martedì 13 ottobre 2015

13-11 esce Roma Live! dei BAUSTELLE

Esce venerdì 13 novembre ROMA LIVE!, il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera arricchito da uno speciale artwork ad opera di Malleus, studio artistico e grafico di grande fama nel mondo dell’art-rock. Registrato nel corso del loro tour più recente, intrapreso tra il 2013 e il 2014 per presentare le canzoni dell’album “Fantasma”, l’album è un disco live e al tempo stesso una raccolta di grandi successi: la scaletta prevede 14 brani tra cui spiccano le due cover inedite “Signora ricca di una certa età”, versione in italiano di “Lady of a certain age” dei Divine Comedy e “Col tempo” di Leo Ferrè. Registrato a Roma nel corso di tre concerti in tre diverse location – la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, l’ex-Mattatoio di Testaccio e l’Auditorium della Conciliazione – con tre diverse formazioni (con orchestra sinfonica, con sezione fiati e con quartetto d’archi), l'album offre una scaletta di grande varietà dal punto di vista sonoro, con tutti i classici del gruppo completamente riarrangiati. “Il tour di "Fantasma" è stato molto importante per i Baustelle, e un'occasione per mostrare al pubblico le varie facce di un disco abbastanza complesso. – racconta Francesco Bianconi - Un disco che abbiamo portato in giro in versione sinfonica, in versione rock e anche in una acustica, da camera. Abbiamo registrato tutti i concerti, sapendo che si trattava di eventi speciali e per noi molto emozionanti. Riascoltando, a freddo, ci siam detti: perché non fissarle per sempre, queste emozioni? Lo facciamo, un disco dal vivo? Lo abbiamo fatto: un disco live fatto di tre diversi concerti romani. Chiamatela pure celebrazione, o mancanza di nuove idee, ma dopo tanti anni di strada assieme, ce lo meritiamo, noi e il nostro pubblico”. Dell’album, disponibile su cd singolo, verrà anche realizzata una versione in LP doppio vinile 180 grammi a tiratura limitata e numerata

The Hunting Dogs premiati a festival rock Zagabria

La fiumana Alba Nacinovich e il goriziano Marco Germini hanno vinto. The Hunting Dogs - questo il nome che hanno scelto per il loro duo - si sono infatti aggiudicati a Zagabria il “Premio per l'innovazione musicale” del Karlovacko RockOff Festival, conferito dall’Associazione croata dei compositori attraverso una giuria composta da musicisti, produttori e giornalisti musicali della vicina repubblica. Già a settembre i due musicisti avevano entusiasmato pubblico e critica presenti alla prima fase del festival. Qualcuno aveva infatti scritto: «L’electro duo The Hunting Dogs ha dominato il palco in sintonia perfetta, con una moltitudine di strumenti diversi ha creato una situazione che nessuno abbia mai visto in Croazia prima d’ora». Ora è arrivato il premio, a conclusione di un percorso che aveva visto all’inizio ben 192 band e artisti partecipanti alle selezioni, che avevano portato The Hunting Dogs nella “top five” del festival croato. Oltre al premio vinto (cento ore di registrazione in studio con un produttore e la realizzazione di un video), Alba e Marco ora suoneranno nel tour promozionale del Festival Karlovacko e sono già stati inseriti nel cd della competizione, una compilation che raccoglie i singoli delle migliori 17 band. Il loro disco “Out to hunt” - che loro definiscono “un album di electro-shocked pop”, ben accolto dalla critica e premiato al contest “Sing Happy”, ad Arezzo Wave - è disponibile sia in vinile che in digitale. Marco Germini è un esperto di musica elettronica e colonne sonore, Alba Nacinovich viene dal rock e dal cantautorato. Si sono incontrati a Trieste, dove entrambi frequentavano il corso di jazz del Conservatorio Tartini. Lì è scoccata la scintilla artistica e i due hanno deciso di proseguire assieme la strada della ricerca e della sperimentazione, formando un duo. «Lavoriamo assieme dal 2012 - dicono -, il nome lo abbiamo scelto mutuando il titolo di uno dei primi brani composti insieme: incarnava alla perfezione quel desiderio feroce (prendendo in prestito una definizione di Keith Jarrett) che a parer nostro è la musica, in cui tecnica e conoscenza sono sì necessari, ma a guidarli resta sempre l’istinto e la sua imprevedibilità».

venerdì 9 ottobre 2015

ADDIO A SERGIO CONTI, batterista triestino, suonò con Mina, Luttazzi, Morricone...

