giovedì 22 luglio 2021

TERZA PUNTATA VINTAGE

 L’artista di pianobar Alex Vincenti e il presentatore e conduttore Michele Cupitò sono gli ospiti della terza puntata di “Vintage - Canzoni, oggetti, sentimenti che non tramontano mai”, con Carlo Muscatello e Graziano D’Andrea, domani giovedì 22 alle 11.20 su Radio Uno Rai Fvg (streaming e podcast su www.sedefvg.rai.it). In bilico fra passato e presente, ecco un altro tormentone transgenerazionale dell’estate: “Che sogno incredibile”, di Loredana Bertè e Emma. La musica prosegue con James Taylor, Carole King, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Amii Winehouse (di cui esce un libro a dieci anni dalla scomparsa). Attesa per i concerti di Paolo Conte a Grado e Mario Biondi a Pordenone. Finale con il pop sempreverde dei Pooh.


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Vintage è bello. Perché è bello ricordare. Tutti abbiamo una canzone preferita, che magari ci riporta a un fatto, una situazione, una persona, un ricordo... Per questo le canzoni sono considerate la colonna sonora della nostra vita, che aggiorniamo continuamente. Ma oltre alle canzoni ci sono gli oggetti, i luoghi, le parole, che evocano emozioni e sentimenti.

Ecco allora una sorta di “greatest hits” della memoria, con i brani (ma anche tutte le altre cose) che hanno segnato maggiormente gli ultimi decenni, non solo nel Friuli Venezia Giulia.

Al timone di questo “viaggio nella memoria” Carlo Muscatello (per tanti anni redattore e critico musicale del “Piccolo”, molte collaborazioni fra cui quella con le iniziative editoriali del Corriere della Sera) e Graziano D’Andrea (voce storica della radiofonia del Nordest, con collaborazioni con radio private e Rai Fvg, animatore di serate nelle piazze e nelle discoteche). Regia di Daniela Picoi.



mercoledì 14 luglio 2021

MERKÙ E GAVINEL NELLA SECONDA PUNTATA DI “VINTAGE”, RADIOUNO RAI FVG

 L’attrice Rossana Gavinel e il conduttore e imitatore Andro Merkù sono gli ospiti della seconda puntata di “Vintage - Canzoni, oggetti, sentimenti che non tramontano mai”, con Carlo Muscatello e Graziano D’Andrea, domani giovedì 15 alle 11.20 su Radio Uno Rai Fvg (streaming e podcast su www.sedefvg.rai.it). In bilico fra passato e presente, ecco un altro tormentone transgenerazionale dell’estate: “Mille”, di Orietta Berti, Fedez, Achille Lauro. La musica prosegue con David Bowie, Lucio Battisti, Ivan Graziani. Auguri a Tony Esposito nel giorno del suo compleanno. E tutti pronti per i concerti di Francesca Michielin a Trieste e Umberto Tozzi a Udine, del quale ascoltiamo il classico “Stella stai”. Finale con il pop sinfonico di Emerson Lake & Palmer.


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Vintage è bello. Perché è bello ricordare. Tutti abbiamo una canzone preferita, che magari ci riporta a un fatto, una situazione, una persona, un ricordo... Per questo le canzoni sono considerate la colonna sonora della nostra vita, che aggiorniamo continuamente. Ma oltre alle canzoni ci sono gli oggetti, i luoghi, le parole, che evocano emozioni e sentimenti.

Ecco allora una sorta di “greatest hits” della memoria, con i brani (ma anche tutte le altre cose) che hanno segnato maggiormente gli ultimi decenni, non solo nel Friuli Venezia Giulia.

