martedì 30 settembre 2014

SPRITZ FOR FIVE e LES BABETTES, assalto triestino a X FACTOR (pubblicato il 20-9)

Aspettavamo Les Babettes, ci siamo gustati un ottimo Spritz for five. Risultato: due gruppi vocali triestini, triestinissimi già nei riferimenti contenuti nei nomi scelti, vanno quest'anno all'assalto di "X Factor". I cinque ragazzi che l'altra sera, al debutto del "talent" di SkyUno giunto all'ottava edizione con un cast rinnovato (confermati Morgan e Mika, Victoria Cabello e Fedez al posto di Simona Ventura ed Elio), hanno già passato il turno e puntano dritti verso la gara vera e propria, quella a squadre, grazie a un'eccellente interpretazione a cappella di "Hey brother", del dj svedese Avicii. Le tre ragazze - lanciate un anno fa dal Pupkin Kabarett, note fra l'altro per una sublime cover di "El can de Trieste" - erano state annunciate l'altra sera dal tam tam dei "social", ma la produzione le ha fatte slittare a giovedì prossimo (loro stesse non ne sapevano nulla). Possibilità di passare anche loro il turno: alte, molto alte, diciamo pure altissime... Ma torniamo all'autentica sorpresa rappresentata dagli Spritz for five, visti mesi fa in un video con Maxino. «Siamo un gruppo abbastanza nerd, facevamo tutti parte del coro della nostra scuola, il gruppo ha un anno di vita, ma siamo con questa formazione da domenica...», hanno detto l'altra sera, prima di lasciare pubblico e giuria a bocca aperta per la loro bella e ottimamente arrangiata interpretazione. Bravi e giovanissimi. Marco Obersnel non ha ancora compiuto diciotto anni, Piero Gherbaz ne ha venti, Rocco Pascale ventidue, Nicola Pisano ventitre, Giulio Bottecchia è "il più anziano", con i suoi ventisei anni. Nella spartizione dei ruoli vocali, Pascale è basso e Bottecchia baritono, gli altri tre sono tenori. Arrangiamenti firmati dal "baby" Obersnel e da Pisano, impegnati anche nelle cosiddette percussioni vocali, talmente efficaci da sostituire una vera e propria sezione ritmica. Contattati, fanno sapere che «le regole un po' stringenti del format non ci permettono di rilasciare interviste». Ma dai "social" si apprende che «il gruppo nasce nel febbraio del 2013 a Trieste. I giovani componenti, provenienti da un'esperienza corale comune, sono tutti appassionati del genere (con riferimenti come i Real Group, i Rajaton, i Club For Five o gli Swingle Singers, solo per citarne alcuni)». Ancora: «Lo scopo, oltre a quello di divertirsi ed eseguire bella musica, è quello di promuovere questo genere poco conosciuto soprattutto tra i loro coetanei, e di dimostrare che, senza alcun uso di strumenti, è possibile creare cose meravigliose...». Si definiscono «un gruppo vocale maschile pop/jazz/spritz». Hanno realizzato anche un video, firmato da Gherbaz. E le coreografie sono dell'amica Marta Keller. L'altra sera, dopo l'esibizione, platea e web si sono scatenati. Fiorello ha twittato un eloquente: "Fortissimissimi". E l'hashtag #spritzforfive è entrato al quarto posto nei "TT Italia" (traduzione: una delle parole più citate, l'altra sera su Twitter...). Qualcuno li ha definiti i "Neri per caso 2.0", altri li hanno indicati come gli eredi degli Aram Quartet (vincitori nel 2008 della prima edizione dell'X Factor italiano, scioltosi due anni dopo). Se entrano nella gara vera e propria, saranno nella squadra di Morgan, non il massimo della simpatia, ma autentico Re Mida del programma: i suoi protetti hanno vinto sei edizioni su otto. Nella stessa squadra, quella dei gruppi, potrebbero finire anche Les Babettes, che vedremo giovedì. Eleganti, frizzanti, ironiche e ovviamente "retrò", sono Eleonora Lana (Lulù), Anna De Giovanni (Nanà) e Chiara Gelmini (Cocò). Su queste colonne, a gennaio si erano presentate così: «Era da anni - aveva spiegato Eleonora, triestina, 28 anni, esperienze con la Compagnia della Rancia e in vari musical - che sognavo un trio vocale femminile. Ci pensavo almeno da quando vidi a Bologna un concerto delle inglesi Puppini Sisters. Ne parlai con Chiara, con cui eravamo "voci bianche" nei Piccoli cantori della città di Trieste. Poi è arrivata anche Anna...». Nelle selezioni di "X Factor" (Muggia, Roma, Bologna, Milano...) hanno presentato "Il giovanotto matto" di Lelio Luttazzi e "Crazy people" delle Boswell Sisters. Giovedì le vedremo in uno dei due pezzi. Quale, non lo sanno nemmeno loro.

