sabato 27 luglio 2013

TEATRO VERDI PUNTA AL FVG

Il Teatro Verdi di Trieste vuole e deve diventare il punto di riferimento centrale per le produzioni musicali della regione. Passa da questo obbiettivo la sua salvezza, il suo presente e il suo futuro. E l’ingresso di Claudio Orazi nel consiglio di amministrazione del Teatro Verdi di Pordenone è un piccolo ma importante tassello di questo ambizioso percorso. «Sono stato indicato nel cda dal sindaco Cosolini - spiega il sovrintendente che è anche direttore artistico del Verdi -, perchè la nostra fondazione partecipa a quella pordenonese. Credo possa diventare un beneficio sia per noi che per loro, ma anche per il “Nuovo” di Udine. È un impegno significativo. Dobbiamo fare assieme un lavoro al tempo stesso artistico e amministrativo, nell’ambito di una politica che tenda a affermare una fondazione lirica policentrica, che preveda già a partire da quest’autunno un’attività coordinata fra le tre città». Ancora Orazi: «La Regione aderisce a questa linea. L’assessore alla Cultura Gianni Torrenti ha detto che è sua intenzione puntare a una pianificazione triennale, elemento questo fondamentale per poter produrre di più e meglio. Fra l’altro la Regione ha appena fatto, in fase di assestamento di bilancio, un’integrazione al contributo previsto per il nostro teatro, che in tempi di “spending review” era stato ridotto. Credo che per l’anno in corso, grazie a questa integrazione, arriveremo a un contributo di due milioni e ottocentomila euro». Dunque il Verdi di Trieste che vuole tornare protagonista e attore principale in una regione che ha visto negli ultimi anni il proliferare di vari soggetti operanti nel suo stesso settore. «Dobbiamo coordinare - prosegue il sovrintendente - gli spettacoli e le varie produzioni. Possiamo puntare a un cartellone artistico regionale, senza soluzione di continuità, incrociando la stagione sinfonica, quella lirica, i concerti, i balletti. E ciò potrebbe diventare un unicum a livello nazionale». In altre regioni, spiega infatti Orazi, può capitare che uno spettacolo prodotto dal teatro del capoluogo venga rappresentato anche nelle altre città vicine. «Qui invece il caso è diverso. Siamo in presenza di un’unitarietà di intenti fra tre teatri, ognuno con la sua importanza e dignità, sotto la regia e l’egida della Regione. Già ora c’è un dialogo costante fra Trieste, Udine e Pordenone. Dobbiamo migliorare». Prima come commissario e poi nel doppio ruolo di sovrintendente e direttore artistico, Orazi è a Trieste da meno di due anni. Ma il lavoro svolto è sotto gli occhi di chiunque voglia vederlo. «Sì, sono arrivato nel novembre 2011. Il mio compito era ed è quello di riaccreditare e riqualificare il ruolo del Teatro Verdi. A che punto siamo? Dal punto di vista economico, amministrativo e gestionale c’è una sofferenza che non è ancora stata superata. Ma è un problema comune a tutti i teatri italiani, tant’è vero che potrebbe arrivare presto un intervento del governo in questo senso. Sugli altri fronti devo dire che i segnali sono più che positivi. Le presenze sono aumentate, l’età media del pubblico si è abbassata. Diciamo che siamo a metà dell’opera...».