Al timone di questo “viaggio nella memoria” Carlo Muscatello (per tanti anni redattore e critico musicale del “Piccolo”, molte collaborazioni fra cui quella con le iniziative editoriali del Corriere della Sera) e Graziano D’Andrea (voce storica della radiofonia del Nordest, con collaborazioni con radio private e Rai Fvg, animatore di serate nelle piazze e nelle discoteche). Regia di Daniela Picoi.




martedì 13 luglio 2021

TARGHE TENCO 2021, TUTTI I VINCITORI

 


mercoledì 7 luglio 2021

VINTAGE, prima puntata giov 8-7 ore 11.20 su Radio Uno RAI Fvg

 Comincia il “viaggio nella memoria” di “Vintage - Canzoni, oggetti, sentimenti che non tramontano mai”, con Carlo Muscatello e Graziano D’Andrea in studio, Daniela Picoi in regia. In bilico fra passato e presente, ecco il primo tormentone dell’estate, “L’allegria”, scritta da Jovanotti per l’eterno ragazzo Gianni Morandi. Interviste a Corrado Savio e Maddalena Longo, rispettivamente fondatore e voce (una delle poche al femminile) di Radio Sound Trieste, negli anni Settanta una delle primissime emittenti radiofoniche private nel Friuli Venezia Giulia. La musica prosegue con Beatles e Rolling Stones, ma anche Genesis e Roxy Music. Auguri a Donatella Rettore nel giorno del suo compleanno. E tutti pronti per il concerto di Patti Smith, il 13 luglio a Lignano Sabbiadoro. Della grande “poetessa del rock” ascoltiamo la classicissima “Because the night”.


VINTAGE, canzoni oggetti sentimenti che… - da giov 8-7 su Radio Uno RAI Fvg

 Un viaggio nella memoria, ma sempre connessi al presente. Si preannuncia così “Vintage”, sottotitolo “Canzoni, oggetti, sentimenti che non passano mai di moda”, il programma di Carlo Muscatello e Graziano D’Andrea, regia di Daniela Picoi, che comincia giovedì 8 luglio alle 11.20 sulle frequenze di Radio Uno Rai Fvg (streaming e podcast su www.sedefvg.rai.it) e accompagnerà gli ascoltatori ogni giovedì per tutta l’estate. 

Vintage è bello, perché è bello ricordare. Tutti abbiamo una canzone preferita che ci riporta a un periodo importante, una situazione, una persona: una specie di colonna sonora della nostra vita, che aggiorniamo continuamente. E oltre alle canzoni ci sono i luoghi, gli oggetti, le persone che evocano emozioni e sentimenti. 

Ecco allora una sorta di “greatest hits” della memoria, con i brani e tutte le altre cose che hanno segnato maggiormente gli ultimi decenni, in particolare dagli anni Settanta in poi, nel Friuli Venezia Giulia ma non solo. Raccontarlo può essere catartico per chi l’ha vissuto ma anche per i più giovani, che forse non sanno quanto quella stagione di creatività e libertà sia stata fondamentale per più di una generazione, ma che tuttavia amano e cantano Battisti, De Gregori, Dalla, De André, Venditti, e studiano i mostri sacri del rock per trarre ispirazione e rinnovare la musica contemporanea. 

Sentiremo allora i protagonisti di quell’epoca d’oro: i conduttori delle “radio libere”, i cantanti, le miss, i giornalisti che, partiti da raffazzonati studi radiofonici hanno poi costruito una carriera nei giornali e nei maggiori network. Rievocheremo il mondo delle discoteche con barman e dj, i ritrovi, le discoteche, i dischi in vinile “inghiottiti” dai colorati mangiadischi e i negozi di dischi che la rivoluzione digitale ha spazzato via.  

Al timone di questo “viaggio nella memoria” Carlo Muscatello (per tanti anni redattore e critico musicale del quotidiano “Il Piccolo”, collaboratore di giornali, radio, tv e delle iniziative editoriali del “Corriere della Sera”) e Graziano D’Andrea (voce storica della radiofonia del Nordest, animatore di serate nelle piazze e nelle discoteche). Regia di Daniela Picoi. 

lunedì 21 giugno 2021

QUANDO NON C’ERANO DISOCCUPATI / newsletter Coordinamento Precari Fvg

 


"QUANDO NON C'ERANO DISOCCUPATI"
di Carlo Muscatello, presidente dell'Assostampa FVG

All’inizio degli anni Ottanta, quando ho cominciato a fare quello che all’epoca era un bel lavoro - ben trattato, ben considerato e… ben pagato -, nel Friuli Venezia Giulia non esistevano giornalisti professionisti disoccupati. I più anziani ricorderanno certamente il caso di un collega di una regione del Sud che si trasferì armi e bagagli qui nel Nordest proprio perché sarebbe stato l’unico disoccupato e dunque il primo posto libero se lo sarebbe beccato lui. Come puntualmente avvenne…

Dunque tutti lavoravano. Chi alla Rai regionale, chi al Messaggero Veneto o al Piccolo, chi al Primorski Dnevnik o nelle redazioni regionali del Gazzettino, chi in qualche tv privata… C’era lavoro e pane per tutti. 

