lunedì 4 gennaio 2016

UN ANNO SENZA PINO DANIELE, su Articolo 21

di Carlo Muscatello . . . Un anno senza Pino Daniele è anche un anno ancora e sempre con la sua musica, ascoltando la quale mi tornano in mente le tante interviste che ho avuto la fortuna di fargli. Ricordo la prima, alla fine degli anni Settanta, per la Rai del Friuli Venezia Giulia, in occasione di un suo concerto a Gorizia. Mi ero preparato tante domande “intelligenti”, per non sfigurare dinanzi a colui che stava spazzando via l’immagine oleografica, da cartolina, stile “mandolino pizza e ammore”, che aveva contraddistinto fino ad allora la Napoli della canzone. Lui mi rispose con semplicità, spiazzandomi: “Sai, a mmè me piace sunà…”. Concetto ripreso in musica, di lì a poco, nel classico “A me me piace ‘o blues” (dall’album “Nero a metà”, uscito nel 1980, uno dei suoi dischi capolavoro). Eravamo ragazzi. Ed era un’epoca magica e irripetibile in cui tutto sembrava possibile. Volevamo cambiare il mondo e ci siamo limitati a cambiare la musica, forse il costume, liberandoci dai suoni che ci giravano attorno e sapevano di stanze chiuse, vecchie, dall’aria stantia, che avevano bisogno soltanto di qualcuno che spalancasse le finestre. Pino Daniele è stato uno di questi. Ci ha liberato da una napoletanità vecchia. Nel corso degli anni ha pescato nel blues e nel jazz, ha inseguito l’Africa e l’Oriente e a un certo punto persino i canti gregoriani. Per un periodo ha smesso di cantare in quell’anglonapoletano che è stato il suo miglior marchio di fabbrica. Ma in fondo è rimasto l’ex scugnizzo nato in un sottoscala di Vico foglie a Santa Chiara, primo di sei figli, cresciuto da due zie per i problemi economici dei suoi genitori. Guaglione cresciuto per strada, in mezzo alla camorra e alla povertà, cui il grande amore per la musica ha salvato la vita. Almeno fino a quando il suo debole cuore gli ha presentato il conto. Una trentina d’anni dopo, l’ultima delle tante interviste per il quotidiano Il Piccolo. In occasione di un concerto a Trieste, in piazza dell’Unità, d’estate. Per quel tour aveva richiamato con sé i vecchi compagni delle origini: da James Senese a Tony Esposito, da Tullio De Piscopo a Rino Zurzolo. Mi disse fra l’altro: «Trent’anni di musica mi hanno portato a esplorare i suoni e le culture dei tanti paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dall’Africa al Medio Oriente. Ma a un certo punto mi è tornata la voglia di raccontare al pubblico la mia storia musicale sin dalle origini. Che ne so, sarà stata la nostalgia per le atmosfere, i suoni, se vuoi anche le speranze di allora». E poi, quasi in una sorta di testamento civile: «Da ragazzo ne ho viste di tutti i colori. Posso dire che la musica mi ha salvato la vita. Napoli è avvolta da quel grande cancro che è la camorra, dipende come buona parte del Sud da un vero e proprio contropotere che si chiama criminalità organizzata. Ma l’emergenza Napoli è l’emergenza Italia, un Paese in cui non si ha più fiducia nelle istituzioni, troppo vecchie e lontane dalla gente». Ancora: «La rinascita deve partire dalla scuola, dalla comunicazione, dall’informazione, dalla cultura, magari da internet. Napoli e tutto il Sud devono uscire da una mentalità che per decenni è stata come una pesante zavorra. È necessaria una collaborazione con lo Stato, con le istituzioni. Bisogna far vedere ai ragazzi, sin da giovani, che esiste un’alternativa nella legalità». E infine: «C’è un lungo lavoro da fare, sarà un percorso lungo. Ma alcuni segnali ci sono, in tutto il Sud, proprio sul fronte della legalità. La speranza come sempre sono le giovani generazioni, che si stanno finalmente rendendo conto che questa situazione non può andare avanti. E che le alternative sono possibili». Insomma, a Pino Daniele piaceva suonare. Ma sapeva guardare e leggere le cose della vita e del nostro Paese ben al di là delle corde della sua chitarra. E meglio di tanti nostri politici.

