...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
sabato 15 novembre 2014
WILLIE NILE stasera (ven) a trieste
Bruce Springsteen lo ha voluto spesso ospite nei suoi concerti. Little Steven, chitarrista della E Street Band del Boss, una volta ha detto: «È talmente bravo che non ci credo, che viene dal New Jersey...».
Lui è Willie Nile, che domani torna a Trieste (dopo le performance del 2010 e del 2011), per presentare alle 21 al Naima Club (che poi sarebbe l’ex Macaki di viale XX Settembre 39/A) brani dal nuovo album “If I was a river”, altri dal precedente “American ride” e suoi vecchi cavalli di battaglia, come “House of a thousand guitars” e “One guitar”.
Il concerto è organizzato dall’associazione Trieste is rock, alla quale il cantante, compositore e chitarrista statunitense (vero nome Robert Anthony Noonan, classe 1948) ha dichiarato: «Sono contento del disco nuovo. L’ho realizzato in studio, solo pianoforte e voce, senza il gruppo. Esce in questi giorni. Il pianoforte con cui l’ho registrato è lo stesso che ho suonato 34 anni fa, la notte in cui John Lennon è stato ucciso. Ero ai “Record Plant” quella notte, io suonavo e registravo allo studio A, lui con Yoko Ono nello studio C. E avevo ben presente che stavo suonando il piano che aveva usato lui, e che lui era nell’altra stanza. Per me è un ricordo molto forte perchè, ovviamente, è stato un evento così tragico: sento ancora gli effetti di John...».
Nile ha cominciato la sua carriera negli anni Settanta, facendo tanta gavetta nei locali del Village newyorkese. Il debutto discografico arriva nel 1980, con l’album omonimo che un critico musicale dell’epoca definì «uno dei più eccitanti album folk-rock dell'era post-Byrds». Seguì un secondo album, “Golden down”, uscito nell’82, dopo il quale la sua carriera discografica fu purtroppo interrotta per circa un decennio, a causa di problemi legali con la casa discografica.
Risolti i problemi, nel ’91 l’artista ha ripreso a incidere dischi - in quell’anno uscì “Places I have never been” - e a suonare dal vivo. Costruendosi negli anni una schiera di fan che lo chiamano “one man Clash”, per la sua ammirazione nei confronti di Joe Strummer.
“Beautiful wreck of the world”, disco autoprodotto e pubblicato nel ’99, è stato inserito dalla rivista Billborad nella classifica dei dieci migliori album rock dell’anno. Ma un’ottima accoglienza ha accolto nel 2006 anche “Streets of New York”, omaggio alla sua città, e i dischi successivi: “House of a thousand guitars” nel 2009 e “Innocent ones” nel 2010 (con la classicissima “One guitar”).
In tutti questi anni il rocker ha collaborato - oltre che con Springsteen - con Who, Ringo Starr, Elvis Costello, Lucinda Williams. Che una volta ha detto di lui: «Un grande artista. Se ci fosse un po’ di giustizia a questo mondo, dovrei aprire io i suoi concerti e non il contrario...».
L’associazione Trieste is rock è particolarmente legata a questo musicista statunitense. È stato infatti proprio lui a tenere a battesimo, nell’aprile 2010, al Teatro Miela, l’attività del sodalizio. E l’anno successivo è tornato in città, per un concerto sul lungomare di Barcola.
«Trieste - rivela Nile - ha un posto speciale nel mio cuore: amo la città. È splendido sapere che ci sono delle persone che amano il rock’n’roll, gente che ama la vera musica, musica autentica. Per cui certe volte chiedo alla gente se è stata a Trieste, la gran parte dice di no, e io dico loro: “Oh, è stupenda, se avete la possibilità andateci...”.
Domani sera, a Trieste, Willie Nile sarà sul palco del “Naima” assieme a Johnny Pisano al basso, Danny Montgomery alla batteria, Jorge Otero alla chitarra. E promette un concerto rock ad alto voltaggio...
DAMIEN RICE, my favourite faded fantasy
DAMIEN RICE
“My favourite faded fantasy”
(Warner)
A otto anni dal precedente album, il cantautore irlandese torna con una raccolta di canzoni «cantate direttamente guardando lo specchio delle metafore». Alcuni lo considerano una sorta di Salinger della musica pop, incline alla purezza e all’autenticità musicale, scappato dai riflettori e dal successo che aveva premiato i suoi esordi. Con questo album, finito di registrare fra i ghiacci dell’Islanda, l’artista prosegue la sua strada da solo, dopo la rottura musicale e personale con Lisa Hanningan.
