mercoledì 16 settembre 2020

da Pagine Ebraiche, moked.it

 

Dall’informazione all’imprenditoria, 

la crisi e la necessità di ripensare il lavoro

Dalle grandi aziende alle redazioni giornalistiche, l’emergenza sanitaria ha aperto nuove prospettive e molti interrogativi in materia di organizzazione del lavoro. Come gestire il lavoro a distanza; come rispettare le misure anti-contagio senza perdere il valore aggiunto della condivisione dello stesso spazio lavorativo; come tutelare le fasce più deboli e colpite dalla crisi. Sono alcuni dei temi su cui si è confrontata la redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel corso dell’ultima edizione del laboratorio giornalistico Redazione aperta, organizzato a Trieste nei giorni del forum scientifico internazionale 

Esof2020. Del futuro del giornalismo e del riassetto delle redazioni ha parlato in particolare il presidente dell’Assostampa del Friuli-Venezia Giulia Carlo Muscatello, ricordando come lo smart working permetta nuove possibilità ma richieda tutele chiare. Da tempo le organizzazioni di categoria dei giornalisti e degli editori lavorano al rinnovo del Contratto Nazionale di lavoro giornalistico, e la pandemia, ha spiegato Muscatello, ha evidenziato ulteriori temi di confronto. Non solo, l’emergenza sanitaria ha ricordato al grande pubblico l’importanza del giornalismo professionale per la salute di una democrazia, ha sottolineato il presidente dell’Assostampa del Friuli-Venezia, una qualità che deve essere tutelata anche sotto il profilo delle garanzie contrattuali, pur in un mercato segnato dalla crisi economica. Nel confronto con la redazione UCEI, Muscatello ha inoltre richiamato le iniziative dal significativo valore simbolico portate dal sindacato dai giornalisti assieme ad altre realtà, come l’inaugurazione a Trieste a inizio estate della “Panchina della libertà di stampa”. Un luogo fisico per ricordare il ruolo dell’informazione libera e i valori enunciati nell’articolo 21 della Costituzione. “La panchina è un luogo tra i più ‘sociali’ e democratici che vi siano, dove tutti i cittadini possono sedere, fermarsi per riposare un po’, pensare, colloquiare reciprocamente e, perché no, leggere con calma un giornale”, le sue parole in occasione dell’inaugurazione.