QUO VADO? di CHECCO ZALONE: 22 milioni di euro e 3 milioni di presenze in 3 giorni

“QUO VADO?” STRACCIA TUTTI I RECORD: NEL SUO PRIMO WEEKEND DI PROGRAMMAZIONE RAGGIUNGE OLTRE 22 MILIONI DI EURO CON 3 MILIONI DI PRESENZE “QUO VADO?”, prodotto da Pietro Valsecchi per TAODUE FILM, distribuito da MEDUSA (in oltre 1.200 schermi) e diretto da Gennaro Nunziante, straccia tutti i record al boxoffice: nel suo primo weekend di programmazione totalizza oltre 22 milioni di Euro (€ 22.248.121) con oltre 3 milioni di presenze (3.060.698). Lo stesso risultato ottenuto da "Star Wars Il risveglio della Forza" in diciotto giorni di programmazione (22.347.677). Pietro Valsecchi commenta così questo straordinario risultato: "Il 2016 inizia nel segno della CHECCOMANIA. Checco è tutti noi con i nostri pregi e i nostri difetti. E infatti in questi tre giorni Zalone ha conquistato l'Italia, dal Presidente del Consiglio al Ministro della Cultura, da Adriano Celentano che oggi scrive in prima pagina sul Corriere della Sera fino a tutti gli altri spettatori in coda nei cinema per vedere Quo vado?. Ora dobbiamo tutti ripartire da questo successo, noi compresi, per trovare nuove idee, nuovi talenti e un modo diverso di raccontare l'Italia. Il risultato di Quo vado? ci dice che possiamo superare il cinema hollywoodiano e che, come succede da anni in Francia, possiamo trovare una strada originale e di successo per il nostro cinema, senza complessi di inferiorità. Ringrazio Piersilvio Berlusconi e il gruppo Mediaset per avermi appoggiato nella sfida di portare al cinema Checco Zalone fin dal primo film, dandomi la massima libertà e il massimo supporto. Quo vado? Non è un film "buonista", è un film su uomo che trova la felicità - e la trova nel momento in cui lascia il posto fisso. Viva l'Italia!"

SPRINGSTEEN IN ITALIA NEL 2016?

