...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
lunedì 17 settembre 2012
ALICE esce mart 18 nuovo album SAMSARA
Da una decina d’anni vive in Friuli, dove già prima aveva una casa di vacanza. Da una ventina d’anni, forse più, ha abbondonato la strada principale dello show business. Coltivando una personale idea di canzone di qualità, che l’ha privata dell’attenzione del grande pubblico. Oggi esce il suo nuovo album, il nuovo album di Alice, intitolato “Samsara”.
«È un termine sanscrito - spiega Carla Bissi, suo vero nome -, che indica l’incessante flusso e la ciclicità della vita, rappresentati da un ruota che gira. L’ho scelto per indicare l’essenza del disco: eterogeneo, fatto di tanti quadri di vita, affidati a vari autori».
Fra cui, un po’ a sorpresa, Tiziano Ferro.
«Ci seguivamo a vicenda da tempo. Gli avevo fatto chiedere un brano, lui me ne fatti due, “Nata ieri” e “Cambio casa”. È stato un incontro gradevole, particolare e inaspettato».
La presenza di Battiato invece non ha sorpreso.
«Anche se era dall’82 che non scriveva per me. È stato tutto molto semplice. L’ho chiamato, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto un brano come “L’ombra della luce”, e lui: allora vuoi una canzone mistica, ci proverò. Dopo pochi giorni era pronta “Eri con me”».
Nel disco ci sono altre cover. Cominciamo da Dalla?
«Volevo cantare da anni la sua “Il cielo”. E ci stavo lavorando. Mai mi sarei aspettata potesse diventare un omaggio postumo».
Il testo di Totò musicato da Giuni Russo?
«”A cchiù bella” l’avevo inserita nel disco dal vivo “Lungo la strada”, tre anni fa. Ho voluto riprenderla perchè sono legata a quello che considero un vero capolavoro poetico».
I più giovani non ricordano Califfi e Giganti.
«Dei primi ho preso alcune strofe di “Al mattino”, brano del ’68, proprio come “Il cielo”: mi hanno colpito per la freschezza, la luminosità, ma anche l’attualità. Con Mino De Martino, che era nei Giganti, siamo amici da tanti anni, ho cantato tante sue canzoni. Stavolta firma ben quattro brani».
Che difficoltà incontra in questa sua seconda vita artistica?
«Le difficoltà sono oggettive, è chiaro che se il mondo si muove in un’altra direzione andare controcorrente genera problemi. Ho dovuto rinunciare a un pubblico più vasto. Non ho l’attenzione dei media, anche se la musica si muove in maniera trasversale».
Soddisfazioni?
«Realizzare quello in cui credo, questo è già un premio. E poi ho la fortuna di avere tanti che hanno continuato a seguirmi, nonostante la mia scelta».
Ha detto che il canto è la forma più alta di preghiera.
«Dopo il silenzio. Vivere il mondo illusorio che il successo ti dà rischia di mandarti fuori dalla realtà. Tutto dipende da cosa vuoi. Io non ho fatto musica per il successo, il potere o i soldi».
Rimpianti?
«No, nemmeno di aver rifiutato, tanti anni fa, dopo la vittoria a Sanremo nell’81 con “Per Elisa”, quel tour mondiale che doveva durare tre anni. È stata una scelta ponderata, che andava fatta».
A proposito di Sanremo: sono passati quarant’anni dal suo debutto al Festival.
«È vero, non ci avevo pensato. Era il ’72, avevo diciassette anni e mi chiamavo ancora con il mio vero nome. Avevano organizzato per la prima volta un girone per i giovani. C’era Marcella con “Montagne verdi”. Io cantai “Il mio cuore se ne va”. Mi ricordo che ero stranita, avevo una visione mitica del Festival, e la realtà era ovviamente tutta diversa».
Da dieci anni vive a Tricesimo, in Friuli.
«Da Forum Livii a Forum Iulii (nomi latini della sua Forlì e del Friuli - ndr). Vivo bene. E trovo ci siano delle analogie, fra romagnoli e friulani: gente attiva e produttiva, che non si ferma davanti alle difficoltà. Magari i primi sono più estroversi, i secondi più riservati».
Cosa manca a questa terra per crescere?
