...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
martedì 13 giugno 2017
PAOLA TURCI 19-7 A TRIESTE
«Ho un gran bel ricordo del mio concerto a Trieste, per la Barcolana, nella splendida piazza Unità affacciata sul mare, con tanta bora. Sarà stato il 2003. Pensare di tornare in quella piazza mi emoziona. A Trieste, poi: città europea, elegante, affascinante...».
L’anno della Barcolana era in realtà il 2005. Paola Turci è comunque pronta per il concerto in piazza Unità in programma il 19 luglio, a ingresso libero. Il tour è cominciato il 9 maggio dall’Auditorium Parco della Musica di Roma e prosegue per tutta l’estate.
“Secondo cuore tour”, stesso titolo dell’album.
«Indica il luogo del cuore, dell’anima. Era la stanza dove suonavo la chitarra da ragazzina. Dove nascono le idee, le canzoni, dove l’ispirazione prende forma. Diciamo che indica la mia dimensione ideale, dove nasce la mia musica».
È tornata a Sanremo dopo tanti anni.
«Sì, mancavo da sedici anni. Mi sono preparata quasi come fa un atleta, era importante per me tornare dopo tanto tempo. A Sanremo avevo debuttato nell’85, avevo ventun anni: è il solito, grande, divertentissimo circo. Non avevo aspettative, mi sembra sia andata bene».
Ha cantato la bellezza delle donne.
«Quel “Fatti bella per te” era rivolto innanzitutto a me stessa. Credo che una donna esprima bellezza solo per il fatto di essere donna. Anna Magnani era di una bellezza dirompente, anche se non rispondeva a canoni classici».
Tanti anni fa lei voleva fare l’attrice.
«Ho frequentato anche l’accademia teatrale. Volevo fare un’esperienza, poi mi sono appassionata. E nel ’93 sostenni un provino per un film di Ettore Scola. Venti giorni prima dell’incidente. La vita ha le sue sliding doors...».
La sua vita ha un prima e un dopo quel terribile incidente stradale.
«Tredici operazioni, di cui dodici all’occhio, centoventi punti in faccia. Da ragazza non mi vedevo bella. Dopo l’incidente mi sono impegnata a non dirmi più che non ero bella».
Il volto racconta una persona?
«La fisiognomica ce lo insegna. La vita può essere letta su un volto. Uno sguardo può raccontare quello che hai fatto».
Ha detto: non ero una persona felice.
«Ero inquieta, insicura, impaurita, sempre alla ricerca di quel che non avevo. Poi sono rinata con il mio lavoro. La chiave è stata confessare le mie debolezze. Avevo fatto credere che avevo superato tutto ma non era vero, ero vittima dei giudizi degli altri, vivevo male. Avevo solo nascosto le mie cicatrici, che portavano storia, vissuto, rinascita, conquista delle cose belle venute dopo.
Ha scritto anche un libro.
«S’intitola “Mi amerò lo stesso”, ci ho messo dentro molto della mia vita, di questi fatti che le sto raccontando. C’è un capitolo anche sulla fede, che ho ritrovato».
Finalmente ha debuttato a teatro.
«Era un sogno rimasto nascosto nel cassetto dopo quel provino con Scola. L’anno scorso ho debuttato a Milano con un monologo tratto proprio dal mio libro: solo quattro repliche, ma ho intenzione di riprenderlo».
Il tempo guarisce?
«Se lo utilizzi bene, sì. Il tempo che scorre invece può essere vuoto, un quaderno di fogli bianchi».
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domenica 11 giugno 2017
CONCERTI FVG ESTATE 2017
E poi c’è il nostro caro e vecchio Nordest, che peraltro da qualche anno gioca un ruolo di primo piano nella programmazione estiva dei concerti grandi e piccoli.
Domani alle 21, allo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro sottoposto a controlli da massima allerta, si apre il tour di Tiziano Ferro. Il 15 giugno, all’Arena Alpe Adria sempre di Lignano, è di scena il rock australiano degli Airbourne.
Luglio comincia con il vincitore e il terzo classificato dell’ultimo Sanremo: Francesco Gabbani il 7 luglio ancora all’Arena Alpe Adria di Lignano e due giorni dopo, il 9, Ermal Meta canta in piazza Unità a Trieste. Giusto il tempo di una parentesi il 14 luglio con Francesco Renga al Castello di Udine, e il 19 torniamo nella grande piazza triestina con il concerto di Paola Turci.
