...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
lunedì 14 dicembre 2015
SANREMO 2016
Qualche grande ritorno, tante facce (e voci) da “talent”, un paio di rapper. Insomma, la solita sbobba. L’Italia e il mondo cambiano, il mondo della musica anche di più, ma il Festival di Sanremo riesce a rimanere sempre uguale a se stesso. Paradossalmente, anche cambiando i suoi protagonisti. Che in teoria dovrebbero essere i cantanti e le canzoni.
Ieri, su Raiuno, nell’Arena di Massimo Giletti, il conduttore e direttore artistico Carlo Conti - riconfermato per la seconda volta, e pare dovremo sorbircelo anche nel 2017 - ha svelato i nomi dei venti protagonisti (i cosiddetti e sedicenti “big”, o “campioni”...) dell’edizione 2016. Che è la numero 66 e si terrà dal 9 al 13 febbraio. Cinque canoniche serate in diretta tivù su Raiuno, dall’ora di cena fin oltre mezzanotte, canzoni e cantanti usati quasi come scusa per seratone di varietà televisivo al solito di non alta qualità.
Ma vediamoli, allora, questi nomi. Saranno della partita Deborah Iurato e Giovanni Caccamo (“Via da qui”), Noemi (“La borsa di una donna”), Alessio Bernabei (“Noi siamo infinito”), Enrico Ruggeri (“Il primo amore non si scorda mai”, Arisa (“Guardando il cielo”), Rocco Hunt (“Wake up”), Dear Jack (“Mezzo respiro”), Stadio (“Un giorno mi dirai”), Lorenzo Fragola (“Infinite volte”), Annalisa (“Il diluvio universale”), Irene Fornaciari (“Blu”), Neffa (“Sogni e nostalgia”), Zero Assoluto (“Di me e di te”), Dolcenera (“Ora o mai più”), Clementino (“Quando sono lontano”), Patty Pravo (“Cieli immensi”), Valerio Scanu (“Finalmente piove”), Morgan e Bluvertigo (“Semplicemente”), Francesca Michielin (“Nessun grado di separazione”), Elio e Le Storie Tese (“Vincere l’odio”).
Insomma, il solito cocktail che dovrebbe accontentare tutti ma poi rischia come sempre di scontentare tutti. Anche stavolta si pesca a piene mani dai “talent”. Torna persino Scanu. Fra quelli che arrivano dalla scuderia un tempo potentissima di “Amici” e i figli di “X Factor” (per il fresco vincitore di quest’anno non c’è spazio, ma torna quello dell’anno scorso, Lorenzo Fragola), che da quando è passato sotto le insegne di Sky è diventato più alla moda, quasi mezzo cast. Che aumenta se teniamo conto che in gara troviamo anche due artisti (Elio e Morgan, ognuno dei quali completo di gruppo di riferimento) che sono o sono stati giudici di “X Factor”.
Sempre dal “pianeta talent”, da segnalare la sfida in famiglia fra i Dear Jack, molto amati dai giovanissimi, e il loro ex leader Alessio Bernabei, che ha appena lasciato la compagnia (lo scorso anno avevano cantato assieme “Il mondo esplode”), ma ha già misteriosamente conquistato il diritto di partecipare al Festival come “big”. Anche se il suo nome, senza il riferimento al gruppo, non dice molto al grande pubblico (della serie: Bernabei chi?).
L’altra metà del cast coglie un po’ dappertutto. C’è l’eterna ed eterea Patty Pravo, che torna a Sanremo a cinquant’anni di distanza da quella “Ragazzo triste” che la lanciò, appena diciottenne, come scatenata e anticonformista “ragazza del Piper”. Si era sentito che doveva far coppia con Loredana Bertè. Evidentemente non ha voluto rischiare, forse per rispetto a quel capolavoro che era “E dimmi che non vuoi morire”, firmata Vasco Rossi, premio della critica nel 1997.
C’è un altro veterano come Enrico Ruggeri, dieci partecipazioni come interprete e cinque come autore, ma soprattutto due vittorie in bacheca: nel 1987 con Gianni Morandi e Umberto Tozzi (“Si può dare di più”) e nel 1993 con “Mistero”. C’è un gruppo storico come gli Stadio, alla quinta presenza all’Ariston in poco più di trent’anni.
Poi ci sono quelli lanciati da Sanremo Giovani. Come il vincitore dell’anno scorso Giovanni Caccamo (che aveva firmato anche il successo di Malika Ayane, “Nostalgico presente”), costretto all’accoppiata con Deborah Iurato, vincitrice di Amici 2014. E come Rocco Hunt, al secolo Rocco Pagliarulo, il rapper salernitano che vinse fra le “Nuove proposte” del 2014 con “Nu juorno buono”.
L’unico nome che non è classificabile fra le citate categorie è quello di un altro rapper, l’avellinese Clementino, che aveva accompagnato gli Almamegretta nel Festival del 2013, ma che debutta come solista quest’anno. Poi c’è una “figlia di” (Irene Fornaciari), un’eterna emergente (Dolcenera), un ex rapper che deve ancora decidere cosa farà da grande (Neffa), un duo pop già visto un paio di volte all’Ariston (Zero Assoluto).