Aveva suonato con Mina, Ennio Morricone, Lelio Luttazzi. Ma anche con musicisti e direttori d’orchestra come Armando Trovajoli, Bruno Canfora, Gianni Ferrio. Il batterista Sergio Conti è morto a Roma, a 84 anni. Era nato a Trieste, dove tornava sempre volentieri, anche se viveva nella capitale ormai da più di mezzo secolo. Faceva parte di quella generazione dei giovani triestini del dopoguerra come Lelio Luttazzi, Teddy Reno, Franco Vallisneri, Gianni Safred, Franco Russo, Gino Cancelli, Danilo Ferrara e tanti altri, che erano cresciuti a contatto con i musicisti americani residenti o di passaggio a Trieste. A cavallo fra la fine degli anni Quaranta e l’alba dei Cinquanta in città si era infatti creata una particolare atmosfera, un fertile mix che, tra club, locali e produzioni radiofoniche, offriva moltissime occasioni innanzitutto di formazione musicale, ma poi anche di lavoro ed esperienze professionali di alto livello. Trasferitosi a Roma alla fine degli anni Cinquanta, la sua solida preparazione musicale unita a una naturale musicalità gli permette di trovare lavoro subito e senza difficoltà. Stavano per arrivare gli anni del boom, l’Italia viveva un periodo di rinascita e c’erano occasioni per tutti quelli che erano in grado di coglierle. Il giovane Sergio comincia allora a suonare con l’allora grande orchestra della Rai diretta da direttori come Trovajoli, Canfora, Ferrio, Luttazzi. Partecipa così a quella stagione della televisione, ma più in generale della musica e dello spettacolo in Italia, caratterizzata da una qualità e uno stile tuttora ineguagliati. Non si possono dimenticare programmi come Studio 1, Teatro 10, la grande tv in bianco e nero che ancora fa capolino nelle riproposizione delle Teche Rai. In quelle produzioni, dietro alla batteria, in un impeccabile smoking, c’è sempre Sergio Conti. A fianco di Mina, Luttazzi, Celentano e tanti altri personaggi che hanno scritto la storia della televisione, oltre che della musica, nel nostro Paese. «Era un grande amante del jazz e in generale della musica americana - ricorda il batterista triestino e direttore della Casa della musica Gabriele Centis -, prediligeva il suono delle big band e adorava la pulsazione dello swing, in cui era maestro: una passione che condivideva con Lelio Luttazzi. Lo considero un maestro, con il suo “suono americano” e uno “spazzolato” fenomenale. Ci mancherà...».

THE HUNTING DOGS stasera a festival rock zagabria

Lui si chiama Marco Germini, viene da Gorizia. Lei è Alba Nacinovich, originaria di Fiume. Assieme si chiamano The Hunting Dogs. Stasera partecipano alla fase finale del Karlovacko RockOff Festival di Zagabria, considerato il più importante festival per band emergenti della Croazia, in corso al Katran della capitale della vicina repubblica ex jugoslava. Marco e Alba sono entrati nella “top five” del festival croato (in palio: cento ore di registrazione in studio con un produttore, la realizzazione di un video e un tour promozionale), superando una dura selezione che partiva dalle 192 band iscritte alla rassegna. Il mese scorso, durante la prima fase del festival, la loro esibizione è stata così commentata: «L’electro duo The Hunting Dogs ha dominato il palco in sintonia perfetta, con una moltitudine di strumenti diversi ha creato una situazione che sono sicura nessuno abbia mai visto in Croazia prima d’ora». Il duo ha recentemente pubblicato il disco “Out to hunt”, che loro definiscono “un album di electro-shocked pop”, ben accolto dalla critica e premiato al contest “Sing Happy”, ad Arezzo Wave. Un loro brano è stato scelto come colonna sonora dello spot pubblicitario di un famoso marchio di scarpe sportive. Ma chi sono Marco Germini e Alba Nacinovich? Il primo è un esperto di musica elettronica e colonne sonore, la seconda viene dal rock e dal cantautorato. Si sono incontrati a Trieste, dove entrambi frequentavano il corso di jazz del Conservatorio Tartini. Lì è scoccata la scintilla artistica e i due hanno deciso di proseguire assieme la strada della ricerca e della sperimentazione, formando un duo. «Lavoriamo assieme dal 2012 - dicono -, il nome lo abbiamo scelto mutuando il titolo di uno dei primi brani composti insieme: incarnava alla perfezione quel desiderio feroce (prendendo in prestito una definizione di Keith Jarrett) che a parer nostro è la musica, in cui tecnica e conoscenza sono sì necessari, ma a guidarli resta sempre l’istinto e la sua imprevedibilità». Ancora Alba e Marco: «La necessità di cacciare risalta poi ancor di più quando si ha a che fare (o meglio, smanettare) con nuove tecnologie, in cui di sentieri battuti semplicemente non ce n’è. Scoprire infine che The Hunting Dogs è anche una costellazione, formata proprio da due cani da caccia, era un segno che non potevamo ignorare. Se ancora non bastasse, l’acronimo Thd significa anche Total Harmonic Distorsion».

