venerdì 7 luglio 2023

PREMIO TENCO 2023, ECCO I VINCITORI

  “Tredici canzoni urgenti” di Vinicio Capossela, “Andare oltre” scritta  da Niccolò Fabi, “Spira” di Daniela Pes, “Eri con me” di Alice e “Canzoni da intorto” di Francesco Guccini, “Senghe” degli Almamegretta e il progetto “Nella notte ci guidano le stelle. Canti per la Resistenza” prodotto da Mimmo Ferraro e Marco Rovelli sono le opere vincitrici delle Targhe Tenco 2023, il riconoscimento assegnato dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno trascorso. 

Gli artisti e i progetti discografici sono stati votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti e critici musicali.

 

Il cantautore VINICIO CAPOSSELA con l’album “Tredici canzoni urgenti” (La Cupa/ Warner Music Italy) si è aggiudicato la Targa Tenco per il Miglior Album in assoluto con 52 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono stati: Baustelle con “Elvis” (47 preferenze); Madame con “L'Amore” (41); Nada con “La paura va via da sé se i pensieri brillano” (39); Giovanni Truppi con “Infinite possibilità per esseri finiti” (35).

 

“Andare oltre” (BMG) scritta e interpretata da NICCOLO’ FABI ha ottenuto il maggior numero di voti (55) aggiudicandosi la Targa per la Miglior Canzone, che, ricordiamo, va agli autori dei brani. A contendersi il primo posto: “La cattiva educazione” di Vinicio Capossela (feat. Margherita Vicario)(54); “Non esiste altro” di Paolo Benvegnù (feat. Malika Ayane) (45); “Replay” di The Niro (24); “'A libertà ('O respiro d’e ‘pprete)” di Canio Loguercio (20); “Nei rami” dei Verdena (20).

 

Per la sezione Opera Prima la vittoria è andata a DANIELA PES con l’album “Spira” (Tanca Records) con 66 preferenze. Facevano parte delle nomination: Colla Zio con “Rockabilly Carter” (43); Federico Dragogna con “Dove nascere” (39); Claudio Orfei con “My Wonderland” (27); Brando Madonia con “Le conseguenze della notte” (24).

  

“Eri con me” di ALICE (ARECIBO/BMG) e “Canzoni da intorto” di FRANCESCO GUCCINI (BMG) sono risultati gli album (ad ex aequo) più apprezzati per la categoria Interpreti di canzoni (58 voti). Tra i finalisti: Rossana Casale con “Joni” (39); Raiz con “Si ll’ammore è ‘o ccuntrario d’’a morte” (37); Musica Nuda con “Girotondo De André” (27). 

 

Per la targa Miglior album in dialetto, l’opera più apprezzata è stata “Senghe” (The Saifam Group)degli ALMAMEGRETTA (con 84 voti). Gli altri candidati erano: Peppe Voltarelli con “La grande corsa verso Lupionòpolis” (58); Patrizia Cirulli con “Fantasia. Le poesie di Eduardo in musica” (47); Gnut con “Nun te ne fa” (14); Giuseppe Moffa con “Uauà. Omaggio in musica a Eugenio Cirese” (10). 

 

Per la Targa Tenco Album collettivo a progetto (che ricordiamo, va al produttore) ha ottenuto maggiori consensi “Nella notte ci guidano le stelle. Canti per la Resistenza” (Squilibri Editore) prodotto da MIMMO FERRARO e MARCO ROVELLI con 132 voti. A seguire: “Cover Me Bruce Springsteen” (41); “Music for Change - Collective Album #22” (22).

