...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
sabato 20 luglio 2013
CROSBY STILLS NASH stasera a Padova
Hanno scritto la storia della musica americana degli ultimi quaranta e più anni. Con i rispettivi e originari gruppi, singolarmente, in trio, e con l’aggiunta del “cugino” Neil Young. Loro sono David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash. Stasera alle 21.30 fanno rivivere la magia della West Coast anni Settanta all’Hydrogen Festival, Piazzola sul Brenta, Padova.
Gli anni Sessanta significano per loro rispettivamente Byrds, Buffalo Springfield e Hollies. Nel ’69 le loro strade si uniscono ed esce il primo album omonimo (inserito poi da Rolling Stone nei 500 migliori album di tutti i tempi). Con Neil Young arrivano due capolavori come “Déjà vu” e il doppio live “Four way street”. Poi il geniaccio canadese molla la compagnia, che prosegue perlopiù in trio - fra separazioni e reunion - fino ai giorni nostri.
Crosby, passato alla storia anche per l’album solista “If I could only remember my name”, passa i suoi guai per problemi di dipendenze da alcol e droga che lo portano anche in galera, oltre che sotto i ferri del chirurgo. Da anni pare che sia “pulito”, e la musica sua e del gruppo ne hanno tratto gran beneficio. Nel 2004 firma anche un buon album in duo con Nash, a dimostrazione della struttura aperta della loro formazione e collaborazione.
I vecchi sodali della West Coast non si fanno mancare nemmeno una “reunion a quattro”, con Neil Young disponibile ad affiancare nuovamente gli amici. Avviene nel 2008, con il tour, il film (diretto dallo stesso Neil) e il disco “Déjà vu live”. Quella di oggi a Padova è l’ultima delle tre tappe italiane del tour, che ha già toccato mercoledì Brescia e ieri sera Roma. Info e biglietti su www.zedlive.com e www.fastickets.it
TRIESTE CITTÀ DI CULTURA O NO?
Franco Miracco non ci sta. L’assessore alla cultura del Comune di Trieste ha letto l’acuminato “j’accuse” di Paolo Rumiz, che prendendo spunto dallo spettacolo di Franco Però al Teatro Verdi ha sparato sul “lancinante nulla in cui la nostra cultura è sprofondata in un secolo”. E replica così.
«Lo dico col sorriso sulle labbra, ma mi sembra tutto molto esagerato. Che poi tutto il Novecento è stato caratterizzato da glorie letterarie triestine, e il presente non mi sembra da meno. E penso anche alla psicanalisi e alla psichiatria, alle eccellenze nella scienza, ai tanti festival di cinema...».
Insomma, la città pullula di iniziative. «Sì, e pur in un momento di crisi economica. Mentre andava in scena lo spettacolo di Però, s’inaugurava al Museo del mare la mostra sulla marineria austroungarica e austroveneta. A Palazzo Gopcevic è stata appena aperta la mostra sulle immagini dalla Fototeca. E poi le “Trame” all’ex Pescheria, dove ad agosto verrà ricordata la costruzione della stessa nel 1913».
La verità? «È che questa città ha un patrimonio storico e culturale di assoluto rilievo, è una grande rigatteria storica che aspetta solo di essere messa in ordine e valorizzata. Qui c’è un enorme magazzino della memoria, ricco di storie, segnali, frammenti. E poi, storicamente, non si possono paragonare le città europee di oggi con quelle di un secolo fa. Che vivacità culturale ha oggi Vienna? Non certo quella di inizio Novecento...».
Miracco non ha finito. «Segnalo poi che lo spettacolo da cui parte la riflessione è stato voluto e promosso da questa amministrazione comunale, in collaborazione con varie istituzioni, proprio per far conoscere ai triestini la storia e la grandezza di questa citta. Lungo un percorso, di cui in questi mesi ho parlato tante volte con lo stesso Rumiz, che porta al 1914».
Forse manca una grande manifestazione. «Sì, questo è vero. Dobbiamo pensare a un progetto periodico che ridia il primato culturale al capoluogo regionale. Ci stiamo lavorando. Uno spunto potrebbe arrivare proprio dalle rievocazioni del 1914. Anche se il treno è già partito: altre città, con tradizioni e storie meno ricche, si sono mosse per tempo e oggi sono più avanti di noi».
