venerdì 27 gennaio 2012

BANCO 40

Quando uscì, nel ’72, quel disco non passava inosservato già dalla copertina. Un enorme salvadanaio di cartone, che nelle collezioni di album in vinile dell’epoca (tutti dischi quadrati, tutti della stessa misura...) creava persino problemi di sistemazione. Ma che oggi è un pezzo da collezionisti.
Sono passati quarant’anni da quel disco, che s’intitolava “Banco del Mutuo Soccorso” proprio come il gruppo romano che lo proponeva al pubblico italiano affamato di novità. E in quel lavoro, al di là della confezione, di novità - come vedremo - ce n’erano parecchie.
Per festeggiare l’anniversario, il Banco di oggi - che ha sempre come cantante e leader Francesco “Big” Di Giacomo - ha messo in cantiere varie iniziative. Un tour in partenza il 24 febbraio da Palermo (con un’anteprima romana che verrà trasmessa questa sera da Radiouno), nel quale sono ospiti i vecchi compagni d’avventura delle Orme. Poi un disco e un dvd dal vivo. E infine una biografia del gruppo e un libro di Vittorio Nocenzi, storico tastierista del gruppo (al piano c’era il fratello Gianni), che racconta in prima persona la sua lunga avventura musicale, dentro e fuori dal gruppo. Il titolo del libro è “Sguardi dall’estremo Occidente”.
«A noi non piace tanto la festa - dice Di Giacomo, classe ’47, cantante ma anche attore, chiamato da Fellini nei film “Satyricon”, “Roma” e “Amarcord” - quanto le nostre rughe, il segno dei quarant’anni trascorsi. Ci piace anche vedere che ai nostri concerti la maggior parte del pubblico è fatta di giovani e giovanissimi, non solo di reduci dei tempi andati. E’ questa la soddisfazione più bella».
Ancora Di Giacomo: «Dopo tanto tempo è normale chiedersi se stai facendo la cover di te stesso. Ma poi senti la musica che esce dagli amplificatori, l’impatto sonoro che produci, vedi la reazione del pubblico e pensi che in realtà vale ancora la pena stare sopra un palco. Non l’abbiamo mai fatto controvoglia, per obbligo del mestiere. Perchè se mi accorgo io di star lì a fare il pupazzo, tanto più se ne accorge il pubblico. E’ questo che ci salva dalla routine, che ci mantiene in quell’irrequietezza necessaria per fare il nostro mestiere con onestà».
La stessa onestà, probabilmente, che quarant’anni fa tenne a battesimo una delle esperienze più innovative dell’allora nascente pop italiano. Era il ’72, il nucleo originario del gruppo era stato fondato un paio d’anni prima. E dopo un’audizione alla Rca, con l’inserimento in una compilation di nuovi gruppi, dopo la partecipazione a vari festival pop - fra cui quelli di Caracalla, estate ’71, e di Villa Pamphili, estate ’72 -, arriva finalmente il momento del debutto discografico.
Il Banco del Mutuo Soccorso colpisce l’ascoltatore con brani come “R.I.P. (Requiescant in pace)”, “Il giardino del mago”, “Metamorfosi”... L’uso classicheggiante delle tastiere e la particolarissima voce tenorile di Francesco Di Giacomo sono il marchio di fabbrica. Il resto è contaminazione tra “prog-rock” inglese, sonorità mediterranee, tradizione del melodramma italico. Tutto condito da quell’ingrediente raro che è l’originalità.
Pochi mesi dopo, nello stesso anno, esce anche il secondo disco, intitolato “Darwin!”, concept album sul tema della teoria sull'evoluzione delle specie di Charles Darwin. Basti sapere che il disco viene proclamato da trecento critici americani - sì, la fama del gruppo nel frattempo aveva velocemente passato l’oceano - “miglior disco progressive dell’anno”.
Sono anni di grande creatività. In sala d’incisione e dal vivo. Nel ’73 esce “Io sono nato libero”, l’anno dopo il gruppo passa all’etichetta inglese “Manticore”, di proprietà di Emerson, Lake & Palmer. E nel ’75 esce sul mercato internazionale l'album “Banco” (noto anche come “Banco IV”), che ripropone in inglese i migliori brani dei primi tre album (qualcosa di simile a quel che aveva fatto la Premiata Forneria Marconi, per la stessa etichetta, con “Photos of ghosts”). L'album ha un buon successo di critica e di pubblico, facendo guadagnare alla band romana un seguito, fra gli amanti del “progressive”, che a fasi alterne - e attraverso tanti cambi di formazione - è arrivato fino ai giorni nostri.
Si pensi che, fra i vari tour in giro per il mondo, il Banco ha suonato anche in anni recenti in Giappone, Messico, Stati Uniti, Brasile e Panama. Da uno dei concerti di maggior successo (in Giappone, nel maggio ’97) venne anche tratto l'album dal vivo “Nudo”.
Ora queste celebrazioni per il quarantennale. Con la voglia di continuare ancora.

Nessun commento:

Posta un commento