Si cominciava a collaborare (all’epoca quelli che lavoravano in redazione in attesa dell’assunzione erano chiamati “abusivi”), poi prima o poi, chi prima e chi poi, si veniva assunti. Chi forte di una raccomandazione, della presentazione da parte di un parente o un amico, chi semplicemente perché era bravo, e tanto per cominciare sapeva scrivere in italiano. Cosa che non dobbiamo mai dare per scontata.

Bastava che qualche collega andasse in pensione o “emigrasse” verso altri lidi, magari a Roma o a Milano, oppure poteva capitare che qualche editore volesse rinforzare una redazione, beh, chi aveva pazienza e voglia di scrivere finiva per ottenere il sospirato “articolo 1”.

Poi dev’essere successo qualcosa. E noi all’inizio non ce ne siamo accorti. Peggio: il sindacato non se n’è accorto. Ricordo componenti di Cdr e di Direttivi Assostampa che sostenevano di non dover rappresentare i collaboratori.

Oggi il mondo dell’informazione è cambiato, anche nel Friuli Venezia Giulia, che non è più un’isola felice. Oggi oltre metà dei giornalisti professionisti iscritti ai nostri enti di categoria non ha un contratto di lavoro “articolo 1”. Si arrangia con collaborazioni, contratti a termine, uffici stampa. E qualche volta molla, perché va bene tutto, va bene la passione, ma a trenta o quarant’anni non si può andare avanti con mille euro al mese, peraltro lavorando a tempo pieno, serate e domeniche incluse.

E se l’Inpgi, il nostro istituto di previdenza, continua a ballare sull’orlo del vulcano, una concausa sta qui. Un tempo entravano cento di contributi e uscivano cinquanta di pensioni, oggi la proporzione è capovolta. Gli editori hanno usato l’istituto come un bancomat, prepensionamenti a raffica, organici ridotti, sempre meno redattori e sempre più collaboratori pagati poco. Lo ha teorizzato recentemente anche il direttore di Repubblica, Molinari. Solo che ha detto che questo è “il futuro dei giornali”. Invece è purtroppo, da tempo, già il presente…

Ma oggi abbiamo bisogno di più informazione, informazione di qualità. E la qualità richiede sostegno pubblico, interventi normativi che diano stabilità al settore, supporto al lavoro dei giornalisti. Non si tratta di elargire finanziamenti a pioggia, ma di sostenere l'informazione in maniera seria guardando al servizio che viene svolto e all'occupazione che viene creata.

Dunque vanno affrontati al più presto i nodi strutturali, a partire dal contrasto al precariato e dalla definizione dell'equo compenso. Non si può fare informazione di qualità sfruttando migliaia di giornalisti che ogni giorno lavorano senza le tutele, i diritti e le garanzie assicurati dal contratto di lavoro. La Fnsi chiede al governo “un patto per l’articolo 21 della Costituzione”.

Carlo Muscatello, presidente Assostampa Fvg

domenica 23 maggio 2021

BOB DYLAN 80 ANNI / da Articolo 21

 Hey, mister Tambourine, il calendario dice che stavolta le candeline sono ottanta, ma pare che i tempi stiano cambiando un’altra volta, proprio come quand’eri ragazzo. O forse è solo un’impressione. Di certo c’è che Robert Allen Zimmerman (Duluth, Minnesota, 24 maggio 1941, genitori ebrei ucraini, lontane origini turche e lituane, cresciuto nel mito di Woody Guthrie), dopo aver legalmente cambiato il nome in Bob Dylan nell’agosto 1962, in tutti questi decenni ha cambiato anche la storia della musica, della cultura, del costume del Novecento.