Finale. «La grande scommessa? Più che altro è una necessità: si chiama sistemazione dei musei e delle biblioteche. La città della letteratura non può non avere una grande biblioteca degna di questo nome. E non nascondo che il nostro obiettivo rimane Palazzo Carciotti. Il suo recupero e riuso è troppo importante per il futuro della città. Può e deve diventare una straordinaria attrazione museale...».
venerdì 19 luglio 2013
TRIESTE SUMMER ROCK FESTIVAL, sarà addio?
L’unico che non molla è il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini. Che non perde occasione per spronare l’organizzatore a fare comunque qualcosa, magari una sola bella serata, che poi magari l’anno prossimo ripartiamo alla grande... Anche se è lo stesso patron del Trieste Summer Rock Festival, Davide Casali, ad aver (quasi) perso le speranze di soffiare sulle dieci candeline.
«Abbiamo aspettato fino all’ultimo - spiega Casali, anima del festival con la sua associazione Musica Libera -, nella speranza di fare comunque la manifestazione, che secondo il programma estivo del Comune doveva e dovrebbe ancora svolgersi il 10 e 11 agosto. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la realtà...».
Realtà che dice: un piccolo contributo dall’amministrazione comunale (tremila euro) ma rubinetti chiusi da parte della Fondazione Crt, che aveva garantito il maggior contributo economico alle nove edizioni precedenti. Dopo settimane di attesa e speranze, ieri la doccia fredda: quest’anno la fondazione non sgancia nemmeno un euro per la rassegna.
Rilancia Cosolini: «Il Comune, che quest’anno fa tutta la stagione estiva con 300mila euro, a fronte dei 560mila dell’anno scorso, è disposto a fare un altro sforzo economico perchè il festival non si interrompa. Lunedì ho in programma una riunione con gli organizzatori. Faremo di tutto per organizzare almeno una serata, magari approfittando di qualche offerta “last minute”. In tempi di crisi ci sono artisti che adesso si propongono per la metà di quel che chiedevano a primavera...».
Nato nel 2004, l’anno delle “vacche grasse” grazie alle celebrazioni per il cinquantenario del ritorno di Trieste all’Italia, il festival ha portato in questi anni in città artisti come Van der Graaf Generator, Alan Parson’s Project, Gong, Steve Hackett, Ian Paice, Pfm, Banco del mutuo soccorso, Orme, Osanna, New Trolls, Delirium. E ancora Creedence Clearwater Revived, Animals, Focus, Gleen Hugs, Caravan, Clive Bunker, Profondo Rosso Project, Metamorfosi, Blues Mobil Band...
Concerti, in piazza Unità o a San Giusto, sempre e comunque a ingresso libero. «Questa è stata una scelta precisa - spiega Casali -, messa in pratica proprio grazie ai contributi pubblici. Venendo a mancare i quali, l’unica strada è quella di fissare un biglietto d’ingresso, e magari poter contare su uno o più sponsor privati, che noi al momento non abbiamo».
Per quest’anno, quello del decennale, gli organizzatori avevano pensato a un programma particolare. Poi, passando i mesi e perdurando l’incertezza, avevano capito che non c’era spazio per volare alto, ma si erano indirizzati su un’offerta comunque di qualità.
«Sì, un’idea - prosegue Casali - era quella di portare a Trieste Tony Levin, il bassista statunitense che ha suonato con Yes, King Crimson e tantissimi altri protagonisti del pop-rock internazionale. Con lui avevamo dei contatti che aspettavano solo di essere perfezionati. Un’altra idea era quella di re-ambientare un “Live at Pompei” nel nostro Teatro romano, con i Pinkover, reduci da una serata di successo al Rossetti. E poi c’era sempre la possibilità di riportare a Trieste le Orme, che qui possono contare su un buon numero di fan vecchi e nuovi...».
A questo punto, forse gli organizzatori farebbero meglio a utilizzare i (pochi) soldi disponibili per organizzare una o due serate dedicate agli artisti e gruppi rock triestini, di ieri e di oggi. Quelli che ci stanno. Siamo convinti che molti di loro suonerebbero anche gratis. E sarebbe comunque un bel modo di festeggiare il decennale...
giovedì 18 luglio 2013
Domani ZUCCHERO apre a Tarvisio NO BORDERS MUSIC FESTIVAL, che chiude il 28 con BATTIATO
Apre Zucchero, chiude Battiato. Come dire: un bel cominciare e un altrettanto bel concludere. Stiamo parlando della diciottesima edizione del No Borders Music Festival, che come ogni estate anche quest’anno porta in piazza Unità, a Tarvisio, fra le montagne italiane, slovene e austriache, alcuni dei migliori artisti italiani e internazionali.