Sul fronte dei concerti, il botto del 2016 potrebbe essere Bruce Springsteen. Finora il sito ufficiale del rocker del New Jersey ufficializza soltanto una manciata di date americane, dal 16 gennaio a Pittsburgh al 17 marzo di Los Angeles. Ma “The river tour 2016” non terminerà di certo nella città degli angeli. E non è difficile pronosticare un passaggio, più o meno lungo, nella vecchia Europa. C’è però un altro indizio che porta al Boss. Ed è tutto italiano. Nel sito della Barley Arts di Claudio Trotta, l’agenzia che organizza i concerti italiani di Springsteen, dopo un bilancio dell’anno trascorso (molto positivo, con oltre trecento concerti organizzati e un picco raggiunto al concerto tenutosi all’autodromo di Imola, a luglio, con oltre 92mila per gli australiani Ac/Dc...), il patron dell’agenzia scrive: «Altre e tante belle opportunità per il 2016 si aggiungeranno (i Cure, il tour acustico di Brian May e Kerry Ellis - ndr), non escludo e mi auguro l’inaugurazione dell’anno nuovo con i botti o meglio con le botti piene di ...acqua di fiume :-)))». E quando si parla di un fiume, nel rock, e soprattutto nell’anno di “The river tour 2016”, il pensiero galoppa veloce verso il corso d’acqua celebrato quarant’anni fa, e ripreso proprio recentemente, da Springsteen. Che quest’anno dovrebbe sfornare anche un nuovo album. Ma bando alle speranze e passiamo alle date certe, già annunciate. Trieste per ora schiera sei appuntamenti, fra inverno e primavera, al Rossetti: Carmen Consoli sabato 13 febbraio, Battiato e Alice lunedì 15 febbraio (debutto del tour, dopo l’anteprima del 13 febbraio a Carpi), Luca Carboni mercoledì 23 febbraio, Chris Cornell venerdì 15 aprile, Gianna Nannini mercoledì 20 aprile, Steven Wilson martedì 26 aprile. L’estate porta un megaconcerto in piazza dell’Unità, dove martedì 26 luglio arrivano gli Iron Maiden. Area Nordest. Domenica 14 febbraio Massive Attack a Padova (Gran Teatro Geox), domenica 3 aprile Anastacia debutta con il tour europeo da Padova, giovedì 14 aprile Daniele Silvestri al Nuovo di Udine, domenica 8 maggio Enrique Iglesias al palasport di Zagabria, lunedì 9 maggio Muse a Vienna (Stadthalle), mercoledì 11 maggio i 2Cellos aprono il nuovo tour europeo all’Arena di Verona, giovedì 19 maggio Ac/Dc allo stadio di Vienna, martedì 28 giugno Black Sabbat sempre nella capitale austriaca (Stadthalle), e mercoledì 26 ottobre Cure ancora a Vienna. Resto d’Italia. L’8 gennaio comincia dal palasport di Ancona il tour de Il Volo (anteprima il 6 gennaio al Pala Remo Maggetti di Roseto degli Abruzzi, Teramo). Claudio Baglioni e Gianni Morandi, ovvero i Capitani coraggiosi, dopo le dodici date romane dello scorso settembre, riprendono la navigazione il 19 e 20 febbraio da Padova (successivi “porti”: 23, 24 e 25 febbraio a Milano, 27 e 28 febbraio a Firenze, 2 ,3 e 4 marzo a Napoli, 7 marzo a Roma, 11 e 12 marzo ad Acireale, 14 marzo a Eboli, 16 marzo a Pesaro, 18 e 19 marzo a Torino, 22 e 23 marzo a Bologna). Francesco De Gregori riparte in tour il 5 marzo da Roma. Alex Britti torna in tour dal 18 marzo a Cesena; poi 31 Pescara, 2 aprile Mantova, 8 Torino, 9 Padova, 15 Lecce, 18 Milano, 22 Palermo, 23 Catania, 27 Napoli, 6 maggio Frosinone, 19 Lucca. Mariah Carey, che torna in Europa per la prima volta dopo tredici anni, il 16 aprile fa tappa al Forum di Assago, Milano, con il tour “Sweet sweet fantasy”. Il Forum vedrà anche di nuovo sul palco Elio e Le Storie Tese, che debuttano a Milano il 29 aprile. I Muse a partire dal 14 maggio sono a Milano, anche loro ad Assago. E siamo alla regina del pop internazionale: Adele sarà il 28 e 29 maggio all’Arena di Verona (biglietti già tutti venduti). Vasco Rossi con il suo “Live Kom 016” all’Olimpico di Roma per ben quattro date: 22, 23, 26 e 27 giugno. Anche Laura Pausini negli stadi: il 4 giugno a Milano, l’11 a Roma e il 18 a Bari. I Pooh per festeggiare mezzo secolo di carriera richiamano il batterista Stefano D’Orazio e l’antico bassista Riccardo Fogli: in un inedito quinteto saranno il 10 e 11 giugno a Milano, stadio di San Siro, il 15 giugno all’Olimpico di Roma il 15, il 18 giugno allo stadio di Messina. Dicono che saranno le date del definitivo addio, ma il mondo del pop e del rock ci ha ormai abituato, in Italia e ancora più all’estero, ad “addii virtuali”, dopo i quali ci sono sempre degli “eccezionali ritorni”... Ma andiamo avanti. Modà 18 e 19 giugno a Milano, San Siro, e 25 giugno a Cagliari. Il 13 luglio a San Siro arriva Rihanna, con l’unica (per ora) tappa italiana del suo The Anti World Tour. Skunk Anansie 14 luglio a Pistoia, il 15 a Roma, il 17 a Piazzola sul Brenta (Padova), dopo l’anteprima del 17 febbraio a Milano. Alessandra Amoroso propone due anteprime del tour estivo il 27 maggio a Roma e il 30 a Milano. Dopo l’estate Zucchero (nuovo album in uscita a maggio) fa le cose in grande con dieci concerti di fila all’Arena di Verona, a partire dal 16 settembre. Biagio Antonacci sarà il 7, 9 e 10 settembre al Forum di Assago, Milano, e il 14, 16 e 17 al Palalottomatica di Roma. Sei date anche per Emma Marrone: 16 e 17 settembre ad Assago, Milano, 23 e 24 settembre a Roma, 30 settembre e primo ottobre a Bari. Attesa anche per i Cure che il 29 ottobre saranno all’Unipol Arena di Bologna, per spostarsi poi a Roma e Milano. Justin Bieber con il Purpose World Tour sarà il 19 e 20 novembre a Bologna, all’Unipol Arena.

