mercoledì 10 agosto 2011

da "FINE DI UN MONDO"

da "FINE DI UN MONDO"



di Massimo Gramellini



su La Stampa di oggi



"...Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle. E’ il segnale di un mondo, il nostro, che si sgretola. Un mondo senza politica, senza cultura, senza solidarietà. Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo o dei diritti civili. Reclama soltanto l’accesso agli status-symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro. Dal giorno infausto in cui il capitalismo dei finanzieri ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico. Quel ragazzo è il prodotto di questa bella scuola di vita. Mettiamolo pure in galera. Ma poi affrettiamoci a ricostruire la scuola".




lunedì 8 agosto 2011

MTV 30 ANNI


Mtv compie trent’anni. Ma da tempo non è più la stessa. Trasformandosi da canale televisivo “24 ore al giorno solo musica” in un’emittente tv come tante altre, attenta ad attirare con la propria programmazione - non necessariamente musicale - giovani e giovanissimi consumatori del mercato globale.

Altri tempi, e altra musica, in quell’estate 1981 quando tutto ebbe inizio. Mtv Music Television (era questa, allora, la denominazione completa) cominciò le sue trasmissioni alle 12.01 del primo agosto, con le parole di John Lack: «Ladies and gentlemen, rock and roll...!».

Le prime immagini trasmesse furono il montaggio dell'Apollo 11 che atterra sulla luna. Ma il primo video proposto fu “Video killed the radio star” (il video uccise la star della radio...) dei Buggles. Il secondo “You better run”, di Pat Benatar.

Allora le emittenti televisive, americane e non, trasmettevano musica pop e rock in dosi omeopatiche. I videoclip, la cosiddetta “musica da vedere”, andavano cercati con il lanternino. E l’arrivo di Mtv - che ben presto uscì dai confini americani e varcò l’oceano, fino a diventare fenomeno planetario - somigliò alla vittoria di un terno al lotto per milioni di amanti della musica.

La programmazione iniziale era infatti dedicata esclusivamente al mondo della musica, con la trasmissione di concerti dal vivo e video musicali presentati da vj (l’evoluzione della figura del disc-jockey, o dj, diventato per l’occasione video-jockey, o vj, appunto...). Ventiquattro ore al giorno, e scusate se è - era - poco.

Mtv si proponeva come un canale riservato all'industria della musica ed era destinato a scrivere la storia musicale degli anni Ottanta e Novanta. Ma progressivamente ha visto mutare la propria originaria “mission”. Da emittente musicale a televisione in grado di intrattenere adolescenti, giovanissimi, giovani e anche i cosiddetti “giovani adulti” (la cui fascia d’età è andata via via aumentando, di pari passo con la crescita di quanti erano ragazzi negli anni Sessanta e Settanta).

Ecco allora l’inserimento nella programmazione di Mtv - che nel frattempo ha lanciato tutta una serie di canali satelliti - di telefilm, reality, serie tv, al fine sempre e solo di intrattenere un pubblico di giovani e soprattutto giovanissimi consumatori. Roba non sempre di qualità, anzi.

Basta dare un’occhiata alla programmazione dei prossimi mesi di Mtv Italia: un “docureality” che segue sette giovani ginnaste nei loro allenamenti verso i Mondiali e uno show dedicato ai duelli, a colpi di freestyle, fra i rapper italiani. Proposte del palinsesto autunnale pensate e dedicate a un pubblico di “millenials”, cioè i giovani fra i 14 e i 24 anni, cresciuti al tempo di internet e cittadini di un mondo senza confini.

I vecchi musicofili hanno intanto passato la mano. «Era un bastione di significato culturale. Ora, quando mi sintonizzo su Mtv, mi deprime», ha scritto in un commento su un sito web un’appassionata di musica rock. «Ma dov’è la musica?», aggiunge un altro fedelissimo sconcertato dalla mutazione avvenuta, sottolineando che Mtv aveva un suo ruolo, che ha effettivamente abbandonato.

E il segno di tale mutazione sta anche nel fatto che, in occasione del trentesimo compleanno di Mtv, la ricorrenza sia stata festeggiata giorni fa dai suoi dirigenti suonando la campanella che dà inizio alle contrattazioni alla borsa di Wall Street. Il tempio, seppur acciaccato, del capitalismo mondiale.