Il 22 luglio ci sono i Litfiba a Majano, con il loro “Eutopia Tour”. Appena tre giorni, ed ecco l’evento forse pù atteso: il 25 luglio a Cividale del Friuli, al Parco della Lesa, è infatti di scena Sting con il tour “57th & 9th”. Che il giorno dopo, il 26, farà tappa anche in Croazia, all’Arena di Pola.
Il 4 agosto siamo di nuovo allo stadio di Lignano Sabbiadoro, dove arrivano gli Offspring, nell’ambito del Lignano Sunset Festival. Una settimana dopo, l’11 agosto, ancora al Teghil di Lignano, torna in regione la popstar spagnola Alvaro Soler.
Un’anticipazione dal No Borders Music Festival di Tarvisio, che giunge quest’anno alla 22.a edizione: il 27 luglio saranno di scena gli Editors, per l’unica data italiana dopo il successo al Concertone romano del Primo maggio. E il 28 arriva Joss Stone: anche questa un’esclusiva italiana, nell’ambito di quel “Total World Tour” che l’artista inglese ha inaugurato nel 2014, con l’obiettivo di suonare in ogni paese del pianeta.
Il 29 agosto trasferta a Klagenfurt per la tappa austriaca del tour europeo di Robbie Williams (che il 14 luglio sarà a Verona, il 15 a Lucca e il 17 a Barolo, Cuneo).
Siamo a settembre, e sabato 2 è in programma quello che potrebbe essere l’ultimo grande concerto dell’estate 2017: allo stadio di Lignano arrivano infatti i Franz Ferdinand.
ROCK CONTRO LA PAURA, CONCERTI ESTATE 2017
Il rock contro la paura. Sì, perchè la novità di quest’estate è l’allarme terrorismo. Che dopo la tragedia di Manchester, le paure del Rock am Ring e la follia di Torino non permette di vivere con serenità il tradizionale appuntamento, non solo per i giovani, con i concerti pop e rock. Il calendario è comunque quasi pronto, e promette i soliti fuochi d’artificio di stelle grandi e piccole.
Doppia copertina per gli immarcescibili Rolling Stones, una sola data in Italia il 23 settembre al Lucca Summer Festival, e per Vasco Rossi, che il primo luglio a “Modena Park” sfiderà il record mondiale di presenze in un concerto.
Poi, in ordine sparso, segnalazioni per Guns N’Roses (oggi all’autodromo di Imola), Iggy Pop (sempre oggi a Bari), Cranberries (lunedì a Milano, venerdì 23 a Piazzola sul Brenta, Padova), Green Day (mercoledì 14 giugno a Lucca, giovedì 15 a Monza), Radiohead (mercoledì 14 a Firenze e venerdì 16 a Monza), Linkin Park, Blink 182 e Sum 41 (17 giugno a Monza), Kings of Leon (21 giugno a Milano), Deep Purple (22 giugno a Roma, 26 a Bologna, 27 a Milano), Aerosmith e Placebo (23 giugno a Firenze), Eddie Vedder (24 giugno a Firenze), Depeche Mode (25 giugno a Roma, 27 a Milano, 29 a Bologna).
Luglio apre con i Coldplay il 3 e 4 a Milano, Stadio di San Siro. Poi Editors e The Cult (6 luglio al Pistoia Blues), Darkness (7 luglio a Milano), U2 (15 e 16 luglio a Roma), The Xx (8 luglio a Firenze, 10 a Roma), Arcade Fire (17 luglio a Milano), Extreme (18 Luglio a Milano), Kasabian (19 luglio a Taormina, 21 a Roma, 22 a Piazzola sul Brenta), 23 a Lucca), Marilyn Manson (25 luglio a Roma, 26 a Villafranca, Verona), Offspring (27 luglio a Barolo, Cuneo).
Agosto porta i Megadeth (8 agosto a Sesto San Giovanni, Milano), Ben Harper (10-11 agosto a Gardone Riviera, Brescia), Interpol (22 agosto ad Asolo, Treviso), Duran Duran (31 agosto all’Home Festival, Treviso). E poi c’è settembre, che oltre ai citati Stones (che saranno anche il 12 settembre a Monaco di Baviera e il 16 a Spielberg, in Austria) propone Liam Gallagher il primo settembre ancora all’Home Festival di Treviso. La nostra Elisa festeggia vent’anni di carriera il 12, 13 e 15 all’Arena di Verona.
