...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
domenica 13 luglio 2014
STASERA JIMMY CLIFF A LIGNANO, unica tappa italiana del tour
È uno dei grandissimi della musica reggae. Anche se nella sua Giamaica lo hanno sempre guardato un po’ così, quasi di traverso, innanzitutto per quella sua antica abitudine a flirtare con il pop e il rock, con il soul e la musica elettronica. Ma anche per la sua fede musulmana, in un’isola - e una cultura - dedita completamente al rastafarianesimo.
Jimmy Cliff, vero nome James Chambers, classe 1948, arriva questa sera nella nostra regione, a Lignano, nell’unica tappa italiana del suo tour mondiale 2014, a concludere quel “One Love Festival” giunto alla seconda edizione, e che sta prendendo pian piano nel cuore e nelle abitudini degli appassionati del reggae il posto di quel “Sunsplash Festival” emigrato da qualche tempo nell’evidentemente più ospitale terra spagnola.
Il concerto, come del resto l’intera rassegna giunta ormai alla sua conclusione, dopo quattro giorni di musica e varie iniziative, si svolge al Camping Girasole, struttura che sorge sulla strada che da Latisana conduce alla località turistica friulana (informazioni più dettagliate sul sito www.onelovefestival.it).
Ma torniamo al grande Jimmy Cliff. Per comprendere l’importanza del quale basterebbe forse ricordare che ebbe il merito, negli ormai lontani anni Sessanta, di diffondere la musica in levare (all’epoca lui ha cominciato con lo ska) quando stelle del reggae come Bob Marley e Peter Tosh erano ancora praticamente dei ragazzini.
“Reggae night”, “Sittin’ in limbo”, “You can get it if you really want it” e “Many rivers to cross” sono alcuni dei suoi brani più famosi. Assieme a due leggendarie cover: quella di “The lion sleeps tonight”, brano di ispirazione africana già portato al successo nel 1961 da Hank Medress dei Tokens; e quella di “Wild world”, il classico di Cat Stevens che stava nel quarto album del cantautore britannico “Tea for the tillerman”, ma che nella sua versione uscì (era il 1970) prim’ancora che nell’interpretazione dell’autore.
“Hard road to travel” fu il suo primo album, pubblicato nel ’68. “Vietnam” era il titolo del suo inno pacifista, giudicato all’epoca da Bob Dylan la miglior canzone di protesta che avesse mai sentito. “The harder they come”, con annessa colonna sonora, il film che ebbe un ruolo importante nella diffusione mondiale della musica reggae.
Dopo altri album, e una fase di distacco dal mondo musicale che lo portò a viaggiare a lungo in Africa e riscoprire la sua fede islamica, Jimmy Cliff tornò in scena negli anni Ottanta collaborando con Kool & the Gang e vincendo nell’85 un Grammy Award con l’album “Cliff Hanger”.
Un altro Grammy è arrivato due anni fa, per l’album “Rebirth”, realizzato negli studi di Muscle Shoals (leggendarie sale di registrazione dell’Alabama dove ha inciso mezzo mondo del rock, celebrati proprio in queste settimane dall’omonimo film) in collaborazione con Tim Armstrong dei Rancid: una manciata di brani originali e tre cover, fra le quali “Guns of Brixton” dei Clash.
«Tim mi era stato segnalato da Joe Strummer dei Clash - ha detto recentemente Jimmy Cliff -, l’incontro con lui è stato importante. Da qualche anno avevo messo da parte il linguaggio del reggae, ma mi era sempre rimasta la voglia di incidere un album che tornasse alle mie origini musicali. Quando ho cominciato a collaborare con Tim mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, e questo mi ha portato a realizzare “Rebirth”...».