UN ANNO SENZA PINO DANIELE

I primi flash mob annunciati dalla rete richiameranno oggi a raccolta voci e chitarre dei fan, dalla 'sua' piazza del Plebiscito alla strada del centro storico che gli è stata intitolata. E ancora: mostre fotografiche, visite guidate, eventi musicali, tributi ed iniziative editoriali, dirette sul web, in attesa dell'apertura entro marzo di una sezione permanente del Museo della Pace a lui dedicata: ad un anno dall'improvvisa scomparsa, avvenuta la sera del 4 gennaio del 2015, la presenza di Pino Daniele a Napoli è più viva che mai. Se le ceneri del musicista, che furono esposte al Maschio Angioino, riposano da qualche giorno in Toscana, la sua città dopo aver 'rivendicato' e ottenuto il secondo funerale, pianto e cantato, non ha smesso di ricordare in ogni occasione uno dei suoi artisti-simbolo più amati di sempre. Alla memoria del musicista, e a quella di Luca de Filippo, è stato dedicato infatti il concertone di san Silvestro (con la partecipazione del fratello cantautore Nello) così come quello di Capodanno dell'Orchestra Scarlatti: ma sono questi solo gli ultimi anelli di una catena infinita di omaggi affettuosi che si sono susseguiti per tutto il 2015, compresi quelli di Vasco Rossi, Jovanotti, Ramazzotti e Senese, nei concerti estivi al San Paolo. Fino a saluti di Raiz in occasione dello spettacolo 'Passione live', direttore artistico Federico Vacalebre, al Palapartenope, appena qualche giorno fa. Intanto per volontà della famiglia dell'artista è nata la 'Fondazione Pino Daniele trust onuls', l'Ente no profit promotore di iniziative culturali, sociali e musicali: primo obiettivo l'apertura di una 'installazione museale permanente' che sarà chiamata "Pino Daniele Alive", frutto dell'accordo con la Fondazione Mediterraneo, ospitata nel Museo della Pace con sede nello storico edificio dell'ex Grand Hotel de Londres, tra piazza del Municipio e Via Depretis. "I lavori per la parte strutturale sono terminati - conferma Michele Capasso, presidente della Fondazione che opera da 25 anni per il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel Mondo - Giorgio Verdelli e Sergio Pappalettera, il grafico che ha realizzato tante copertine dei suoi dischi, stanno facendo un lavoro straordinario e speriamo che l'apertura possa coincidere con il 19 marzo, giorno del compleanno di Pino. Abbiamo messo a disposizione sette sale del primo piano del museo, dove vi saranno installazioni interattive, megaschermi touch screen, video mapping. Sarà ricostruito il suo studio con gli strumenti e amplificatori e, grazie a un ologramma, si potrà rivedere Pino suonare. Una sala molto scura sarà dedicata al blues, una più colorata alle sonorità mediterranee". Sono nati anche tour turistici (ispirati dal libro dei giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa, "Napule è... I luoghi di Pino Daniele") che portano all'ex vicoletto Donnalbina,(che il Comune ha voluto intitolargli in deroga alla disposizione che impone un lasso di tempo di dieci anni dalla morte), a via Santa Maria la Nova n. 32 dove l'artista visse, al bar Battelli dove iniziò a suonare. Altra tappa è il murales di Zemi, il più noto tra i vari realizzati dai writers napoletani, in largo Ecce Homo. Tra le tante iniziative previste per domani: alle 18,30 al Punto Mondadori - Amodio di Port'Alba, Iocisto presenta il libro: "Ho sete ancora 16 scrittori per Pino Daniele", con Titti Marrone, Peppe Lanzetta e Marco Zurzolo, che in serata si esibirà alla libreria Berisio. Al Museo Pan, Alessandro D'Urso, autore delle foto della mostra "20 anni con Pino", e suo amico, accompagnerà il pubblico in due 'maxi visite guidate speciali' (ore 12.00 e 17.00) e presenterà alle 16,30 minuti di video inediti (apertura straordinaria della mostra fino alle 23.00). Pubblicazioni speciali sono annunciate dai quotidiani: dalla edizione napoletana di Repubblica, dal Corriere del Mezzogiorno e dal Mattino che ha organizzato anche una diretta web per l'intera giornata con interventi tra gli altri di Fiorello, Tullio De Piscopo, Sergio Cammariere, James Senese, Rocco Hunt, Teresa De Sio, Pietra Montecorvino, Serena Autieri, Enzo Gragnaniello, Raiz, Sal Da Vinci e con i contributi dei cittadini raccolti in piazza Dante. E nel nome di Pino Daniele è nato a dicembre anche un centro chiamato 'O Giò, per le attività giovanili di Palma Campania, finanziato dal Programma operativo nazionale sicurezza. (Ansa)