 


Tutte le informazioni sulle Targhe Tenco si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it

 

Le Targhe verranno consegnate nell’edizione 2023 della Rassegna della Canzone d’autore (Premio Tenco), in programma al Teatro Ariston di Sanremo il 19, 20 e 21 ottobre.

venerdì 16 giugno 2023

ASSOSTAMPA FVG, CONFERMATI MUSCATELLO PRESIDENTE E MARTEGANI SEGRETARIO

 Carlo Muscatello e Alessandro Martegani sono stati confermati rispettivamente presidente e segretario dell'Assostampa Fvg per i prossimi quattro anni. Lo ha deciso nella sua prima riunione il nuovo consiglio direttivo dell'articolazione regionale della Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti italiani, che ha eletto anche le vicepresidenti Fabiana Martini, vicaria, ed Erica Culiat. Confermato il tesoriere Nicola Filipovič Grcic. Nell’elezione per il presidente, Carlo Muscatello ha ottenuto 19 voti e Pietro Rauber 3, sui 22 aventi diritto al voto (nessuna scheda bianca o nulla).

Il segretario Martegani ha nominato vicesegretari Maurizio Bekar (lavoro autonomo, agenzie e uffici stampa), Antonio Caiazza (emittenza radio e tv) e Marco Ceci (quotidiani, periodici, web). Il presidente Muscatello ha assegnato a Rauber la delega per la riforma dello statuto.

Completano il consiglio direttivo i consiglieri professionali Francesco Cardella, Ingrid Stratti, Ivan Žerjal, e collaboratori Emily Menguzzato e Marina Tuni; e i fiduciari di Trieste Ciro Esposito (con il vice Lorenzo Mansutti), di Udine Oscar D'Agostino (vice Luca D’Agostino), di Gorizia Matteo Femia (vice Marco Bisiach) e di Pordenone Alessandra Betto (vice Antonio Panciera).

Nelle recenti elezioni per il rinnovo degli organi dell’Assostampa Fvg sono stati inoltre eletti nel Collegio dei Probiviri Furio Baldassi, Pierluigi Sabatti, Rosanna Ferfoglia, Ugo Salvini, Miloš Malinić, Matteo Contessa, Corrado Barbacini, Claudia Cernigoi, Roberto Cannalire; e nel Collegio dei Revisori dei conti Pietro Trebiciani, Sandro Sguazzin e Andrea Di Matteo.

sabato 6 maggio 2023

ASSOSTAMPA FVG AL VOTO / da newsletter Ordine giornalisti Fvg

 Domenica 14 e lunedì 15 maggio l’Assostampa Fvg, articolazione territoriale della Federazione nazionale della stampa, sindacato unitario dei giornalisti italiani, va al voto nei quattro capoluoghi di provincia per rinnovare i propri organi. La consiliatura si è conclusa con l’assemblea annuale alla quale ha partecipato Vittorio Di Trapani, il nuovo presidente della Fnsi che è stato eletto - assieme alla nuova segretaria generale Alessandra Costante - nel recente congresso nazionale svoltosi a Riccione. Un congresso che ha visto una buona affermazione della nostra Assostampa, che ha eletto cinque colleghi nel nuovo Consiglio nazionale della Federazione ed è tornata anche nella Giunta esecutiva, dopo un’assenza di una sola consiliatura, grazie all’elezione del nostro segretario, Alessandro Martegani. Un risultato importante, migliore di quelli conseguiti da altre Associazioni regionali, forti di un numero superiore di iscritti.