SANREMO 2015, arrivano Dear Jack e Amoroso, ritorno alle eliminazioni

Basta con il buonismo ecumenico e “politically correct” griffato Fazio. Al prossimo Festival di Sanremo, che si svolgerà dal 10 al 14 febbraio, si torna al nazionalpopolare e alle eliminazioni. In gara sedici campioni e otto giovani, finisce l’usanza della doppia canzone e soprattutto la finale assicurata per i cosiddetti big: per loro un solo brano a testa, e la sera di venerdì saltano quattro teste, mentre fra quelle che un tempo si chiamavano “nuove proposte” sarà scontro diretto e duro, mors tua vita mea... Il 65.o Festival comincia insomma a prender forma nel segno del ritorno alla tradizione. Ieri Carlo Conti, nuovo deus ex machina della manifestazione, ha presentato il regolamento. Ma la cosa che interessa di più alla gente - anche se parlando di Sanremo, anno dopo anno, si tratta di un interesse sempre più relativo - è capire chi salirà sul palco dell’Ariston. Lo si saprà il 14 dicembre (il 9 la lista dei giovani), ma alcuni danno già per certa la presenza dei Dear Jack - gruppo molto amato dai giovanissimi, visto recentemente al Rossetti di Trieste alle “Cuffie d’oro” - e di Alessandra Amoroso. Trattandosi di due prodotti di “Amici”, il “talent” che ha già dato ben tre vincitori al Festival (Marco Carta, Valerio Scanu, Emma), saremmo in presenza di una nuova “opa” di Maria De Filippi sulla rassegna. Più che mai possibile e addirittura probabile, vista la presenza in tolda dell’abbronzatissimo e nazionalpopolare presentatore toscano. Ospiti. Gli organizzatori stanno trattando la presenza degli One Direction - altri beniamini dei giovanissimi, stavolta a livello planetario - e, fra gli ospiti non canori, di Gigi Proietti e Christian De Sica. Anche se il colpo grosso, che nessuno ha il coraggio nemmeno di nominare, sarebbe nuovamente e ovviamente Fiorello. Difficile, vista l’idiosincrasia che lo showman ha accumulato per il festivalone... Ma torniamo al regolamento. Una novità sarà il voto attraverso il web e una “App” creata per l’occasione. Previste, almeno per le prime due giornate, serate televisive più brevi che in passato. La terza serata sarà una festa della canzone, con i sedici big chiamati a interpretare altrettante cover, anche con il supporto di ospiti italiani o stranieri, e ci sarà un premio speciale per la cover più votata. Il vincitore andrà di diritto all'Eurovision Song Contest. Sanremo 2015 costerà un milione e mezzo meno dell’edizione dell’anno scorso, la cui spesa complessiva fu di 18 milioni. Roby Facchinetti dei Pooh presiederà la commissione di Area Sanremo, nella quale c’è anche Mogol, da cui verranno fuori alcuni giovani per il Festival.

lunedì 29 settembre 2014

NOA 30-10 a trieste, rossetti

Farà tappa anche a Trieste, giovedì 30 ottobre, al Rossetti, il “Love medicine tour” di Noa, che prende il titolo dall’album uscito due mesi fa. Achinoam Nini, in arte Noa, nata a Tel Aviv nel ’69, cantante israeliana con sangue yemenita nelle vene, è apprezzata in tutto il mondo non solo per il suo valore di interprete ma anche per aver prestato la sua popolarità di artista alla causa della pace. Questo impegno, unito alle sue origini, la porta da anni a essere oggetto di ostracismo nel suo paese ma spesso anche all’estero dagli oppositori dello stato di Israele. Non più tardi di una settimana fa, in occasione di un suo concerto a Torino, è stata oggetto di una contestazione davanti all’Auditorium della Rai (dove si è svolta la sua esibizione nell’ambito del Prix Italia), da parte del Collettivo Boycott Israel e dell’International Solidarity Movement Italia: alcuni issavano uno striscione con scritto «Free Palestine Boycott Israel», altri sventolavano bandiere palestinesi. Noa va avanti per la sua strada. «Il dialogo è l’unica via - dice -. In un momento di crisi e di guerra viene spontaneo chiudersi in noi stessi. Io penso invece che proprio questo è il momento in cui è necessario abbracciare il dialogo, aprirsi, provare empatia e sentirsi uniti nella disgrazia». Il suo nuovo album “Love medicine”, uscito a quattro anni dal precedente, è frutto della sua collaborazione con Gil Dor, da sempre al suo fianco come direttore musicale e chitarrista e brilla anche di collaborazioni importanti, fra cui quelle con Pat Metheny e Gilberto Gil. Il jazzista, che ha prodotto il primo album di Noa vent’anni fa, è presente nell’album con «Eternity and beauty». L’artista brasiliano duetta in “Shalom a paz”. Ma il disco comprende anche le canzoni scritte dalla stessa Noa per il musical su Giovanni Paolo II “Karol Wojtyla - La vera storia” con la partecipazione del Solis String Quartet, e due cover: “Eternal flame” delle Bangles e “Happy song” di Bobby McFerrin.