domenica 13 settembre 2020

RADIOUNO, TORNA JACK FOLLA/DIEGO CUGIA

 Cari fratelli e sorelle con le ali di Articolo 21, e cervelli fritti come il mio, non molto tempo fa avete pubblicato un mio articolo-sfogo in cui raccontavo l’avventura di essere rimasto senza voce per 18 anni, e non per problemi di raucedine. Domani LUN 14-9 con una piccola anteprima a ridosso del GR 1 delle 7 e con la puntata vera e propria su Radio 1 alle 20:30, in questa cella dalla quale vi scrivo spunterà un fiore. E per un DJ come me, il fiore è un microfono. Questo è accaduto anche grazie a voi, che mi avete ospitato e avete rilanciato quel grido. Sono solo da molti anni, amo la solitudine. Quello che disprezzo è l’isolamento forzato al quale sono destinate spesso, anche nel nostro democratico paese, le menti ribelli o semplicemente chi non fa parte del coro né è uso inginocchiarsi al potere. Si pagano prezzi altissimi per mantenere la propria dignità e non piegarsi come il giunco quando tira il vento del sopruso e della sopraffazione dei forti sui deboli, e Jack Folla, l’albatro, starà sempre dalla parte di chi non ha voce, non ha potere, non ha lavoro, delle donne, dei giovani, dei “clandestini”. Non è retorica, è testimonianza concreta di fraternità e attenzione verso la comunità in stato di disagio, che oggi è ormai maggioranza anche in Italia. Non la “maggioranza silenziosa” di una volta: la maggioranza silenziata. Andrò in onda tutti i giorni, finché non sarò liquidato da un’iniezione letale che la corte federale ha fissato per la mattina del 24 luglio 2021 alle 9:30, qui al carcere di Terre Haute, contea di Vigo, Indiana, Stati Uniti. Ma può anche darsi che Radio 1 mi giustizi prima. Al momento, però, è la radio che mi ha restituito il microfono e forse non è un caso che dopo oltre 80 anni di direttori tutti maschi, sia stata la prima direttrice di Radio 1, una donna, a restituire a Jack, anche pubblicamente, la libertà di pensiero. Si chiama Simona Sala e la ringrazio come ringrazio, ripeto, tutti voi. In particolare Beppe Giulietti che mi è stato fraternamente accanto in tutti questi anni, è il mio unico amico “politico”, e anche questo non è un caso. Non so quanto potrà durare quest’avventura. Vedete, avevo appena scritto un libro con dentro il meglio di quello che avevo detto  18 anni fa e tutti i nuovi scritti del 2020 che vi racconterò alla radio. Avevo un piccolo editore che, l’altro ieri, a poche ore dalla pubblicazione, mi ha chiesto di tagliare 3 pagine su 320, considerandole troppo spregiudicate. Ci tenevo tantissimo ad essere presente nelle librerie italiane col mio nuovo “Jack Folla-Un DJ nel braccio della morte”, ma non importa, abbiamo sciolto il contratto, e ora sia il libro cartaceo che l’eBook sono pubblicati da me su Amazon. Pago i prezzi della libertà, sempre. Nessun eroismo ma un minimo di coerenza sì. Uno di quei pezzi “scabrosi” riguardava la pedofilia. Sono stato un bambino violato e non mi faccio dare lezioni da nessuno, né tirare paternali da chicchessia. Oggi vanno molto di moda i “ditoni alzati”, c’è molto moralismo, molto nuovo puritanesimo, e molta poca autocritica e autoironia. Grazie ancora, amiche e amici di Articolo 21, sono molto felice di tornare a fare il mestiere che più amo al mondo e non alla Tv ma al mezzo di comunicazione al quale sono legato visceralmente da sempre. A Radio 1 cominciai, a 20 anni, con un programma scritto con e per Paolo Conte, s’intitolava “Mocambo Bar”, ritorno a Radio 1 domani, con Un DJ nel braccio della morte, sarà emozionante, spero anche per voi. 