Anche se la voce in falsetto del brano che dà il titolo e apre l’album, quella che fra archi e chitarre elettriche canta «Conosco qualcuno che potrebbe recitare la parte, ma non sarebbe lo stesso come con te...», somiglia tanto a quella dell’ex compagna.
A parte questo, disco di grande poetica, che trasuda sincerità, fra arpeggi di chitarra acustica, pianoforte e archi. E quella voce capace di scavarti nell’anima. Un gioiellino.
VASCO, sono innocente
Dal vivo è sempre più rock. Ma nel nuovo album, “Sono innocente” (Universal, tre diverse copertine, in testa alle classifiche di vendita con le prenotazioni prim’ancora di uscire), Vasco Rossi sembra volersi riappropriare - fra chiaroscuri e ballad struggenti - di quella vena melodica che ha rappresentato gran parte del suo successo. Lo aveva già fatto intuire in “Come vorrei”, il singolo che aveva anticipato la pubblicazione dell’album. Che conferma quella prima impressione.
“Sono innocente ma...” fa eccezione al clima quasi soft. Il Vasco nazionale sembra vestire i panni più dell’accusatore che dell’accusato: «Sono innocente ma non mi fido più. Ho solo qualche multa da pagare, qualche pastiglia e qualche rospo da ingoiare. Sono innocente, ma qui qualcuno è sempre pronto a giudicare qualche incidente di gioventù che ancora mi fa male. Sparatemi ancora così vedremo chi cade chi perde chi ruba, non sono perfetto lo so ma sono pulito davvero, qualche macchia qua e là qualche incidente con le autorità...». Quasi una rivendicazione di identità, vestita di suoni duri, ritmi aggressivi e scatenati riff di chitarra.
“Il blues della chitarra sola” somiglia a un bilancio esistenziale con chitarra “slide” a menare la danza. “Aspettami” scandaglia l’universo interiore di un uomo che non vuole sembrare incline alle tenerezze («giuro che ti sto pensando ma non è vero, disperatamente cerco di scordarti ma non è vero, tutte le volte che ho cercato di lasciarti non c’ero...»). “L’ape regina”, con parole del figlio Luca, è un ritratto femminile che non le manda a dire e rifugge dai clichè del politically correct. Chitarre quasi heavy, ma anche spesierate tastiere dance, nel brano molto ritmico “Duro incontro”. Atmosfere rock anche ne “L’uomo più semplice” («Siamo vivi, domani chi lo sa...»). “Cambia-menti” e “Dannate nuvole” erano già conosciute dai fan.
Due curiosità. L’armonia ma anche alcune sequenze melodiche di “Quante volte» ricordano da vicino, trentuno anni dopo, il classico dei classici “Vita spericolata”. Ma il testo sembra innervato da una filosofia diversa: «Quante cose son cambiate nella vita, quante cose sono sempre così. Quante volte ho pensato è finita, poi mi risvegliavo il lunedì. Quante volte ho pensato nella vita voglio fare quello che mi va, poi le cose mi sfuggivan dalle dita e arrivava la realtà. Quante cose son passate ormai. Quante cose che non torneranno mai...». Altro che Steve McQueen e Roxy Bar, insomma.
E poi c’è “Marta piange ancora”, una delle prime canzoni scritte da Vasco, quando aveva quindici anni, e dunque nel lontano ’67. Finora ne esisteva solo una versione pirata e incompleta. Ora entra nel canzoniere “ufficiale” del rocker di Zocca. Fra gli altri titoli: “Guai”, “Aspettami”, “Accidenti come sei bella” e “Rock star”. Disco registrato tra Bologna e Los Angeles, prodotto da Vasco con Guido Elmi (eccezione per “Guai” e “Quante volte”, prodotte da Celso Valli).
martedì 11 novembre 2014
FILM JIMI HENDRIX. E Modà
Doppio appuntamento al cinema per gli amanti della musica rock e pop. Esce oggi (nella nostra regione all’Uci Cinemas di Fiume Veneto, Pordenone) “All is by my side”, il film-tributo su Jimi Hendrix. Sempre oggi e domani (nel Friuli Venezia Giulia alle “Torri” di Trieste, ma anche a Villesse, Pradamano e Torreano di Martignacco), per un pubblico diverso ma forse ancor più numeroso, arriva nelle sale in contemporanea via satellite “Modà - Come in un film”.
