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martedì 12 febbraio 2013
SANREMO stasera al via
«Quest’anno abbiamo deciso che la contemporaneità fosse la connotazione. La tradizione del festival c’è, però l’aiuto alla musica italiana deve arrivare attraverso vettori che siano popolari e che consentono questa contaminazione».
In questa frase di Fabio Fazio, deus ex machina del 63.o Festival di Sanremo che comincia stasera, c’è gran parte del senso di questa edizione. Per anni il festivalone è stato musicalmente un mondo a parte: personaggi che uscivano dal letargo solo per la settimana sanremese, recentemente qualche neofita da talent show, a far da contraltare al solito vecchiume imperante.
La scelta di un direttore artistico come Mauro Pagani (ex Pfm, ex collaboratore di De Andrè, musicista colto e sensibile) è stata già una dichiarazione di campo e di intenti. Come dire: si guarda all’Italia musicale del 2013, il resto va nella serata “Sanremo story”.
Ma si diceva dei “talent”, che negli ultimi anni hanno lanciato una sorta di opa sul festival. Considerato che, con l’eccezione di Vecchioni nel 2011, ultimamente hanno sempre vinto loro (Emma, Valerio Scanu, Marco Carta...), favoriti dal meccanismo del televoto, nel quale il pacchetto di fan attaccati al cellulare sono in grado di fare la differenza.
Aggiungi che programmi come “X Factor” e “Amici” sono rimasti fra le pochissime strade che un giovane ha a disposizione per (tentare di) emergere, ed ecco spiegato perchè anche gli organizzatori hanno pescato anche quest’anno in quel serbatoio.
Sotto allora con Chiara Galiazzo, fresca vincitrice di “X Factor”, da cui arriva anche Marco Mengoni (terzo a Sanremo 2010). Dall’opposto fronte di “Amici” viene invece recuperata Annalisa Scarrone.
Ma la musica italiana oggi parla anche altri linguaggi. Magari quelli dei siciliani Marta sui tubi o dei napoletani Almamegretta, o di artisti già visti all’Ariston come Elio e le storie tese, Simone Cristicchi, Max Gazzè, Daniele Silvestri. O ancora, sul versante jazzato, il cantante pianista Raphael Gualazzi (partito proprio vincendo fra i Giovani nel 2011) e l’accoppiata italoamericana Simona Molinari e Peter Cincotti (che si affidano a un inedito del nostro grande e compianto Lelio Luttazzi). Per concludere con Maria Nazionale, esponente del neomelodico più presentabile, e con i Modà, idoli dei giovanissimi, già al fianco di Emma sul podio di due anni fa.
Tutti questi artisti possono piacere o non piacere (de gustibus...), ma questi sono nomi reali della musica italiana di oggi, non sepolcri imbiancati.
Scorrendo fra i nomi degli autori, ci si imbatte in artisti come Gianna Nannini, Pacifico, Francesco Bianconi dei Baustelle, Federico Zampaglione, Giuliano Sangiorgi, Peppe Servillo, Enzo Gragnaniello e il citato Luttazzi. Come dire: la miglior musica italiana è presente in forze a Sanremo 2013. Che forse torna a essere il Festival della canzone italiana, com’è stato negli anni Cinquanta e Sessanta.
Il resto? Luciana Littizzetto e Maurizio Crozza, tanto temuti sotto elezioni. La mancanza delle vallette in senso tradizionale. Il bacio gay annunciato stasera sul palco di Sanremo, protagonisti due promessi sposi di sesso maschile un cui video spopola sul web. Che c’entra con le canzoni? Niente e tutto, visto che contemporaneità non significa solo musica ma anche diritti civili.