sabato 2 gennaio 2016

LIBRO SU NEIL YOUNG

In tempi non sospetti ha mollato prima le droghe (“The needle and the damage done”, l’ago e il danno fatto, stava nell’album “Harvest”, del ’72) e poi la bottiglia. Molto più recentemente, prima dei settant’anni, compiuti nel novembre scorso, ha ufficializzato il nuovo legame con l’attrice Daryl Hanna, conosciuta a una marcia di protesta per una delle tante giuste cause dei liberal americani, e motivo della fine dell’unione (dopo ben trentasei anni) con Pegi Morton. Lui è Neil Percival Young, canadese tosto e a modo suo geniale, artista versatile e punto di riferimento per generazioni di rocker. Nel ’67 della Summer of love, poco più che ventenne, lui già c’era, con i Buffalo Springfield, dopo i precoci esordi con gli Squires e i Mynah Birds. Poi, per una breve ma trionfale stagione, divenne il quarto di Crosby Stills & Nash. Abbandonati abbastanza in fretta, per abbracciare una lunga e importante carriera solista (o con i Crazy Horse), che per fortuna non si è ancora conclusa. Questa grande storia rock è narrata nel libro “(after) The Gold Rush” (Arcana, pagg. 340, euro 19,50), di Stefano Frollano e Fabio F. Pellegrini. Un viaggio biografico e musicale che parte dal natio Canada (infanzia passata a pescare nella sua Omemee, Ontario) e approda prima in California e poi sui palcoscenici di tutto il mondo. «Dopo tante riflessioni siamo potuti arrivare a definire le canzoni di Young come “poesie colorate”. Dopo un percorso meditativo, abbiamo capito che nella musica di Young confluiscono colori, pittura e poesia», scrivono gli autori. Cantante, chitarrista, autore, attivista politico, persino inventore (ha brevettato automobili e locomotive a impatto zero e altissimo tasso tecnologico). Trentasei album da solista - peraltro non tutti di prim’ordine - sono un patrimonio enorme da cui pescare, per seguire un itinerario artistico e musicale che ha segnato la musica degli ultimi decenni. Il più recente, “The Monsanto years”, uscito nel giugno scorso, denunciava guai e malefatte del colosso statunitense della biotecnologia. Ma nei festeggiamenti per i settant’anni è compreso anche un nuovo capitolo della serie “Archives”, tutta dedicata ai materiali storici: con “Bluenote Cafè” è il turno delle registrazioni dell’88. Fra i libri, oltre a quello citato, da segnalare altri tre volumi: “Come un uragano” (Minimum Fax, con le interviste storiche rilasciate ai giornali anglosassoni), “Special deluxe: Racconti di vita e di automobili”, di Eddy Cilia (Feltrinelli, ricordi legati ai modelli delle auto della sua collezione) e “Neil Young: American traveller” di Martin Halliwell (Reaktion Books, dedicato alla vita dell’artista “sempre in movimento”).