Jack Folla

sabato 12 settembre 2020

LA PANDEMIA HA PEGGIORATO UNA SITUAZIONE GIÀ GRAVE / newsletter Ordine Giornalisti Fvg

di Carlo Muscatello * Siamo a settembre, il mese del ripensamento, come cantava Francesco Guccini. Settembre con mille incognite sull’autunno alle porte. Per il nostro settore la pandemia ha peggiorato una situazione che era già gravissima. Copie e pubblicità giù, aziende in crisi, il passaggio al digitale che ancora non garantisce le entrate che un tempo arrivavano dalla carta. Facile dire “digital first”. I nostri editori lo ripetono da un pezzo. Ma poi si fanno i conti. E siamo sempre lì. Anzi, sempre peggio. La pandemia ha almeno confermato il ruolo e l’importanza di un’informazione di qualità, dopo anni in cui sembrava che grazie ai social tutti potessero fare i giornalisti. E oggi allora è sempre più chiaro che il rilancio del Paese passa anche attraverso il sostegno all’informazione, con interventi mirati per sostenere l’innovazione e difendere il lavoro regolare. Se n’è parlato a luglio, a Roma, all’ultimo Consiglio nazionale della Fnsi. E il nostro segretario generale Raffaele Lorusso ne ha discusso in più occasioni con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella. “Il ruolo dell’informazione, riconosciuto pubblicamente dal premier Giuseppe Conte in occasione degli Stati generali - ha detto Lorusso - deve essere valorizzato e rafforzato. È necessario un piano straordinario per sostenere l’informazione e che per questo prosegua il dialogo fra governo e parti sociali. Il sindacato dei giornalisti, come già rilevato in occasione degli Stati generali, auspica che il confronto con la presidenza del Consiglio possa consentire di affrontare le criticità strutturali del settore, aggravate dall’emergenza sanitaria, con una reale volontà di rilancio. Non è tempo di finanziamenti a fondo perduto, ma è indispensabile che qualsiasi sostegno sia legato a piani di investimenti e trasformazione digitale, al ricambio generazionale e a valorizzare l’occupazione”. L’occupazione, il lavoro, la regolarizzazione di migliaia di contrattini da pochi euro scritti su un pezzo di carta. Siamo ancora lì. Poi c’è la grana del cosiddetto “smart working”, che in molti casi è semplice “telelavoro”. Superata l’emergenza, dovremo difendere la centralità delle redazioni e resistere alla tentazione di assecondare una certa qual “voglia di comodità” da parte di chi ha provato cosa significa lavorare da casa. Dobbiamo guardare oltre la situazione contingente, gli editori si sono accorti che possono fare i giornali tenendo pochissimi giornalisti in redazione, con tutti i risparmi del caso. Il rischio si chiama ulteriori tagli agli organici. L’obbiettivo di molti editori è sempre quello: pochi giornalisti assunti, tanti collaboratori esterni. E lo “smart working” - che comunque va normato - potrebbe dar loro una mano per trasformare il sogno in realtà. *presidente Assostampa Fvg