Da segnalare ancora il Festival I-Days, che porterà al Parco di Monza Green Day, Rancid e Tre Allegri Ragazzi Morti (15 giugno); Radiohead, James Blake e Michael Kiwanuka (16); Linkin Park, Blink 182 e Sum41 (17); Justin Bieber, il dj Martin Garrix e Bastille (18). Il citato Home Festival di Treviso si terrà fra il 30 agosto e il 3 settembre: oltre a Duran Duran e Liam Gallagher, ci saranno J-Ax e Fedez, Justice, Soulwax, Samuel, Marracash e Gué Pequeno, Thegiornalisti, Mannarino... La terza edizione del Todays Festival di Torino propone dal 25 al 27 agosto PJ Harvey, Richard Ashcroft, Band of Horses, Perfume Genius, Timber Timbre e tra gli italiani Giorgio Poi, Andrea Laszlo De Simone e Pop X. Altre date “in lavoro”...
ASSOSTAMPA FVG, APPROVATI I BILANCI
Si è svolta al Circolo della Stampa di Trieste, alla presenza del segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso, l’assemblea annuale dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia con all’ordine del giorno il bilancio consuntivo 2016 – chiuso in buon attivo e approvato all’unanimità – e quello preventivo 2017.
A inizio riunione il segretario dell’Assostampa, Alessandro Martegani ha letto un messaggio di saluto di Cristiano Degano, presidente regionale dell’Ordine, assente per un impegno romano. Il presidente dell’Assostampa Fvg, Carlo Muscatello, ha quindi fatto un quadro della situazione regionale, che sconta le stesse criticità del panorama nazionale: editori che puntano solo a ridurre i costi e a tagliare, senza pensare allo sviluppo e agli investimenti per il lavoro. Prepensionamenti dunque anche al “Piccolo” di Trieste, che in pochi anni ha visto ridotta di un terzo la propria redazione. Situazione meno critica al Messaggero Veneto, battaglia per la sopravvivenza al Primorski Dnevnik, Rai regionale impegnata per la difesa del ruolo del servizio pubblico. Impegno costante di Assostampa sul fronte degli uffici stampa, delle agenzie di stampa e dell’emittenza locale, oltre che ovviamente al fianco dei tanti colleghi precari. Mentre sindacato e Ordine aspettano da quattro anni la legge regionale sull’editoria per la quale c’era stato un formale impegno della presidente Serracchiani.
Il segretario Lorusso ha invece ricordato come nei decreti attuativi della riforma dell’editoria ci sia un grande assente: il lavoro. La legge non affronta alcuni punti fondamentali per la categoria, a partire dall’accesso alla professione che rimane totalmente avulso dalla realtà. Ci sono dei passi in avanti, come il legare i finanziamenti al rispetto degli obblighi contrattuali, o l’eliminazione della cosiddetta “crisi prospettica” per poter accedere agli ammortizzatori sociali, principio che nel passato può aver generato eccessi o abusi. Gli editori utilizzano in maniera impropria contratti atipici e partite iva per sfruttare il lavoro dei collaboratori e far passare per lavoro autonomo quello che in realtà lavoro subordinato.
“Questa – ha ribadito Lorusso – è una situazione che non possiamo più accettare: anche nella manifestazione del 24 maggio davanti a Montecitorio è stato posto con forza il tema dei diritti e del lavoro. Un’informazione precaria è un’informazione meno autorevole e meno autonoma. È certo che il futuro dell’informazione in questo Paese non può passare solo da tagli, pensionamenti anticipati e lavoro precario. I giornalisti hanno fatto la propria parte, sappiamo che il periodo è difficile, ma un’informazione di qualità passa per investimenti, formazione, colleghi preparati, tutti temi su cui siamo pronti a confrontarci e anche a scontrarci. Bisogna spostare le risorse dalla finanza al lavoro: se non puntiamo sul lavoro è difficile ipotizzare qualsiasi ripresa”.