mercoledì 24 luglio 2013

DEEP PURPLE stasera a Majano

Sono i padri fondatori di quello che un tempo si chiamava hard rock, e che nel corso dei decenni ha popolato il mondo di figli e figliastri. I Deep Purple tornano i Italia dopo due anni di assenza. Stasera alle 21 (cancelli aperti alle 19, info e biglietti su www.azalea.it e www.musicandlive.it) ultima tappa del breve tour a Majano. Lo scorso anno è scomparso Jon Lord, storico tastierista del gruppo. I leader sopravvissuti Ian Gillan e Ian Paice rendono omaggio all’amico che non c’è più con il nuovo album, intitolato “Now what?!”, giunto a otto anni dal precedente “Rapture of the deep”, che presentano nel concerto di questa sera, assieme ai cavalli di battaglia di una carriera ultraquarantennale. A festeggiarli, stasera, fan vecchi e nuovi. I nuovi, conquistati da una ricchissima discografia e da brani diventati degli autentici classici, non erano nemmeno nati quando nel ’68, a Hertford, Inghilterra, sulle ceneri del gruppo Roundabout nacquero appunto i Deep Purple. Che erano l’organista Jon Lord (musicista di formazione classica, diplomato al conservatorio), il chitarrista Ritchie Blackmore, il batterista Ian Paice, il bassista Nick Simper e il cantante Rod Evans. Primo album “Shades of Deep Purple”, cui sarebbero seguiti “The book of Taliesyn” (nello stesso ’68) e “Deep Purple” (1969), quest’ultimo comprendente alcuni brani incisi con un’orchestra sinfonica. Tutto il resto è storia... A dare il via allo show saranno The Panicles, trio friul-veneto che ha vinto il contest organizzato da Virgin Radio & Turismo Fvg “Music & Live 2013”. La serata è la punta di diamante del Festival di Majano, giunto alla 53.a edizione.

CRISTICCHI canta ENDRIGO ven a spilimbergo

«Amo molto Sergio Endrigo. Quest’anno a Sanremo Story ha portato la sua “Canzone per te”, con cui vinse il Festival nel ’68, in coppia con Roberto Carlos. E anche una delle due canzoni con cui ho partecipato alla rassegna, ”Mi manchi”, la considero proprio una canzone “alla Endrigo”, giocata com’è sui tasti della semplicità e della dolcezza, che mostra un lato inedito, quasi fanciullesco, di me. Potrebbe essere una canzone per bambini, non a caso i miei figli, che sono piccoli, sono stati i primi ca cantarla...». Parole di Simone Cristicchi, che venerdì alle 21, a Spilimbergo, in piazza Duomo, partecipa a Folkest 2013 proprio con un concerto, assieme all’Orchestra sinfonica del Friuli Venezia Giulia, diretta da Valter Sivilotti, nel quale rivisiterà proprio il grande repertorio del cantautore nato a Pola giusto ottant’anni fa e scomparso nel 2005. Classici ormai consegnati alla storia della canzone italiana, come “L’Arca di Noè” e “Aria di neve”, “Teresa” e “Io che amo solo te”, “Era d’estate” e la stessa “Canzone per te”, torneranno dunque a vivere nell’interpretazione del trentaseienne musicista e cantautore romano. «Considero Endrigo mio maestro artistico e umano - ha detto Simone -, vorrei che nel concerto venga riprodotto fedelmente lo spirito e la musica del cantautore istriano. Spero di esserne all’altezza, è un’emozione unica nella vita». L’omaggio a Sergio Endrigo, che era stato preannunciato al “Piccolo” già sei mesi fa, rinsalda ulteriormente il legame di Cristicchi con queste terre. Uno dei brani più importanti del nuovo disco, “Album di famiglia”, è infatti “Magazzino 18”, ispirato all’omonimo edificio del porto vecchio di Trieste, dove sono conservati oggetti e ricordi di tanti esuli istriani e dalmati. «Siamo partiti in un giorno di pioggia - canta Cristicchi nel brano -, cacciati via dalla nostra terra che un tempo si chiamava Italia, e uscì sconfitta dalla guerra. Hanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette, e mi ricordo, faceva freddo nel’inverno del ’47...». Il brano darà anche il titolo a uno spettacolo teatrale, che aprirà la prossima stagione dello Stabile del Friuli Venezia Giulia. «Il Magazzino 18 - spiega Cristicchi - è quel luogo della memoria che c’è nel porto vecchio di Trieste, dove gli italiani che scappavano dalla Jugoslavia lasciarono le loro povere cose pensando di tornare a riprenderle. Nell’ottobre 2011 sono stato una settimana a Trieste, per il mio spettacolo alla Sala Bartoli “Li romani in Russia”. Stavo raccogliendo storie per il mio libro “Mio nonno è morto in guerra”, nel quale poi inserii quattro storie triestine, fra cui una proprio sull’esodo». Ancora il cantautore: «Avevo visto un documentario sull’esodo. Quando entrai mi colpì la massa informe di oggetti, sembravano i resti di un terremoto, le grandi cataste che ci sono nei manicomi, nei campi di concentramento. E quasi ogni oggetto aveva attaccato il nome della persona che l’aveva lasciato lì. Dopo quella visita promisi a me stesso, e alle persone che mi accompagnarono quel giorno, che avrei fatto qualcosa per far conoscere questa storia. La storia di chi è partito e di chi ha scelto di rimanere».