LETTERA A PAPA FRANCESCO
Buongiorno, Papa Francesco. Scrivo a nome di (per ora) 51 cittadini di Trieste, laici e cattolici, rimasti sfavorevolmente colpiti da alcune posizioni e comportamenti concreti del vescovo della nostra città. Per – forse inutile – trasparenza, specifico che sono un sindacalista, personalmente agnostico, ovviamente per questo ruolo attento soprattutto ai temi del lavoro, dell’accoglienza, dell’attenzione ai più deboli. Segnaliamo dunque in particolare, (io l’ho già fatto pubblicamente) che qualche mese fa, il vescovo ha chiuso un centro di formazione professionale per tipografi chiamata "Villaggio del Fanciullo" attiva da 70 anni licenziando 20 persone, lamentando carenza di fondi, mentre peraltro il settimanale della Curia, che si sarebbe potuto stampare in quella sede, viene realizzato altrove. Il fatto ha sollevato un dibattito, con commenti non proprio favorevoli, sulla stampa della città. Nei giorni scorsi invece il vescovo ha ritenuto di partecipare ad un avviso pubblico relativo al sito del "Porto Vecchio" per la costruzione di una nuova chiesa a poca distanza da quella storica di S.Antonio Taumaturgo, normalmente non proprio traboccante di folla. Quello che ci chiediamo (e ti chiediamo) è semplice: se la Curia triestina ha i soldi per costruire una nuova chiesa, non avrebbe potuto evitare di chiudere la tipografia e licenziare 20 persone? E se ne ha tanti da poter costruire ex novo un edificio sacro, non potrebbe invece destinarli alla mensa della Caritas o alla Comunità di S.Martino al Campo che svolge un'indispensabile attività di accoglienza in città? Restiamo fiduciosi in attesa di una tua risposta.
Franco Belci
BICICLETTE A TRIESTE, VITA MOLTO DURA
La multa di 252 euro comminata al ciclista colpevole di aver percorso pochi metri contromano in via Carducci, fra l'inizio di via San Francesco e quello di via Battisti, ha dato la stura sulle colonne del Piccolo a un nobile quanto degno di miglior causa sollevamento di popolo a favore del rispetto della legge. Il codice della strada vale per tutti, e che diamine, anche per i ciclisti. Sacrosanto.
Ma chissà se questi integerrimi fautori dell'osservanza delle norme e dei codici sono gli stessi che la sera sfrecciano a 80 e più all'ora in viale Miramare o in via Locchi. Gli stessi che parcheggiano in seconda fila (cinque minuti, cosa vuole che sia...?) o sui moli e sulle banchine delle nostre Rive. Gli stessi che al semaforo "bruciano" il giallo o passano col rosso. Gli stessi che ignorano il limite dei 50 sulla superstrada. Gli stessi che ogni sera lasciano l'automobile o lo scooter dove capita nel cosiddetto e centralissimo "triangolo delle bevute". Gli stessi che al volante chiacchierano beati al telefono. La lista potrebbe continuare a lungo. E potrebbe essere allargata, volendo, ad altri casi di rispetto o non rispetto della legge.
In una città come Trieste, con un centro storico sprovvisto di piste ciclabili, per chi si sposta in bicicletta c'è sempre e innanzitutto in ballo la propria incolumità. E percorrere pochi metri contromano o su un marciapiede, ovviamente a velocità bassissima e stando ben attenti alle auto e ai pedoni, significa evitare la roulette russa del traffico veicolare e a volte salvarsi la vita.
Il ciclista multato con 252 euro, per imboccare via Battisti provenendo da via San Francesco, a rigor di codice avrebbe dovuto inserirsi con sprezzo del pericolo sulla superstrada chiamata via Carducci, buttarsi in qualche modo e rapidamente sulla sinistra per imboccare via Valdirivo, poi via Roma, Corso Italia, piazza Goldoni, di nuovo via Carducci...
Trieste ha ambizione di essere città civile ed europea. Ma nelle città civili ed europee - per la verità anche in tantissime città non europee - l'incolumità dei ciclisti nonché la sostenibilità del traffico urbano vengono perseguite e ottenute attraverso centri storici a misura anche di chi si sposta sulle due ruote, con piste ciclabili e griglie per parcheggiare.