venerdì 3 luglio 2020

PREMIO LUCHETTA 2020, ECCO TUTTI I VINCITORI

Annunciati i vincitori della 17a edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. E sarà Giovanna Botteri - presidente della giuria di cui fanno parte fra gli altri Beppe Giulietti (presidente Fnsi), Carlo Muscatello (presidente Assostampa Fvg) e Cristiano Degano (presidente Ordine Fvg) - a consegnare i riconoscimenti ai vincitori sabato 3 ottobre a Trieste, nell’ambito di Link, Festival del giornalismo 2020 in programma dal primo al 4 ottobre in piazza Unità. «Sensibilizzare i cittadini, per non dimenticare le emergenze del mondo che non si sono arrestate con la pandemia di questi mesi, è l’obiettivo dell’edizione 2020 del Premio Luchetta – spiega Giovanna Botteri –. Gli indifesi hanno continuato a morire, non solo di coronavirus: fra questi innanzitutto i bambini, che restano i più indifesi. Guerre, conflitti e carestie si sono sommati drammaticamente alla diffusione del virus». «Siamo lieti di confermare che Link, Festival del giornalismo 2020 si svolgerà in presenza, se le condizioni sanitarie generali lo consentiranno come al momento pare, dal primo al 4 ottobre a Trieste - dichiarano Giovanni Marzini, segretario di Giuria del Premio Luchetta, e Francesca Fresa, curatrice di Link Festival –. Poter contare sulla presenza di Giovanna Botteri in occasione della premiazione è motivo di gioia e orgoglio, così come poter riaprire, attraverso Link Festival, il nostro focus annuale legato all’attualità del pianeta, dal covid alle tante emergenze che attraversano Paesi e popoli. Sarà bello poter condividere il lavoro, in sicurezza e ottemperanza delle norme, con il pubblico della città: un segnale di ripresa, speranza e ripartenzaper tutti». I reportage vincitori del Premio Luchetta 2020 testimoniano l’impegno di grandi firme internazionali, giornalisti che da molti anni sono in prima linea nelle trincee più calde del pianeta: a cominciare dalla rotta balcanica, sulla quale si sono incamminati, sfidando anche il covid 19, decine di migliaia di minorenni nell’ultimo anno. Niente sembra fermare queste schiere di giovani e giovanissimi, provenienti da Afghanistan, Pakistan, Siria e diretti in Europa: neppure il rischio di dover affrontare animali pericolosi e mine inesplose. Ce lo ricorda il servizio della giornalista Sara Giudice di La7 – Piazza Pulita, che vince la 17a edizione del Premio Luchetta nella categoria Tv News. Inviata di Piazza Pulita dal 2015, Sara Giudice ha iniziato la carriera televisiva alla tv americana Class Cnbc come inviata politica ed è fra gli autori del saggio “Italia sotto inchiesta” (Meltemi). Nella sezione reportage vince il Premio Luchetta 2020 il filmaker pakistano Adnan Sarwar: a lungo impegnato in Iraq per l’esercito britannico, Adnan Sarwar è un volto noto al grande pubblico anglofono per aver diretto e interpretato vari documentari e “biopics” diffusi dalla tv britannica. Per Channel 4 ha firmato un intenso reportage dal ghetto nero di Cape Flats a Città del Capo, Sudafrica, raccontando in particolare la storia dell'undicenne Mariezaan, già a capo di in una gang di ragazzini nel quartiere in cui 279 bambini sono rimasti uccisi solo nell'ultimo anno. Per la stampa italiana il Premio Luchetta va al giornalista Nello Scavo, che su Avvenire ha raccontato la storia del bimbo ivoriano Simba, sopravvissuto ai campi libici, soccorso dalla nave Mare Jonio di Mediterranea nell’agosto 2019 e quindi approdato a Torino insieme alla madre. Simba, un soprannome dato quasi a infondere coraggio a un bimbo di pochi mesi, per trasformarlo in un “leoncino” capace di superare traversie di ogni genere fino a poter finalmente ripartire con una nuova vita, a Torino. Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire, è stato tra i giornalisti internazionali che hanno trascorso più tempo sulle navi di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, dallo scorso ottobre vive sotto scorta per l’inchiesta sul trafficante Bija ed è tuttora vittima di minacce per le inchieste che coinvolgono Maltain merito al traffico dei migranti. I suoi reportage sono stati rilanciati dalle principali testate, come The New York Times, The Washington Post, The Independent, The Guardian, Le Monde, Huffington Post, Bbc, Cnn, Clarin, La Nacion, El Pais, El Mundo e molti altri. Per la stampa internazionale vince la 17^ edizione del Premio Luchetta il giornalista Antonio Pampliega che ha firmato per El Independiente un’emozionante corrispondenza sulle spose bambine in Afghanistan: meri oggetti con altissimo valore economico, condannate come criminali dalla giustizia e dalla società quando fuggono da casa per evitare il matrimonio forzato. Classe 1982, Antonio Pampliega è stato rapito in Siria nel 2015 dal gruppo terroristico Al Qaeda. Attualmente conduce “Il passaporto Pampliega”, un format che dà visibilità alle ingiustizie sociali a diverse latitudini del mondo. È autore di tre libri: Afghanistan (2011), In the dark (2017) e Le trincee della speranza (2018). Infine, per la sezione fotografia il Premio Luchetta 2020 va ad Andrea Frazzetta che sul New York Times ha pubblicato gli scatti del reportage dalla costa inondata del Bangladesh, sulle rive del Golfo del Bengala, dove anche i bambini si arrangiano a scavare mattoni per poi rivenderli sul ciglio della strada. Andrea Frazzetta ha realizzato reportage in Sud America, Africa e nell’area Mediterranea. Collabora con testate come New York Times Magazine, Newsweek, National Geographic, The Times, Der Spiegel, D La Repubblica, L’Espresso, Internazionale. Nel 2009 ha ricevuto il premio Yann Geffroy per il reportage “Obama Village”. Nel 2013 è fra i vincitori del PDN photo annual, dell’American Photography e del PX3 - Prix De La Photographie Paris. Nel 2014 è stato premiato con l’American Photography per il suo lavoro da Tokyo per Newsweek. Il Premio Luchetta è stato istituito nel 2004 dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la Rai ed è organizzato da Prandicom. Info premioluchetta.com fondazioneluchetta.eu

mercoledì 1 luglio 2020

PREMIO TENCO A BRUNORI SAS, TOSCA, JANNACCI, NCCP...