giovedì 25 settembre 2014

ROCKER CROATO GIBONNI CON DANILO SACCO, ex NOMADI

S’intitola “Non credere (She said)” il brano di Gibonni e Danilo Sacco che è stato uno dei maggiori successi estivi in Slovenia e Croazia. Ora il singolo esce anche in Italia, con il video diretto da Matko Petric (https://www.youtube.com/watch?v=n7tFBcUiXq8), girato fra Venezia e Spalato. L’incontro fra i due artisti è avvenuto all’insegna della comune passione per il rock. Il quarantaseienne rocker di Spalato (vero nome Zlatan Stipisic, considerato il “Vasco croato”)) aveva pubblicato lo scorso anno l’album “20th Century Man”. Canzoni in inglese, incisioni ai leggendari Abbey Road Studios dei Beatles e allo Sphere Studio, produzione affidata ad Andy Wright (uno che ha firmato i lavori di Simply Red, Eurythmics, Simple Minds...) e, quasi a festeggiare l’evento, la versione natalizia a 33 giri della traccia che dà il titolo al disco stampata su cioccolata e riproducibile su un normale giradischi. «È un singolo da suonare a 33 giri, ma dopo cinque ascolti devi mangiarlo...», aveva detto Gibonni, da oltre vent’anni ai vertici delle classifiche di vendita croate e di tutti i Balcani. Figlio d’arte (suo padre Ljubo Stipisic era un famoso compositore di klapa, stile musicale tradizionale della Dalmazia, nel quale non a caso il giovane Zlatan ha mosso i primi passi, prima di dedicarsi al rock) il “Vasco croato” è l’artista della vicina repubblica che in questi anni ha saputo mischiare meglio sonorità rock e pop, coniugando melodie e tematiche che hanno saputo coinvolgere i giovani del suo paese. Ora questa collaborazione con Danilo Sacco, rileggendo - con testo in italiano e in inglese - questa ballad era presente nella versione originale nell’album “20th Century Man”. Sacco, dopo gli anni come cantante dei Nomadi, dal 2012 ha abbracciato la carriera solista, con dischi come “Un altro me” e il recente “Minoranza rumorosa” (che comprende anche il brano con Gibonni). Ma anche con la band di Francesco Guccini, che dopo il ritiro di quest’ultimo suona dal vivo con Danilo nel ruolo che fu dello storico cantautore.