Nella civilissima Reggio Emilia da due anni capita di leggere cartelli segnaletici con la scritta "strada a senso unico, eccetto biciclette". E il via libera all’estensione del “modello Reggio” è arrivato dalla Direzione generale per la sicurezza stradale del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, che ha prodotto un documento al riguardo. A Trieste, anche su questo fronte, assistiamo da anni alla solita e consueta politica degli annunci. E intanto, dagli al ciclista...
venerdì 11 luglio 2014
DISCHI, MARIO CASTELNUOVO (29-6)
MARIO CASTELNUOVO
“MUSICA PER UN INCENDIO”
(Egea Music)
Ve lo ricordate Mario
Castelnuovo? Era quel
cantautore romano, classe ’55,
capello lungo e sguardo ispirato,
che fece delle comparsate in
alcuni Sanremo degli anni
Ottanta. Ora torna con questo
disco, a otto anni da “Come erano
venute buone le ciliegie nella
primavera del '42” e a trenta da
“Nina”, il suo brano forse più
noto. Dodici brani con la forza
visionaria e la ricerca poetica che
hanno da sempre contraddistinto
la produzione artistica
dell’artista. Che dice: «In questo
panorama di appiattimento
sociale e culturale c’è bisogno di
un incendio di passioni. Per
questo ho intitolato così il nuovo
disco, una sorta di
vagabondaggio attraverso i miei
stati d’animo, i più normali, ma
anche i più segreti».
Ancora Castelnuovo: «In
quest’Italia piuttosto
decaffeinata dobbiamo ricordare
in che Paese straordinario
viviamo. La bellezza non va data
per scontata. Questo è un disco
che vorrei diventasse la colonna
sonora di questo periodo perchè
è l’esatto contrario
dell’appiattimento».
DISCHI, LANA DEL REY (29-6-14)
Con "Born to die" ha messo a referto un debutto da sette milioni di copie, innumerevoli visualizzazioni sul web e (quasi) altrettante critiche, da parte di osservatori dubbiosi sull'autenticità del personaggio (della serie: troppo perfetta e patinata per essere vera...). Sono passati due anni. Ora la fascinosa Lana Del Rey tenta il bis con questo "Ultraviolence" (Universal), che chiuderà la bocca a più d'uno. Sì, perchè il disco dimostra innanzitutto che la ragazza non è un personaggio costruito a tavolino. E non è nemmeno la cosiddetta meteora da far suonare una sola estate.
Vero nome Elizabeth Woolridge Grant, americana di New York, classe 1986, prima di trovare la sua strada nella musica la ragazza ha fatto anche la modella. Nel 2008 contratto con un'etichetta discografica indipendente, un album di debutto che le serve essenzialmente per muovere i primi passi e farsi conoscere nell'ambiente. Poi, improvviso e fragoroso, il botto con il citato "Born to die", pubblicato nel gennaio 2012, che fra i tanti record sfoggia anche quello di 123 settimane di permanenza nella "top 100" italiana. La ricetta: un abile e sapiente mix fra pop, soul e hip hop, reso particolare e riconoscibile dalle atmosfere in stile colonne sonore cinematografiche, in particolare quelle anni Cinquanta e Sessanta. Dall'album, tre successi che hanno fatto il giro del mondo: "Video games", "Summertime sadness" e ovviamente il brano del titolo.
Ora si riparte. E colei che qualcuno aveva definito "la versione gangsta di Nancy Sinatra" (secondo altri: "lolita smarrita nel ghetto"...) sforna una raccolta di canzoni ben scritte e meglio interpretate, potendo contare sulla preziosa collaborazione di Dan Auerbach dei Black Keys. Sparite le influenze hip hop, ma basta anche con i sontuosi arrangiamenti orchestrali e i campionamenti vocali. Buon pop, atmosfere sobrie, sapiente equilibrio fra passato e presente, chitarre psichedeliche e tentazioni swing.