TRIESTE PUNTA SU CULTURA NELLA CORSA TRIVENETA DI VENEZIA A CAPITALE CULTURA

C’è anche la Regione Friuli Venezia Giulia fra i sostenitori della candidatura di Venezia a Capitale europea della cultura. Assieme, oltre al Comune e alla Provincia di Venezia, alle Province autonome di Trento e Bolzano Alto Adige, e ovviamente alla Regione del Veneto. E c’è anche Trieste, in quella “rete metropolitana del Nordest” che ha il compito di fungere da tessuto connettivo a questa grande scommessa - da qui al 2019 - che coinvolge tre regioni. «Per la sua importanza - spiega Filiberto Zovico di Nordest Europa - il capoluogo giuliano rientra nel progetto in vari filoni. Fra questi innanzitutto quello della scienza e della ricerca, vista la presenza in città di tanti istituzioni scientifiche di prestigio. Ma anche nel filone della lettaratura e in quello della pace come fattore di sviluppo economico e culturale, che è poi il tema complessivo della candidatura stessa». Ieri a Venezia si è svolta una riunione del “comitato di candidatura”, con il sindaco della città lagunare Orsoni, vari rappresentanti degli enti promotori e per la Regione Friuli Venezia Giulia l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. «Nella riunione - dice Torrenti - abbiamo affrontato alcuni aspetti burocratico amministrativi, tutto sommato formali, di questo importante progetto nel quale la Regione Fvg è fra i soci fondatori e ovviamente crede molto. Abbiamo fatto il punto amministrativo fra i soci, che sono stati richiamati ai rispettivi obblighi di finanziamento. Posso dire che l’incontro è stato utile per renderci tutti conto che il tempo stringe, ma ora è necessaria un’accelerazione. Verso metà agosto avremo un’idea più precisa se siamo competitivi o meno rispetto alle altre candidature». Aggiunge Zovico, che dirige anche la manifestazione Trieste Next: «Sempre riguardo Trieste, la nostra speranza è che nel capitolo infrastrutture culturali che si potrebbero realizzare da qui al 2019 rientri anche l’avvio del recupero del porto vecchio». Ma vediamo di sapere qualcosa di più su questa affascinante ma impegnativa scommessa, attingendo dal dossier diffuso in occasione della riunione di ieri. Le ragioni del progetto - leggiamo - sono legate sia al «programma di sviluppo locale che questo territorio intende darsi nei prossimi anni, sia per fornire un valido contributo alla costruzione della strategia di sviluppo e valorizzazione culturale dell’Europa». E qui entra in campo il ruolo che l’Italia stessa, Venezia e il Nordest in particolano hanno tradizionalmente svolto nel corso dei secoli. Una funzione di “cerniera culturale” fra le civiltà, di “ponte” tra Vecchia e Nuova Europa, tra Europa Centrale ed Europa Meridionale, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Un ruolo - sono convinti i promotori - legato non solo alla posizione geografica, ma anche alla propensione stessa che il Paese e queste terre hanno a instaurare fruttuosi e duraturi rapporti culturali, politici e commerciali. Secoli di storia documentano questa funzione di crocevia di culture, di civiltà, di uomini, di commerci e alla fine anche di idee. Venezia è stata grande capitale europea della cultura quando l’Europa era il “mondo conosciuto”. Oggi lo è ancora ma in maniera diversa, e può tornare a esserlo a tutti gli effetti con questo riconoscimento internazionale. Ma non ci sarebbe Venezia senza il Veneto e l’intero Nordest, che costituiscono nei fatti un’unica, grande metropoli culturale. Che vive di ville palladiane ed eccellenze nei campi dell’architettura, delle arti visive, della letteratura, della musica, del teatro, della danza e del cinema, della scienza, della ricerca e dell’innovazione. Per passare poi alla produzione vitivinicola, che identifica anche il paesaggio collinare e la tradizione contadina; alla ricchezza e alla varietà paesaggistica e naturalistica; ai forti segni della sua storia. Senza trascurare la creatività del mondo imprenditoriale e la vocazione multiculturale e interreligiosa, essendo il Nord Est da sempre terra di incroci culturali e religiosi. Il senso del Nordest come regione metropolitana si evidenzia nei modi più disparati, anche seguendo i segni dell’opera di un maestro dell’arte di tutti i tempi come Giambattista Tiepolo, che porta a un viaggio che parte da Venezia ma si snoda su città come Udine, Belluno, Vicenza. Ne esce una visione strategica del territorio, il «paradigma di riferimento sul quale può articolarsi lo sviluppo nei prossimi decenni. L’obiettivo è dare maggiore integrazione a questa trama culturale, attraverso l’implementazione di infrastrutture e un lavoro di coordinamento tra soggetti istituzionali e di governance interregionale». Nel progetto sono inserite anche delle proposte di abbinamento - ognuna con un tema - fra varie “Città della cultura” e altrettante città del Nordest. Trieste con Marsiglia, “Porti d’Europa”. Monfalcone con Patrasso, “Le città-porto”. Gorizia con Pécs, “Borderless cities: città senza confini”. Tolmezzo con Sibiu, “Città di migranti e migratori”. Udine con Istanbul, “Le Porte d’Oriente”. Carso/Collio con Mons, “La memoria e la Prima Guerra Mondiale”. Pordenone con Plzen, “Innovazione e arte d’avanguardia”. Spilimbergo con Pafos, “Città del mosaico”.