La musica, intanto, sembra aver scelto decisamente il web, come nuovo strumento principe di diffusione. I canali televisivi che trasmettono concerti e video sono diventati tantissimi rispetto a trent’anni fa, ma è internet la “nuova frontiera” che ormai detta le regole.

domenica 7 agosto 2011

SABINA GUZZANTI


Sabina Guzzanti torna nel Friuli Venezia Giulia con il suo nuovo spettacolo “Sì! Sì! Sì! Oh, sì”. Sarà mercoledì alle 21.30 a Cervignano, al Parco Europa Unita, a conclusione del festival “Onde mediterranee”. E poi tornerà anche a Trieste, venerdì 26 agosto, al Castello di San Giusto, nell’ambito del cartellone di “SerEstate”.

Per l’occasione, la quarantottenne attrice romana - figlia del giornalista e parlamentare Paolo, “sorella d’arte” del geniale Corrado e della brava Caterina - fa sapere di aver deciso “di non concedere alcuna intervista”. Forse perchè, le ultime volte che lo ha fatto, il giornalista di turno non ha potuto evitare di porle domande anche sull’imbarazzante vicenda del cosiddetto “Madoff dei Parioli” che l’ha vista coinvolta nella primavera scorsa. Con code polemiche sul web, da parte dei tanti fan che accusavano “la compagna Sabina” di predicare bene e razzolare male.

Come si ricorderà, la Guzzanti era stata truffata, assieme a tanti personaggi dello spettacolo e dello sport, dal broker che attirava investitori ingordi prospettando interessi da capogiro. Pare che comunque, su 408 mila euro incautamente consegnati al furbacchione, l’attrice ne abbia recuperati quasi 380 mila. Dunque, rispetto ad altri (fra cui suo padre, sua sorella e l’amico Davide Riondino), non le è andata nemmeno male.

Ma di queste cose, nello spettacolo, Sabina Guzzanti probabilmente non parlerà. Dai comunicati stampa, che non potendo intervistare l’artista diventano l’unica fonte da cui attingere, apprendiamo che «sull’onda dell’entusiasmo referendario che sembra aver ridestato l’Italia dopo anni di torpore, Sabina Guzzanti torna sul palco per riproporre un excursus tra le persone e i personaggi che hanno animato la vita politica e civile di quest’ultimo ventennio».

Lo spettacolo proposto in questo tour viene definito «liberatorio, nel senso che la sua protagonista - e con lei ci auguriamo anche il pubblico - vorrebbe liberarsi, una volta per tutte, dalle ingombranti presenze che la perseguitano ormai da anni, e iniziare finalmente una nuova vita. Non parliamo solamente del nostro pervadente presidente del Consiglio, del quale l’attrice ripercorre il tragitto politico e umano, a cominciare dal loro, a tutt’oggi inedito, primo incontro ad Arcore in tempi non sospetti, ma anche di Bruno Vespa e del suo salotto televisivo, con le immancabili presenze di Valeria Marini, Clarissa Burt e Barbara Palombelli, naturalmente».

Ma gli strali della Guzzanti prenderanno di mira anche l’arena di Maria De Filippi e i suoi «improbabili giovani, fino alle migliori menti del centrosinistra, come Lucia Annunziata, Massimo D’Alema e anche Pierluigi Bersani. I ricordi e gli aneddoti, personali e pubblici, raccolti negli oltre vent’anni di carriera da Sabina Guzzanti, intessendosi con le maschere e le parodie che l’hanno resa popolare al pubblico televisivo (dopo tanti anni ritornerà in un cameo anche Moana Pozzi, l’ispiratrice originaria del “Partito dell’Amore”), ricompongono così la storia recente del nostro Paese e del suo resistibile declino, fino a intravedere una flebile luce alla fine del tunnel».

Il comunicato vergato ovviamente da mani amiche regala anche un finale all’insegna della speranza. «Certamente il domani non sarà facile e le speranze di un nuovo risorgimento si scontreranno necessariamente con le difficoltà di un’Italia in profonda crisi e tutta da ricostruire, per molti versi simile a quella del secondo Dopoguerra. Di buono c’è che anche la nostra prima Repubblica nacque da un referendum. Sarà arrivato di nuovo il momento di voltare pagina?»