«Mi piaceva - ha detto la ragazza riguardo il titolo - l'impatto di una parola seducente come "ultra" vicino al suono della parola "violenza". Negli ultimi due anni ho più volte percepito nell'aria dei segnali di aggressione. E così ho capito che la violenza può anche essere una cosa emotiva. Nelle relazioni a me piace anche avere una forte fisicità. Quindi penso che dipenda dalla situazione, ma per me incarna la parola passione».
Album di non immediato impatto, quasi sospeso nel tempo, ma che poi conquista per la sua classicità quasi anacronistica. Fra i brani: "Cruel world", "West coast", "The other woman" e il pezzo del titolo. "Old money" ricalca persino una melodia di Nino Rota dal "Romeo e Giulietta" di Zeffirelli. "Ultraviolence" è disponibile in edizione standard con undici brani, nella versione deluxe con tre brani aggiuntivi e in un box da collezione.
venerdì 4 luglio 2014
CONTRATTO DA TEMPI DI EMERGENZA - da Giornalista Oggi, bollettino Ordine Fvg
da Giornalista Oggi, Bollettino dell'Ordine Giornalisti Fvg:
di Carlo Muscatello*
Mentre scriviamo queste righe, il contratto di lavoro non è ancora stato firmato. Mentre le leggete, è possibile che l'accordo fra Fnsi e Fieg sia stato raggiunto. Se ciò è accaduto, va detto che non è, forse non poteva nemmeno essere un buon contratto, ma è l'unico possibile nella situazione data. C'erano molte aspettative, nei mesi scorsi, soprattutto per il lavoro autonomo. Il risultato (forse) portato a casa è lontano dalle attese che si erano sviluppate nella categoria. E' un accordo quasi da tempi di emergenza, che poi sono quelli che viviamo nel mondo del giornalismo e dell'editoria. Un accordo per salvare il sistema, gli enti di categoria, in definitiva la nostra professione. Convinti come siamo che restare senza contratto sarebbe il guaio peggiore. Soprattutto per le realtà più piccole e meno garantite.
Vediamo allora le novità più importanti che dovrebbero essere comprese nel nuovo contratto.
Mercato del lavoro. Nell’accordo la presa d’atto della normativa di legge sulla acasualità dei contratti a termine per 36 mesi, fermi restando i limiti numerici di utilizzo già previsti dall’art.3 del contratto.
Come nuova tipologia contrattuale l’utilizzo del contratto di apprendistato professionalizzante (36 mesi). Il trattamento economico sarebbe quello contrattuale del praticante per i mesi di praticantato, successivamente incrementato, fino a un massimo di 18 mesi, del 10%. Al termine dei 36 mesi si applicherebbe, per l’eventuale periodo residuo, il trattamento minimo del redattore ordinario con meno di 30 mesi di anzianità fino alla maturazione del requisito. Per i giornalisti disoccupati, la possibilità per le aziende di assunzione con applicazione del trattamento economico del redattore ordinario -30 con contratto a tempo determinato o indeterminato. In entrambi i casi ci sarebbe una riduzione contributiva, maggiore se il contratto è a tempo indeterminato. Per i giornalisti inoccupati (mai iscritti alla gestione principale lnpgi), nonché i giornalisti che abbiano in corso un contratto co.co.co., sarebbe prevista, per facilitarne l’assunzione, sempre per 36 mesi, una retribuzione di ingresso inferiore a quella del redattore ordinario -30. Anche in questo caso, le agevolazioni contributive sarebbero maggiori nelle assunzioni a tempo indeterminato. Le risorse all’editoria previste dalla legge di stabilità sarebbero orientate a verifiche periodiche fino al blocco degli incentivi in caso di scarsa utilizzazione da parte delle aziende.
