martedì 10 gennaio 2012

DALLA A SANREMO


Lucio Dalla parteciperà a Sanremo. Non si sa ancora se in prima persona o come “ospite” nell’esibizione di Pierdavide Carone, l’ex concorrente di “Amici” per il quale ha scritto una canzone. Ma ci sarà. L’annuncio ufficiale arriverà domenica pomeriggio, in diretta tv su Raiuno, ma il colpaccio sembra messo a segno. Gianni Morandi è riuscito a convincere il vecchio amico a tornare al Festival, dove cantò “Paff... bum!” nel ’66, “Bisogna saper perdere” nel ’67, “4 marzo 1943” nel ’71. All’inizio aveva detto no, essendo impegnato in un tour europeo, poi che sarebbe venuto «solo se avessi avuto una canzone molto particolare, per esorcizzare questa finta festa. Poi alla gente magari piace». Ora il sì.

Il musicista sta lavorando da un paio di mesi nel suo studio di registrazione a Bologna con il giovane cantautore romano, che ha già vinto il Festival come autore di “Per tutte le volte che”, portata al successo due anni fa da Valerio Scanu, un altro ex di “Amici”. Dal talent show di Maria De Filippi dovrebbe arrivare anche Emma Marrone, seconda lo scorso anno con i Modà, il cui cantante Francesco “Kekko” Silvestre le avrebbe scritto una canzone su misura.

Altri nomi dati per probabili: Nina Zilli, Noemi, Eugenio Finardi, Samuele Bersani, Francesco Renga e Chiara Civello, voce jazz formatasi negli States, con cui Morandi vorrebbe ripetere l’operazione riuscita lo scorso anno con il vincitore dei giovani Raphael Gualazzi.

Domani (diretta dalle 14 su www.sanremo.rai.it e www.rai.tv) SanremoSocial emette i primi verdetti.

domenica 8 gennaio 2012

LA MUSICASSETTA HA 50 ANNI


La musicassetta compie cinquant’anni, e ci ricorda che c’è stato un tempo - nemmeno troppo lontano - in cui la musica girava di mano in mano, casa in casa, città in città, soprattutto attraverso degli oggetti: i dischi di vinile (45 e 33 giri, ai tempi dei vecchi grammofoni persino i 78 giri), poi sopppiantati dai cd (i compact disc nati nell’82 e molto diffusi fra gli anni Ottanta e Novanta), ma anche i nastri magnetici e soprattutto quelle scatolette di plastica contenenti il nastro da incidere o già inciso. Le musicassettte, appunto.

Quello che oggi può essere considerato un vero e proprio oggetto di modernariato, o di archeologia industriale, ormai difficile da trovare persino nei mercatini dell’usato, venne inventato dalla Philips nel ’62, mezzo secolo fa, appunto. Anche se la commercializzazione in grande stile risale all’anno successivo.

Quelle “vergini”, di durata varia, che andava di solito dai trenta ai centoventi minuti (le C30, le C60, le C90, le C120... ricordate?), servivano a registrare i dischi in maniera quasi sempre artigianale e casalinga, oltre che assolutamente “pirata”, e di fatto aprirono la strada alla crisi del mercato discografico. Era infatti molto più economico, per cinque amici, comprare un solo disco e farne delle copie, con tanti saluti alle royalties discografiche e ai diritti Siae.

Le musicassette da registrare scatenarono anche la febbre delle “compilation private”: dai dj più rinomati fino all’ultimo appassionato, ognuno metteva in fila i propri brani preferiti, magari da regalare al partner. Ci fu anche chi trovò la maniera, non soltanto a Napoli, per sviluppare un floridissimo mercato illegale.

Ma c’erano anche le musicassette “legali”, prodotte e vendute dalle stesse case discografiche, quasi sempre allo stesso prezzo dei 33 giri in vinile: un album veniva di solito pubblicato su vinile e in musicassetta. Ottima e pratica per le autoradio e quando arrivarono sul mercato i cosiddetti “walkman”.