Brunori Sas, Tosca, Paolo Jannacci, Nuova Compagnia di Canto Popolare e i progetti Note di Viaggio - Capitolo 1: venite avanti in ex aequo con Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero sono i vincitori delle Targhe Tenco 2020, il riconoscimento assegnato dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno trascorso. Gli artisti e i progetti discografici sono stati votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti e critici musicali. Il cantautore BRUNORI SAS con l’album Cip! (Island Records, Universal Music Italia) si aggiudica la Targa Tenco per il Miglior Album in assoluto con 56 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, erano: Paolo Benvegnù /Dell'odio dell'innocenza (48 voti); Diodato / Che vita meravigliosa (45 voti); Perturbazione /(dis)amore (24 voti); Luca Madonia / La Piramide (21 voti). “Ho amato tutto” cantata da TOSCA e scritta da Pietro Cantarelli (Leave Music/Officina teatrale distr. Sony Music Italy) ha ottenuto maggior numero di voti (52) aggiudicandosi la Targa per la Miglior Canzone, che, ricordiamo, va agli autori dei brani e non agli interpreti. A contendersi il primo posto: Diodato / Che vita meravigliosa (51 voti); Rancore / Eden (40 voti); Giacomo Lariccia / Limiti (25 voti); Beppe Gambetta / Dove Tia O Vento (24 voti). TOSCA con Morabeza (Leave Music/Officina Teatrale distr. Sony Music Italy) è risultata la più apprezzata per la categoria Interpreti di canzoni non proprie (93 voti). Tra i finalisti: The Niro / The Complete Jeff Buckley & Gary Lucas Songbook (57 voti); Peppe Fonte / Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone (19 voti); Beppe Dettori / (In)canto rituale - Omaggio a Maria Carta (12 voti); Maria Mazzotta / Amore Amaro (12 voti). Per la sezione Opera Prima la vittoria è andata a PAOLO JANNACCI con Canterò (Ala Bianca Group) con 68 preferenze. Facevano parte delle nomination: Buva / Quarantena (32 voti); Liana Marino / Partenze (28 voti); Lelio Morra / Esagerato (27 voti); Réclame / Voci di corridoio (26 voti). Per la targa Miglior album in dialetto, l’opera più apprezzata è stata quella della NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE (con 61 voti), Napoli 1534. Tra moresche e villanelle (Squilibri editore). Gli altri candidati erano: Alfio Antico / Trema la terra (41 voti); Daniele Sepe / Le nuove avventure di Capitan Capitone (36 voti); Eleonora Bordonaro / Moviti Ferma (31 voti); Sara Marini / Torrendeadomo (18 voti). Per la Targa Tenco Album collettivo a progetto hanno ottenuto ex aequo maggiori consensi (51 voti): Note di viaggio - Capitolo 1: Venite avanti… (BMG Rights Management, distr. Universal Music Italia) e Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero (Squilibri editore). Gli altri progetti finalisti erano: 20 x 22 (Voci per la libertà) (29 voti); Calendario Civile (21 voti); Animantiga (19 voti). 
Tutte le informazioni sulle Targhe Tenco si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it Nel rispetto rigoroso dello stato di emergenza sanitaria e delle disposizioni governative per il contenimento del Covid-19, ma guardando con speranza al futuro, le Targhe verranno consegnate nell’edizione 2020 della Rassegna della Canzone d’autore (Premio Tenco), in programma al Teatro Ariston di Sanremo a novembre.