«I mezzi di comunicazione fanno pena. E poi servirebbe maggiore apertura, al nuovo e al diverso. Insomma più accoglienza, meno atteggiamenti di chiusura».
Alice sarà in tour dal 29 novembre in Italia (debutto a Verona) e da gennaio in Europa. Speriamo di vederla anche nella nostra - e sua - zona.
domenica 16 settembre 2012
ISLAM IN FIAMME, il parere di Fouad Allam
«Dopo quello che è successo a Bengasi, nessuno può dire cosa accadrà nei prossimi giorni. Abbiamo però alcune certezze. I movimenti radicali approfittano di questo clima per creare una situazione ancor più frammentata. E le varie primavere arabe sono state un’occasione d’oro per ricalibrare i pesi all’interno di questi paesi».
Khaled Fouad Allam, sociologo e politico algerino naturalizzato italiano, insegna Sociologia del mondo musulmano all’Università di Trieste. A novembre pubblica per Marsilio il suo nuovo libro “Avere vent’anni a Tunisi e al Cairo”, un saggio nel quale dà la sua lettura delle rivoluzioni arabe. Il suo osservatorio sull’Islam in fiamme può essere considerato assolutamente privilegiato.
«Negli ultimi mesi - spiega lo studioso, editorialista di “Repubblica” - è successo qualcosa di inedito, con l’entrata nelle istituzioni dei fratelli musulmani e di altri movimenti fondamentalisti. Ciò ha aperto un varco, mettendo a fuoco le contraddizioni, i contrasti con l’ala più radicale del movimento».
Ma possibile sia bastato un film?
«I fatti di Bengasi non vanno sottovalutati. L’Occidente si era fatto un’idea sua delle primavere arabe, ma sul terreno esistono temporalità diverse. Oggi da un lato c’è un Occidente secolarizzato, dall’altro un mondo musulmano che continua a non accettare certe cose, come per esempio la satira religiosa».
La primavera araba ha creato un nuovo terreno di coltura per il terrorismo?
«Certo, perchè ha portato innanzitutto instabilità. E il rischio è che tale instabilità diventi una condizione permanente, soprattutto in Libia, dove è più facile che i movimenti eversivi facciano proseliti».
Possibile passare in poco tempo dai festeggiamenti ai “liberatori” all’assalto alle ambasciate?
«I movimenti radicali approfittano del caos, per loro tutto diventa propaganda. E poi bisogna ricordare che la società civile araba è ancora molto diversa da quella occidentale. Loro escono da trent’anni di guerra, che li ha cambiati, ha cambiato il loro mondo. Si sentono incompresi dall’Occidente, qualunque situazione diventa un pretesto per infiammare folle impazzite. È in questo clima che s’innesca un processo di violenza politica».
L’Italia deve rafforzare i propri sistemi di sicurezza?
«Assolutamente sì, e non solo perchè le coste libiche sono a poche centinaia di miglia dalle nostre. E nemmeno per il timore che qualcuno possa arrivare qui. Il punto è un altro. Ormai il mondo islamico è dentro la nostra società. La storia del terrorismo lo ha dimostrato. Dunque la prevenzione è necessaria, anche perchè viviamo in un contesto di forte crisi economica».
Al Qaeda minaccia di nuovo gli Stati Uniti.
«Ho letto, dice che colpirà altre ambasciate. Io credo che il movimento non ha più l’impatto che aveva ai tempi della guerra nel Golfo o in Afghanistan. Ma rimane una matrice alla quale fare riferimento, e nel frattempo ristrutturarsi. È possibile anche che, in questa situazione di caos, altri agiscano in nome di Al Qaeda».
Ma paesi arabi e Islam sono un binomio inscindibile?
«André Malraux, scrittore e ministro della cultura con De Gaulle, nel suo romanzo “Antimémoires” dice a un certo punto, in modo profetico, che il XXI secolo sarà religioso o non sarà. Ovviamente bisogna definire che cosa è religione o no».
Per lei?