Negli anni d’oro, fra i Settanta e gli Ottanta, le musicassette si vendevano a milionate, insidiando il vinile. Oggi resistono a margine del mercato, soprattutto per usi professionali legati alla registrazione dei parlati. Muovono numeri ridottissimi, spazzate via dal digitale, dai file mp3, dai download all’inizio gratuiti e illegali, poi legali e a pagamento, che hanno dato prima la botta che poteva essere finale al mercato discografico, ma poi, grazie alle intuizioni di Steve Jobs e della Apple, hanno contribuito a risollevarlo.

Oggi che la musica è immateriale, mentre il vecchio vinile torna di moda, il cinquantenario della musicassetta ci riporta indietro nel tempo. Magari a quelle volte in cui il nastro usciva dalla scatoletta e ci voleva una penna bic per riavvolgerlo, stando attenti a non romperlo...

ANCORA SANREMO SOCIAL


Ma non ci sono solo Lucrezia Losurdo e Nathan Maria Radovic, a tentare la lotteria di Sanremo Social. Altre due giovani cantanti triestine partecipano infatti alla selezione sul web, che porterà i più votati a guadagnare un posticino al sole, nella ribalta festivaliera di Sanremo Giovani, che in passato ha lanciato molte star della musica leggera (da Eros Ramazzotti a Laura Pausini, passando per Andrea Bocelli e tanti altri).

Le due giovani sono la ventunenne Nicole Perossa e la diciottenne Eva (vero nome: Francesca Caraffiello), rispettivamente con i brani “In ogni attimo” e “Fuggire via”.

Nicole studia canto e pianoforte, dopo aver provato a cimentarsi con la chitarra. Negli ultimi due anni ha già partecipato alle rassegne locali “Artisti in vetrina” e “Grado Young”, cantando brani di Giorgia, Elisa e della canadese Alannah Myles, ma anche con una canzone inedita, “Nuove sensazioni”, firmata da quello stesso Daniele Moretti, un romano trapiantato a Trieste, che ha scritto per lei il brano con cui ora partecipa a Sanremo Social. Dopo lo scientifico al Galilei e un anno di veterinaria a Udine, Nicole ora è in cerca di lavoro. In attesa di trovare il quale («in qualsiasi settore, ma è un momento duro...», ammette), gioca la sua carta musicale con questa partecipazione alla preselezione sanremese.

E siamo a Francesca, che per tentare anche lei la strada del Festival ha scelto un nome d’arte, forse a suo avviso più musicale: Eva. «Porto il nome di mia nonna Francesca - spiega -, per questa avventura ho scelto quello dell’altra nonna, Eva, appunto». La giovane cantante frequenta l’ultimo anno di liceo classico al Dante, ha studiato per otto anni pianoforte, anche lei ha partecipato ad “Artisti in vetrina”. Ascolta tutti i generi musicali, ma preferisce i “vecchi” Mina, Battisti, Aretha Franklin, conosciuti attraverso i genitori. La musica di “Fuggire via” è firmata Daniele Moretti (lo stesso del brano di Nicole Perossa), mentre il testo lo ha scritto lei stessa: «Sì, perchè a volte - confessa - vorrei davvero fuggire via da tutto, anche da me, dai miei blocchi, dalle mie paure...».

Anche da parte di Nicole e Francesca arriva ai triestini, e ovviamente a tutti gli altri appassionati, lo stesso invito fatto da Lucrezia e Nathan: «Votate, votate, votate...». C’è tempo fino a oggi alle 18.

venerdì 6 gennaio 2012

X FACTOR / FRANCESCA / ELISA


«Brava Francesca. Che emozione, che purezza in te. Ben arrivata». Elisa ha affidato a Twitter il suo primo commento ma anche le sue congratulazioni a Francesca Michielin, la sedicenne di Bassano del Grappa che ha vinto la quinta edizione italiana di “X Factor” (la prima dopo il trasloco rigenerante su Sky) proprio con una canzone, “Distratto”, scritta dalla popstar monfalconese assieme a Roberto Casalino.

