...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
venerdì 16 ottobre 2015
HIT n RUN, NUOVO ALBUM PRINCE
La musica migliore degli anni Ottanta l’ha scritta e suonata Prince Roger Nelson, in arte soltanto Prince. L’allora genietto di Minneapolis proponeva all’epoca e soprattutto dal vivo (ricordiamo al proposito un concerto da antologia a Milano, nell’88...) un entusiasmante mix sonoro nel quale la musica nera attingeva, oltre che nel rock e nel pop, nel funk, nel rap, nella dance, persino nella classica e nella sinfonica. Se c’era un artista crossover, questo era lui. A volte squassato da devastanti furori psichedelici.
Sono passati tanti anni. Il nostro si è perso e ritrovato, fra crisi personali e baruffe con le multinazionali del disco, ma ha sempre mantenuto un tocco musicale di primissimo livello. Un’originalità e una freschezza di ispirazione difficili da trovare in tanti ragazzetti di primo pelo.
“Hit n Run” è il trentacinquesimo album di una carriera discografica cominciata nel ’78 con “For you” e che ha conosciuto perle assolute come “Purple rain” (’84) e “Lovesexy” (’88). Il termine del titolo (qualcosa del tipo “colpisci e scappa”...) sta a indicare uno show a sorpresa, di quelli annunciati con pochi giorni o addirittura poche ore di anticipo. Abitudine che l’artista statunitense coltiva da anni.
Undici brani per quaranta minuti scarsi nei quali il nostro spazia fra le sue varie passioni e “specialità” musicali. Andiamo allora dalle ballate di “This could b us” (che per la verità stava già in un disco precedente) all’elettronica di “X’s face”, fino alla dance di “Fallinlove2nite” e “Ain’t about to stop” (con Rita Ora), con citazioni più o meno esplicite di sue cose del passato. E ampio uso di campionamenti.
Se poi vogliamo dirla tutta, da molti anni e molti dischi la grandezza di Prince - che dal vivo non teme paragoni, un suo concerto rimane un’esperienza da non perdere - stenta a emergere anche in sala di registrazione. Chissà, forse ne è consapevole lui stesso, considerato il riferimento del titolo...
Con lui nel disco le “3rdeyegirl”, ovvero Donna Grantis, Ida Nielsen e Hannah Ford Welton, che hanno detto: «È fenomenale, ci sono moltissime hit in questo album. È bizzarro, c’è un suono molto sperimentale. Sono un sacco di hit una dietro l'altra e conquisteranno i fan che amano ascoltare quello che Prince ha da dire, invece di volere sempre e solo il classico suono “alla Purple Rain”...».
Si diceva delle baruffe con le major. Sembrava fosse tutto passato, a giudicare almeno dai due album pubblicati lo scorso anno dalla Warner. Ma questo nuovo lavoro esce solo su Tidal, il servizio di streaming di Jay-Z, l’unico luogo virtuale dove è attualmente presente il catalogo di Prince in streaming.
4-12 COFANETTO SPRINGSTEEN
Il 4 dicembre 2015 Columbia Records pubblicherà The Ties That Bind: The River Collection di Bruce Springsteen. Il cofanetto, che offre una retrospettiva completa sul periodo di The River, contiene 52 brani con tantissimo materiale inedito (4 CD), e 4 ore di immagini inedite (3 DVD). Il box set comprende: il doppio album The River originale; la prima release ufficiale di The River: Single Album; un CD di outtake 1979/80; un doppio DVD con immagini mai viste prima, con nuovo montaggio e riprese multicamera, tratte dal famoso show di Springsteen del 1980 a Tempe, in Arizona (definito da tutti un concerto imperdibile e mai pubblicato); un nuovo documentario su The River intitolato The Ties That Bind e un libro illustrato contenente 200 foto rare o inedite e cimeli più un nuovo saggio di Mikal Gilmore.
The River, quinto album di Springsteen, uscì il 17 ottobre 1980 come doppio album e raggiunse la posizione n. 1 della classifica Top 200 di Billboard. Nelle sue note, il giornalista Mikal Gilmore definisce The River di Springsteen “l’album cardine: la cerniera tra le ambiziose agitazioni che l’avevano preceduto e i tumulti musicali più stringati, e talvolta lo storytelling da brivido, che seguirono”. (Due CD, recentemente rimasterizzati)
The River: Single Album è l’album di dieci brani che Springsteen incise nel 1979 come seguito di Darkness On The Edge Of Town del 1978 senza mai pubblicarlo. “Alle canzoni mancava quella sorta di coesione e intensità concettuale che mi piace avere nella mia musica. Così sono tornato in studio di registrazione”, scrisse nel libro di testi e immagini Songs. Le prime sessioni segnarono l’inizio di un lungo e prolifico viaggio durato 18 mesi. Sette dei dieci brani di The River: Single Album finirono su The River, alcuni dei quali con testi e arrangiamenti diversi, mentre outtake come “Cindy” e una versione rockabilly di “You Can Look (But You Better Not Touch)” non trovarono spazio sul disco. Ora, per la prima volta, The River: Single Album è finalmente disponibile.