Già, gli iscritti. È da qui, dalle adesioni al sindacato dei colleghi professionali e collaboratori, che il prossimo gruppo dirigente dovrà ripartire. Anche nel Friuli Venezia Giulia si è registrato negli ultimi anni un calo delle iscrizioni, per fortuna inferiore a quanto avvenuto in altre regioni, più grandi e più piccole della nostra.
Bisogna ripartire dagli iscritti anche e soprattutto per la nuova situazione economica causata dalla fine del vecchio Inpgi 1, con la sopravvivenza del solo Inpgi 2, che ormai è di fatto l’unico Inpgi sopravvissuto. Per i servizi forniti al vecchio istituto di previdenza dei giornalisti (sede, impiegata “dedicata”, struttura di supporto…), l’Assostampa Fvg ha ricevuto, fino al 30 giugno 2022, come tutte le altre Associazioni regionali, un congruo rimborso. Che fra l’altro ci ha permesso, grazie anche a una gestione sobria, oculata e “risparmiosa”, di chiudere per tanti anni bilanci positivi e mettere da parte dei fondi che ora tornano quanto mai preziosi.
Dal primo luglio scorso è cominciata una nuova era. I rimborsi Inpgi sono già ora meno della metà di quelli precedenti. E non c’è nemmeno certezza che rimangano tali in futuro.
A questo problema si aggiunge quello della nostra sede di Trieste. Il contratto andrà presto in scadenza. Ed è molto improbabile che l’Inps, subentrata all’Inpgi nella finanziaria proprietaria dell’immobile, ci garantisca in futuro condizioni di favore come quelle di cui stiamo usufruendo, assieme al nostro Ordine regionale.
Per questi motivi, ma anche per dare più forza all’azione sindacale, sarà importante nei prossimi quattro anni rilanciare la presenza dell’Assostampa Fvg nelle relazioni industriali (pensiamo alla vendita in corso di Messaggero Veneto e Piccolo) e nel lavoro al fianco delle redazioni e delle fasce più deboli della professione. E aumentare gli iscritti è parte fondamentale di questo percorso.
Cominciamo dunque il 14 e 15 maggio partecipando numerosi al voto per il rinnovo dei nostri organi. Un appello rivolto a tutti: collaboratori e precari, redattori assunti con articolo 1, pensionati. Un sindacato forte fa comodo a tutte le componenti della nostra categoria.

Carlo Muscatello, presidente Assostampa Fvg


lunedì 1 maggio 2023

PRIMO MAGGIO, da Art21

 IL PRIMO MAGGIO SOTTO ATTACCO COME TUTTO CIO’ CHE E’ ANTIFASCISTA

Barbara Scaramucci

Ancora una volta l’attacco non è mascherato, non è nascosto, è palese, evidente. Il governo non antifascista – credo che dovremmo tutti chiamarlo solo così – convoca i sindacati 12 ore prima e vara in questo giorno, peraltro festeggiato a livello mondiale, un decreto che andrebbe chiamato precarietà, che ripristina mani totalmente libere per i datori di lavoro con contratti a termine i più disparati, a fronte di 15 euro di risparmio di tasse per i lavoratori dipendenti. 

L’ex sindaco Alemanno, i cui disastri noi romani non abbiamo dimenticato, con franchezza dice che lui non è antifascista come il 30 per cento degli italiani. Può essere vero, anzi, diciamo che lo è. 

Ma dunque un intero paese che nasce da una Costituzione inequivocabilmente antifascista deve essere governata da una presidente del consiglio e da un nucleo di potere che rifiuta l’antifascismo. Questa che è ormai una evidenza dovrebbe francamente essere tenuta sotto attenta osservazione da tutte le più alte cariche dello stato che,come è ovvio, della Costituzione antifascista hanno fatto il senso stesso della loro carica e del loro impegno. 

Dunque, dopo il 25 aprile, anche il 1 maggio è sotto attacco, anche in chiave preventiva, perché il concertone dura molto a lungo e finisce a tarda sera, c’è anche il palco degli amici di Taranto che da dieci anni combattono per la loro martoriata città, schiacciata ancora oggi dalla scelta lavorare o ammalarsi e morire. Pericolosi luoghi sovversivi dove si chiederanno diritti, lavoro non precario, democrazia, libertà e valori antifascisti.

La società italiana è antifascista, chiede lavoro pagato equamente, asili nidi e aiuti al lavoro delle donne, infrastrutture utili, una sanità pubblica che rispetti i valori da cui è nata e tuteli tutti, ma proprio tutti, nello stesso modo. Articolo 21 con centinaia di altre organizzazioni sta facendo il suo meraviglioso lavoro di costante, quotidiana difesa dei più deboli e contro le diseguaglianze, di difesa dei valori costituzionali su cui nasce l’associazione stessa. Non possiamo stancarci e non possiamo perdere neanche un minuto. Il governo non antifascista ha legami internazionali con il potere non antifascista che già domina una bella fetta di mondo a ovest e a est. Pensiamoci sempre. Buona festa del lavoro


martedì 7 marzo 2023

PREOCCUPAZIONE PER LA VENDITA DI MESSAGGERO VENETO E PICCOLO (Newsletter Ordine Fvg)