Sabina Guzzanti - si apprende sempre dalle note promozionali - spera che sia il pubblico a rispondere “Sì! Sì! Sì! Oh, sì!”.

sabato 6 agosto 2011

VASCO


«Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da un’equipe di medici che mi mantiene in questo “equilibrio” accettabile». Vasco Rossi si mette a nudo così nel suo profilo su Facebook. A pochi giorni dall’uscita dalla clinica dove è rimasto per quasi due settimane, ufficialmente a causa della frattura di una costola, la massima rockstar nazionale parla per la prima volta con estrema sincerità delle sue condizioni di salute.

Ringrazia con nomi e cognomi i medici che lo seguono: «Se sono vivo lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo. NON avrei superato tutte le consapevolezze, le sofferenze e la profonda depressione nella quale ero sprofondato nel 2001». Ancora il Blasco: «Ho passato un lungo periodo di tempo in cui ogni cosa mi sembrava lì per ricordarmi come la vedevo diversa, prima. Come mi risultava fastidiosa adesso mentre la trovavo normale e soddisfacente. E quella continua sensazione di groppo in gola, di sconsolata tristezza. Un velo opaco, grigio su ogni cosa. Essere di cattivo umore sempre dalla mattina alla sera - continuamente - dalla sera alla mattina. Ogni giorno, ogni momento. Per settimane, mesi. Sempre».

Una forte depressione, dunque. Che sembra far da contraltare, trent’anni dopo, alla “vita spericolata” cantata in versi e praticata nella quotidianità dal rocker di Zocca. Eccessi di ieri e fragilità di oggi sembrano uniti da un filo rosso, nella vita del Blasco - che l’anno prossimo compirà sessant’anni - come in quella di tante altre star della musica rock di ieri e di oggi.

Sempre su Facebook, Vasco lascia comunque la porta aperta alla speranza: «Dichiaro felicemente conclusa la mia straordinaria attività di rockstar. Non smetterò di scrivere canzoni e di cantarle e neppure smetterò di fare concerti. Voglio trovare nuove maniere, nuovi modi, cambiare le vecchie regole». E anticipa il titolo del prossimo lavoro: “I soliti”.

mercoledì 3 agosto 2011

BILANCIO TRIESTE SUMMER ROCK FESTIVAL


Tutto esaurito l’altra sera a San Giusto, per la serata conclusiva dell’ottava edizione del Trieste Summer Rock Festival. Sul palco c’erano i triestini Pinkover, con il loro tributo ai Pink Floyd, nel corso del quale hanno proposto classici della band inglese, da “The dark side of the moon” a “Animals”, passando ovviamente per “The wall”.

«E’ bello - dice Davide Casali, patron della rassegna con la sua Associazione Musica Libera - che il successo di pubblico maggiore dell’edizione di quest’anno sia toccato proprio a una band triestina. Nel corso degli anni abbiamo sempre privilegiato, accanto alle star del passato, anche i giovani artisti emergenti locali. E l’altra sera, per la band specializzata nelle cover pinkfloydiane, erano occupati tutti i 1800 posti, di cui 1100 a sedere, del nuovo Cortile delle Milizie. Tanto che alcuni spettatori non sono nemmeno riusciti a entrare».

Il festival triestino si era aperto giovedì con i Caravan, gruppo storico del progressive inglese, e il triestino Luigi De Santi. Era proseguito sabato con i giapponesi Fantasmagoria e gli Arti & Mestieri, sul palco assieme all’ex King Crimson Mel Collins ai fiati. Mentre domenica aveva visto in scena Alberto Fortis e Andrea Mirò protagonisti di un personalissimo “Omaggio a Battisti”. Fortunatamente, la vedova di Lucio stavolta non ha mosso gli avvocati - come fa abitualmente, e spesso con successo, quando qualcuno organizza iniziative analoghe - per bloccare la serata.

Ma sentiamo ancora Casali. «Il bilancio di questa ottava edizione è molto positivo. Il pubblico, abituato a seguirci in piazza Unità, ha risposto al richiamo anche a San Giusto. Per tutto il supporto ricevuto ringraziamo il Comune di Trieste, la Fondazione Crt e la Regione: senza di loro non potremmo offrire al pubblico, a ingresso gratuito, i grandi nomi, italiani e stranieri, che portiamo ogni estate nella nostra città».