Il quarto CD contenuto nel cofanetto è The River: Outtakes, che abbraccia le intere sessioni di registrazione di The River tra il 1979 e il 1980 e mostra tutta la profondità e la varietà della musica di Springsteen di quel periodo. Gli undici brani in tracklist sono rarità mai pubblicate finora, e in buona parte sono anche totalmente sconosciuti persino ai fan, abituati ormai a considerare le outtake di Springsteen come dei veri e propri segreti. Le undici outtake del “Record One” sono state mixate da Bob Clearmountain e masterizzate da Bob Ludwig. Altre undici outtake, quelle del “Record Two”, sono tratte dal cofanetto Tracks e da Essentials, e sono finalmente raccolte in un unico disco.
The Ties That Bind è un nuovo documentario di 60 minuti diretto da Thom Zimny contenente un’intima intervista a Springsteen, nel corso della quale l’artista riflette sul lungo e tumultuoso periodo in cui The River fu scritto e registrato. Il film alterna il racconto del retroscena delle canzoni – con Springsteen che le illustra eseguendole da solo con la chitarra acustica – a immagini dei concerti dell’epoca e rare foto di Bruce e la sua band, dentro e fuori dallo studio di registrazione.
L’ultima chicca video, Bruce Springsteen & The E Street Band: The River Tour, Tempe 1980, è un nuovo film realizzato con il materiale ripreso professionalmente nel 1980 utilizzando quattro telecamere e registrato in audio multitraccia. Il film contiene 24 canzoni (2 ore e 40 minuti) su 2 DVD tratte dal concerto che Springsteen tenne il 5 novembre 1980 alla Arizona State University di Tempe. Ampiamente riconosciuta come una delle migliori performance di Bruce, questo show intenso contiene le prime versioni live di più della metà dei brani che compongono The River. Il film include anche 20 minuti di immagini tratte dalle prove del River Tour, svoltesi a fine settembre 1980 a Lititz, in Pennsylvania, che mostrano Springsteen e la E Street Band lavorare agli arrangiamenti live di quello che allora era materiale inedito tratto dall’album che di lì a breve sarebbe stato pubblicato. Il film è stato recentemente montato dal regista Thom Zimny, collaboratore abituale di Bruce e vincitore di Grammy ed Emmy; l’audio è stato mixato in stereo e surround 5.1 da Bob Clearmountain partendo dalle registrazioni multitraccia originali, e infine masterizzato da Bob Ludwig.
The Ties That Bind: The River Collection è racchiuso in un cofanetto 10’’ x 12’’ (25,40 cm x 30,48 cm) che contiene un libro con copertina rigida e 148 pagine illustrate da 200 foto in studio e dal vivo (buona parte delle quali mai pubblicate finora), oltre a pagine degli appunti di Springsteen, copertine dei singoli, immagini e outtake tratte dal packaging originale dell’album, più altri cimeli. Le note di copertina includono un nuovo saggio dil Gilmore, la recensione originale dell’album pubblicata da Rolling Stone nel 1980, e i commenti aggiornati di Springsteen su The River tratti dal libro
Songs del 1998.
The Ties That Bind: The River Collection è disponibile per il pre-order su Amazon 4 CD / 3 DVD oppure 4 CD / 2 Blu-ray e iTunes .