Domani alle 21 apre le danze Zucchero Fornaciari, con la prima delle due tappe regionali (l’altra è prevista il giorno dopo, sabato, al “Concert for life” di Villa Manin: nobile beneficenza, ma è abbastanza strano che due tappe del tour di un artista di questo livello siano fissate a pochi chilometri di distanza, in due sere consecutive...) del suo “La Sesión Cubana World Tour”.
Tour che segue l’album omonimo - registrato in uno studio dell’Havana con Don Was e vari musicisti cubani - e ha debuttato a fine aprile all’Arena di Verona, con un tris di serate tutte esaurite. Che hanno replicato in Italia i suoni e le atmosfere andate in scena nel dicembre scorso, all’Havana, in un grande concerto che ha richiamato nella capitale cubana oltre 70mila spettatori.
In questo spettacolo - nel quale è accompagnato da una band formata da sedici musicisti di cui undici cubani - Sugar Fornaciari ripropone tutti i suoi più grandi successi: da “Per colpa di chi” a “Bacco Perbacco”, da “Diamante” a “Overdose d’amore”, da “Diavolo in me” a “Così Celeste” a tantissimi altri. Ci sono ovviamente anche i brani più recenti, quelli compresi nell’album “La Sesión Cubana”. Fra questi spicca “Nena”, rifacimento del classico del ’72 dai Malo di Jorge Santana.
In questi mesi il tour ha toccato - udite udite... - Polinesia, Australia, Svizzera, Austria, Francia, Olanda, Irlanda, Inghilterra (alla Royal Albert Hall di Londra), Germania, Belgio, Lussemburgo, Polonia, Estonia, Lituania, Slovacchia... Ora è in Italia. Stasera a Brescia, e - dopo le due tappe regionali - il 22 a Chieti, il 24 a Roma, il 25 a Salerno, il 27 ad Agrigento, il 28 a Taormina, il 29 di nuovo all’Arena di Verona.
Per il festival carnico sarà una bella apertura, dunque. Domenica 28, sempre in piazza Unità e sempre alle 21.30, altrettanto degna chiusura della rassegna con un altro grandissimo della musica italiana: al “No Borders Music Festival” c’è infatti Franco Battiato, che torna così in Friuli Venezia Giulia sei mesi dopo il trionfale concerto al “Nuovo” di Udine.
Il musicista siciliano arriva con una tappa del suo “Apriti Sesamo Live”, il tour che ha preso il nome dal suo ultimo album: dieci canzoni alcune delle quali hanno i testi firmati dal filosofo e scrittore Manlio Sgalambro, che per l’occasione ha rinnovato la storica collaborazione con Battiato.
Battiato che negli ultimi mesi è stato protagonista anche delle cronache politiche. Lui che un paio d’anni fa, alla domanda di Lilli Gruber se fosse di destra o di sinistra, diede una risposta già passata alla storia: «Io sto in alto...».
Dopo aver accettato l’anno scorso (a sorpresa) di entrare nella giunta regionale siciliana di centrosinistra, guidata da Rosario Crocetta, in qualità di assessore al turismo e allo spettacolo, in una visita al parlamento europeo, a Bruxelles, a marzo, ha detto: «Queste troie che si trovano in parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino...».
Apriti cielo (più che Apriti Sesamo...). Polemiche, indignazione bipartisan, richieste di dimissioni, con un finale già scritto: Crocetta che gli revoca l’incarico. Poco male: l’artista - colpevole forse di aver solo detto davanti a un microfono quel che moltissimi pensano... - ha avuto la possibilità di tornare a occuparsi a tempo pieno di musica e cultura. Battiato sta completando il suo film su Händel e in questo tour, il 31 agosto a Firenze e il 2 settembre a Verona, dividerà anche il palco con Antony and the Johnsons.