«L’alternativa - conclude Allam - è fra una religione chiusa in se stessa, usata come strumento ideologico, e chi accoglie la diversità religiosa, è aperto a chi non crede, rispetta i principi di uguaglianza e le donne, non pratica la censura. È questo, oggi, il grande dibattito nel mondo musulmano. Da ciò dipende il futuro dei rapporti fra Islam e Occidente».
sabato 15 settembre 2012
addio a ROBERTO ROVERSI
Roberto Roversi se n’è andato sei mesi dopo il suo amico Lucio Dalla, di cui era più vecchio di vent’anni. E col quale aveva condiviso una fertile stagione di collaborazione creativa negli anni Settanta: il piccolo grande uomo scriveva le musiche delle sue canzoni, ma non si sentiva ancora pronto per la parte letteraria, affidata all’amico e concittadino. Ne vennero fuori album storici come “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride solforosa” e “Automobili”.
Poi, forse grazie anche a quell’apprendistato, Dalla si sentì pronto per firmare anche i testi. Ma Roversi fece in tempo a scrivere le parole della più bella canzone degli Stadio (originariamente gruppo proprio di Dalla), la struggente “Chiedi chi erano i Beatles”.
Una grandezza non limitata però alle escursioni pop. Roversi è stato per sessant’anni, seppur da una posizione defilata, uno dei protagonisti di primo piano della letteratura italiana. Nato a Bologna nel ’23, partigiano, dal ’48 fino a pochi anni fa è stato libraio antiquario nella sua città.
Nel ’55 fonda con Pasolini e Francesco Leonetti la rivista “Officina”, cui segue all’alba dei Sessanta un’altra pubblicazione, “Rendiconti”. Nel decennio della contestazione molla l’editoria maggiore e abbraccia la causa del ciclostile, dei fogli fotocopiati, delle piccole riviste autogestite. Scrive romanzi, poesie, “fogli sparsi”, testi teatrali. Alcuni dei quali (“Unterdenlinden”, “Il crack” e “La macchina da guerra più formidabile”) sono stati fra l’altro ripubblicati recentemente dall’editore Pendragon, con l’inedito “La macchia d’inchiostro”. Due anni fa, già malato, ha pubblicato in cinquanta esemplari fuori commercio la versione integrale del poema “L’Italia sepolta sotto la neve”.
«Conserverò sempre bei ricordi - dice Gaetano Curreri degli Stadio - di un grande poeta che era prima di tutto una bella persona. Mi vengono in mente ricordi simpatici e personali che ci legano. Dopo Lucio Dalla ci lascia un altro grande italiano».
Giorgio Napolitano esprime «la sua commossa partecipazione al lutto del mondo della cultura e della città di Bologna per la perdita di un poeta, scrittore e intellettuale profondamente legato alla sua terra, sensibile interprete delle inquietudini e delle trasformazioni della nostra società».
In un “tweet” Jovanotti lo ricorda a modo suo, come “un innumerevole poeta”. E poi lancia l’hashtag #chiedichieraroversi. Subito fra i più citati ieri su Twitter.
venerdì 14 settembre 2012
VASCO di nuovo ricoverato
Vasco Rossi di nuovo ricoverato. E purtroppo si ricomincia. Una settimana fa il rocker di Zocca era apparso in buona forma, durante una breve esibizione acustica - la prima, dopo i malanni dell’estate 2011 - in una discoteca di Castellaneta Marina, in Puglia, dove si trovava in vacanza. Ieri la voce di un malore, di problemi respiratori che ne avrebbero consigliato il trasporto in elicottero e il ricovero a Villalba, nella stessa clinica sui colli bolognesi della precedente, lunga degenza. All’inizio nessuna conferma ufficiale dallo staff del Blasco nè dal personale della clinica, tranne un “qui non abbiamo eliporto” del direttore sanitario della struttura.
Poi la nota di Tania Sachs, storica portavoce: l’artista è effettivamente a Villalba, ma per «controlli di normale routine, il suo ricovero era già previsto. Non è stato trasportato in elisoccorso, ma ha viaggiato in auto nella notte, accompagnato dal suo autista. Si tratta di controlli di normale routine che Vasco effettua ogni due o tre mesi da oltre un anno a questa parte, in seguito al batterio killer che lo aveva colpito nell’estate 2011». Segue l’invito a stampa e tv «a non diffondere notizie false e allarmanti in ordine alle sue condizioni di salute, e a rispettare la privacy di cui ha diritto». Parole pacate e comprensibili.