Ora è già tempo di pensare al futuro. «Per l’autunno - afferma Casali - abbiamo in programma una tre giorni al palasport di Chiarbola: il 25 novembre con gli Yes, il 26 di nuovo con i nostri Pinkover che metteranno in scena “The wall” e il 27 con la decima edizione della Fiera del disco. E dal giorno dopo cominceremo a pensare all’edizione 2012 del festival. Siamo già in parola con i Marillion...».

giovedì 28 luglio 2011

LUIGI MAIERON


Vive fra i monti e le valli della sua Carnia. Dice che non potrebbe stare altrove. Di certo non in città. «La natura per me è importantissima, il silenzio è fondamentale: solo quando sei circondato da boschi e montagne percepisci fino in fondo l’alternarsi della stagioni...».

Si chiama Luigi Maieron, lavora nella cancelleria del tribunale di Tolmezzo («ma ho lavorato anche nei tribunali di Gemona, Pontebba e per un anno, nel ’79, al Tribunale dei minori di Trieste»), ma la sua passione è la musica. Ha appena pubblicato “Vino tabacco cielo” (Universal), il suo quarto album: il primo distribuito e promosso a livello nazionale.

Gigi fa musica da sempre. «Ho debuttato a undici anni, con mia madre fisarmonicista e mio nonno contrabbassista. Famiglia di musicisti. Allora, negli anni Cinquanta e Sessanta, si suonava dappertutto, nelle case, alle feste, dove capitava. Mio nonno era il classico vecchio musicante che girava per i paesini della Carnia, mia mamma - che mi ha avuto a quindici anni - era abbastanza nota in zona, la chiamavano Cecilia Folk. Con lei ho suonato per tanti anni. Coi Fogolars Furlans siamo anche andati un po’ in giro per l’Europa».

Da ragazzo ascolta i complessi beat, poi scopre i cantautori e il rock. Il suo primo album esce nel ’98, quando ha già passato i quaranta. «Perchè credo che far musica - spiega - non significhi necessariamente cercare i titoli sui giornali. Ho sempre avuto una gran passione ma un altrettanto grande pudore. Scrivevo le mie canzoni ma non mi sentivo pronto, non mi sembravano all’altezza di essere pubblicate. La canzone è come una grappa, va distillata bene, oltre alle frasi devi metterci anche i profumi, le assonanze. Nel ’96 ho preso la decisione, e ci ho messo due anni per ultimare il mio primo album, uscito solo a livello regionale».

Artigiano della musica, un giorno conosce Massimo Bubola («casualmente, nella redazione del Messaggero Veneto e poi a un suo concerto a Tarvisio...»), che ascolta le sue canzoni e decide di produrre il suo secondo disco. Siamo nel 2002, la Carnia è sempre casa ma comincia a star stretta, musicalmente parlando. Arrivano le segnalazioni al Premio Tenco, quelle di Gianni Mura su Repubblica, le cose cominciano a mettersi in moto. Fino a questo nuovo album.

«Diciamo che voglio mantenere quella certa profondità che il cantaurato pretende, ma nel contempo salire un po’ più in superficie, per entrare in contatto con più gente. Finora era come una corsa a ostacoli: chi voleva sentire le mie canzoni doveva andarle a cercare, e non è detto che le trovasse. Ora, con questo disco, le cose potrebbero cambiare».

Senza però abbandonare le vecchie regole. «Continuo ad alternare le canzoni in friulano a quelle in italiano, anche se in questo album sono di più le seconde. Il mio non è friulanismo, cantare in dialetto per me non è chiusura. Amo tutta la mia regione e mi sento profondamente italiano. Recentemente è stato per me un grande onore cantare a Torino, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Uso la lingua della quotidianità, delle piccole cose, ma sono convinto che il mio friulano riesca a farsi ascoltare anche oltre i confini della nostra regione».

Se n’è accorto un altro grande “dialettale”, Davide Van De Sfroos, amico ed estimatore di Maieron. «Nel suo ultimo album, lanciato dalla partecipazione a Sanremo, mi ha chiamato per cantare un ritornello in friulano nel brano “Dove non basta il mare”: una canzone che parla di migrazioni, di abbandono della propria terra. E l’altra sera, nel suo concerto in piazza a Udine, mi ha voluto di nuovo sul palco con lui...».