Quello al chitarrista scomparso nel ’70, si tratta di qualcosa di più di un omaggio all’eccezionale chitarrista di Seattle, nel film di John Ridley (regista premio Oscar per la sceneggiatura di “12 anni schiavo”) interpretato da Andrè Lauren Benjamin (in arte Andrè 3000, cantante degli OutKast) con uno stile che il Los Angeles Times ha definito “ipnotico”.
Un racconto scandito dal suono della chitarra, che si interessa più dell’uomo che del mito, e che narra i dodici mesi più importanti della vita di Hendrix: dall’incontro nel ’66 con Linda Keith, che gli farà da mecenate, fino alla storica esibizione nel ’67 a Monterey. Dove dando materialmente fuoco alla sua chitarra entrò nella sfera del mito e diventò il simbolo di una generazione.
«È un film straordinario - ha affermato Donn Alan Pennebaker, autore di “Jimi plays Monterey” -, e lo posso dire non solo perché Jimi era un amico ma soprattutto perché l’ho visto suonare a Monterey. Un ritratto autentico di Jimi, sia del suo talento che della sua personalità».
Cambiamo registro, facciamo un salto di quasi mezzo secolo e parliamo dei Modà. Il film concerto, regia di Gaetano Morbioli, rilancia sul grande schermo il concerto allo Stadio San Siro di Milano dello scorso luglio. Canzoni alternate a scene e frammenti, che nelle intenzioni del loro leader Kekko Silvestre vanno a comporre un reportage, quasi un racconto corale che ha per protagonista uno dei gruppi pop più amati dai giovani negli ultimi anni.
«Per raggiungere un sogno - dice Silvestre - bisogna inseguirlo, bisogna proteggerlo, bisogna avere la forza di perseverare e di combattere, bisogna avere fede e stima di se stessi. Ma per raggiungere un sogno spesso bisogna fidarsi di alcuni segnali, e a volte dare peso e senso ai sogni stessi...».
Ma per la musica al cinema è un grande momento. È infatti di ieri la notizia che “Hai paura del buio?”, storico album degli Afterhours pubblicato nel ’97, uscirà il 26 novembre sotto forma di film-concerto per Feltrinelli Real Cinema. «Volevo fosse un film scuro e senza tempo, che - come il loro disco - non invecchiasse mai», spiega il regista Giorgio Testi, che ha già lavorato con star come Blur, Rolling Stones, Killers, Smashing Pumpkins. Nel cofanetto in vendita nelle librerie il film sarà accompagnato da un libro fotografico, con scatti di Andrea Samonà e testi del regista, degli Afterhours e dello stesso fotografo.
lunedì 10 novembre 2014
ALICE, nuovo album Weekend
“Weekend” è il nuovo album di Alice, che arriva domani nei negozi. «S’intitola così - dice l’artista forlivese, vero nome Carla Bissi, che da una dozzina d’anni vive a Tricesimo, in Friuli - perché è stato registrato per lo più durante i fine settimana di quasi un anno intero».
Che canzoni ha scelto?
«Canzoni che rappresentassero tanti aspetti della vita, alcune le ho ascoltate per la prima volta grazie ai produttori. Quando abbiamo cominciato a pensare all’album non c’è stato un criterio comune per la scelta, ma sapevamo cosa doveva essere questo disco: le scelte sono state fatte in base alla qualità».
Apre con Francois Hardy.
«Sì, in Italia è stata scordata, ma in Francia è ancora molto popolare: incide dischi, scrive libri. “Tante belle cose” è la versione italiana realizzata da Franco Battiato della sua “Tant de belles choses”, del 2004. Me l’ha fatta scoprire Francesco Messina (compagno di vita e di lavoro della cantante, friulano - ndr). Quando l’ho sentita, così densa, struggente, piena di speranza, mi è piaciuta talmente tanto che ho deciso di inserirla nel disco».
Luca Carboni?
«Per il dialogo del brano “Da lontano” abbiamo pensato a lui, dopo il duetto che abbiamo fatto lo scorso anno nella sua “Farfallina”, per il suo album di duetti. È un artista che ho sempre apprezzato, sin dai suoi esordi. Mi piace il suo linguaggio semplice e diretto, sa parlare di temi profondi in maniera poetica».
La tromba di Paolo Fresu?