Fra l’altro Marco Mengoni, che stasera apre la gara, sarà introdotto da Marco Alemanno, già compagno di Lucio Dalla, lo scorso anno sul palco a far da spalla a Pierdavide Carone. Al piccolo grande uomo questo festival sarebbe piaciuto.
sabato 9 febbraio 2013
SANREMO chiara favorita
Sarà un Sanremo sotto la neve, dicono i meteorologi. Ma al Teatro Ariston farà caldo. Soprattutto per la padovana Chiara Galiazzo, che rischia di passare in poche settimane dalla vittoria a “X Factor” a quella al festivalone. Le quote Snai ora la danno a 4, il che significa che la cantante, che propone “L’esperienza dell’amore” e “Il futuro che sarà”, a questo punto è la favorita. Scendono le quotazione di Malika Ayane e dei Modà, dati rispettivamente a 5 e a 6. Aumenta la fiducia in Elio e le storie tese, che ora sono proposti a 8, alla pari con Marco Mengoni, Annalisa Scarrone e Raphael Gualazzi. Perdono terreno Daniele Silvestri e Max Gazzè (a 16), Simone Cristicchi e la coppia Simona Molinari e Peter Cincotti (a 20). Stabili Almamegretta (a 25), Maria Nazionale (a 33) e Marta sui tubi (a 40).
Simona Molinari e Peter Cincotti giocano la carta dell’elettroswing, con “La felicità” e “Dr. Jekyll Mr. Hyde”, un inedito del compianto Lelio Luttazzi. Che nella sua ultima apparizione al Festival, nel 2009, accompagnò al piano e portò fortuna ad Arisa, vincitrice fra i Giovani con “Sincerità”.
Anche Raphael Gualazzi, vincitore fra i Giovani nel 2011, pesca nelle nostre zone. Venerdì, nella serata “Sanremo Story”, rileggerà infatti “Luce - Tramonti a nord est”, con cui la monfalconese Elisa vinse il Festival nel 2001.
Ma Sanremo è anche moda, glamour, fascinazione. Quest’anno non ci saranno le vallette intese in senso classico, anche se la presenza di due superbelle come Bar Refaeli e Bianca Balti non lasceranno il terreno sguarnito. Anzi.
Lucianina Littizzetto le sfiderà comunque a colpi di leggerezza e ironia. Pare si presenterà al cospetto delle due modelle arrampicata su tacchi a pirellone fatti apposta per il suo piedino 33 e mezzo. Ma è andata anche a cercare abiti storici che hanno caratterizzato Sanremo, dagli anni Cinquanta fino all’altro ieri, e giocherà di citazione in citazione.
Ultima per oggi, dall’Osservatore romano: «Molti dei giovani cantanti attuali, come alcuni di quelli che presto si esibiranno nello scintillante bailamme festivaliero sanremese, non hanno alle spalle altra gavetta se non i talent show che imperversano su tutte le sintonie». Come dire, non c’è da fidarsi.
CRISTICCHI, magazzino 18
«Siamo partiti in un giorno di pioggia, cacciati via dalla nostra terra che un tempo si chiamava Italia, e uscì sconfitta dalla guerra. Hanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette, e mi ricordo, faceva freddo nel’inverno del ’47...».
Sono i primi versi di “Magazzino 18”, una delle canzoni del nuovo album di Simone Cristicchi “Album di famiglia”, che esce in concomitanza con la partecipazione del trentaseienne cantautore romano al Festival di Sanremo. Il brano darà anche il titolo a uno spettacolo teatrale, che aprirà la prossima stagione dello Stabile del Friuli Venezia Giulia.
«Il Magazzino 18 - spiega Cristicchi, che a Sanremo proporrà “La prima volta (che sono morto)” e “Mi manchi” - è quel luogo della memoria che c’è nel porto vecchio di Trieste, dove gli italiani che scappavano dalla Jugoslavia lasciarono le loro povere cose pensando di tornare a riprenderle».
Com’è nata la canzone?
«Nell’ottobre 2011 sono stato una settimana a Trieste, per il mio spettacolo alla Sala Bartoli “Li romani in Russia”. Stavo raccogliendo storie per il mio libro “Mio nonno è morto in guerra”, nel quale poi inserii quattro storie triestine, fra cui una proprio sull’esodo».
Cosa la colpì del Magazzino 18?
«Avevo visto un documentario sull’esodo. Quando entrai mi colpì la massa informe di oggetti, sembravano i resti di un terremoto, le grandi cataste che ci sono nei manicomi, nei campi di concentramento. E quasi ogni oggetto aveva attaccato il nome della persona che l’aveva lasciato lì».
Lo spettacolo?
«Dopo quella visita promisi a me stesso, e alle persone che mi accompagnarono quel giorno, che avrei fatto qualcosa per far conoscere questa storia. La storia di chi è partito e di chi ha scelto di rimanere. Ho letto le testimonianze nel libro di Jan Bernas “Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani”. Avevo pensato a un monologo di teatro civile, dopo è arrivata l’idea anche delle canzoni».