Per ulteriori informazioni su Bruce Springsteen e la E Street Band:
http://www.brucespringsteen.net/
http://www.facebook.com/brucespringsteen
http://www.twitter.com/springsteen
CD 1
The River - Record One
1 The Ties That Bind
2 Sherry Darling
3 Jackson Cage
4 Two Hearts
5 Independence Day
6 Hungry Heart
7 Out In The Street
8 Crush On You
9 You Can Look (But You Better Not Touch)
10 I Wanna Marry You
11 The River
CD 2
The River - Record Two
1 Point Blank
2 Cadillac Ranch
3 I'm A Rocker
4 Fade Away
5 Stolen Car
6 Ramrod
7 The Price You Pay
8 Drive All Night
9 Wreck On The Highway
CD 3
The River: Single Album
1 The Ties That Bind
2 Cindy
3 Hungry Heart
4 Stolen Car (Vs. 1)
5 Be True
6 The River
7 You Can Look (But You Better Not Touch) (Vs. 1)
8 The Price You Pay
9 I Wanna Marry You
10 Loose End
CD 4
The River: Outtakes
Record One
1 Meet Me In The City
2 The Man Who Got Away
3 Little White Lies
4 The Time That Never Was
5 Night Fire
6 Whitetown
7 Chain Lightning
8 Party Lights
9 Paradise By The “C”
10 Stray Bullet
11 Mr. Outside
Record Two
12 Roulette
13 Restless Nights
14 Where The Bands Are
15 Dollhouse
16 Living On The Edge Of The World
17 Take 'em As They Come
18 Ricky Wants A Man Of Her Own
19 I Wanna Be With You
20 Mary Lou
21 Held Up Without A Gun
22 From Small Things (Big Things One Day Come)
DVD 1
The Ties That Bind (Documentary)
DVD 2
The River Tour, Tempe 1980
Concert – Part 1
1 Born To Run
2 Prove It All Night
3 Tenth Avenue Freeze-Out
4 Jackson Cage
5 Two Hearts
6 The Promised Land
7 Out In The Street
8 The River
9 Badlands
10 Thunder Road
11 No Money Down
12 Cadillac Ranch
13 Hungry Heart
14 Fire
15 Sherry Darling
16 I Wanna Marry You
17 Crush on You
18 Ramrod
19 You Can Look (But You Better Not Touch)
DVD 3
The River Tour, Tempe 1980
Concert – Part 2
1 Drive All Night
2 Rosalita (Come Out Tonight)
3 I'm A Rocker
4 Jungleland
5 Detroit Medley
6 Where The Bands Are (Credits)
BONUS: The River Tour Rehearsals
- Ramrod
- Cadillac Ranch
- Fire
- Crush On You
- Sherry Darling
mercoledì 14 ottobre 2015
ARCADE FIRE, The Reflektor Tapes oggi e domani al cinema
Arriva oggi e domani nelle sale italiane (a Trieste a “The Space” delle Torri) il film degli Arcade Fire “The reflektor tapes”. Presentata in anteprima al festival di Toronto, la pellicola è un’opera a metà strada fra un “making of” dell’album “Reflektor” e un filmato dal vivo dell’ultimo tour della band canadese, con l’aggiunta di interviste, immagini private nel backstage e fuori dalle scene.
«Ci sono immagini del tour - dicono i fratelli Win e Will Butler, fondatori del gruppo - in cui siamo stati molto vicini a mettere in scena esattamente quello che immaginavamo nelle nostre teste. Siamo stati fortunati perchè sin dall’inizio avevamo accanto a noi Kahlil Joseph (regista del film, vincitore nel 2013 del premio Grand Jury al Sundance Film Festival per il miglior cortometraggio - ndr), pronto a documentare tutto questo».
Per la band canadese non si tratta della prima incursione nel cinema. Nel 2011 avevano scritto con Spike Jonze un film (poi diventato quasi un “cult”) ispirato al disco “The suburbs”. E nel 2013 il video della loro “Reflektor” era stato firmato dal celebre fotografo e regista Anton Corbijn.
Ora arriva - secondo le note di produzione - questa «esperienza cinematografica unica, un paesaggio sonoro e visivo caleidoscopico, un incrocio tra documentario, arte, musica e storia personale per narrare la creazione dell'ultimo album della band». Con la presentazione in anteprima assoluta per il cinema di un nuovo brano inedito.
“The Reflektor Tapes” racconta la nascita di un album, la vita degli artisti mentre stanno lavorando alla nuova opera, e tanto altro. Il film ripercorre l’esperienza dell’album, tracciando passo dopo passo il percorso creativo della realizzazione del disco, dalle prime fasi della scrittura in Giamaica alle sessioni di registrazione a Montreal, dal concerto improvvisato in un hotel haitiano a Carnevale, fino ai concerti a Los Angeles e Londra. Gli Arcade Fire hanno debuttato nel 2004 con l’album “Funeral”, apprezzato da critica e pubblico. Il successivo “Neon Bible”, pubblicato nel 2007, ha scalato le classifiche inglesi e americane.
martedì 13 ottobre 2015
13-11 esce Roma Live! dei BAUSTELLE
Esce venerdì 13 novembre ROMA LIVE!, il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera arricchito da uno speciale artwork ad opera di Malleus, studio artistico e grafico di grande fama nel mondo dell’art-rock.