«Altro artista che stimo molto. Nell’89 ha partecipato a un mio tour, poi siamo rimasti sempre in contatto. È un musicista eccezionale, ma anche un uomo di grandi qualità, attivo culturalmente e socialmente. Specie a favore della sua terra, la Sardegna. In “Tante belle cose” e “Da lontano” ha suonato in maniera straordinaria».
“Veleni” è firmata Battiato e Sgalambro.
«Lavorare con Franco è stato ancora una volta naturale e bello. Nell’album ha un posto di rilievo. Due anni fa, nell’album “Samsara”, aveva scritto una canzone per me dopo tanto tempo che non lo faceva. Stavolta ha fatto di più».
E il filosofo scomparso?
«Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ne ha potuto apprezzare la grande profondità, la levatura culturale e intellettuale. Ci ha dato tanto e a vari livelli. Era affascinante, completamente fuori dagli schemi, dotato di grande ironia e autoironia: doti che gli hanno permesso di “mischiarsi” con la musica pop. Ci mancherà, ma ci ha lasciato delle grandi opere».
Anche Claudio Rocchi non c’è più.
«Quando l’ho saputo per me è stato uno shock. Ho voluto ricordarlo. Con Battiato cantiamo assieme un suo brano storico, “La realtà non esiste”, ma in una versione nuova rispetto a quella proposta all’Arena di Verona, nel concerto con Antony».
E “L’umana nostalgia”?
«Pensi che Claudio era venuto a casa mia, a Milano, nel ’94, per propormi di cantare quel brano assieme in un suo disco. Cosa che facemmo. Purtroppo poi non ci siamo frequentati molto. Ma lo ricordo come una persona luminosa, determinata, piena di vita ed entusiasmo. Ha avuto una vita molto intensa, piena di tante cose diverse».
La copertina è di un fotografo triestino.
«Sì, Massimo Gardone. Ci conosciamo da tanti anni, abbiamo lavorato assieme anche in passato, sia per le fotografie che per i video, come quello del brano “Nata ieri”, che stava nell’album “Samsara”. Con le sue foto sa esprimersi con grande sensibilità. Nella sua arte cogli una profondità e una tensione che spesso vanno al di là di quel che persona può vedere. Il servizio fotografico lo abbiamo realizzato a Trieste, nel suo studio. E ora lavoreremo con lui per il video di “Tante belle cose”».
Come vive in Friuli?
«Bene. Ho scelto di vivere in un luogo tranquillo, ho recuperato quel che per me è sempre stato importante per vivere bene. Del resto io sono nata in campagna, le radici sono importanti, meglio la qualità della vita che lo stress della metropoli. Da Forum Livii a Forum Iulii (nomi latini della sua Forlì e del Friuli - ndr)...».
Fra i brani che completano un album raffinato e intenso: “Aspettando mezzanotte”, composta dalla stessa Alice; “Viali di solitudine” (per il semplice piacere di reinterpretarla...»; “Christmas”, scritta da Paul Buchanan dei Blue Nile; “Qualcuno pronuncia il mio nome”, composta da Mino Di Martino (quello dei Giganti, con cui Alice collabora da tempo); “Un po’ d’aria”.
domenica 9 novembre 2014
NUOVO ALBUM PINK FLOYD
Di nuovo Pink Floyd, a vent’anni di distanza dall’ultimo album di inediti. Arriva infatti nei negozi, digitali e non, “The endless river”, già balzato in testa a tutte le classifiche grazie alle prenotazioni.
L’origine del disco risale in realtà al ’93, quando durante le sessioni di registrazione di “The division bell” David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason incisero molto materiale, in parte rimasto incompiuto, che poi non trovò posto in quel disco.
Ora Gilmour e Mason hanno recuperato e riadattato quei brani, in memoria di Rick Wright scomparso nel 2008. Da quelle venti ore di registrazione sono state tratte ovviamente le cose migliori, sono state aggiunte nuove cose, il tutto è stato riletto alla luce dei vent’anni trascorsi nel frattempo anche - e forse soprattutto - nel mondo della musica e della tecnologia.
Gilmour: «Il disco è un flusso continuo di musica che cresce gradualmente lungo quattro parti e 55 minuti di musica. C’è una sorta di continuum con “The division bell” e sicuramente un punto di contatto è proprio “The endless river”: la frase “the endless river forevere and ever” alla fine della canzone “High hopes”».
Mason: «Ci sono idee che possono essere accostate ai nostri primi album per il modo in cui è stato assemblato materiale che non è composto da canzoni secondo il formato tradizionale»..