martedì 23 settembre 2014

JESUS CHRIST SUPERSTAR con interpreti originali a gennaio a trieste

L’altra sera ha debuttato al Teatro Sistina di Roma. Dal 21 al 25 gennaio arriva a Trieste, al Politeama Rossetti. Stiamo parlando di “Jesus Christ Superstar”, il musical dei musical, la celebratissima opera rock, che dopo il grande successo della scorsa stagione, quest’anno torna in scena con il cast originale dello storico film uscito nel 1973. Oltre al Gesù interpretato da Ted Neeley, già nel cast dello scorso anno, stavolta il regista Massimo Romeo Piparo è riuscito nell’impresa di affiancare anche la Maddalena di Yvonne Elliman e il Ponzio Pilato di Barry Dennen. Insomma, proprio i tre attori protagonisti della pellicola di Norman Jewison, vista e rivista da milioni di spettatori in tutto il mondo, che si ritrovano così per la prima volta dopo oltre quarant’anni negli stessi ruoli di allora. Ovviamente gli anni passano per tutti, dunque anche per loro, che non sono più i tre ragazzi diventati altrettante star dopo l’interpretazione di quel film: oggi sono tre signori di mezza età, che però sul palco pare abbiano riscoperto la stessa sintonia di un tempo. «È una reunion storica - ha spiegato il regista Piparo, che al Sistina ha festeggiato il ventesimo anniversario della prima edizione italiana dell’opera rock -, anche nel ricordo di Carl Anderson, il Giuda nero scomparso dieci anni fa. Ora c’è anche un interesse da Londra per lo spettacolo e si sta cominciando a parlare di un possibile tour europeo a fine 2015, con la produzione italiana». Ancora Piparo: «Tim Rice, che firmò il musical insieme a Andrew Lloyd Webber, sarà a Verona il 12 ottobre per vederlo. Questo dimostra che il teatro non ha età, come non hanno età i protagonisti e il titolo dello spettacolo, che ancora oggi risulta moderno con tanti spunti di attualità: uno su tutti è il messaggio pacifista, nel 1973 come nel 2014. Per me le trentanove frustate date a Gesù diventano trentanove immagini di martirio dei nostri tempi, dall’Olocausto alle Torri Gemelle, passando per Aldo Moro e Borsellino e Falcone. La cosa triste è che vanno aggiornate continuamente...». Per quanto riguarda i protagonisti, Neeley, Elliman e Dennen hanno detto di essere onorati di tornare a lavorare insieme e (ovviamente) di amare l'Italia. Yvonne Ellimn all’epoca del film aveva appena diciassette anni e pensava che Maddalena fosse la madre di Gesù e non una prostituta: «Quando l’ho capito ho dovuto rivedere un po’ la mia interpretazione». Ted Neeley, che con il film guadagnò una candidatura ai Golden Globes nel 1974: «Quando ci ritroviamo è come se riprendessimo qualcosa che abbiamo lasciato in sospeso il giorno prima. C’è sempre stata una connessione spirituale che va oltre il set. Siamo diventati una grande famiglia. E anche dal pubblico arriva una forte energia positiva». I tre sono affiancati da Feysal Bonciani (Giuda), Paride Acacia (Hannas), Emiliano Geppetti (Simone), Francesco Mastroianni (Caifa), Riccardo Sinisi (Pietro), Salvador Axel Torrisi (Erode). Sul palco anche l’Orchestra dal vivo di 12 elementi diretta dal Maestro Emanuele Friello e l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona. “Jesus Christ Superstar” continua a confermarsi il musical più famoso e amato di tutti i tempi. La versione italiana in lingua originale firmata da Massimo Romeo Piparo vanta grandi numeri che raccontano un enorme successo: quattro diverse edizioni prima di questa, undici anni consecutivi in cartellone nei teatri italiani dal 1995 al 2006, oltre un milione di spettatori, più di cento artisti che si sono alternati nel cast... «Leggendo i Vangeli – si legge nelle note di regia di Piparo - sembra quasi scontato che il sottofondo musicale debba essere rock. Che l’ambientazione più adatta sia un deserto con alcuni elementi architettonici statici e animati dalla sola potenza della musica. Che l’epoca più giusta per la loro rappresentazione siano gli anni Settanta. Eppure prima di “Jesus Christ Superstar” non era così. Ecco perché l’opera di Webber e Rice è entrata nel mito. E quel mito non va assolutamente dissacrato, re-interpretato, elaborato: va rispettato, omaggiato, celebrato...». Prima di arrivare a gennaio a Trieste, il musical sarà a Verona il 12 ottobre e poi al Teatro Arcimboldi di Milano dal 16 ottobre al 2 novembre.