Il tema della qualità dell’informazione esiste, dunque, e va portato avanti nel confronto con gli editori, così come quello delle querele temerarie con il governo. “Si tratta di temi centrali, che riguardano tutto il Paese e non solo la categoria, perché l’informazione riguarda tutti. La nostra – ha concluso il segretario Fnsi – è una professione che ha una incidenza diretta sulla qualità della democrazia, e che sta subendo attacchi a livello globale da fenomeni come la disintermediazione”.
lunedì 5 giugno 2017
DOMANI SEGRETARIO FNSI LORUSSO A TRIESTE PER ASSEMBLEA ASSOSTAMPA FVG
Il segretario nazionale della Fnsi, Raffaele Lorusso, interverrà domani a Trieste all'assemblea annuale dell'Assostampa FVG, sindacato regionale dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Oltre al tradizionale appuntamento con i bilanci dell'associazione - informa il sindacato - si parlerà dell'attuale situazione di grave crisi del mondo del giornalismo italiano, dell'impegno del sindacato unitario al fianco dei cronisti minacciati e contro le querele temerarie, dell'emergenza lavoro e precariato. "Se guardo ai decreti attuativi della legge sull'editoria - dice Lorusso - e penso a quello che ci si è detti sull'occupazione con il governo prima che questi decreti venissero adottati, noi giornalisti sicuramente possiamo dire di essere in credito nei confronti dell'esecutivo. Ad oggi non c'è nulla, e sottolineo nulla, che vada nella direzione della ripresa dell'occupazione, della lotta al precariato e della inclusione delle fasce più deboli della professione. È invece auspicabile, chiusa la fase delle ristrutturazioni aziendali, per le quali il governo ha stanziato altre risorse, che si cominci a parlare di occupazione e di lavoro regolare perché non è immaginabile che il rilancio di questo settore passi solo attraverso la declinazione dei verbi 'tagliare' e 'precarizzare'. Non è questo - conclude - che può portare in questo paese una informazione di qualità". (Ansa)
domenica 4 giugno 2017
VASCO BRONDI 28-7 ad AZZANO X, PORDENONE
Fra i cantautori italiani, è stato forse il primo a cantare la precarietà di una generazione. Dieci anni dopo quel demo di debutto, cui nel 2008 sarebbe seguito il primo album vero e proprio, “Canzoni da spiaggia deturpata”, Premio Tenco per la miglior opera prima di quell’anno, il ferrarese Vasco Brondi (nato però a Verona, nell’84), quello che si cela dietro al nome Le luci della centrale elettrica, torna in tour dopo l’album “Terra”, prodotto assieme a Federico Dragogna dei Ministri.
E in questa attesissima tournèe estiva è già prevista una data nel Friuli Venezia Giulia, il 28 luglio ad Azzano Decimo, alla Fiera della musica. Un concerto che segue la “data zero” svoltasi due mesi fa ancora nella nostra regione, a Fontanafredda, sempre in provincia di Pordenone.
«Alla fine dei tour - ha detto il cantautore - ho preso l’abitudine di viaggiare. In teoria lo faccio per scrivere, ma non va mai così. La musica mi continua a stupire perché è una specie di macchina del tempo che ti porta in pochi secondi in luoghi lontani».
«Per esempio, in questo disco ci sono echi di un viaggio fatto a Mostar a diciott’anni con un amico: era stato il primo contatto fisico con un luogo di guerra e vedere le case scoperchiate, i buchi dei proiettili e le signore che ti affittano le case con le stanze vuote dei figli morti per me è stato un trauma. Però c’erano anche le feste, tutte le sere, nelle case abbandonate, sentivi voglia di vivere intorno a te. Quei ragazzi non volevano fare monumenti alla memoria ma vivere il presente e pensare al futuro, non scavare nel dolore, il passato gli era già così appiccicato addosso...».
Ancora Vasco: «C’è una strofa di una canzone di questo disco, “Coprifuoco”, che viene direttamente da lì. Nel ritornello dice: “Dove c’era un minareto o un campanile c’è un albero in fiore tra le rovine”. Si era ripreso il suo posto: una volta ridiventate polvere, chiesa e minareto erano uguali. Scrivendo questo disco mi sono reso conto che cose che nemmeno credevo riguardassero la mia vita mi erano invece entrate nel profondo e sono uscite fuori molti anni dopo, grazie alla musica».