Ora avrà anche un suo museo, il Bob Dylan Center con sede a Tulsa, Oklahoma: aprirà i battenti il 10 maggio 2022 e sarà il deposito di oltre 100.000 “tesori culturali esclusivi”, che verranno periodicamente esposti al pubblico. Nella collezione sono incluse registrazioni edite e inedite, film di spettacoli e performance, fotografie e manoscritti.

Il centro sarà situato nel quartiere delle arti di Tulsa, vicino a un’attrazione già popolare, guarda caso il Woody Guthrie Center. Nell’edificio troveranno spazio una sala di proiezione per documentari e concerti, alcuni inediti; uno studio di registrazione in facsimile, “dove i visitatori sperimenteranno com’era essere presenti a una delle storiche sessioni di registrazione di Dylan”; una cronologia multimediale dell’intera vita dell’artista; una mostra a rotazione di materiali d’archivio. Una sezione del museo, la Columbia Records Gallery, sarà dedicata alle “immersioni profonde” in alcune delle sue canzoni più amate. L’archivio di Bob Dylan è stato acquistato nel 2016 dalla fondazione del petroliere George Kaiser che nel 2011 aveva acquistato anche le carte – ci risiamo – di Woody Guthrie.

Di celebrazione in celebrazione, Dylan giunge a un’età che per quasi tutti è quella della pensione, dell’appagamento, dei bilanci, delle pantofole. Non per lui, non per l’eterna anima errante sempre in giro per il mondo, sempre in cerca di un pubblico dinanzi al quale strapazzare vecchi classici fino a renderli a volte irriconoscibili.

Tracce di grandezza, di genialità anche in questa apparentemente incomprensibile bulimia di spettacoli, di genti e luoghi nuovi, di emozioni da far rinascere. Anche perchè Dylan poteva benissimo chiudere baracca e burattini anche vent’anni fa, che il suo segno nella storia della musica e della letteratura del Novecento l’aveva già lasciato.

Per fortuna non è andata così, e altra bellezza è sgorgata dalla sua creatività. Altre canzoni, altri dischi sono arrivati. Alcuni non fondamentali, altri all’altezza del mito. Ci piace sempre ricordare “Modern times”, che al di là della citazione chapliniana dei “tempi moderni” suonava come una garbata presa in giro ma anche una netta presa di distanze dal nostro presente così brutto, volgare e confuso. Come dire: in questo caos, in mezzo a questa follia, l’unica salvezza è il ritorno alla semplicità, alle origini, alle radici.

Mezzo cowboy e mezzo signore del sud degli States, dopo essersi tolto lo sfizio di fare il dj e di pubblicizzare biancheria intima e automobili, Dylan con quel disco si rimise al centro della scena con musiche senza tempo, fra blues e honky tonk, fra jazz e country, fra classici rock’n’roll e ballate, fra valzer e appassionati ritratti della classe operaia e ancora velati messaggi religiosi.

Canzoni ricche di suoni scarni, semplici, essenziali, puliti. Interpretate con quella voce roca che sembra in grado di scolpire la roccia, che da tanto tempo indica la strada, la rotta, canta le nostre contraddizioni, la confusione e il disincanto di questi scassatissimi “tempi moderni”.

Nel 2016, dopo l’Oscar, il Pulitzer e svariati Grammy, e dopo varie candidature al Nobel che già erano parse delle provocazioni, gli accademici di Stoccolma finalmente gli assegnano il Premio con l’iniziale maiuscola per la letteratura: apriti cielo, fra proteste e polemiche, infine messe a tacere da un plauso non unanime ma convinto da parte di moltissimi. Che passarono sopra anche alla scelta, giudicata irrispettosa dai più, di non presentarsi alla cerimonia di consegna del premio per ricevere il quale tanti letterati e artisti si farebbero tagliare la mano destra…

Nel dicembre scorso – con il Never Ending Tour fermo causa pandemia, ultimo concerto finora nel 2019 con oltre tremila show dal 1988 in poi – Bob Dylan sottoscrive un accordo con la Universal Music per la vendita dei diritti di oltre trecento sue canzoni.

Ora festeggiamo gli ottant’anni di un artista senza il quale la musica e la cultura e dunque anche il mondo oggi sarebbero diversi. Happy birthday, mister Tambourine. Geniale ed enigmatico come solo i grandissimi.