Il debutto?
«Apriamo la stagione del Rossetti, il 22 ottobre. Sono molto orgoglioso del fatto che lo spettacolo sia stato scelto per il debutto. Lo spettacolo l’ho scritto con Jan Bernas, la regia è di Antonio Calenda».
Laura Antonelli?
«Nel disco c’è anche un omaggio a lei, grande attrice degli anni Settanta, nata a Pola. Una volta ero andato a visitare delle tombe etrusche nel giardino di una villa a Cerveteri. Il custode mi disse che era la villa dove l’attrice aveva vissuto ed era stata arrestata. Quasi miracolosamente le pareti e gli oggetti mi raccontavano sua storia».
Poi l’ha conosciuta?
«Lei ora vive molto isolata. Tramite un comune amico le ho fatto sapere della canzone che ho scritto su di lei, mi è sembrato fosse contenta del fatto che qualcuno ancora la ricordi. Lei per me è il simbolo di quegli artisti maltrattati dalla vita e anche dai media, la sua è stata una vita da incubo, dalle stelle a stalle».
Sergio Endrigo?
«A volte sembra che canzoni, fatti e personaggi siamo come concatenati fra loro... Amo molto Endrigo, anche lui esule nato a Pola. Nella serata “Sanremo Story”, venerdì, canterò la sua “Canzone per te”, con cui vinse il Festival nel ’68, in coppia con Roberto Carlos. E a luglio farò un concerto a Spilimbergo, con l’Orchestra Sinfonica Fvg, nel quale riproporremo tutto il suo repertorio».
A Sanremo cosa canta?
«”Mi manchi” è proprio una canzone “alla Endrigo”, giocata sui tasti della semplicità e della dolcezza, che mostra un lato inedito, quasi fanciullesco, di me. Potrebbe essere una canzone per bambini, non a caso i miei figli, che sono piccoli, già la cantano».
L’altra?
«Più “cristicchiana”, se posso osare il termine. “La prima volta (che sono morto)” nasce dalla riflessione su un uomo che muore all’improvviso e si ritrova in un paradiso che somiglia a una scuola serale, dove si studia, si fa un bilancio della propria vita, si riflette su cosa si è fatto di buono e di meno buono».
Lei è credente?
«Non in senso cattolico. Anche se ho Cristo nel cognome e i miei antenati erano guardie papali. Forse da ciò nascono alcuni miei spunti anticlericali...».
venerdì 8 febbraio 2013
SANREMO, c'è crozza e fazio twitta il cast...
Sanremo, arriva Crozza. Il nome del comico del momento era stato fatto fra i possibili ospiti, ma non era sicuro. Ora la sua incursione nella prima serata (martedì, diretta su Raiuno) è praticamente certa.
Di certo c’è anche che sarà il Sanremo di Twitter. A pochi giorni dall’inizio della maratona possiamo ancora avere dei dubbi su chi vincerà, sulla tenuta della coppia Fazio-Littizzetto, sull’efficacia della formula che prevede due brani per ogni cantante in gara, ma di un fatto siamo certi: i “cinguettiii” la faranno da padrone. Anzi, stanno già dettando i tempi dell’evento.
Proprio con un “tweet” Fabio Fazio ha infatti comunicato ieri i nomi dei cosiddetti big che si esibiranno al Teatro Ariston nelle prime due serate. Lista in ordine alfabetico perchè «l’ordine di uscita - specifica il conduttore nel tweet che comprende una foto con i nomi scritti su un foglietto rosa - lo stabiliamo lunedì».
Martedì scendono allora in campo Chiara, Raphael Gualazzi, Maria Nazionale, Marta sui tubi, Marco Mengoni, Simona Molinari e Peter Cincotti, Daniele Silvestri. Mercoledì tocca ad Almamegretta, Annalisa, Simone Cristicchi, Elio e le storie tese, Max Gazzè, Malika Ayane, Modà.