NUOVI DISCHI 2016

Prima importante uscita internazionale del 2016? David Bowie con “Blackstar”, in arrivo l’8 gennaio, data del suo sessantanovesimo compleanno. Dalle anticipazioni ascoltate una certezza: il Duca bianco non ha perso lo smalto né la voglia di stupire. Tempo una settimana e il 15 gennaio esce un altro album nolto atteso: “Anarchytecture”, degli Skunk Anansie, rilanciati nel nostro paese dal successo della cantante Skin a “X Factor”. Elton John torna il 5 febbario con “Wonderful Crazy Night”, nuovo album già anticipato dal singolo “Looking up”. A primavera dovrebbe uscire il nuovo Radiohead, di cui sul web e dal vivo sono già state ascoltate “Silent spring”, “The present tense” e “Desert island disk”. I californiani Red Hot Chili Peppers sono a buon punto con il nuovo album, che sarà prodotto da Danger Mouse. Ad aprile torna Ben Harper, che ritrova la sua vecchia band, The Innocents Criminals. “Call it what it is” uscirà per la storica etichetta statunitense Stax Records, oggi nel gruppo Universal. Attesa per un altro ritorno, quello dei Nine Inch Nails, a tre anni di distanza dal precedente lavoro. Il leader dei Blur Damon Albarn è al lavoro sui nuovi progetti sia dei Gorillaz che dei The Good The Bad and The Queen, altro progetto parallelo che condivide con Paul Simonon dei Clash, Tony Allen e Simon Tong dei Verve. Entrambi i dischi in arrivo entro l’anno. Nuovo album per PJ Harvey, concepito dopo un “viaggio artistico” fra Kosovo, Afghanistan e Stati Uniti. E registrato alla Somerset House di Londra, di fronte ai fan paganti che potevano seguire le varie fasi della registrazione da dietro un vetro trasparente. La neozelandese Lorde sta lavorando al disco che dovrà raccogliere l’eredità di quel “Pure heroine” che l’ha lanciata, nemmeno ventenne (è nata nel ’96), a livello planetario. Da ultimo, gli U2. Non c’è una data stabilita, ma nel 2016 potrebbe uscire “Songs of experience”, seguito di “Songs of innocence”. Bono e compagni sono in gran forma, almeno a giudicare dal recente concerto parigino, spostato dopo i fatti del 13 novembre. Italiani. In arrivo il nuovo Daniele Silvestri. A marzo Vinicio Capossela sforna “Canzoni della cupa”, omaggio alle tradizioni popolari dell’Alta Iripinia, con qualche sconfinamento in terra pugliese. A maggio torna con un album di inediti Zucchero, che per festeggiare dal vivo il nuovo nato ha già prenotato per dieci sere, a settembre, l’Arena di Verona. “Amici non ne ho... ma amiche sì” è infine il titolo del nuovo album di Loredana Bertà, che festeggia quarant’anni di carriera assieme a Fiorella Mannoia e altre amiche-colleghe: da Irene Grandi a Emma Marrone, da Paola Turci ad Alessandra Amoroso, da Nina Zilli a Noemi. Due inediti, uno firmato Ligabue.