Francesca, che faceva parte della squadra di Simona Ventura, ha avuto la meglio sui Moderni, sponsorizzati da Elio, e sulla favorita della vigilia Antonella, supportata da Arisa. Il quarto giudice, Morgan, dopo i successi dei suoi protetti nelle edizioni andate in onda su Raidue, stavolta non ha portato nessuno dei suoi giovani artisti fino alla finalissima dell’altra sera, che fra l’altro ha riscosso buoni dati d’ascolto: una media di 1.050mila spettatori, con uno share medio del 3,95% e picchi di oltre l’8% (dati più che significativi per il satellite).

Nella sua cavalcata vincente, la giovanissima cantante veneta - che ha studiato pianoforte e basso elettrico - ha spaziato fra brani di Adele, dei Led Zeppelin (dei quali ha offerto una cover di “Whole lotta love” da antologia), dei Creedence Clearwater Revival, dimostrando una passione e una grinta rock che vengono da lontanissimo.

Tranne la cantante inglese, dominatrice nel 2011 delle classifiche di mezzo mondo con l’album “21”, gli altri gruppi e artisti da cui ha attinto vengono infatti dagli anni Sessanta e Settanta, veri e propri decenni aurei per tutti gli amanti, di ieri e di oggi e forse di domani, del rock. Conosciuto e amato da Francesca grazie al fratello maggiore batterista, al papà collezionista di vecchi vinili, alla mamma cantante in vari cori.

La ragazza, che nella finalissima ha duettato senza complessi di inferiorità con Irene Grandi nel classico di quest’ultima “La tua ragazza sempre”, dimostra comunque di avere la testa ben piantata sulle spalle. «X Factor è stata una parentesi - dice -, la vita va avanti». E la sua vita per ora è fatta di studi e di scuola.

«Il liceo classico mi piace molto - prosegue la vincitrice più giovane nella storia italiana del talent show - e i professori mi hanno dato una mano inviandomi il materiale da studiare, ma se non fossi stata certa di non perdere l’anno per le troppe assenze non credo che avrei partecipato».

«La mia materia preferita è il latino e dopo il liceo, che voglio finire bene, mi piacerebbe studiare lettere o storia dell’arte o entrare al conservatorio. Di progetti ne avevo anche prima di X Factor e continuerò a lottare per portarli avanti».

Testa sulle spalle, insomma, e piedi ben piantati per terra. «L’errore più grande è quello di sentirsi arrivati, ogni esperienza è un piccolo mattone, l’inizio di qualcosa e io voglio vivere tutto da zero, dando sempre il massimo. Di sicuro non esci da X Factor come artista bello fatto, questo è solo l’inizio di un percorso e per me diventare una musicista rimane un sogno».

Per coltivare questo sogno, Francesca ora può contare su un contratto discografico da 300mila euro con la Sony. Col quale mettere a frutto la sua vena creativa. «Ho scritto moltissime canzoni - confessa -, ma in inglese, non in italiano, perchè ci vuole una preparazione incredibile per farlo».

Per quanto riguarda Elisa, non è la prima volta che collabora con giovani artisti. Per esempio nel 2005 ha lavorato con il gruppo Jade, incidendo il singolo “Opera”, e con Simona Bencini, che al Sanremo 2006 presentò il brano “Tempesta”, musica scritta proprio dall’artista di Monfalcone.

mercoledì 4 gennaio 2012

LUCREZIA LOSURDO


La mamma ascoltava Ella Fitzgerald ma anche Bob Dylan. Lei ha studiato pianoforte al conservatorio («ho cominciato a “giocarci” a cinque anni...»), ma anche greco e latino al Petrarca. Da tre anni vive a Milano, dove frequenta il terzo anno di Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo. Per tentare la carta di Sanremo, ha scelto una canzone elegante e raffinata, intitolata “Il mare e la bora”.

Lucrezia Losurdo ha ventuno anni, è triestina, e partecipa alle selezioni per Sanremo Social (sorta di anteprima del festivalone sul web, passata la quale i più votati vanno a Sanremo Giovani) con uno sponsor d’eccezione: il musicista Sergio Cossu, già tastierista dei Matia Bazar.