Fra le favorite per il podio Malika Ayane, che torna al Festival dopo tre anni di assenza con due brani (“Niente” e “E se poi”) firmati da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Venerdì, nella serata “Sanremo story”, proporrà “Cos’hai messo nel caffè”, che Riccardo Del Turco cantò nel ’69. Nella stessa sera il pornodivo Rocco Siffredi dovrebbe affiancare Elio e le storie tese. Per la finale, si parla dei Coldplay.
Una curiosità. Dopo anni di assenza dagli schermi russi, quest’anno il festivalone italiano potrà essere seguito dai tanti fan della canzone italiana grazie all’emittente Primo canale. Sarebbe interessante sapere in che altri paesi viene trasmesso il Festival, da sempre annunciato “in Eurovisione”...
mercoledì 6 febbraio 2013
Stasera TRAVAGLIO a trieste, è stato la mafia
«L’idea iniziale era una riflessione sulle liste sporche camuffate da liste pulite. Sì, perchè qui tutti hanno fatto finta. Berlusconi ha in lista almeno cinquanta inquisiti, ne ha fatti fuori due o tre, a ’sto punto mi piacerebbe sapere secondo che criterio. Per dirla tutta, se fossi Cosentino mi arrabbiarei pure: paga lui per tutti».
Parla Marco Travaglio, che stasera alle 21 presenta al Rossetti (unica tappa regionale, seconda del tour nazionale partito l’altra sera da Bologna) il nuovo spettacolo “È stato la mafia”. Con lui sul palco, anche stavolta, dopo “Anestesia totale”, Isabella Ferrari.
«L’idea era quella - prosegue il giornalista -, poi le elezioni anticipate ci hanno costretto a inventare un nuovo progetto. Ma sul tema originario almeno il prologo è sopravvissuto. S’intitola “Votare informati”. Che almeno nessuno dica: nessuno mi aveva detto nulla...».
Lo spettacolo?
«È la storia di questi vent’anni, del patto fra stato e mafia. Un film dell’orrore del quale non c’è ancora il finale. E del quale mi colpisce la sproporzione fra l’enormità dei fatti e la totale inconsapevolezza che i cittadini hanno di questa trattativa. Che c’è stata, a partire dal ’92 e fino a oggi, ma non è mai stata raccontata».
Perchè?
«Perchè in questa storia ci sono dentro i vertici dello stato. Il fatto più grave è che la trattativa sia partita non dalla mafia ma proprio dallo stato, nonostante la campagna negazionista o giustificazionista ancora in atto. Nei tg dicono “la presunta trattativa”, ma qui presunti sono al massimo i reati, non la trattativa che, ripeto, c’è stata. Sappiamo solo alcuni nomi, gli altri verranno fuori quando emergerà qualche pentito anche dalla parte dello stato, che ancora preferisce tacere. È una storia vera che supera ogni fantasia, ogni sceneggiatura, ogni piovra».
Isabella Ferrari?
«Legge brani di grandi del nostro Novecento: da Calamandrei a Pasolini, da Gaber a Pertini, fino a Flaiano. Testi sulla buona politica, quella che lavora alla luce del sole, che rifiuta trattative e compromessi con la malavita e il malaffare».
Personaggi accomunati da...?
«Da una concezione alta e altra dello stato, della politica, della democrazia. Gente che non avrebbe mai messo la legge al servizio di cosa nostra. Nessuno di loro avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati a questo punto. Forse il solo Pasolini, con la sua carica profetica, ci era andato molto vicino. Con quarant’anni di anticipo».
Questa campagna elettorale?
«Sembra davvero di stare su Marte. Tutti promettono di fare cose che, tranne i nuovi arrivati, potevano fare quando hanno governato. Bersani parla di conflitto interessi, e i vari governi di centrosinistra perchè non ci hanno pensato? Berlusconi racconta ancora la fiaba di abbassare le tasse... Ridicolo».
Se l’aspettava la trasformazione di Monti?
«Chi va al governo prende tutto, i tecnici si sono montati testa, credevano di essere i salvatori della patria. E il servilismo della stampa li ha aiutati. Ma aumentare le tasse sui ceti deboli lo sanno fare tutti. E poi lui scopre adesso che il Pd è inadatto a governare e che il Pdl è un’accozzaglia di cialtroni. E com’è che un anno fa ha accettato tutto? Chiamava persino Berlusconi statista...».
martedì 5 febbraio 2013
Presentato 63.o SANREMO
Scordatevi Belen con la sua farfallina inguinale. Il Festival di Sanremo 2013, targato Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (con il direttore musicale Mauro Pagani dietro le quinte), che si terrà dal 12 al 16 febbraio ed è stato presentato ieri nella città dei fiori, punta su qualità e leggerezza, sul “politically correct” e il birignao cerchiobottista. Un’arte, questa di unire l’alto e il popolare, nella quale il conduttore di “Che tempo che fa” è diventato con gli anni un maestro.