Info e biglietti su www.nobordersmusicfestival.com, www.azalea.it, nei punti vendita autorizzati Azalea Promotion, su www.ticketone.it, sull’austriaco www.oeticket.com e sullo sloveno www.eventim.si. Pacchetti promozionali, grazie alla promozione “Music&Live” organizzata dall’Agenzia TurismoFvg, su www.musicandlive.it
Nelle passate edizioni il festival - che martedì prevede il concerto dei Sigur Rós, di cui scriviamo in questa stessa pagina - ha avuto come ospiti artisti del calibro di Jovanotti e Ben Harper, Negramaro e Lenny Kravitz, Paolo Conte e Kasabian, Elisa e Paolo Nutini e tantissimi altri.
domenica 14 luglio 2013
domani BILL EVANS a TRIESTE LOVES JAZZ
Per “TriesteLovesJazz” è tempo di calare i pezzi da novanta. Domani alle 21, in quello splendido teatro all’aperto che da qualche anno ogni estate diventa piazza Verdi (quasi a far da contraltare “popular” al Comunale, lì a fianco...), arriva infatti il nuovo progetto musicale del sassofonista Bill Evans: il Soulgrass Quintet.
Omonimo del celebre pianista scomparso nell’80, Evans è nato nell’Illinois nel ’58. Il caso vuole che anche lui abbia cominciato giovanissimo con il piano, per passare poi al clarinetto e al sax. Soffiando nel quale si dimostra subito un fuoriclasse, tanto da essere chiamato - grazie alla presentazione del suo maestro Dave Liebman e appena ventiduenne - alla corte di sua maestà Miles Davis. Assieme a lui incide sei dischi e gira il mondo per quattro anni. Successivamente lavora con il chitarrista John McLaughlin (e la sua Mahavishnu Orchestra: altri tre anni e altri tre album), con Herbie Hancock, Lee Ritenour, Dave Grusin, Randy Brecker, Mike Maineri, il gruppo Steps Ahead e molti altri.
Il jazz, certo, ma anche una certa passione e curiosità per la fusion, che poi porta al rock, ai suoni contemporanei. Arrivano le collaborazioni con Mick Jagger, ma anche con artisti come Willie Nelson, Bruce Hornsby, John Scofield, Hiram Bullock... Contaminazioni che fanno capolino nell’album “Soul Insider”, pubblicato nel 2001, di cui è stato ospite Les McCann e che ha ricevuto una nomination ai Grammy per la categoria “Contemporary Jazz” nel 2005.
“Soulgrass”, oltre a essere il nome dell’attuale band, è anche il titolo di un album uscito nel 2005. Al quale sono seguiti nel 2007 “The other side of something”, nel 2009 “Vans Joint”, nel 2011 “Dragonfly”. Nel concerto che porta domani sera a Trieste, Bill Evans mischia funk e bluegrass. Con lui, sul palco di piazza Verdi, Josh Dion alla batteria, Mitch Stein alla chitarra, Ryan Cavanaugh al banjo elettrico e Etienne Mbappé al basso.
“TriesteLovesJazz” - giunta alla settima edizione, sempre a cura di Gabriele Centis - prosegue questa settimana con Toro Blues Band feat. Manlio Milazzi (martedì), Roberto Magris 4et (mercoledì), Stochausen Comisso Thomè Trio (sabato). E poi avanti, fino all’11 agosto.
sabato 13 luglio 2013
CLAUDIO ROCCHI, un mese dopo - mio ricordo su forum Corriere della Sera Fegiz Files
da http://forum.corriere.it/fegiz_files/
Ho detto a Mario che la morte di Claudio Rocchi, un mese fa, mi ha colpito molto. Lui ci aveva fatto "Per voi giovani" assieme, alla radio, oltre quarant'anni fa. Ma ho capito che fra i due non era scattato - o si era interrotto - il feeling per una banale questione di ragazze. Peccato. Perchè per me Rocchi è stato una figura importante della musica italiana. Posso anche dire che all'alba degli anni Settanta, attraverso i suoi spazi radiofonici, ho scoperto per la prima volta gli artisti della West Coast americana, e poi Carole King, James Taylor, tanti altri... Ho amato le sue canzoni in bilico fra Oriente e underground, ribellismo e impegno politico.