SIGUR ROS mart 23-7 tarvisio

Arrivano dalla fredda Islanda, sono uno dei gruppi rock più amati dai giovani europei. I Sigur Ròs aprono stasera alle 21, a Tarvisio, in piazza Unità, nell’ambito del No Borders Music Festival, il loro breve tour italiano che poi proseguirà venerdì a Ferrara, sabato a Lucca e domenica a Roma. Il loro nuovo album, intitolato “Kveikur”, il settimo in carriera, arrivato il mese scorso ad appena un anno dal fortunatissimo “Valtari”, ha impresso una svolta al sound e forse alla carriera della band. Non è stato un anno come gli altri, questo che è passato, per i Sigur Ròs. Prima l’addio dello storico tastierista Kjartan Sveinsson, poi, quasi come diretta conseguenza, un netto cambio musicale. Avvertibile già dalle prime note di “Brennisteinn”, il brano di apertura del nuovo album: andamento rock, chitarre aggressive, percussioni importanti, distorsioni a gogò. Una vera e propria svolta, dopo le atmosfere ambient e rarefatte del precedente “Valtari”, i cui brani lasciavano poco spazio ai suoni delle chitarre e a tutto l’immaginario del rock. Una svolta - fatta anche di brani meno lunghi - verso suoni più fruibili e accessibili dal grande pubblico. Ma vediamo chi sono, questi nuovi protagonisti delle scene rock europee. La loro storia comincia nel 1994, giorno della nascita della nipote del leader Jonsi Birgisson, chiamata per l’appunto Sigurros. La band si fa subito notare dalla connazionale Bjork, ma per raggiungere la notorietà occorre aspettare l’album “Von”. Il primo passo al di fuori dell’Islanda arriva con “Ágætis Byrjun” (’99), rampa di lancio della band a livello mondiale, in cui alle atmosfere psichedeliche del primo disco si aggiungono chitarre spiccatamente rock. Il 2005 è l’anno di “Takk”, il terzo album. Due anni dopo la band si ripresenta il doppio cd “Hvarf/Heim”. “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust” esce nel 2008. A maggio 2012 viene pubblicato “Valtari”; il citato “Kveikur” esce a giugno 2013, già campione di incassi. Il tour che arriva oggi a Tarvisio è cominciato a metà giugno in Germania e nelle poche settimane trascorse ha già toccato Olanda, Polonia, Svizzera, Regno Unito, Turchia, Belgio, Danimarca, Finlandia... Info e biglietti nei punti vendita Azalea Promotion, su Ticketone.it e nei circuiti austriaci www.oeticket.com e sloveni www.eventim.si A proposito di biglietti, sono Fede Idola con 375 mi piace e Alessandro Felix Battiston con 303 mi piace, che si aggiudicano due biglietti a testa per il concerto di Tarvisio offerti da “Il Piccolo” e Azalea Promotion.