«È una settimana di vacanza, vogliamo essere allegri. È l’affetto nei confronti del Festival che ci porta qui», ha esordito Fazio. Che qui in riviera, oltre a esser di casa (è nato a Savona e ha villa nei dintorni), ha già raccolto allori e prebende nelle edizioni ’99 e 2000, le più viste degli ultimi vent’anni.
Per fare il tris si attinge nel presente (della musica) e nel passato (della musica e del Festival). Ecco allora la scelta di pescare dai personaggi dei “talent”, nella consapevolezza che sono rimasti una delle poche carte su cui può puntare un giovane che vuole tentare la carriera nel campo della canzone.
Sotto dunque con Chiara Galiazzo, fresca vincitrice di “X Factor”, da cui arriva anche Marco Mengoni (terzo a Sanremo 2010). Dall’opposto fronte di “Amici” viene invece recuperata Annalisa Scarrone. Vanno tenuti d’occhio, considerato che nelle ultime edizioni (eccezion fatta per Vecchioni nel 2011), grazie al peso del televoto, ha sempre vinto un prodotto dei “talent”: Marco Carta, Valerio Scanu, Emma.
Ma il presente della musica parla anche altri linguaggi, in passato decisamente trascurati e stavolta buttati nella mischia (i siciliani Marta sui tubi, i napoletani Almamegretta) o recuperati (Elio e le storie tese, Simone Cristicchi, Max Gazzè, Daniele Silvestri). Aggiungi un tocco di jazz (Raphael Gualazzi, partito proprio dai Giovani sanremesi, e l’accoppiata italoamericana Simona Molinari e Peter Cincotti), magari una spruzzata di neomelodico intelligente (Maria Nazionale), persino un gruppo idolo dei giovanissimi (i Modà, già sul podio festivaliero assieme a Emma), e il “cast contemporaneo” è pronto.
Per mettere assieme il quale gli organizzatori hanno avuto una mezza genialata. Visto che il problema dei cosiddetti big è sempre stata la paura dell’immediata eliminazione (pur attenuata dal meccanismo dei ripescaggi), hanno recuperato dal passato remoto la formula del cantante che propone più brani. Sanremo, in fondo, nel lontano ’51, è nato così.
La versione riveduta e corretta prevede che ognuno dei quattordici sedicenti campioni proponga due canzoni e l’eliminazione vada a colpire non i cantanti ma uno dei due brani di ciascuno. Sette martedì, gli altri sette mercoledì. E poi, alè, tutti felicemente in finale.
Ma si sa com’è il passato, soprattutto quando in tolda c’è quel Fazio principe televisivo (anche) del revival. Si comincia con un assaggio, si finisce col piatto pieno. ecco allora quello che è già stato definito “il racconto della tradizione del Festival”, con la serata di venerdì appaltata a mostri sacri del calibro di Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Al Bano (che peraltro solo due anni fa ancora sgomitava in gara, finendo sul podio...).
Arditi equilibrismi anche fra gli ospiti musicali: l’inarrivabile Caetano Veloso, la popstar israeliana Asaf Avidan, gli sfiziosi Antony & The Johnsons, ma anche Carla Bruni, ormai libera da incombenze da première dame. Tra gli ospiti non musicali, annunciati Claudio Bisio, Neri Marcorè e Beppe Fiorello (che presenterà la fiction su Modugno), ma si parla di un’incursione di Crozza.
Il cui possibile arrivo introduce l’argomento Littizzetto. La paura delle sue bordate ha avuto tanta parte nel ventilato rinvio del 63.o Festival, “causa elezioni”. Saremmo sprofondati nel ridicolo, ma almeno questa ce la siamo risparmiata. Ora rimane da vedere se la mordacchia, all’inarrestabile piemontese, saprà resistere anche alla libertà della diretta. Speriamo ovviamente di no.