 

PREOCCUPAZIONE PER LA VENDITA
DI MESSAGGERO VENETO E PICCOLO



di Carlo Muscatello*

Pare che Messaggero Veneto e Piccolo verranno venduti a un gruppo di industriali veneti e della nostra regione. Assieme a Nuova Venezia, Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi. Pare che a capo della cordata ci sia Enrico Marchi, ovvero Save (aeroporti veneti) e Banca Finint. Pare che l’annuncio dell’offerta verrà dato fra un mese, dopo le elezioni regionali nel Friuli Venezia Giulia.

E pare che sia tutto vero.

Com’è vero che la vendita dei due quotidiani regionali s’inserisce nella clamorosa ritirata del Gruppo Gedi dal settore dell’informazione. Sono passati pochi anni da quando l’allora Gruppo Espresso Repubblica era un potente network di quotidiani e periodici che abbracciava tutta la penisola. Poi è arrivato il Gruppo Gedi, ma nessuno poteva pensare che quello che era il maggior gruppo editoriale italiano venisse smantellato con tanta rapidità. La Città di Salerno, La Nuova Sardegna, le Gazzette di Modena e Reggio, la Nuova Ferrara, persino L’Espresso… Fuori tutto.

Un patrimonio storico dell’editoria italiana è stato liquidato senza andare troppo per il sottile riguardo agli acquirenti. Pecunia non olet, si è sempre detto.

Ora tocca a noi. Ma pare che nessuno sia intoccabile, anzi, invendibile. Addirittura Repubblica - oltre a Gazzetta di Mantova e Secolo XIX - potrebbe andare, come si dice, “al miglior offerente”. Forse, per motivi familiar affettivi, non verrà ceduta La Stampa. Magrissima consolazione, almeno dalle nostre parti.

Noi siamo costretti ormai a occuparci di chi verrà. Messaggero Veneto e Piccolo sono testate storiche, le voci di questa regione, patrimoni importanti da preservare, assieme ai posti di lavoro. Siamo consapevoli che se un privato decide di vendere un’azienda nessuno glielo può impedire. Ma i giornali non sono una “merce” come tutte le altre. Hanno a che fare con la democrazia, con la libertà di informazione, con il pluralismo, con la Costituzione, con tante altre cose.

Siamo certi, o almeno vogliamo sperare, che ne siano consapevoli - e agiranno di conseguenza - i prossimi proprietari dei nostri giornali.


*presidente Assostampa Fvg



giovedì 23 febbraio 2023

CORDATA INDUSTRIALI PER I GIORNALI GEDI DEL NORD-EST

 Ieri i Comitati di redazione del Piccolo e del Messaggero Veneto hanno incontrato il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, accompagnati dal presidente dell’Assostampa Fvg Carlo Muscatello e dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Cristiano Degano.