Ricordo una sera del marzo '75, l'anno della mia maturità. Gita scolastica a Roma, leggo su Ciao 2001 che Claudio quella sera avrebbe suonato in un posto alla periferia della capitale. Coinvolgo alcune compagne e un paio di compagni di scuola. Due autobus per arrivare a questo fantomatico "Albergo intergalattico spaziale", poco più di un sottoscala, un'ottantina di ragazzi. Fra the e castagnaccio, lui canta "La rana" e "La tua prima luna", "La realtà non esiste" e "Tempi di guerra"... Avevo diciotto anni, la musica era la mia grande e unica passione, scriverne sui giornali o parlarne alla radio e in televisione non era ancora nell'orizzonte delle cose nemmeno immaginabili. Rimasi affascinato. Due mesi dopo lo rividi a Trieste, con gli Aktuala, in un teatro, e dunque in un'atmosfera più formale. E non fu la stessa cosa.
Ma che storia, la sua. «8 gennaio 1951, Capricorno sono nato e qualcosa già finiva, devo aver pianto come un matto forse mancavi tu...». La sua data di nascita era scritta in una delle sue prime, bellissime canzoni. Di quelle che all’epoca hanno fatto sognare una generazione di ragazzi appassionati di musica e politica, fra sogni e impegno sociale. Nel ’69, a soli diciotto anni, debutta come bassista degli Stormy Six. Nel ’70 esce il primo album solista, “Viaggio”. L’anno dopo “Volo magico n. 1”, nel ’72 “La norma del cielo (Volo magico n. 2)”. È la sua trilogia psichedelica e visionaria, che rimarrà insuperata. Canzoni come “La tua prima luna” (“sei finito in un prato mangiando una mela comprata passando dal centro, dove i tuoi amici parlavano ancora di donne e di moto e tu ti fumavi la gioia di essere riuscito a fuggire di casa, portandoti dietro soltanto la voglia di non ritornare...») diventano manifesti generazionali per adolescenti inquieti. Dopo l’underground arrivano il periodo mistico, gli anni in India, gli arancioni, Hare Krishna, l’abbandono della forma canzone per approdare all’elettronica e alla sperimentazione. Che sono la cifra stilistica della sua produzione musicale “adulta”. Nel ’94 pubblica l’album “Claudio Rocchi (Lo scopo della luna)”, con i vecchi amici milanesi, duettando con Alice nella canzone “L’umana nostalgia”. Altre cose, produzioni, film, idee varie. Due anni fa “In alto”, suo diciannovesimo album solista. Nonostante la malattia che ce l'ha portato via, stava lavorando a un nuovo progetto. Ciao Claudio, rivederti e riascoltarti su Youtube è ancora un'esperienza emozionante...
Carlo Muscatello
giornalista e critico musicale del "Piccolo" di Trieste
venerdì 12 luglio 2013
ANNALISA stasera a nova gorica, slovenia
All’ultimo Sanremo ha fatto... “Scintille”, titolo della canzone con cui ha ben figurato. E in questo tour estivo - che stasera alle 22.30 fa tappa al Perla di Nova Gorica - Annalisa si sta confermando una delle cantanti italiane più amate dal pubblico dei ragazzi.
La tournèe, partita a metà giugno da Napoli, dopo le anteprime di Milano e Roma, prende il titolo dall’album “Non so ballare”, uscito a febbraio per la Warner. Tra i brani in scaletta stasera, da segnalare l’ultimo singolo “A modo mio amo”, “Alice e il blu” e le due canzoni presentante al Festival (appunto “Non so ballare” e la finalista “Scintille”).
“A modo mio amo” nasce da un gioco di sillabe, più che di parole, che ribadisce un concetto sull’amore già espresso dalla cantante nei dischi precedenti: «Quando si parla di amore - dice -, spesso si commette l'errore di limitare il discorso alla coppia. Io amo ogni aspetto della mia quotidianità...».
Stasera Annalisa proporrà anche brani tratti dai precedenti album “Nali” del 2010 e “Mentre tutto cambia” del 2011. Con lei, sul palco, Andrea Lombardini al basso, Philipp Mer alla batteria, Valerio De Paola alla chitarra, Giuseppe Calamosca (tastiere, trombone e fisarmonica) e dal tastierista Daniel Bestonzo.
Annalisa Scarrone, nata a Savona nell’85, è un prodotto della scuderia di Maria De Filippi: all’edizione di “Amici” del 2011 si è infatti piazzata seconda, vincendo il Premio della critica. Da lì ha spiccato il volo.
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