Cosa rimane? Sempre sul filo tra musica colta e popolare, martedì omaggio a Verdi nel bicentenario nella nascita. La presenza dei direttori d’orchestra Daniel Harding e Daniel Barenboim, la sera della finale arriva Andrea Bocelli, che proprio dall’Ariston mosse i primi passi verso una fama ormai planetaria. Alcuni dei duetti della serata del venerdì, dedicata alla tradizione e alla storia del Festival: Antonella Ruggiero con i Marta sui tubi, Emma Marrone con Annalisa, Franco Cerri con Simona Molinari e Peter Cincotti.
La giuria di qualità, che conterà per il 50% sulla vittoria finale (l’altra metà verrà decisa dal televoto), sarà formata da Nicola Piovani, Elonora Abbagnato, Stefano Bartezzaghi, Cecilia Chailly, Paolo Giordano, Carlo Verdone, Claudio Coccoluto, Rita Marcotulli.
Ma c’è già la prima polemica. Anna Oxa, esclusa dal cast e presente alla conferenza stampa di presentazione, quello di quest’anno «non è un festival, è un sottoprodotto del primo maggio». La replica di Fazio: «Sanremo cerca di mettere insieme, e non di estromettere. Fatico a capire Anna». Insomma, pare sia davvero tutto pronto. Fiato alle trombe.
venerdì 1 febbraio 2013
TRAVAGLIO merc a Trieste con È stato la mafia
Bersani? «Ce la sta mettendo tutta per perdere le elezioni». Berlusconi? «Ha 50 inquisiti nelle liste, ne ha tolti solo tre o quattro, vorrei sapere secondo quali criteri». Monti? «Scopre adesso che il Pd è inadatto a governare e che il Pdl è un’accozzaglia di cialtroni. E com’è che un anno fa ha accettato tutto? Chiamava persino Berlusconi statista...».
A Marco Travaglio basta dare il via. Lunedì debutta a Bologna con lo spettacolo “È stato la mafia”, mercoledì è al Rossetti di Trieste, seconda tappa del tour teatrale. Con lui anche stavolta Isabella Ferrari, come nel precedente “Anestesia totale”.
Travaglio, sopravvissuto a Berlusconi?
«Assolutamente sì, ci vuol ben altro. Più insidiose le scemenze sui giornali. Sembrava che la sua rimonta fosse colpa di Santoro. È al 18.5, ha recuperato due punti in due mesi, perchè ha occupato tutte le tivù, non per quella serata su La7».
Ma lo querela o no?
«Sì, perchè il mio unico patrimonio è la credibilità. E la devo tutelare dalle menzogne. Avevo dei dubbi perchè lui si nasconde dietro l’insindacabilità del parlamentare. Ma la Corte costituzionale dice che nemmeno loro possono infamare senza pagare il conto».
La campagna elettorale?
«Sembra di stare su Marte. Tutti promettono di fare cose che, tranne i nuovi arrivati, potevano fare quando hanno governato. Bersani parla di conflitto interessi, e i vari governi di centrosinistra perchè non ci hanno pensato? Berlusconi racconta ancora la fiaba di abbassare le tasse... Ridicolo».
Centrosinistra in calo.
«È dura perdere anche stavolta, ma se s’impegnano ce la possono fare. Restando immobili hanno già perso diversi punti. E non per colpa di Santoro. Certo, lo scandalo del Monte dei Paschi è una bella botta...».
La trasformazione di Monti?
«Chi va al governo prende tutto, i tecnici si sono montati testa, credevano di essere i salvatori della patria. E il servilismo della stampa li ha aiutati. Ma aumentare le tasse sui ceti deboli lo sanno fare tutti».
Lo spettacolo?
«È la storia di questi vent’anni, del patto fra stato e mafia. Un film dell’orrore del quale non c’è ancora il finale. E del quale mi colpisce la sproporzione fra l’enormità dei fatti e la totale inconsapevolezza che i cittadini hanno di questa trattativa. Che c’è stata ma non è mai stata raccontata».
«Il fatto più grave? Che sia partita - conclude Travaglio - dallo stato, nonostante la campagna negazionista. Una storia vera che supera ogni fantasia, ogni sceneggiatura, ogni piovra...».
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