Ammortizzatori sociali. Nell’accordo un intervento del Governo per finanziare un limitato sostegno ai prepensionamenti di cui alla legge 416/81, nonché un ulteriore intervento del Governo per il finanziamento parziale degli ammortizzatori sociali. L’aliquota contrattuale a sostegno degli ammortizzatori sociali a carico delle aziende dovrebbe essere incrementata dell’1% per un triennio. L’lnpgi procederà a una razionalizzazione degli ammortizzatori sociali.
Lavoro autonomo. Nel nuovo contratto precisi limiti di utilizzazione del lavoro autonomo, nonché il diritto alla firma, la copertura previdenziale integrativa, l’assicurazione infortuni, la richiesta al Governo di portare i co.co.co. nella gestione principale dell’Inpgi. Sul piano remunerativo si riterrebbe “economicamente dipendente”, secondo quanto definito nella delibera di attuazione della legge sull’equo compenso, un reddito annuo minimo di 3mila euro. Su questo livello retributivo sarebbe individuato il numero di prestazioni minime per quotidiani, periodici, agenzie di stampa e testate giornalistiche on line. La Fnsi ha chiesto che anche ai co.co.co. sia riconosciuta la copertura Casagit, la Fieg finora si è dichiarata contraria.
Indennità ex fissa. L’eliminazione del fondo ex fissa (che rischia di essere dichiarato insolvente dal Governo) prevederebbe un regime transitorio in base al quale tutti coloro che hanno inoltrato domanda di liquidazione all’Inpgi alla data di sottoscrizione dell’accordo, percepiranno l’indennità rateizzata in 12 annualità, con un tasso di incremento del 2%. Ai giornalisti che al momento della sottoscrizione dell’accordo hanno maturato 15 anni di anzianità aziendale, verrà riconosciuta un’indennità calcolata sulla media retributiva degli ultimi 15 anni e nella misura massima di 65mila euro, erogata al momento del pensionamento con una rateizzazione di 15 anni e un tasso di incremento del 2%. Ai giornalisti che al momento della sottoscrizione dell’accordo hanno maturato almeno 10 anni di anzianità aziendale verrà riconosciuta al momento del pensionamento una indennità variabile a seconda dell’anzianità da un massimo di 10mila a un minimo di 2mila euro. L’accordo prevederebbe un prestito dell’lnpgi al Fondo che le aziende remunererebbero con una percentuale mensile (0,35%) calcolata sul monte retributivo complessivo della popolazione dipendente, allo scopo di poter assicurare la liquidazione delle prestazioni in attesa. Attualmente l'attesa per la liquidazione dell'ex fissa è salita a otto/dieci anni dal momento in cui il giornalista va in pensione. Soltanto i giornalisti Rai ottengono attualmente l'ex fissa entro pochi mesi dal pensionamento.
Queste le basi dell'accordo al quale Fnsi e Fieg hanno lavorato in questi mesi. Se la firma non è stata posta, e se non lo sarà in queste settimane, è probabile che i tempi del nuovo contratto si allungheranno di molto.
*presidente Assostampa Fvg
SIGNOR TENENTE (1994) - GIORGIO FALETTI (1950-2014)
Forse possiamo cambiarla ma è l'unica che c'è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent'anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove
.
Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto c'asse vedesse che non c'era
E abbiam montato l'autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età
E preso uno senza patente
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C'era l'asfalto che tremolava e che sbiadivo tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone
Che han fatto a pezzi con l'esplosivo
Che se non serve per cose buone
Può diventar così cattivo che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c'è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola, se chi ci ammazza prende di più
Di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante
La voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti
Con il coraggio della paura, e questo è quel che succede adesso
Che poi se c'è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente
Minchia signor tenente per cui se pensa che c'ho vent'anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto
E glielo dico sinceramente
Minchia signor tenente
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