lunedì 22 settembre 2014

GILBERTO GIL 1-11 a trieste

Quattro sole date in Italia, una a Trieste. Gilberto Gil, uno dei più grandi musicisti brasiliani, per alcuni anni anche ministro della cultura del suo Paese, arriva il primo novembre per un concerto al Politeama Rossetti. La sezione italiana del suo “Solo Tour 2014” comincia venerdì 24 ottobre da Roma, all’Auditorium della Conciliazione, prosegue martedì 28 ottobre a Fabriano, al Teatro Gentile, per la rassegna “Fabriano Musica”, arriva a Trieste sabato primo novembre, e si conclude giovedì 6 novembre a Padova, al Gran Teatro Geox. Un’occasione davvero unica per vedere e ascoltare uno dei grandi della musica del Novecento, che in questo tour celebra João Gilberto, l’inventore della bossa nova, oltre a ripercorrere la sua cinquantennale carriera. Era infatti il 1964, quando un giovanissimo Gilberto Gil (nato a Salvador nel 1942) partecipa allo show di bossa nova e di canzoni brasiliane tradizionali "Nós Por Exemplo", dove incontra anche Caetano Veloso, Maria Bethânia, Gal Costa. L’anno dopo, trasferitosi a San Paolo e dopo aver cantato in diversi show, si fa notare con il suo primo album, intitolato “Louvaçao”. Con Caetano Veloso crea il movimento del Tropicalismo, che avrà un ruolo importantissimo nella musica ma anche nel teatro, nel cinema e nella letteratura carioca. Movimento di protesta, sussulto di vitalità, sorta di Sessantotto brasiliano, cui la dittatura rispose con la repressione. Gil e Veloso sono costretti all’esilio, a Londra. La sua musica, partita dal folklore, diventa più metropolitana e si lascia contaminare dall’allora imperante beat, dal nascente pop. L’artista, che negli anni londinesi si è perfezionato come chitarrista e ha cominciato a cantare anche in inglese, torna in Brasile nel ’72 e registra “Expresso 2222”, album nel quale ritrova le radici samba della sua musica. Sono passati oltre quarant’anni. Quarant’anni di successi, a volte da solista e a volte condivisi con amici cantautori e musicisti, non soltanto brasiliani. Nel ’74 esce l’album “Ao vivo”, l’anno dopo “Gil & Jorge”, a quattro mani con il cantante e compositore Jorge Ben, ma anche “Refazenda”, omaggio alle sue origini musicali “sartaneja”. Ormai la sua carriera è un successo dietro l’altro. Nel ’76 è in tour in Brasile con Veloso, Gal Costa e Maria Bethânia, ovvero i “Doces Barbaros”, titolo anche di un disco e un film. Nel ’77 esce “Refavela”, in cui mescola i ritmi africani della Nigeria, con quelli giamaicani e quelli di Rio e Bahia. Il ’78 è un anno ricchissimo: pubblica “Refestança”, con Rita Lee, dopo un viaggio negli Stati Uniti registra “Nightigale”, album realizzato appositamente per il mercato americano, ed esce il doppio dal vivo “Gil in Montreaux”, registrato durante la sua partecipazione al festival jazz svizzero. Nell’80 tour in Brasile con Jimmy Cliff e cover di “No woman no cry” (700mila copie vendute, prima in classifica per mesi). Nell’81 tocca all’album “Luar (A gente precisa ver o luar)”, in cui mescola pop internazionale e musica brasiliana. L’85 è l’anno del concerto-evento a Rio, con Chico Barque, Roberto Carlos, Caetano Veloso, Gal Costa e Maria Bethânia, da cui viene tratto l’album “Dia Dorim Noite Neon”. Nel ’91 è a New York, con Tom Jobim, Caetano Veloso, Elton John e Sting, al un concerto di beneficenza a favore della foresta amazzonica. Dopo una carriera straordinaria (oltre cinque milioni di dischi venduti, due Grammy, due Latin Grammy Award), nel 2003 il presidente Lula da Silva lo chiama nel suo governo come ministro della Cultura. Lascia cinque anni dopo, quando pubblica l’album “Banda Larga Cordel”. Quest’anno Gil ha partecipato all'album “Canzoni”, della cantautrice jazz Chiara Civello, con la quale duetta nel brano “Io che non vivo senza te”. “Solo Tour” segue l’uscita dell’album “Gilberto’s sambas”, uscito nel maggio scorso, nel quale l’artista rende omaggio al maestro João Gilberto, assieme al figlio Bem e a Moreno Veloso, figlio di Caetano. «Ascoltare Gil che suona João – scrive nelle note di copertina Caetano Veloso - significa entrare in contatto con l’avventura stessa della nostra musica e della nostra vita». «Gilberto Gil solo sul palco alla Carnegie Hall – ha scritto il critico americano Jon Pareles, dopo la presentazione del “Solo Tour” - sembrava che avesse una band fantasma nella sua voce e nelle sue dita...».