Registrato nel corso del loro tour più recente, intrapreso tra il 2013 e il 2014 per presentare le canzoni dell’album “Fantasma”, l’album è un disco live e al tempo stesso una raccolta di grandi successi: la scaletta prevede 14 brani tra cui spiccano le due cover inedite “Signora ricca di una certa età”, versione in italiano di “Lady of a certain age” dei Divine Comedy e “Col tempo” di Leo Ferrè.
Registrato a Roma nel corso di tre concerti in tre diverse location – la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, l’ex-Mattatoio di Testaccio e l’Auditorium della Conciliazione – con tre diverse formazioni (con orchestra sinfonica, con sezione fiati e con quartetto d’archi), l'album offre una scaletta di grande varietà dal punto di vista sonoro, con tutti i classici del gruppo completamente riarrangiati.
“Il tour di "Fantasma" è stato molto importante per i Baustelle, e un'occasione per mostrare al pubblico le varie facce di un disco abbastanza complesso. – racconta Francesco Bianconi - Un disco che abbiamo portato in giro in versione sinfonica, in versione rock e anche in una acustica, da camera. Abbiamo registrato tutti i concerti, sapendo che si trattava di eventi speciali e per noi molto emozionanti. Riascoltando, a freddo, ci siam detti: perché non fissarle per sempre, queste emozioni? Lo facciamo, un disco dal vivo? Lo abbiamo fatto: un disco live fatto di tre diversi concerti romani. Chiamatela pure celebrazione, o mancanza di nuove idee, ma dopo tanti anni di strada assieme, ce lo meritiamo, noi e il nostro pubblico”.
Dell’album, disponibile su cd singolo, verrà anche realizzata una versione in LP doppio vinile 180 grammi a tiratura limitata e numerata
The Hunting Dogs premiati a festival rock Zagabria
La fiumana Alba Nacinovich e il goriziano Marco Germini hanno vinto. The Hunting Dogs - questo il nome che hanno scelto per il loro duo - si sono infatti aggiudicati a Zagabria il “Premio per l'innovazione musicale” del Karlovacko RockOff Festival, conferito dall’Associazione croata dei compositori attraverso una giuria composta da musicisti, produttori e giornalisti musicali della vicina repubblica.
Già a settembre i due musicisti avevano entusiasmato pubblico e critica presenti alla prima fase del festival. Qualcuno aveva infatti scritto: «L’electro duo The Hunting Dogs ha dominato il palco in sintonia perfetta, con una moltitudine di strumenti diversi ha creato una situazione che nessuno abbia mai visto in Croazia prima d’ora».
Ora è arrivato il premio, a conclusione di un percorso che aveva visto all’inizio ben 192 band e artisti partecipanti alle selezioni, che avevano portato The Hunting Dogs nella “top five” del festival croato.
Oltre al premio vinto (cento ore di registrazione in studio con un produttore e la realizzazione di un video), Alba e Marco ora suoneranno nel tour promozionale del Festival Karlovacko e sono già stati inseriti nel cd della competizione, una compilation che raccoglie i singoli delle migliori 17 band. Il loro disco “Out to hunt” - che loro definiscono “un album di electro-shocked pop”, ben accolto dalla critica e premiato al contest “Sing Happy”, ad Arezzo Wave - è disponibile sia in vinile che in digitale.
Marco Germini è un esperto di musica elettronica e colonne sonore, Alba Nacinovich viene dal rock e dal cantautorato. Si sono incontrati a Trieste, dove entrambi frequentavano il corso di jazz del Conservatorio Tartini. Lì è scoccata la scintilla artistica e i due hanno deciso di proseguire assieme la strada della ricerca e della sperimentazione, formando un duo. «Lavoriamo assieme dal 2012 - dicono -, il nome lo abbiamo scelto mutuando il titolo di uno dei primi brani composti insieme: incarnava alla perfezione quel desiderio feroce (prendendo in prestito una definizione di Keith Jarrett) che a parer nostro è la musica, in cui tecnica e conoscenza sono sì necessari, ma a guidarli resta sempre l’istinto e la sua imprevedibilità».
venerdì 9 ottobre 2015
ADDIO A SERGIO CONTI, batterista triestino, suonò con Mina, Luttazzi, Morricone...
Aveva suonato con Mina, Ennio Morricone, Lelio Luttazzi. Ma anche con musicisti e direttori d’orchestra come Armando Trovajoli, Bruno Canfora, Gianni Ferrio. Il batterista Sergio Conti è morto a Roma, a 84 anni. Era nato a Trieste, dove tornava sempre volentieri, anche se viveva nella capitale ormai da più di mezzo secolo.