lunedì 22 luglio 2013

BATTIATO domenica a Tarvisio, a No Borders Music Festival

Sostiene Battiato che dalla breve avventura come assessore regionale nella sua Sicilia ha imparato a diffidare ulteriormente dalla politica. E che il suo film su Händel è quasi pronto, ci sono ancora solo alcuni problemi finanziari. E ancora che con Antony and the Johnsons, con cui dividerà il palco il 31 agosto a Firenze e il 2 settembre a Verona, sono diventati amici dopo che si sono cosciuti in occasione di un suo (di Battiato) concerto a Torino. Franco Battiato è in giro per l’Italia con il suo “Apriti Sesamo Tour”, dal titolo del suo ultimo album. Domenica alle 21.30 sarà a Tarvisio, a conclusione del No Borders Music Festival che ospita domani sera il concerto dei Sigur Ros. Un concerto fra le montagne, per lei siciliano di mare. Sarà un concerto diverso dagli altri? «Amo la Natura in ogni sua manifestazione. Il concerto sarà uguale alle altre poche date estive». Ricorda la sua singolare performance (tastiera e amplificazione formata dalle trombe da comizio montate su un’automobile...) a una marcia antimilitarista dei radicali, 40 anni fa a Trieste, in piazza Goldoni? «Sì, ho un vago ricordo, è passato tanto tempo... erano gli anni Settanta». Dieci anni dopo, sempre a Trieste, al vecchio Stadio Grezar sull’onda del successo de “La voce del padrone”: da sperimentatore a popstar. Com’era avvenuta la mutazione? «È stata una mutazione razionale, che mi ha regalato parecchie aperture». “Apriti Sesamo”: se potesse usare questa formula magica cosa vorrebbe ottenere? «Questa formula magica potrebbe risvegliare la nostra “voce interiore”... che non sbaglia mai». A che punto è il film su Handel? «È pronto in tutti i settori, tranne quello finanziario». Com’è nata la collaborazione con Antony and the Johnsons? «Ci siamo conosciuti a Torino anni fa, durante un mio concerto. Siamo diventati amici». Sono passati 22 anni da “Povera patria”, e la patria è sempre più povera: abbiamo speranze? «Sembrerebbe di no, ma sono un ottimista. Il bene vince sempre sul male». Cosa le ha lasciato l’esperienza “politica” in Sicilia? «Che è impossibile avere a che fare con i politici». Perchè aveva detto sì a Crocetta? «Ho accettato per la mia Terra». Ci ha lasciato Claudio Rocchi. Un suo ricordo... «Era un uomo eccezionale, un grande amico». Battiato ritorna in regione sei mesi dopo il trionfale concerto al “Nuovo” di Udine. Nel nuovo album, “Apriti Sesamo”, propone dieci canzoni alcune delle quali hanno i testi firmati dal filosofo e scrittore Manlio Sgalambro, con il quale per l’occasione ha rinnovato la sua storica collaborazione. Il musicista siciliano, classe 1945, negli ultimi mesi è stato protagonista anche delle cronache politiche. Lui che un paio d’anni fa, alla domanda di Lilli Gruber se fosse di destra o di sinistra, diede una risposta già passata alla storia: «Io sto in alto...». Dopo aver accettato l’anno scorso (a sorpresa) di entrare nella giunta regionale siciliana di centrosinistra, guidata da Rosario Crocetta, in qualità di assessore al turismo e allo spettacolo, in una visita al parlamento europeo, a Bruxelles, a marzo, ha detto: «Queste troie che si trovano in parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino...». Polemiche, indignazione bipartisan, richieste di dimissioni, revoca dell’incarico. Sipario.