«Ho scoperto Lucrezia l’anno scorso, partecipava alle selezioni di “X Factor” - spiega Cossu, milanese, classe ’60 -. La vidi cantare “Roxanne” dei Police a cappella, mi colpì la voce drammatica, profonda. Sapevo solo che veniva da Trieste, chiamai l’amico Gabriele Centis della Casa della musica, che mi mise in contatto con lei in un nanosecondo...».

La ragazza un anno fa comincia dunque un lavoro che ora sta per produrre l’album d’esordio, di cui questo particolarissimo brano jazzato, scritto da Mauro Berardi e Gina Savino, che profuma “di Trieste e di bora”, è solo il gustoso antipasto. Sul sito di Sanremo Social, dove è possibile votarlo («anzi: votate, votate, votate...», chiede lei), c’è il video, ambientato vicino al mare e nelle strade e piazze della città.

«L’anno scorso ”X Factor” - ricorda Lucrezia - è stato un trampolino di lancio, sono arrivata seconda nelle selezioni finali andate in onda nella striscia quotidiana di “Extra Factor”. Nel 2009 avevo anche vinto un concorso di Mtv, dopo il quale ho presentato con Elisabetta Canalis e Carlo Pastore una settimana di “Trl” da Genova. Prima, oltre agli studi di pianoforte, avevo seguito corsi di canto alla Casa della musica. Ma è stato l’incontro con Sergio a darmi la spinta decisiva».

Ancora la giovane artista: «Sono cresciuta fra jazz, blues e rock. Mia madre è un’appassionata. A casa mia, da bambina, si ascoltavano i dischi di Ella Fitgerald, Ray Charles, Louis Armstrong. Ma anche Dylan, Hendrix, Led Zeppelin, Doors. Fra gli italiani, ho sempre amato molto De Andrè e Guccini...».

Stasera alle 18, all’Harry’s di piazza Unità, Lucrezia Losurdo (cognome di origine pugliese) “debutta” nella sua città con un concerto nell’ambito della rassegna “Le vie del caffè”. Con lei, un gruppo di cui fa parte ovviamente Cossu. Il cui legame con Trieste è sempre più stretto. Oltre alla produzione del disco di Lucrezia, collabora infatti da anni con la Casa della musica e ha curato il cofanetto con le musiche da film di Lelio Luttazzi.

«Amo molto questa città, spero di venirci sempre più spesso», confessa il musicista, che oltre alla militanza nei Matia Bazar (dall’84 al ’99, firmando successi come “Ti sento”, “Souvenir” e “La prima stella della sera”), ha scritto alcuni dei maggiori successi di Miguel Bosè in spagnolo (“Sevilla” e “Amante bandido”) e ha una sua etichetta jazz, “Blue Serge”.

«Sono stato nei Matia Bazar - conclude Cossu - quindici anni. Sono uscito dopo la morte di Aldo Stellita, fondatore del gruppo, avvenuta nel ’98 proprio in questa regione, a San Giorgio di Nogaro, dove viveva con la sua compagna friulana. Scomparso lui, e dopo che Antonella Ruggiero era già uscita da tempo, il gruppo per me non aveva più senso...».

martedì 3 gennaio 2012

SPRINGSTEEN, JOVANOTTI E ALTRI IN ARRIVO


Per noi, rockettari e musicofili dell’estremo lembo orientale italiano, la partita 2012 dei concerti per ora si gioca innanzitutto sue due date. La prima: il 2 febbraio riparte dal PalaTrieste il tour di Jovanotti, tragicamente interrotto dopo la morte del giovane Francesco Pinna, caduto sul lavoro nell’allestimento del megapalco che il 12 dicembre doveva ospitare la tappa triestina del tour “Ora” di Lorenzo Cherubini. Che dinanzi alla disgrazia, sulla quale è ovviamente ancora in corso l’indagine della magistratura, si è comportato da uomo corretto e da artista sensibile.