domenica 14 settembre 2014

VANONI e PAOLI, 80 x 2

Lei compie ottant’anni il 22 settembre. Lui il giorno dopo. Entrambi festeggiano con un disco: lei il triplo cofanetto antologico “Più di me, più di te, più di tutto”, lui tre album registrati dal vivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma (in edicola dalla settimana scorsa con Repubblica e L’Espresso). Stiamo parlando di Ornella Vanoni (Milano, 22 settembre 1934) e Gino Paoli (Monfalcone, 23 settembre 1934): due autentiche colonne della musica italiana, protagonisti negli anni Sessanta anche di una intensa storia d’amore. Erano gli anni in cui lei veniva dalla relazione artistica e sentimentale col “triestìn de Barcola” Giorgio Strehler, gli anni anticonformisti del Piccolo Teatro di Milano, delle canzoni della mala. Per lui erano gli anni de “La gatta”, che si chiamava Ciacola e condivideva con l’artista una soffitta. «Quelli furono anni - confessò Paoli tempo fa - bruttissimi da vivere e bellissimi da ricordare. Ci sono dei periodi della vita in cui hai fame e non hai da mangiare...». Ricordando che un discografico, dopo aver ascoltato “Il cielo in una stanza” e «Sassi», lo stroncò così: «Senta, mi dispiace dirglielo, ma queste non sono canzoni. Secondo me è meglio che lei faccia un altro mestiere...». Le cose poi andarono diversamente. In tempi più recenti i due artisti sono stati protagonisti anche di una riuscita reunion artistica: un tour nell’85 nei maggiori teatri italiani (fecero tappa anche al Rossetti di Trieste), da cui fu anche tratto un album, intitolato “Insieme”. L’avventura fu replicata nei primi mesi del 2005, quando - in contemporanea al tour - vennero pubblicati il disco di duetti “Ti ricordi? No, non mi ricordo” e il libro “Noi due, una lunga storia”, scritto con Enrico de Angelis per Mondadori. Disco e libro rimangono, a distanza di parecchi anni, una bella testimonianza del loro sodalizio umano e artistico. Nella canzone “Boccadasse” (dal nome dell’antico borgo di pescatori ligure che fu uno degli scenari del loro amore), lui cantava: «Non ricordo niente di quello che è stato, mi ricordo solo che ero innamorato». E lei: «Quel che c’era intorno non contava niente, c’era solo amore, c’eri solo tu». Nel libro, invece, il cantautore monfalconese di nascita ma genovese d’adozione e a tutti gli effetti confessava: «Ornella mi attirava soprattutto come donna, ma è difficile scindere, in una come lei, la donna dall’artista: le due facce sono molto simili. Lei ha una carica espressiva viscerale che esprime con quello che realmente è. Ha un carattere esagerato qualunque cosa faccia». E lei: «Quello con Gino è un legame che non si è mai sciolto. Di me lui ha sempre detto che sembro un setter ma sono un boxer. In realtà i grandi amori non finiscono mai. Se non li vivi fino all'esaurimento, come fanno a finire?» Ancora lui: «La vulnerabilità è la sua dote che preferisco. Quando la guardo mi viene voglia di proteggerla. La gente non lo intuisce, fortunatamente. Ma io posso dirlo perché ho vissuto con lei, l'ho amata intimamente...». Ora questo nuovo compleanno incrociato. Ornella lo festeggia, oltre che con il triplo album citato, ripartendo il 31 ottobre da Conegliano Veneto con il suo ultimo tour “Un filo di trucco, un filo di tacco”, titolo mutuato dalla raccomandazione che sua madre le faceva, da ragazza, prima di uscire. Il tour - che proseguirà fino alla primavera 2015 - dovrebbe essere l’ultimo della sua lunga carriera, secondo quanto detto dalla stessa artista. Il cofanetto antologico, con il meglio della sua lunga discografia, conterrà i due album editi “Più di me” (brani del repertorio e due inediti, cantati in duetto con alcuni big) e “Più di te” (grandi brani della nostra canzone da lei reinterpretati, con qualche duetto), arricchiti da “Più di tutto”, una nuova raccolta di successi. Che arriva dopo il recente album “Meticci (Io mi fermo qui)”, anche quello ricco di classici e cover. Gino, che da qualche anno è anche presidente della Siae, viene invece “celebrato” da Repubblica e L’Espresso con questi tre album. Il primo s’intitola “Incontro in jazz” e lo vede esibirsi con un quartetto formato dal pianista Danilo Rea, dal batterista Roberto Gatto, dal trombettista Flavio Boltro e dal contrabbassista Rosario Bonaccorso. Con loro rilegge i suoi classici con arrangiamenti jazz. Il secondo album è “Due come noi che...”, testimonianza del concerto all’Auditorium di Roma con il pianista Danilo Rea, con cui è andato recentemente anche il tour. Il terzo è “Napoli con amore”, viaggio fra i classici della canzone napoletana, sempre al fianco del pianista Rea.