domenica 21 luglio 2013

film SPRINGSTEEN & I domani in 230 sale, anche TS e FVG

Contemporanea mondiale in cinquanta paesi. Italia al primo posto in Europa e al secondo nel mondo dietro gli Stati Uniti con 230 sale collegate (nel Fvg: The Space alle Torri e Ambasciatori a Trieste, Kinemax a Monfalcone, Cine Città Fiera a Torreano di Martignacco, Udine). Un’attesa paragonabile a quella delle tournèe, pochi giorni dopo la conclusione, con la data romana, di quella italiana 2013. Stiamo parlando di “Springsteen & I”, il film documentario diretto da Baillie Walsh e prodotto da Ridley Scott, che ripercorre la carriera di Bruce Springsteen, a quarant’anni dal debutto di “Greetings from Asbury Park, N.J.”. «Questo film fornisce una visione unica e straordinaria dell'immenso feeling tra un artista e tutti coloro che sono così profondamente affezionati alla sua musica» dice Ridley Scott. Nel docu-film, la carriera del Boss - 500 milioni di album venduti in tutto il mondo, venti Grammy, tour in tutto il mondo - è raccontata e rievocata dai suoi fan e attraverso i suoi brani più famosi e alcune performance inedite. Da segnalare che, in occasione della serata springsteeniana al cinema, domani alle Torri (circuito The Space), a partire dalle 19, il giornalista e scrittore Daniele Benvenuti conduce la serata “Aspettando Springsteen & I...”. «È un piccolo regalo - dice Benvenuti, autore del libro “All the way home, Bruce Springsteen in the Italian Land” e fra i consulenti italiani per la realizzazione della pellicola - per i fan del Boss, con un’introduzione guidata alla visione e una performance acustica di Frank Get, leader dei Tex Mex. Ci saranno anche testimonianze dirette di alcuni componenti dell’associazione Trieste is rock, fra cui le ragazze che sono salite sul palco del Boss quest’anno a Milano e l’anno scorso a Trieste. E ulteriori sorprese, con l’estrazione di gadget promozionali a tiratura limitata». In autunno il film andrà in onda, in prima tv assoluta, su Sky Arte HD (canali 130 e 400 di Sky). Info su www.springsteenalcinema.it Un’ultima cosa. Springsteen, l’altra sera durante il concerto a Limerick, in Irlanda, ha dedicato la sua “American skin (41 shots)” a Trayvon Martin, il diciassettenne nero inoffensivo e disarmato ucciso l’anno scorso da un vigilante bianco negli Stati Uniti, che nei giorni scorsi è stato assolto da una giuria di soli bianchi per aver agito “per legittima difesa”. Springsteen scrisse quel brano ispirandosi alla morte di Amadou Diallo, studente liberiano che nel ’99 fu ucciso da quattro poliziotti nel Bronx. «Puoi essere ucciso anche solo perché vivi nella tua pelle americana», canta il Boss.