche e soprattutto per creare nuovi posti di lavoro. Per affrontare questa sfida, abbiamo bisogno di un sindacato forte e unitario. Che magari si divida sulle idee per affrontare la crisi e contrastare certe politiche datoriali, ma poi viaggi diritto e unito (contrattualizzati e non contrattualizzati) verso l'obiettivo. Carlo Muscatello, presidente Assostampa Fvg

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