“The endless river” è un album essenzialmente strumentale, con una canzone, “Louder than words”, il cui testo è stato scritto da Polly Samson, moglie di David Gilmour, e primo singolo attualmente in rotazione nelle radio.
Ancora Gilmour: «È un omaggio a Rick e in certi momenti è molto evocativo ed emozianante. Ascoltare questo materiale fa aumentare il rimpianto per la sua scomparsa e questa è l’ultima chance che ognuno ha di ascoltarlo suonare insieme a noi...».
NOTTE DI NOTE CON BAGLIONI
Un cartello gli urla "Bentornato Cla', Trieste ti ama". Lui, Claudio Baglioni, spolverino bianco e chioma argentata, attacca con "Notte di note" mentre il sipario copre ancora la scena e i musicisti. È già tempo di "E tu come stai", per aprire la tappa triestina della tranche autunnale del “Con voi ReTour 2014” al palasport di via Flavia affollato da oltre tremila persone. In scena ancora lui, il "divo Claudio", il "re di Roma", uno dei massimi interpreti e protagonisti della canzone italiana degli ultimi cinque decenni.
Imbraccia l'elettrica e prosegue con "Dagli il via". Il palcoscenico è un cantiere, il “messaggio” è che qui c’è tanto da ricostruire. Quasi a voler cercare anche lui la strada che condurrà il Paese fuori dall’incertezza e dalla crisi. Ripartendo però da noi stessi. L’architetto Baglioni (si è laureato una decina di anni fa, riprendendo gli studi abbandonati da ragazzo, a causa del successo nella musica...) dimostra ancora una volta la sua naturale predisposizione per i disegni, i progetti, le ambientazioni. Oltre ovviamente che per la poetica quotidiana fatta canzone.
In tre ore, accompagnato da una super band di tredici polistrumentisti e coristi, racconta oltre quarant’anni di carriera discografica (ma l’esordio vero e proprio, in un concorso per voci nuove, avvenne nel ’64, giusto mezzo secolo fa, quando il nostro aveva appena tredici anni...), in un concerto che somiglia davvero a una raccolta di grandi successi.
C'è solo l'imbarazzo della scelta, pescando dal suo infinito canzoniere: da “Con tutto l’amore che posso” a “Quante volte”, da "Sono io” a “Poster" (da solo alla chitarra, con i coristi), “Amore bello”, “Io me ne andrei”, “Gagarin”, “E tu”, “Porta Portese”, “Avrai”, “E adesso la pubblicità”, “Mille giorni di te e di me”, “Strada facendo”, “Sabato pomeriggio”, ovviamente “Questo piccolo grande amore”... Verso metà concerto, spazio anche a qualche brano dell'album "Con voi", pubblicato un anno fa.
Molti dei classici possono contare sul coro spontaneo, non c’è nemmeno bisogno di sollecitarlo, come fanno diversi cantanti che calcano i palcoscenici. Baglioni assiste compiaciuto, sono dichiarazioni di affetto anche queste. E decide di offrire al suo pubblico quel che la gente vuole, in equilibrio sul crinale della memoria.
Un tempo diceva che non rinnegava “magliette fini” e “passerotti”, ma dava l’impressione di averne abbastanza. Volendo dimostrare che in tanti anni di carriera aveva e ha scritto anche altro. Ora sembra aver “fatto la pace” anche con quei suoi brani di tanto tempo fa, sentimentali e per certi versi "basici”, di quella “semplicità difficile a farsi”, colonna sonora di mille amori adolescenziali, che facevano sognare le ragazzine.
Dice che «c’è stato un momento nel quale mi ha pesato. E molto. Non a caso per anni ho cercato di cambiar pelle ai miei pezzi. Ho cambiato gli arrangiamenti, stravolto l’armonia, qualche volta ho modificato persino le melodie. Avevo bisogno che le canzoni suonassero diverse e nuove. Per me ma anche per chi veniva ad ascoltarmi. È un’esigenza comune a molti musicisti. Poi ho capito che, una volta realizzate, le canzoni non ci appartengono più. Sono di chi le ascolta. E chi le ascolta spesso le ama per come le ha sentite la prima volta. Ho capito che, se il pubblico le ama per quel che sono, significa che in fondo non sono poi così male...».
A Trieste, solito e annunciatissimo trionfo di pubblico. Stasera si replica a Conegliano.
Iscriviti a:
Post (Atom)