«Ho sentito Enrico Marchi – ha detto Fedriga – e chiederò di incontrare chiunque si dimostrasse interessato ai giornali del Friuli Venezia Giulia. Per l’amministrazione regionale, l’informazione rappresenta un diritto fondamentale ed è nostro primario interesse difendere le testate di libera informazione». Fedriga ha avuto un primo confronto con il presidente di Save (società di gestione dei quattro aeroporti veneti) e di banca Finint, impegnato nella costruzione di una cordata pronta a rilevare dal gruppo Gedi i sei quotidiani del Nordest: Piccolo di Trieste, Messaggero Veneto di Udine, Nuova Venezia, Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi di Belluno.
Il governatore ha convocato i giornalisti a 48 ore dalla richiesta partita da Assostampa. Una dimostrazione di attenzione che merita apprezzamento perché, come ha ricordato Fedriga, «puntiamo a un rafforzamento di organi di informazione che rappresentano la storia di questo territorio». Il presidente ha confermato l’esistenza del progetto di Marchi, riferendo che la cordata è interessata ad acquisire «in tempi ristretti» l’intero pacchetto dei sei giornali. Fedriga incontrerà prossimamente i possibili acquirenti «per chiedere garanzie per l’informazione del territorio», anche attraverso il coinvolgimento di player regionali. Per il governatore, «è fondamentale dare continuità ai quotidiani e garantire i lavoratori attraverso un solido piano industriale». 
«Un privato può vendere – ha detto Muscatello – ma i giornali non sono una merce qualsiasi. Siamo delusi e perplessi per l’atteggiamento del gruppo Gedi, che sta vendendo i suoi giornali un pezzo alla volta, a tre anni dalla loro acquisizione». Per Degano, «la situazione riguarda tutta la comunità regionale, perché Piccolo e Messaggero rappresentano la principale informazione su carta e web in questo territorio. Serve una moral suasion nei confronti degli acquirenti».
Martedì prossimo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’editoria, Alberto Barachini, incontrerà a Roma una rappresentanza dei giornalisti delle testate del gruppo, tutte a rischio cessione e unite nella mobilitazione che ha finora avuto il suo apice nello sciopero di venerdì scorso. Anche il governo mostra un segnale d’attenzione, dopo che l’ad Maurizio Scanavino ha confermato l’intenzione di cedere i quotidiani del Nordest e la Gazzetta di Mantova, senza smentire l’intenzione di trattare la vendita anche dei quotidiani maggiori come Repubblica, Stampa e Secolo XIX. 
Il confronto con Barachini è stato propiziato dalla nuova segretaria della Fnsi Alessandra Costante che ha voluto incontrare i Cdr subito dopo il suo insediamento, prospettando da una parte la necessità di mettere in campo azioni di lotta mirate a tutelare posti e dignità del lavoro, dall’altra di sensibilizzare governo, parlamento, governatori e sindaci, «affinché prendano posizione per la tutela di insostituibili presidi territoriali di pluralismo e democrazia, nella convinzione che l'informazione – e nella fattispecie quella locale – sia un patrimonio che non appartiene solo all'editore di turno, ma anche alle comunità di cui narra e con cui è cresciuta». 
Ringraziamo le istituzioni che ci sono a fianco in questo momento e invitiamo chi non si è ancora espresso a schierarsi accanto a noi in difesa di quello che è un patrimonio immateriale di una comunità intera di cittadini. 

I Cdr del Piccolo e del Messaggero Veneto

martedì 7 febbraio 2023

SANREMO 2023, DISILLUSI E CURIOSI

 Festival di Sanremo: non sono solo canzonette, di Vincenzo Vita

Una delle pochissime certezze di un’Italia impoverita e a disagio nelle sue corde sociali profonde è la scintillante cerimonia mediatica che inizia a Sanremo: un lampo di alienazione consensuale.

Via via, nel corso degli ultimi anni e, soprattutto con l’abile conduzione di Amadeus, la kermesse della riviera ligure è diventata un po’ il trionfo della musica diffusa su molteplici piattaforme: che le vecchie generazioni delle Hit Parade condotte da Lelio Luttazzi forse poco conoscono; ma rappresenta, comunque, un evento celebrativo della forza televisiva. Si tratta di un caso di scuola, in cui vecchi e nuovi media non confliggono, bensì moltiplicano vicendevolmente i propri effetti.

Un merito delle ultime edizioni è senz’altro di avere valorizzato i giovani, artiste e artisti meno piegati alla medietà e al senso comune o non corrivi nei riguardi delle tradizionali censure e autocensure sul gender. L’epifania di tali ibridazioni dei contenuti e delle età sta nella trovata dei duettivintage, in cui sentimenti e immaginari si mescolano con una gradevolezza velata dalla malinconia.

Torniamo, però, alla crudezza dell’industria culturale, che incombe ammantandosi dell’annuale straniamento: panem et circenses, dalla Roma degli imperatori in poi.