Ma viviamo tempi di internet e social network. Sui quali i fan del Komandante si scatenano. Prima invocano un “clippino” (uno di quei brevi filmati fatti in casa che Vasco ha preso l’abitudine proprio l’estate scorsa di diffondere su Facebook) per chiarire la situazione, poi inondano la rete di messaggi di vicinanza e incoraggiamento, infine se la prendono con la stampa, con i “giornalisti sciacalli” e i “pennivendoli uccelli del malaugurio” colpevoli di aver amplificato la notizia.
Nel pomeriggio Vasco ha ricevuto la visita della moglie, Laura Schmidt, sposata due mesi fa dopo una lunga convivenza, che ha smentito preoccupazione per le condizioni di salute del marito. Ma lo stillicidio di notizie sulla situazione del rocker - che secondo il produttore Bibi Ballandi ha in progetto un “one man show” in tv - rischia di essere appena ricominciato.
meridiano su EUGENIO SCALFARI
Celebrato in vita. Privilegio che spetta a pochissimi. Fra questi c’è oggi Eugenio Scalfari, classe 1924, nato a Civitavecchia da famiglia di origine calabrese, rimasto l’ultimo dei grandi giornalisti della sua generazione a tenere accesa la fiammella di un impegno e un ruolo pubblico - nel giornalismo, nella politica, nell’economia, in anni recenti persino nella filosofia - nati nell’immediato dopoguerra.
Il “Meridiano” che Mondadori (casa editrice berlusconiana) pubblica martedì, intitolato “La passione dell’etica, Scritti 1963-2012”, annunciato quasi due anni fa, è il riconoscimento di ciò. «È un’opera - ha detto Scalfari ieri a Repubblica, il quotidiano da lui fondato nel ’76, dopo essere stato nel ’55 fra i fondatori dell’Espresso - che ricomprende la mia doppia vita: scrittore e giornalista. E le due cose solo in parte hanno coinciso. Non è un caso che non abbia mai scritto un libro sul giornalismo».
Già, i libri. Una passione che ha sempre affiancato, e in qualche modo completato, il sacro fuoco del giornalismo. Nel quale Barbapapà (così lo chiamavano in redazione) è stato un fuoriclasse assoluto, in grado di rinnovare e per certi versi rivoluzionare la storia della stampa italiana. I nostri giornali non sarebbero quello che oggi sono, se non ci fossero stati Espresso e Repubblica.
Il “Meridiano” - ottantotto articoli e sei libri, per complessive 1.984 pagine - si avvale di un saggio storico-intellettuale di Alberto Asor Rosa, di una bibliografia ragionata di Angelo Cannatà e di un “Racconto autobiografico” scritto per l’occasione, di cui riportiamo un estratto qui a sinistra.
Alcuni lo vorrebbero senatore a vita, non certo per l’antico rapporto di amicizia con Napolitano, al quale l’altro giorno ha presentato il libro al Quirinale. Altri, più maliziosi, pensano addirittura che questa “celebrazione in vita” possa essere un aiuto proprio per l’ingresso a Palazzo Madama. Nell’altro ramo del Parlamento, Scalfari era entrato invece nel ’68, eletto come indipendente nelle file del Partito Socialista. Un’esperienza breve. Quasi una piccola parentesi, nella lunga storia di questo protagonista della vita pubblica italiana degli ultimi sessant’anni.
giovedì 13 settembre 2012
anteprima italiana film KATY PERRY: PART OF ME
Stamattina anteprima italiana a Milano (Space Cinema Odeon, alle 11), poi da martedì uscita in trentasei sale del circuito, fra cui quella triestina alle Torri e quella udinese di Pradamano.
Il film “Katy Perry: Part of me”, che ha consacrato la ventottenne cantante statunitense (vero nome Katheryn Elizabeth Hudson, nata a Santa Barbara, California, il 25 ottobre 1984, debutto da ragazza nella musica religiosa) come una superstar, amata soprattutto dagli adolescenti, arriva nel nostro Paese sulla scia del successo del singolo “Wide awake”, il suo decimo consecutivo ad arrivare in testa alle classifiche di vendita.
Negli Stati Uniti il film - uscito il 2 luglio - ha già incassato oltre 24 milioni di dollari, su un totale che ormai sfiora i trenta milioni. Cifre che pongono la cantante al quarto posto nella classifica dei documentari musicali dopo Madonna, U2 e Jonas Brothers. E che vanno ad aggiungersi agli oltre trenta milioni di album venduti nel mondo.
