domenica 8 febbraio 2009

SPRINGSTEEN


Il rinascimento americano promesso da Barack Obama sembra aver influenzato anche Bruce Springsteen. Che il nuovo presidente degli States lo aveva appoggiato nella campagna elettorale, lo ha festeggiato in occasione dell’insediamento, e in qualche modo già lo celebra - lui con tutto quel che rappresenta il suo storico avvento alla Casa bianca - con il nuovo album ”Working on a dream” (Sony Columbia).

Se ”Magic”, poco più di un anno fa (il tempo dei lunghi silenzi discografici per il Boss sembra finito...), aveva i toni dell’amara riflessione sull’America, permeata quasi da un senso di tradimento, qui si respira di nuovo la grinta dei tempi migliori, l’entusiasmo dei sogni, sotto l’egida di una ritrovata terra promessa, di una rinnovata pulsione in perfetto stile «I have a dream».

Pare che lo spunto per il disco - Obama a parte - sia nato da una canzone registrata quasi per caso alla fine della lavorazione dell’album precedente: “What love can do”, robusta ballata che «suonava più come la prima canzone di un nuovo disco - confessa Bruce - che non come qualcosa di adatto a “Magic”. Così, il nostro produttore Brendan O’Brien ha detto: Hey, facciamone subito un altro...!».

Detto, fatto. Con una manciata di canzoni scritte fra la fine della registrazione dell’album uscito nel 2007 e il successivo tour con la E Street Band. Complice forse il mutato clima politico, ne è venuto fuori un album ottimista, per certi versi quasi facile, commerciale. Più pop che rock, addirittura. Con svariati riferimenti agli anni Sessanta.

Si parte con “Outlaw Pete”, otto sinuosi minuti dai retaggi western e dal sapore quasi morriconiano. Con "My lucky day", chitarre organo e pianoforte, in un crescendo figlio dei tempi migliori. Con "Working on a dream", ballata orecchiabile, giusta per fare la title-track.

“Queen of the supermarket” è una suadente ode alle cassiere (potrebbe essere dedicata alla nostra Giusy Ferreri, cassiera di supermercato in aspettativa lunga e nuova star della canzone italiana...), che ci riporta alle atmosfere lievi di “Girls in their summer clothes”.

Si prosegue con la citata "What love can do", con un episodio minore come "This life", con le asperità blues di "Good eye", con la leggerezza country di "Tomorrow never knows". Gli altri titoli: "Life itself", la melodica "Kingdom of days", "Surprise, surprise" (classico pop di qualità) e l’intensa "The last carnival", dedicata al compianto vecchio compagno d’avventura Danny Federici. C’è anche una bonus track: la meditativa "The wrestler”, già vincitrice di un Golden Globe per la miglior canzone originale dall’omonimo film con Mickey Rourke.

Album in gran parte solare, solo apparentemente facile e leggero, sul tempo che passa e ci insegna sempre qualcosa. «Il passato non è mai passato. È sempre presente, lo porti sempre con te». Parola del Boss. Che il 23 luglio chiude il tour italiano allo Stadio Friuli di Udine (19 a Roma, 21 a Torino).


SKIANTOS


Gli Skiantos sono quelli che, trenta e più anni fa, hanno inventato il rock demenziale. Nella Bologna della seconda metà degli anni Settanta, in un mondo della musica che si prendeva troppo sul serio, e in un’epoca in cui per tanti altri aspetti non c’era da star molto allegri, il cantante Roberto "Freak" Antoni e il chitarrista Fabio "Dandy Bestia" Testoni capeggiavano un gruppo di geniali schizzati, armati - in anni in cui si sparava per le strade - solo di ironia e autoironia. Si definivano «l'unico gruppo che è partito dalle cantine per arrivare alle fogne», ma anche «il gruppo che vanta innumerevoli tentativi di imitazione, tutti perfettamente riusciti».

