sabato 20 luglio 2013

TRIESTE CITTÀ DI CULTURA O NO?

Franco Miracco non ci sta. L’assessore alla cultura del Comune di Trieste ha letto l’acuminato “j’accuse” di Paolo Rumiz, che prendendo spunto dallo spettacolo di Franco Però al Teatro Verdi ha sparato sul “lancinante nulla in cui la nostra cultura è sprofondata in un secolo”. E replica così. «Lo dico col sorriso sulle labbra, ma mi sembra tutto molto esagerato. Che poi tutto il Novecento è stato caratterizzato da glorie letterarie triestine, e il presente non mi sembra da meno. E penso anche alla psicanalisi e alla psichiatria, alle eccellenze nella scienza, ai tanti festival di cinema...». Insomma, la città pullula di iniziative. «Sì, e pur in un momento di crisi economica. Mentre andava in scena lo spettacolo di Però, s’inaugurava al Museo del mare la mostra sulla marineria austroungarica e austroveneta. A Palazzo Gopcevic è stata appena aperta la mostra sulle immagini dalla Fototeca. E poi le “Trame” all’ex Pescheria, dove ad agosto verrà ricordata la costruzione della stessa nel 1913». La verità? «È che questa città ha un patrimonio storico e culturale di assoluto rilievo, è una grande rigatteria storica che aspetta solo di essere messa in ordine e valorizzata. Qui c’è un enorme magazzino della memoria, ricco di storie, segnali, frammenti. E poi, storicamente, non si possono paragonare le città europee di oggi con quelle di un secolo fa. Che vivacità culturale ha oggi Vienna? Non certo quella di inizio Novecento...». Miracco non ha finito. «Segnalo poi che lo spettacolo da cui parte la riflessione è stato voluto e promosso da questa amministrazione comunale, in collaborazione con varie istituzioni, proprio per far conoscere ai triestini la storia e la grandezza di questa citta. Lungo un percorso, di cui in questi mesi ho parlato tante volte con lo stesso Rumiz, che porta al 1914». Forse manca una grande manifestazione. «Sì, questo è vero. Dobbiamo pensare a un progetto periodico che ridia il primato culturale al capoluogo regionale. Ci stiamo lavorando. Uno spunto potrebbe arrivare proprio dalle rievocazioni del 1914. Anche se il treno è già partito: altre città, con tradizioni e storie meno ricche, si sono mosse per tempo e oggi sono più avanti di noi». Finale. «La grande scommessa? Più che altro è una necessità: si chiama sistemazione dei musei e delle biblioteche. La città della letteratura non può non avere una grande biblioteca degna di questo nome. E non nascondo che il nostro obiettivo rimane Palazzo Carciotti. Il suo recupero e riuso è troppo importante per il futuro della città. Può e deve diventare una straordinaria attrazione museale...».

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