domenica 27 giugno 2010

LACOSEGLIAZ
S’intitola ”Panduro” ed è il nuovo album di Alfredo Lacosegliaz, musicista triestino con quasi quarant’anni di onorata carriera sulle spalle. Dai dischi con la Cooperativa L’Orchestra negli anni Settanta alla collaborazione musicale e teatrale con Moni Ovadia, dalle musiche per il cinema (”Senza pelle” di Alessandro D’Alatri, ”Facciamo Paradiso” di Mario Monicelli) alle sigle televisive per Michele Santoro, dalle frequentazioni con il teatro alle installazioni di teatro danza, Lacosegliaz è stato un precursore della musica etnica e ha sempre rivolto la propria attenzione verso Est, verso l’universo balcanico così prodigo di suggestioni musicali e culturali.
«Questo disco - spiega l’artista, classe 1953 - mette assieme suoni balcanici e tentazioni classiche. Anzi, il tentativo è quello di recuperare suoni della tradizione e inserirli in un contesto che utilizza strumenti della musica classica».
Il ”panduro”?
«Il riferimento è ai boiardi ungheresi del Settecento poi diventati gruppo di ventura e successivamente, nell’Ottocento, corpo di fanteria dell’esercito austriaco. Dentro c’erano ungheresi, rumeni, serbi, croati: pare avessero una ferocia e una cattiveria superiore agli standard già alti dell’epoca. Stupri e saccheggi erano all’ordine del giorno...».
Una chiave di lettura?
«Gliene offro tre. La prima nasce dall’intuizione del grafico ucraino Sergej Glinkov, che ha disegnato questi faccioni che sembrano assistere immobili al passaggio delle genti e dei secoli. Sembra quasi che pensino, ma non possono esprimersi».
Poi?
«Un riferimento a questi nostri anni difficili, direi pure orrendi. Come dico nel secondo brano, ”Grazie”, dobbiamo proprio ringraziare i gentiluomini che ci governano, per l’onestà, il lavoro, la sanità, direi quasi il diritto alla felicità».
Terza chiave di lettura?
«Il dio pan, la divinità boschiva che aleggia fra i brani. E un ebbro dion pan trova precisa collocazione nel brano ”Trittico”, dove invece di vedere doppio sente triplo: infatti nelle battute finali si sovrappongono e convivono tre tempi diversi. Come vede, siamo in pieno rigorismo avanguardistico...».
Con Lacosegliaz, in questo disco e da anni dal vivo, suona il Patchwork Ensemble: la cantante Ornella Serafini, Cristina Verità al violino e alla viola, Daniele Furlan al clarinetto. Con ospiti Flavio Davanzo, Edy Meola, Francesca Altran, Orietta Fossati, Irene Peljhan, Gabriele Centis, Federico Magris e Filippo Massa.
”Panduro” arriva a dodici anni da ”Dom taty Tomka”, che era uscito a livello nazionale nel circuito delle edicole con l’etichetta del Manifesto e aveva venduto ben diecimila copie. Nel 2003 Lacosegliaz aveva invece pubblicato a livello locale l’album ”Windrose”, mentre nel 2007 ha scritto le musiche orchestrali per ”Tre poeti del Friuli Venezia Giulia: Pasolini, Cergoly, Kosovel”. Non è finita: è da poco uscito il libro-cd ”Equinozi”, nel quale ha musicato le liriche della triestina Marina Moretti e dello sloveno Alexij Pregarc.
«Ma in questo periodo - conclude Lacosegliaz - ho bisogno di mettere nero su bianco le cose che ho immagazzinato negli ultimi tempi. Ho fatto cinque o sei spettacoli negli ultimi anni, e ho diverse ore di produzione musicale. A settembre esce un altro disco: s’intitolerà ”Hypnos”, il dio del sonno...».

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