Ora ritornano (formazione rinnovata attorno ai citati leader di allora) e non hanno perso il gusto della provocazione intelligente. Come dimostra ”Dio ci deve delle spiegazioni” (Estragon/Walcor/Universal), che rompe un silenzio discografico durato cinque anni. Fra i brani, ”Il razzista che c'è in me” (ovvero: il rapporto con chi è diverso da te, visto da sinistra) e ”Senza vergogna” (tentativo di sdrammatizzare «un argomento tabù come l'eroina»), ma anche ”Testa di pazzo” e ”Merda d’artista” (omaggio a Piero Manzoni).

Freak Antoni e compagni scherzano anche su un tema su cui di questi tempi è diventato difficile scherzare: il lavoro. In ”Una vita spesa a skivar la fresa” cantano infatti che «chiunque può trovare un lavoro, ma deve essere in gamba per vivere senza e non sentirne la mancanza».

«Su questa terra, prima che precari, siamo provvisori, per questo Dio ci deve delle spiegazioni - spiegano - e per questo il lavoro, anche quando non c'è, non va mitizzato: l'ironia è l'unica resistenza possibile alle fatiche della vita».

Le canzoni del disco e quelle di tanti anni fa verranno presentate nel ”Fogna tour (Il tour dell'unico gruppo che parte dalle cantine per arrivare alle fogne)”, che parte venerdì dal Deposito Giordani di Pordenone.


NEK


Quando debuttò al Sanremo del ’93, fu al centro di una polemica per una canzone anti-abortista (”In te”, che arrivò comunque terzo fra le Nuove proposte). Oggi, sedici anni e sette milioni di dischi venduti - in tutto il mondo - dopo, Nek non ha bisogno delle polemiche per far parlare di sé. «Un'altra direzione» è il suo decimo album di inediti, che arriva a due anni di distanza dal precedente. Il cantante e autore di Sassuolo (all’anagrafe Filippo Neviani, classe ’72) dimostra di restare fedele a se stesso, pur proseguendo nella sua evoluzione musicale. In questa chiave va letta anche la presenza nel disco della> popstar inglese Craig David, con cui duetta nel brano ”Walking away”. Il testo di uno dei brani, ”Per non morire mai”, è liberamente ispirato a ”Muere lentamente”, una poesia erroneamente attribuita da molti a Pablo Neruda e invece scritta dalla giornalista e scrittrice brasiliana Martha Medeiros. ”Se non ami” trae invece ispirazione dall'Inno all'amore di San Paolo. L’album esce a marzo anche in versione spagnola. Dal 24 marzo il tour da Torino.


TOZZI


Sono passati vent’anni dal disco ”Royal Albert Hall”, registrato dal vivo a Londra. Umberto Tozzi celebra l’anniversario con un doppio cd che raccoglie i suoi grandi successi registrati dal vivo, cinque inediti e due cover. L’album s’intitola ”Non solo live” ed è un piccolo monumero discografico a un cantante e autore che ha venduto nel corso di trent’anni di carriera oltre 45 milioni di dischi in tutto il mondo. Riecco allora, vestiti di nuovi abiti musicali e immortalati nel tour che la scorsa estate lo ha portato sui palchi di tutta Italia, i due cavalli di battaglia ”Ti amo” e ”Gloria” (conosciuti e venduti in mezzo mondo), successi come ”Donna amante mia” e ”Io camminerò”, la sanremese ”Si può dare di più” (che vinse il Festival dell’87, cantata assieme a Morandi e Ruggeri). Tra gli inediti da segnalare ”Anche se tu non vuoi”, brano dal ritmo incalzante che perpetua lo stile del cantante torinese, ma anche l’ironica ”Muchacha” e la suggestiva ”Oriental song”. Ci sono anche due cover (bella ”Lullabye goodnight my angel”, di Billy Joel)e persino due ghost track: ”Vida” e ”Un corpo e un'anima”, con cui nel ’74 Dori Ghezzi e Wess vinsero Canzonissima.




 


 


 


 

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