Faceva parte di quella generazione dei giovani triestini del dopoguerra come Lelio Luttazzi, Teddy Reno, Franco Vallisneri, Gianni Safred, Franco Russo, Gino Cancelli, Danilo Ferrara e tanti altri, che erano cresciuti a contatto con i musicisti americani residenti o di passaggio a Trieste. A cavallo fra la fine degli anni Quaranta e l’alba dei Cinquanta in città si era infatti creata una particolare atmosfera, un fertile mix che, tra club, locali e produzioni radiofoniche, offriva moltissime occasioni innanzitutto di formazione musicale, ma poi anche di lavoro ed esperienze professionali di alto livello.
Trasferitosi a Roma alla fine degli anni Cinquanta, la sua solida preparazione musicale unita a una naturale musicalità gli permette di trovare lavoro subito e senza difficoltà. Stavano per arrivare gli anni del boom, l’Italia viveva un periodo di rinascita e c’erano occasioni per tutti quelli che erano in grado di coglierle.
Il giovane Sergio comincia allora a suonare con l’allora grande orchestra della Rai diretta da direttori come Trovajoli, Canfora, Ferrio, Luttazzi. Partecipa così a quella stagione della televisione, ma più in generale della musica e dello spettacolo in Italia, caratterizzata da una qualità e uno stile tuttora ineguagliati.
Non si possono dimenticare programmi come Studio 1, Teatro 10, la grande tv in bianco e nero che ancora fa capolino nelle riproposizione delle Teche Rai. In quelle produzioni, dietro alla batteria, in un impeccabile smoking, c’è sempre Sergio Conti. A fianco di Mina, Luttazzi, Celentano e tanti altri personaggi che hanno scritto la storia della televisione, oltre che della musica, nel nostro Paese.
«Era un grande amante del jazz e in generale della musica americana - ricorda il batterista triestino e direttore della Casa della musica Gabriele Centis -, prediligeva il suono delle big band e adorava la pulsazione dello swing, in cui era maestro: una passione che condivideva con Lelio Luttazzi. Lo considero un maestro, con il suo “suono americano” e uno “spazzolato” fenomenale. Ci mancherà...».
THE HUNTING DOGS stasera a festival rock zagabria
Lui si chiama Marco Germini, viene da Gorizia. Lei è Alba Nacinovich, originaria di Fiume. Assieme si chiamano The Hunting Dogs. Stasera partecipano alla fase finale del Karlovacko RockOff Festival di Zagabria, considerato il più importante festival per band emergenti della Croazia, in corso al Katran della capitale della vicina repubblica ex jugoslava.
Marco e Alba sono entrati nella “top five” del festival croato (in palio: cento ore di registrazione in studio con un produttore, la realizzazione di un video e un tour promozionale), superando una dura selezione che partiva dalle 192 band iscritte alla rassegna. Il mese scorso, durante la prima fase del festival, la loro esibizione è stata così commentata: «L’electro duo The Hunting Dogs ha dominato il palco in sintonia perfetta, con una moltitudine di strumenti diversi ha creato una situazione che sono sicura nessuno abbia mai visto in Croazia prima d’ora».
Il duo ha recentemente pubblicato il disco “Out to hunt”, che loro definiscono “un album di electro-shocked pop”, ben accolto dalla critica e premiato al contest “Sing Happy”, ad Arezzo Wave. Un loro brano è stato scelto come colonna sonora dello spot pubblicitario di un famoso marchio di scarpe sportive.
Ma chi sono Marco Germini e Alba Nacinovich? Il primo è un esperto di musica elettronica e colonne sonore, la seconda viene dal rock e dal cantautorato. Si sono incontrati a Trieste, dove entrambi frequentavano il corso di jazz del Conservatorio Tartini. Lì è scoccata la scintilla artistica e i due hanno deciso di proseguire assieme la strada della ricerca e della sperimentazione, formando un duo.
«Lavoriamo assieme dal 2012 - dicono -, il nome lo abbiamo scelto mutuando il titolo di uno dei primi brani composti insieme: incarnava alla perfezione quel desiderio feroce (prendendo in prestito una definizione di Keith Jarrett) che a parer nostro è la musica, in cui tecnica e conoscenza sono sì necessari, ma a guidarli resta sempre l’istinto e la sua imprevedibilità».
Ancora Alba e Marco: «La necessità di cacciare risalta poi ancor di più quando si ha a che fare (o meglio, smanettare) con nuove tecnologie, in cui di sentieri battuti semplicemente non ce n’è. Scoprire infine che The Hunting Dogs è anche una costellazione, formata proprio da due cani da caccia, era un segno che non potevamo ignorare. Se ancora non bastasse, l’acronimo Thd significa anche Total Harmonic Distorsion».
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