NO BORDERS MUSIC FESTIVAL


Poi dicono che a Trieste i concerti grossi non arrivano perchè la città è decentrata, difficile da raggiungere, fuori dai soliti giri.

E Tarvisio, allora? Sarà forse facile arrivare nella cittadina in provincia di Udine, a due passi dal confine con l'Austria e da quello con la Slovenia?

Eppure, "lassù fra le montagne", grazie al No Borders Music Festival, giunto alla sedicesima edizione, arrivano ogni estate a suonare le star più importanti della musica internazionale.

Anche quest’anno non si scherza. Stasera unica data italiana per Joe Satriani. Domani tocca a Ben Harper. Sabato Milow e Kaki King (questi concerti si terranno alle 21 in piazza Unità). Domenica ci si sposta sull'Altipiano del Montasio, dove alle 14.30 è in programma un concerto di Roberto Vecchioni.

Gran finale domenica 7 agosto, sempre alle 14.30, al Lago superiore di Fusine con un concerto di piano solo di Giovanni Allevi (tutti i concerti, in caso di maltempo, si terranno alle 21.15 al palasport di Tarvisio).

Ma vediamo nel dettaglio questi protagonisti, che vanno ad aggiungersi ai tanti nomi di prima grandezza che hanno animato la rassegna nelle passate edizioni. Gente come Pat Metheny, Caetano Veloso, Gotan Project, Kings of Convenience, Mario Biondi l'anno scorso; Goran Bregovic, Lenny Kravitz, Paolo Conte, Vinicio Capossela nel 2009; Ludovico Einaudi, Stefano Bollani, Jovanotti, Sinéad O’Connor nel 2008; Amos Lee, Bjork, Negramaro, Pino Daniele nel 2007...

Come dicevamo, si parte stasera con Joe Satriani. Classe '56, statunitense di origini italiane (nonni paterni di Piacenza, materni di Bari), è considerato uno dei più talentuosi chitarristi della scena internazionale. Nella sua carriera ha avuto collaborazioni di altissimo livello, da Mick Jagger ai Deep Purple. Due anni fa è stato protagonista dei Chickenfoot, supergruppo con Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e due dei Van Halen. L'anno scorso ha pubblicato l'album “Black swans and wormhole wizards”.

“Give till it's gone” è invece il nuovo disco di Ben Harper, cantante e chitarrista californiano che arriva domani a Tarvisio per una delle quattro date italiane del suo attuale tour europeo. Si tratta del suo decimo lavoro in studio, il primo solista dopo “Both sides of the gun”, pubblicato nel 2006. E' stato registrato al Los Angeles Studio di Jackson Browne, che ha anche collaborato con lui nel brano “Pray that our love sees the dawn”. Nell'album sono comprese anche due canzoni scritte con Ringo Starr: “Spilling faith” e “Get there from here”.

Siamo a Milow - atteso sabato -, un cantautore belga, ventisei anni, che ha un grande successo in Austria e Germania. La sua “You don't know” e “Ayo technology” (cover acustica del brano di 50 Cent e Justin Timberlake) hanno scalato nelle ultime stagioni le classifiche europee e questo tour “From north to south” sta registrando diversi “tutto esaurito”.

Sempre sabato arriva Kaki King, americana di Atlanta, che ha debuttato nel 2003 con l'album “Everybody loves you”; ha aperto i concerti di Marianne Faithfull, David Byrne e molti altri; ha collaborato con i Foo Fighters per il loro album “Echoes, silence, patience & grace”. Nel 2007 l’artista ha collaborato inoltre alle musiche del film “Into the wild”, di Sean Penn.

Per quanto riguarda Vecchioni e Allevi, il cantautore milanese torna in regione nell'ambito del tour di successo seguito alla vittoria all'ultimo Sanremo (a fine giugno è stato anche a Trieste, al Verdi, nella serata “I nostri angeli”), mentre il pianista marchigiano è in giro per l'Italia e il mondo con il suo "Alien Tour", che ha fatto tappa proprio ieri sera a Trieste.

Prevendite nel circuito di Azalea Promotion e sui siti Box Office e Ticket One.