“Part of me” era un brano del suo terzo album, “Teenage dream: The complete confection”, uscito a febbraio. È diventato un film - che ha ottenuto quattro nomination agli Mtv Video Music Awards - che racconta la storia della sua vita, dentro e fuori dalle scene. Ne è venuto fuori un ritratto artistico e personale, a tratti anche crudo, di una star del pop contemporaneo.
«Inizialmente - racconta l’artista – l’idea mia e del mio management era quella di pubblicare in rete degli episodi che raccontassero la mia vita, pensavamo al massimo a un programma tv. Mai, neppure nei miei sogni più profondi, avremmo pensato a un film. Eppure alla fine i sogni sono diventati realtà».
Famosa per l’immagine sexy e l’originalità nell’abbigliamento (per non parlare delle chiome rosa o blu che ama esibire...), Katy Perry è sicuramente oggi una delle donne più importanti del pop internazionale. Più di Rihanna, di Britney Spears, di Beyoncè, forse alla pari con Lady Gaga. Giovane anche se non più giovanissima, fa parte del movimento di liberazione omosessuale ed è molto amata dai giovanissimi di mezzo mondo.
Ai quali nel film lancia questo messaggio: «Bisogna vivere la propria vita e cercare di raggiungere i propri obiettivi, grandi o piccoli che siano».
venerdì 7 settembre 2012
SPETTACOLO SU SCIASCIA domani a Grado
Un suggestivo ponte musicale e culturale è stato pensato e in qualche modo già costruito quest’estate, fra la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia, da un gruppo di artisti capeggiati dalla pianista triestina Maria Rosa Pozzi e dal compositore friulano Giorgio Tortora.
Si tratta dello spettacolo “Leonardo Sciascia ha scritto che...”, che dopo il debutto del mese scorso a Racalmuto, in provincia di Agrigento, vivrà la sua seconda rappresentazione sabato 8 settembre, con inizio alle 21, nella basilica di Sant’Eufemia, a Grado. Dove alcuni brani tratti da opere dello scrittore e intellettuale siciliano verranno fatti rivivere grazie anche alle musiche di Tortora.
«L’idea dello spettacolo - spiega la pianista triestina Pozzi - è nata da un incontro con Annamaria Sciascia, figlia dello scrittore, che fra l’altro verrà a Grado in occasione della rappresentazione. Con lei, e col marito Nino Catalano, presidente della Fondazione Leonardo Sciascia, che ha sede proprio a Racalmuto, abbiamo pensato a questo connubio fra alcuni testi del grande scrittore e le musiche di Giorgio Tortora».
Ancora la pianista: «Il risultato è emozionante. Di Sciascia abbiamo scelto pagine che attraversano tutta la sua vita, dagli esordi alla maturità. Parla di storia, stato, mafia, politica, scuola e ovviamente della sua Sicilia. Alla fine c’è anche una sua breve poesia, intitolata “In memoria”, scritta per ricordare il fratello Giuseppe, suicida nel 1948: un lutto che ovviamente lasciò un segno profondo nel suo animo...".
«E noi d’oro diciamo la tua vita, la nostra che ci rimane, mentre le rondini tramano coi loro voli la sera, questa mia triste sera che è tua», scrive Sciascia nella poesia, compresa nella raccolta “La Sicilia, il suo cuore”. E poi dalle “Cronache scolastiche” (Sciascia insegnò nella sua Racalmuto, che all’epoca si chiamava Girgenti) fino al “Giorno della civetta”, il percorso narrativo scelto dai protagonisti dello spettacolo restituisce all’ascoltatore la vicenda umana, artistica e politica dello scrittore siciliano, nato nel 1921 e scomparso nel 1989.
Con Maria Rosa Pozzi, concertista molto attiva, che da anni alterna programmi che spaziano fra i Beatles e il barocco, a Grado saranno in scena la flautista veneziana Monica Finco, gli attori Maia Monzani e Mario Milosa. Con loro risuoneranno ancora una volta le parole di Sciascia, lungo tutto il suo percorso etico e civile di scrittore e intellettuale. Fino all’ammonimento sempre attuale: «Il più grande peccato della Sicilia è stato quello di non credere nelle idee...».
Iscriviti a:
Post (Atom)