martedì 6 ottobre 2015

MORRISSEY sabato a Lubiana

Il nuovo tour di Morrissey prevede soltanto due tappe in Italia: domani al Teatro Augusteo di Napoli, giovedì al palasport di Cesena. Ma per noi che viviamo nel profondo e teoricamente periferico Nord Est, c’è una possibilità in più, che arriva dalla vicina Slovenia. Il tour europeo dell’ex leader degli Smiths passa infatti anche da Lubiana, sabato alle 20.30 all’Hala Tivoli. Strano rapporto con la discografia, quello del cinquantaseienne artista di Manchester. Mesi fa aveva “minacciato” l’abbandono dell’attività live, con conseguente ritiro a vita privata. «Non c’è verso - aveva scritto su un sito - che possa suscitare alcun interesse presso qualsiasi casa discografica nel Regno Unito, quindi le prossime due date all'Hammersmith di Londra saranno probabilmente le ultime in assoluto in Inghilterra. Siamo ossessivamente grati al nostro pubblico per il supporto e la lealtà dimostrati in questi 28 anni, ma senza nuove pubblicazioni vengono a mancare i presupposti nel programmare ulteriori attività dal vivo. Ancora grazie per infinite volte: il piacere e il privilegio sono miei». Morrissey non ha più fornito aggiornamenti circa il suo nuovo album, ideale seguito di “World peace is none of your business”, a supporto del quale era venuto in tour in Italia esattamente un anno fa, e la cui lavorazione - stando a quanto dichiarato dall’artista lo scorso dicembre - sarebbe stata avviata nel febbraio scorso e, dicono, ormai ultimata. Quasi un ultimatum all’establishment discografico inglese, con il quale l’artista ha sempre avuto un rapporto piuttosto tormentato. Nel frattempo, in attesa del disco e assieme a questo tour, ecco il suo debutto letterario. È infatti uscito il suo primo romanzo, “List of the lost”, che parla di demoni, magia nera, sport e anni Settanta. La trama si sviluppa infatti attorno alle vicende di una squadra di maratonete, negli Stati Uniti. Il libro è stato finora pubblicato dall’editore Penguin Fiction in Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e India. Con il debutto da romanziere, il cerchio in qualche modo si chiude. Morrissey è infatti uno degli autori più letterari usciti dal mondo della musica pop. Con i suoi Smiths ma anche da solista. Steven Patrick Morrissey (questo il suo nome copmpleto) ha origini irlandesi. Come cantante degli Smiths ha raggiunto il successo negli anni Ottanta, nell’87 la band si è sciolta e il nostro ha proseguito da solista. Considerato tra i più importanti precursori e innovatori della musica “indie”, il quotidiano inglese Daily Telegraph nel 2007 l’ha inserito in una classifica dei cento geni viventi. L’anno dopo Rolling Stone l’ha invece celebrato, in un’altra classifica, fra i cento migliori cantanti di sempre.