Oggi, dopo quello che è successo, l’appuntamento di febbraio assume valenza e significati che vanno al di là dell’aspetto artistico. Non sarà infatti soltanto la tappa cittadina di una delle più belle tournèe italiane che hanno attraversato la penisola nel 2011, sarà qualcosa di più e di diverso. E magari sarebbe bello che Jovanotti s’inventasse per quell’occasione un concerto acustico, senza quel megapalco che è costato la vita a Francesco e che a Trieste è diventato purtroppo un simbolo di morte. Sarebbe un ulteriore segno di partecipazione e rispetto.

Seconda data. Ovviamente l’11 giugno, con il concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Rocco. Per i fan del Boss quello appena cominciato si annuncia come l’anno del grande ritorno, con un nuovo disco e un tour, a pochi mesi dalla scomparsa di Clarence Clemons.

All’Italia toccano tre tappe del tour mondiale: 7 giugno allo Stadio San Siro di Milano, 10 giugno allo Stadio Franchi di Firenze, l’11 giugno al Rocco di Trieste. La cui data nelle prevendite sta attirando l’interesse di mezza Europa centro-orientale, visto che le altre due tappe (relativamente) in zona sono solo Praga e Vienna, rispettivamente l’11 e 12 luglio. Finora per il concerto triestino sono già stati venduti oltre 17 mila biglietti (a ieri sera 17.200), su una capienza concessa di 30 mila.

Per motivi completamente diversi da quelli del concerto di Jovanotti, anche l’appuntamento con il leggendario rocker del New Jersey andrà al di là del fatto artistico. Dalla risposta del pubblico locale e da come la città saprà attirare e accogliere tutti quelli che arriveranno da lontano, dipenderà infatti il futuro del rapporto fra Trieste e la musica dal vivo, in passato molto difficile.

Ma non si vive solo di Jova e Boss. Prima del quale a Trieste è annunciato un poker di appuntamenti, ancora suscettibile di aggiornamenti. Il 27 febbraio al Rossetti suona Johnny Winter, leggendario chitarrista blues/rock statunitense. Sempre nel teatro di viale XX Settembre il 18 marzo è la volta di un altro mito del rock: Roger Daltrey, voce degli Who. Il primo aprile, ancora al Politeama, ritorna Mario Biondi, voce nera cresciuta alle pendici dell’Etna. E il 22 maggio, al PalaTrieste, appuntamento con Biagio Antonacci.

Altri appuntamenti regionali, con qualche sconfinamento nel vicino Veneto. Marco Mengoni il 3 febbraio al palasport Carnera di Udine. Ivano Fossati il 19 febbraio al Nuovo di Udine. Dream Theater il 20 e Caparezza il 25 febbraio al palasport di Pordenone. Massimo Ranieri il 4 marzo al Nuovo. Giorgia il 14 marzo al Carnera. Gli statunitensi Primus il 23 (band metal, il cui ultimo album s’intitola “Green Naugahyde”) e Fiorella Mannoia il 28 marzo al palasport di Pordenone. Laura Pausini al Palaverde di Treviso il 30 e 31 marzo e il 2 aprile. Tiziano Ferro il 7 maggio ancora al Palaverde.

E per l’estate, c’è già un’anticipazione: i Radiohead saranno in concerto il 4 luglio a Villa Manin di Codroipo. Ma l’estate, in queste fredde giornate di gennaio, sembra - ed è - alquanto lontana...