Sanremo è la stampella economica e della Rai. La raccolta pubblicitaria è di circa 50 milioni di euro, malgrado la non innocente (leggi i conflitti di interesse della storica concorrenza privata) riduzione dell’affollamento pubblicitario proprio nelle ore calde del prime time. Dalle ore 18 alle 24 il limite scende quest’anno al 6%, dal 7% del 2022. Forse, questo spiega la presenza della nota influencer Chiara Ferragni, capace da sola di animare migliaia di contatti sui social. È la post-modernità, bellezza, per parafrasare frasi celebri. Dobbiamo farci i conti, perché il consumo di massa è ormai assai articolato e la fruizione si è espansa in aree dove tempo fa non si sarebbe osato. E siamo solo agli inizi della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, nonché degli algoritmi predatori.

Per la Rai è un tesoro da non svendere, a prescindere. E pensare che negli anni della massima contesa con Fininvest-Mediaset a suon di ingaggi e di sgambetti, pure Sanremo fu oggetto dei desideri del biscione, con vaghe simpatie persino nelle democristiane giunte della città dei fiori.

Fin qui, però, siamo nelle aporie del regime della società dello spettacolo e dell’ infosfera.

Tutt’altro è l’invito furbesco e cinico al leader ucraino Zelensky, anche se al video dopo le polemiche si sostituisce un testo letto da Amadeus. Non  si venga a contrabbandare simile inusuale invito (c’è la guerra e gli esempi omologhi di altre edizioni non reggono) con un atto di solidarietà verso il paese invaso. Siamo al cospetto di una mera ricerca dell’audience, dove tutte le vacche sono nere. Ecco, sarebbe almeno ragionevole rimediare al pasticcio, offrendo il palco anche ad una voce per quella pace predicata invano dal papa di Roma Francesco. I comitati per Julian Assange, a loro volta, entrano nel gioco di Fantasanremo, chiedendo a coloro che partecipano di indossare la maschera del fondatore diWikiLeaks.

L’ascolto è il dio pagano della vicenda. La scorsa edizione arrivò a oltre 11 milioni di utenti, con il cosiddetto share al 58,40%. Siamo lontani dalle cifre degli ultimi anni ottanta del secolo passato, mantenendosi a livelli alti.

Inserzionisti e sponsor brindano all’imminente abbuffata, ma l’eccezionalità del festival serve anche a mettere in luce i difetti aziendali di un servizio pubblico capace, ormai, di brillare soprattutto nei suoi eventi. La normalità non è granché e non basta neppure il successo sanremese a raddrizzare un bilancio tirato e difficile, a stento approvato nei giorni passati dal consiglio di amministrazione.

Inoltre, questa edizione sarà, forse, il canto del cigno dell’attuale gestione, sotto la sorveglianza speciale di una destra al governo piuttosto asimmetrica a fronte di una manifestazione che cerca di rompere certiarchetipi conservatori. Voci beghine si sono già levate. Fortunatamente, isolate.

Vedremo alla fine delle giornate di Sanremo quale riflessione sarà lecito fare di una avventura giunta al numero 73.

Amadeus e Gianni Morandi ricordano qualcosa della fenomenologia di Mike Bongiorno. Tuttavia, hanno avuto la capacità di tenere in ballo l’uditorio generalista e non per almeno un mese, usando a mani basse pure il traino compiacente del Tg1.

Un grande mestiere basterà a coprire le crepe di un evento che comincia ad essere logorato dal suo stesso successo? Tra l’altro, quest’anno Mediaset ha il coltello tra i denti, avendo costruito un contro-palinsesto di lotta.

Chissà, le culture musicali meno assuefatte e tutelate potrebbero inventare alternative, non minoritarie o rivolte a pur nobilissime nicchie, bensì esploratrici di strati della cultura di massa che navigano ancora sotto la superficie, attendendo di potersi svelare.

Ci saranno manifestazioni di protesta, si annuncia. Sanremo, tuttavia,frammento di rivoluzione passiva, è in grado di macinare tutto e tutti. 

È il momento di ragionare su progetti consoni all’età che viviamo, bruttache sia. Ma diversa e senza voce.

Per l’intanto, partecipiamo con distacco brechtiano al rito perenne di febbraio. Disillusi e curiosi.

 

Vincenzo Vita, il Manifesto