lunedì 5 ottobre 2015

ADDIO MALTESE, BANCO MUTUO SOCCORSO

Un altro pezzo del Banco del Mutuo Soccorso - e di storia del pop progressive italiano - se n’è andato. È morto al Policlinico Umberto I di Roma il chitarrista Rodolfo Maltese, nato a Orvieto nel ’47: era malato da anni ma non aveva mai smesso di suonare, con il gruppo e nei suoi progetti solisti. All’alba degli anni Settanta, con Orme, Premiata Forneria Marconi, Osanna e altri gruppi, la band romana - formata nel ’69 dai fratelli Vittorio e Gianni Nocenzi - ha scritto le pagine più importanti dell’allora nascente pop/rock italiano. Con album come “Banco del Mutuo Soccorso” (’72, con la copertina ormai da collezione a forma di salvadanaio), “Darwin!” (’72, lavoro sull’evoluzione della specie, considerato in una classifica americana il miglior album progressive di sempre), “Io sono nato libero” nel ’73, “Banco” nel ’75, “Come in un'ultima cena” nel ’76, “Canto di primavera” nel ’79, “Urgentissimo” nell’80, “Buone notizie” nell’81... Ma quelli del Banco, attraverso vari cambi di formazione, sono rimasti sempre in pista. Due anni fa, erano al Deposito Giordani di Pordenone, nell’ambito dell’On the road tour 2013, che era il seguito della tournèe del quarantennale passata anche quella nella nostra regione. E continuavano a suonare in mezzo mondo: dall’Asia agli Stati Uniti, dal Sud America all’Australia. Di formazione classica e jazz, Maltese era entrato nel gruppo nel ’73, proveniente dagli Homo Sapiens, in sostituzione di Marcello Todaro. Oltre alla chitarra suonava la tromba. Nel febbraio 2014 era morto in un incidente stradale Francesco “Big” Di Giacomo, il cantante del Banco.

sabato 3 ottobre 2015

FANFARA TIRANA e TRANSGLOBAL UNDERGROUND 13-10 a Trieste, Teatro Miela

Metti assieme una delle migliori “brass band” balcaniche e un drappello di manipolatori di suoni londinesi, esperti nel mescolare stili e ritmi musicali. L’esplosivo risultato di questo incontro andrà in scena martedì 13 ottobre alle 21.30, al Teatro Miela di Trieste, in apertura della rassegna “Miela Music Live”. Stiamo parlando della Fanfara Tirana che “incontra” Transglobal Underground, per dar vita al “Kabatronics Live Project”. Due anni fa l’ensemble balcanico, dopo aver girato i migliori festival europei (Sziget, Roskilde, Womad...), ha consegnato il suo album ai ragazzacci inglesi, forse anche “per vedere l’effetto che fa”. E l’effetto è stato qualcosa di nuovo e realmente originale, tanto che i suonatori di ottoni sono rientrati in studio con gli astuti manipolatori per immortalare il frutto di questo incontro. Ecco allora che le musiche tradizionali del Sud dell’Albania (il “kaba”, per esempio) s’incontrano con il reggae, gli ottoni flirtano con l’elettronica, il sitar con le ardite polivocalità tipiche dei Balcani, la leggendaria voce folk albanese di Hysni “Niko” Zela si mescola con quella nera di Tuup... Sono passati due anni e questo originale gruppo di musicisti multietnici è ancora in giro per il mondo. Di ritorno da un tour in Cina, ora arrivano a Trieste, per poi andare a suonare a Zurigo e in Puglia. Da segnalare ancora che la Fanfara Tirana, nata nel 2002 dalla Fanfara dell’esercito albanese, ha fatto rifiorire la tradizione di questi gruppi musicali, che risale al 1878. Primo album nel 2008, per l’etichetta tedesca Piranha. In Italia hanno già suonato alcune volte, anche al nostro Folkest e al Medimex di Bari. Per quanto riguarda i Transglobal Underground, sono da anni fra i massimi contaminatori e mescolatori di suoni world, musica ambient, suggestioni folk di ogni parte del mondo. Il loro primo album, “Dream of 100 nations”, anni fa scalò le classifiche “indie” e ottenne recensioni entusiastiche dalla critica specializzata. E il secondo album, “International times”, completò l’opera lanciando il gruppo in tutta Europa. Ora il fertile incontro con gli ottoni albanesi, che il 12 vedremo anche a Trieste. Organizzazione Bonawentura. Informazioni e prevendite su www.miela.it