“Terra” è il suo quarto album di inediti dopo il citato “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008), “Per ora noi la chiameremo felicità” (2010) e “Costellazioni” (2013). Pubblicato nel formato speciale a forma di libro che, oltre al cd, contiene anche il diario di lavorazione, intitolato “La grandiosa autostrada dei ripensamenti”: «Un diario di viaggio e di divagazioni - ha spiegato - dell’anno e mezzo di scrittura e degli ultimi tre mesi di registrazioni in studio».
Un disco sontuoso nel quale Vasco Brondi racconta un mondo nuovo, quello dell’Italia di oggi, sopravvissuto a “questi cazzo di anni zero” come lui stesso urlava quasi dieci anni fa in “La lotta armata al bar”.
giovedì 1 giugno 2017
COSI' L'ITALIA CANTO' LA PRIMA REPUBBLICA, POVERA PATRIA DI STEFANO SAVELLA
«Povera patria...», cantava Franco Battiato nel 1991. Era la vigilia di tangentopoli, di mani pulite, della fine della prima repubblica. E il musicista siciliano proseguiva sferzante: «...schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos’è il pudore. Si credono potenti e gli va bene quello che fanno, e tutto gli appartiene». Ancora, fra j’accuse e scoramento: «Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni. Questo paese è devastato dal dolore. Ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?» Non cambierà, aggiungeva duro. E poi: «Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali». Per annotare infine che «la primavera, intanto, tarda ad arrivare».
Parole che rimangono purtroppo di attualità, a distanza di tanti anni. Forse, secondo alcuni, non è cambiato nulla. E quel titolo così evocativo, “Povera patria”, viene ora utilizzato da Stefano Savella, redattore e blogger pugliese classe 1982 (all’epoca del capolavoro battiatesto aveva dunque appena nove anni...), per battezzare la sua accurata ricerca su “La canzone italiana e la fine della prima repubblica”, sottotilo del libro (Arcana, pagg. 240, euro 17,50).
Ma Battiato è solo uno dei tanti cantautori che hanno composto la colonna sonora dell’epoca in questione, di cui si parla e si scrive spesso in queste settimane. Per l’anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone e presto per quello di Paolo Borsellino.
Per i venticinque anni di tangentopoli e di mani pulite, delle monetine contro Craxi, della Lega e del cappio in parlamento, presto della “discesa in campo” di Berlusconi... Persino per la fiction di Sky “1993”, in onda in queste settimane, dopo il successo lo scorso anno di “1992”.
Il 1991 era anche l’anno in cui Giorgio Gaber aveva scritto “Qualcuno era comunista” («...perché Berlinguer era una brava persona, perché Andreotti non era una brava persona, perché era ricco ma amava il popolo, perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari, perché era così ateo che aveva bisogno di un altro dio, perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro, perché non ne poteva più di fare l'operaio, perché voleva l'aumento di stipendio...»).
In mezzo, fra il poliedrico artista siciliano e il compianto inventore del teatro canzone (milanese di origine triestina, che all’anagrafe faceva Gaberscik, 1939-2003), tanti gli autori e i brani che accompagnarono quella stagione di assedio alla politica e ai suoi protagonisti. Da Elio e le storie tese (che al Concertone del Primo maggio, in diretta televisiva, cambiano le parole del proprio brano inserendo vicende di cronaca giudiziaria) a Francesco Baccini (“Giulio Andreotti”), da Eugenio Finardi a Francesco De Gregori (“Adelante”), da Antonello Venditti (“In questo mondo di ladri”, uscita qualche anno prima ma rispolverata nei concerti per l’occasione) a Edoardo Bennato. E ancora Enzo Jannacci, Pierangelo Bertoli, Jovanotti, Modena City Ramblers... Persino Pooh (“In Italia si può”, dall’album “Il cielo è blu sopra le nuvole”) e Gianni Morandi (“Il presidente”) non si sottraggono al clima che si respira nel Paese. Con riferimenti espliciti o impliciti, anche il mondo della musica e della canzone dà il contributo al metaforico assalto al palazzo.
E poi c’è, c’era Fabrizio De Andrè. Sublime nell’immaginifica mediazione poetica de “La domenica delle salme”.
«Il ministro dei temporali - cantava Faber - in un tripudio di tromboni auspicava democrazia, con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni. Voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo. A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile perché avevamo un cannone nel cortile...». Profetico.
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