lunedì 22 giugno 2020

ARTISTI IN PIAZZA NELL’ESTATE SENZA MUSICA / da ART21

di Carlo Muscatello (da ART21) Non ci sono soltanto le star e le loro vite più o meno dorate. Dietro alle tournée che in estati “normali” riempiono le piazze e gli stadi lavorano infatti migliaia e migliaia di persone: facchini, autisti, manager, organizzatori, addetti stampa, tecnici del suono e dell’audio e delle luci. Tutta gente che di colpo, per i noti motivi, si è trovata senza lavoro, senza reddito, spesso senza nemmeno ammortizzatori sociali. Si calcola che nel settore lavorino in tempi normali oltre 400mila persone, ma è difficile fare un calcolo preciso, perché spesso l’indotto non è facilmente tracciabile (e il nero è piuttosto diffuso...). L’altro giorno una rappresentanza di questo mondo era in piazza Duomo a Milano. Sabato 27 si replica a Roma, per una grande manifestazione nazionale. Al flash mob milanese c’erano in prima fila Diodato, Levante, Manuel Agnelli, Lodo Guenzi dello Stato Sociale, Cosmo, Ghemon, Saturnino, Dente, tanti altri, tutti vestiti di nero. “Il mondo della musica - ha detto il vincitore dell’ultimo Sanremo - non è stato invitato dal governo agli Stati generali, non ha potuto dunque partecipare al confronto sulla ripresa post Covid. Per il nostro mondo è una vera beffa”. La richiesta: un sostegno concreto a un settore che stenta a rimettersi in moto. Qualcosa comincia a muoversi in tutta Italia, ma le difficoltà sono tante. Cancellati o rinviati all’estate prossima i grandi concerti negli stadi o comunque all’aperto, gli eventi medi e piccoli che cominciano a essere annunciati - al di la delle tante iniziative gratuite in streaming - sono più che altro nobili tentativi di riaffacciarsi alla scena, di dire ci siamo ancora, di aspettare tempi migliori. Anche perché fra capienze ridotte, distanziamenti,sanificazioni e quant’altro questi tempi grami richiedono, il rischio è di andare economicamente in rosso. Altro che garantire un reddito alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo. Sul tavolo c’è un pacchetto di emendamenti che il settore ha richiesto di inserire nel decreto Rilancio. Ma la politica sembra non sentirci. “Spero che questa iniziativa faccia... rumore - ha detto ancora Diodato, ricordando il titolo del brano con cui ha trionfato al Sanremo 2020 – e soprattutto che faccia arrivare al mondo della politica la nostra voce, la voce dei tanti artisti e lavoratori dello spettacolo italiano”. Potrebbe essere l’occasione per ripensare a livello legislativo tutto il mondo dello spettacolo, al di là dell’emergenza sanitaria ormai diventata sociale ed economica. Basti pensare che su un libro l’Iva è giustamente al 4 per cento. Ma su un disco, anch’esso oggetto di cultura, rimane inspiegabilmente al 22. Quindi il libro su Springsteen gode di tassazione agevolata. Il disco no. Ma è solo uno degli esempi possibili.

domenica 21 giugno 2020

PREMIO TENCO 2020, ECCO I FINALISTI

Svelati oggi i finalisti delle Targhe Tenco 2020, il maggior riconoscimento assegnato dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno (dall’1 giugno 2019 al 31 maggio 2020). Artisti e progetti discografici trasversali nei generi e votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti musicali ed esperti di musica. Le sezioni anche in questa edizione sono sei: 4 riservate ai cantautori (canzone singola, disco in assoluto, disco in dialetto, opera prima), 1 riservata a interpreti di canzoni non proprie e 1 riservata agli album collettivi a progetto, ovvero compilation di vari interpreti costruite su un tema esplicito e dichiarato in grado di unire tutte le canzoni. In questa prima fase la giuria ha votato i finalisti delle sei sezioni, di cui il dettaglio di seguito in ordine alfabetico. Dopo la seconda votazione, che terminerà il 29 giugno, verrà proclamato il vincitore di ogni sezione. Non esistono candidature in quanto i giurati votano liberamente secondo quanto ascoltato nel corso dell’anno. DISCO IN ASSOLUTO: Paolo Benvegnù (Dell'odio dell'innocenza); Brunori Sas (Cip!); Diodato (Che vita meravigliosa); Luca Madonia (La Piramide); Perturbazione [(dis)amore]. MIGLIOR ALBUM IN DIALETTO: Alfio Antico (Trema la terra); Eleonora Bordonaro (Moviti Ferma); Sara Marini (Torrendeadomo); Nuova Compagnia di Canto Popolare (Napoli 1534. Tra moresche e villanelle); Daniele Sepe (Le nuove avventure di Capitan Capitone). OPERA PRIMA: Buva (Quarantena); Paolo Jannacci (Canterò); Liana Marino (Partenze); Lelio Morra (Esagerato); Réclame (Voci di corridoio). INTERPRETE DI CANZONI: Beppe Dettori [(In)canto rituale - Omaggio a Maria Carta]; Peppe Fonte (Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone); Maria Mazzotta (Amore Amaro); The Niro (The Complete Jeff Buckley & Gary Lucas Songbook); Tosca (Morabeza). CANZONE SINGOLA: Diodato (Che vita meravigliosa); Beppe Gambetta (Dove Tia O Vento); Giacomo Lariccia (Limiti); Rancore (Eden); Tosca (Ho amato tutto). ALBUM COLLETTIVO A PROGETTO: Animantiga; Calendario Civile; Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero; Note di viaggio - Capitolo 1: Venite avanti; 20 x 22. Tutte le informazioni sulle Targhe Tenco si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it