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Coldplay il 24 maggio a Torino, accoppiata disco e tour per Black Sabbath, Madonna, Paul McCartney e tanti altri. L’anno nuovo sembra quello dei grandi ritorni. A marzo esce il nuovo album di Madonna (in rete ci sono già alcuni titoli: “Birthday song”, “Masterpiece” e “Gimme all your luvin”). McCartney pubblica il 7 febbraio un album-omaggio alle composizioni americane che ascoltava da bambino: ospiti Diana Krall, Eric Clapton e Stevie Wonder. Per festeggiare il mezzo secolo, i Beach Boys tornano con un nuovo album in studio su etichetta Capitol (il primo con tutti i membri della formazione originale, ovviamente quelli sopravvissuti). Tornano anche i Black Sabbath (completi di Ozzy Osbourne), a più di trent’anni dal loro ultimo disco, “Never say die!”, del ’78: il tour farà tappa il 24 giugno a Milano. Nono album in studio per Robbie Williams, il primo dopo la reunion con i Take That: annunciata collaborazione con Adele, megastar dell’anno passato e certo anche di quello nuovo. Marilyn Manson esce con “Born villain” (primo singolo “S-low mo-ti-on”, con un video che farà discutere: mostrerà al rallentatore diversi crani umani trapassati da proiettili). Nuovi dischi per Muse, Pearl Jam, Linkin Park, Van Halen, Kiss, Foo Fighters, Sinead O’Connor, Kylie Minogue, ma anche per nomi storici come Leonard Cohen, Doors, Kiss e Van Halen. In arrivo anche i tour di Lenny Kravitz e Noel Gallagher, James Taylor e Simple Minds, Tom Petty e Blink 182. 



lunedì 2 gennaio 2012

PSICOLOGIA / SAN GIOVANNI


Là dove c’era Marco Cavallo, arriveranno gli studenti di psicologia. Sì, nella vecchia lavanderia dell’ex manicomio di San Giovanni, colpevolmente abbandonata dal ’74, dove il vecchio ronzino poi diventato simbolo della psichiatria dal volto umano trascinava ogni giorno un carretto pieno di lenzuola miseramente sporche, troveranno spazio le aule e le strutture del dipartimento di psicologia. Che andrà a occupare quattro edifici posti attorno al Teatrino Basaglia, in via Weiss, fra cui l’ex padiglione F, l’ex cucina e, appunto, l’ex lavanderia.

L’Università di Trieste sembra dunque puntare sempre più sul vicino parco di San Giovanni, da anni polmone verde restituito alla città, per il suo naturale sviluppo. Negli edifici, opportunemente ristrutturati, che ospitarono le brutture e le miserie del manicomio, trovano già spazio - fra facoltà e dipartimenti, in attesa che l’anno prossimo le prime cedano definitivamente il posto ai secondi - scienze della terra, geologia, geofisica, mineralogia e biologia. Oltre alla clinica psichiatrica della facoltà di medicina.

Con l’arrivo di psicologia, e grazie alla bellezza del luogo, in prospettiva il parco dell’ex ospedale psichiatrico ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un campus universitario, sul modello di quelli statunitensi.

L’intervento in questione fa parte del programma triennale 2012-2014, deciso dal cda dell’ateneo prima di Natale. In tutto sono in ballo sessantadue milioni di euro, dei quali quasi quaranta già disponibili e pronti per essere impiegati nell’anno appena cominciato.

Di tutta la torta, il capitolo San Giovanni è il più sostanzioso, prevedendo la spesa di sette milioni e 800 mila euro per gli interventi di restauro conservativo e funzionale di tre immobili e per acquisto e ristrutturazione delle ex cucine. Altri quattro milioni e 400 mila euro - ancora senza copertura finanziaria - andranno per il restauro conservativo e la ristrutturazione dell’ex lavanderia di cui si diceva all’inizio.

Ma il piano non si ferma agli interventi nell’ex manicomio. Otto milioni andranno per la messa in sicurezza dell’edifico centrale di piazzale Europa che ospita gli uffici dell’amministrazione centrale e dei dipartimenti di Scienze giuridiche e Scienze politiche. Previsti la realizzazione di un’unica biblioteca, bonifica e pulizia delle facciate dell’edificio centrale, che sarà riportato al suo aspetto originario.

Ulteriori cinque milioni e 700 mila euro sono destinati alla ristrutturazione e al restauro dell’immobile di via dell’Università 7, già sede della facoltà di Filosofia e prima sede dell’ateneo triestino, da tempo abbandonato e transennato dopo la denuncia di cedimenti strutturali.