ADDIO A NATALIE COLE

È morta in un ospedale di Los Angeles la cantante Natalie Cole. Aveva sessantacinque anni e un passato difficile fatto anche di dipendenza dalla droga. Ed era la figlia del grande Nat King Cole. Proprio il suo album “Unforgettable... with love”, nel quale reinterpretava i classici del padre, “duettando” virtualmente con lui, era stato nel ’91 il suo più grande successo, vendendo oltre quattordici milioni di copie e facendole vincere sei Grammy Awards, fra cui miglior album e miglior canzone. Fra i brani, oltre a quello del titolo: “That sunday that summer”, “Too young”, “Mona Lisa”... Un disco che era un commosso tributo, passato alla storia per i “duetti virtuali” con il padre. La cantante lo aveva infatti inciso affiancando la propria voce a quella del grande Nat, presa da una registrazione di venticinque anni prima. Quel padre così ingombrante, protagonista assoluto della scena musicale americana degli anni Cinquanta e Sessanta, morto di cancro nel ’65, quando lei aveva appena quindici anni, aveva segnato la sua vita e la sua carriera. A sei anni canta con lui in un album di canzoni di Natale. Si narra che alle prime audizioni, undicenne, l’aveva accompagnata il papà. Che però non aveva fatto in tempo ad affiancarla, se non nel ricordo e negli insegnamenti lasciati in una sorta di eredità musicale e professionale. Il grande Nat è passato alla storia per il suo stile a cavallo tra pop e jazz. Natalie, con la sua voce delicata, aveva cominciato con il rhythm’n’blues, spostandosi poi sui territori più facili del pop ma mantenendo sempre un legame saldo con gli standard del jazz che avevano reso celebre il padre. Ma Natalie la musica l’aveva nel sangue anche da parte di madre. Maria Ellington Cole faceva infatti la cantante nelle “big band” di Duke Ellington, del quale non era però parente. Cresciuta a Los Angeles, nel sobborgo di Hancock Park dove il padre, primo artista nero a condurre uno show sulla tv nazionale, aveva scelto di stabilirsi nel ’48 nonostante le contestazioni di vicini bianchi che non volevano neri nel quartiere. Primo successo nel ’75, con l’album “This will be (An everlasting love)”: primi due Grammy come miglior nuova artista e miglior performance femminile di rhythm’n’blues. Nella sua autobiografia “Angel on my shoulder”, raccontò nel 2000 come aveva vinto la sua battaglia contro la dipendenza dalle droghe e dall’alcol. Nell’83 trascorse sei mesi in una clinica per disintossicarsi, ma molti anni dopo, nel 2008, annunciò di aver avuto una diagnosi di epatite C, che rese poi necessario il trapianto dei reni. Ma l’artista fu capace di risollevarsi. Alla fine degli anni Ottanta con È morta in un ospedale di Los Angeles la cantante Natalie Cole. Aveva sessantacinque anni e un passato difficile fatto anche di dipendenza dalla droga. Ed era la figlia del grande Nat King Cole. Proprio il suo album “Unforgettable... with love”, nel quale reinterpretava i classici del padre, “duettando” virtualmente con lui, era stato nel ’91 il suo più grande successo, vendendo oltre quattordici milioni di copie e facendole vincere sei Grammy Awards, fra cui miglior album e miglior canzone. Fra i brani, oltre a quello del titolo: “That sunday that summer”, “Too young”, “Mona Lisa”... Un disco che era un commosso tributo, passato alla storia per i “duetti virtuali” con il padre. La cantante lo aveva infatti inciso affiancando la propria voce a quella del grande Nat, presa da una registrazione di venticinque anni prima. Quel padre così ingombrante, protagonista assoluto della scena musicale americana degli anni Cinquanta e Sessanta, morto di cancro nel ’65, quando lei aveva appena quindici anni, aveva segnato la sua vita e la sua carriera. A sei anni canta con lui in un album di canzoni di Natale. Si narra che alle prime audizioni, undicenne, l’aveva accompagnata il papà. Che però non aveva fatto in tempo ad affiancarla, se non nel ricordo e negli insegnamenti lasciati in una sorta di eredità musicale e professionale. Il grande Nat è passato alla storia per il suo stile a cavallo tra pop e jazz. Natalie, con la sua voce delicata, aveva cominciato con il rhythm’n’blues, spostandosi poi sui territori più facili del pop ma mantenendo sempre un legame saldo con gli standard del jazz che avevano reso celebre il padre. Ma Natalie la musica l’aveva nel sangue anche da parte di madre. Maria Ellington Cole faceva infatti la cantante nelle “big band” di Duke Ellington, del quale non era però parente. Cresciuta a Los Angeles, nel sobborgo di Hancock Park dove il padre, primo artista nero a condurre uno show sulla tv nazionale, aveva scelto di stabilirsi nel ’48 nonostante le contestazioni di vicini bianchi che non volevano neri nel quartiere. Primo successo nel ’75, con l’album “This will be (An everlasting love)”: primi due Grammy come miglior nuova artista e miglior performance femminile di rhythm’n’blues. Nella sua autobiografia “Angel on my shoulder”, raccontò nel 2000 come aveva vinto la sua battaglia contro la dipendenza dalle droghe e dall’alcol. Nell’83 trascorse sei mesi in una clinica per disintossicarsi, ma molti anni dopo, nel 2008, annunciò di aver avuto una diagnosi di epatite C, che rese poi necessario il trapianto dei reni. Ma l’artista fu capace di risollevarsi. Alla fine degli anni Ottanta con una cover di “Pink Cadillac” di Bruce Springsteen e i singoli “Jump start my heart” e “I live for your love”. Altri dischi, altri tour, tantissimi concerti magari accompagnata da una grande orchestra. E anche esperienze televisive, proprio come il padre, comparendo fra l’altro nelle serie “Touched by an Angel” e “Grey's Anatomy”. «Natalie ha combattuto una fiera e coraggiosa battaglia, morendo così come era vissuta: con dignità, forza e onore. La nostra madre e sorella resterà “indimenticabile” (“unforgettable”...) nei nostri cuori», hanno scritto in una nota il figlio Robert Yancy e le sorelle Timolin e Casey Cole. «Natalie Cole, amata sorella di sostanza e suono. Che la sua anima riposi in pace», ha twittato il leader nero Jesse Jackson.