Ma la partecipazione mediaticamente più rumorosa è quella di Morgan, che torna con i suoi vecchi Bluvertigo. Come qualcuno ricorderà, il quarantatreene artista milanese era stato escluso dal Sanremo 2010, pochi giorni prima dell’inizio del Festival, a causa di una sua controversa dichiarazione al mensile “Max” circa il suo uso di droghe come antidepressivo. Anche a “X Factor”, dopo varie fortunate partecipazioni come giudice, è finita male lo scorso anno, fra polemiche, abbandoni e recriminazioni varie. Il palco dell’Ariston, assieme ai suoi vecchi compagni di cordata, potrebbe rappresentarne il rilancio. O anche no.
Le speranze risiedono ancora una volta nell’imprevedibile genialità di Elio e le Storie Tese. Mancano dal 2013, quando si presentavano due brani: i loro erano “Dannati forever” e “La canzone mononota”. Ma molti ricordano il loro secondo posto (secondo alcuni in realtà erano arrivati primi...) nel ’95 con “La terra dei cachi”.
«Ci metteremo la stessa onestà e lo stesso amore dello scorso anno - ha detto Carlo Conti -. Questa volta vogliamo fare una cosa più poetica, un mosaico con tanti tasselli... La scorsa edizione era più una macedonia. E non ci sarà politica. I giovani hanno personalità, sono forti, per loro sarà una sfida incrociata».
Il conduttore, al solito, sarà affiancato da alcune vallette. Dopo Emma e Arisa (vincitrice fra le Nuove proposte nel 2009 con “Sincerità” e fra i Campioni nel 2014 con “Controvento”) dell’anno scorso, pare si pescherà ancora nel campo musicale, visto che di parla di Anna Tatangelo. Tra gli ospiti, dopo Giorgio Panariello l’anno scorso, dovrebbe arrivare un altro toscano: Leonardo Pieraccioni. Che a febbraio il suo “cinepanettone” dovrebbe averlo ormai digerito.
domenica 13 dicembre 2015
GRISHAM, L'AVVOCATO CANAGLIA
Dopo trenta romanzi (da “Il momento di uccidere” dell’89 a “I segreti di Gray Mountain” dell’anno scorso) venduti in oltre sessanta milioni di copie, John Grisham cambia registro. Con “L’avvocato canaglia” (Mondadori, pagg. 676, euro 22) il sessantenne scrittore dell’Arkansas, colui che la rivista statunitense Publishers Weekly definì “lo scrittore maggiormente venduto degli anni novanta”, mette da parte la formula del “legal thriller” di cui è maestro riconosciuto (ma ha scritto anche una mezza dozzina di romanzi per ragazzi) per virare verso una vicenda che ruota attorno a un avvocato diverso da quelli ai quali ci aveva abituato, e via via diventa un deciso attacco all’attuale sistema giudiziario americano. Quello capace di tenere per anni un innocente nel braccio della morte, quello dove polizia e pubblici ministeri spesso “collaborano” alla costruzione di prove fasulle pur di inchiodare un colpevole predestinato che magari colpevole non è, quello in cui la giustizia non sempre trionfa.
Ma vediamolo, questo Sebastian Rudd, “avvocato canaglia” che non possiede uno studio vero e proprio. Riceve a bordo di un grande furgone nero blindato dotato di vari comfort e un buon equipaggiamento di armi (siamo pur sempre negli Stati Uniti...). Dorme in motel a buon mercato. Non ha soci, lo aiuta quello che lui chiama Partner, autista, guardia del corpo e confidente ovviamente armato. L’ex moglie lo ha lasciato per una lei e non gli permette di vedere il figlio piccolo quanto vorrebbe.
Sebastian fa il lavoro sporco: difende i peggiori criminali, i casi disperati, quelli che nessun avvocato vorrebbe mai avvicinare. È animato da un ideale: ritiene che ognuno abbia diritto a un processo equo, odia le ingiustizie e i poteri forti, gode se riesce a sbeffeggiare le istituzioni. Per farlo, mette in gioco se stesso, a costo di diventare lui stesso il bersaglio dei suoi assistiti e di essere costretto a usare metodi poco ortodossi.
Rudd si presenta così: «Anche se sono un noto avvocato di strada, non vedrete mai il mio nome strillarvi in faccia dalle pagine gialle, né lo vedrete sui cartelloni pubblicitari o sulle panchine alle fermate degli autobus. Non pago per andare in televisione, anche se ci finisco spesso. Non compaio sull’elenco telefonico. Non ho uno studio tradizionale. Vado in giro con una pistola, legalmente, perché il mio nome e la mia faccia tendono ad attirare l’attenzione del tipo di gente che a sua volt se ne va in giro con una pistola e non ha problemi a usarla. Vivo solo, di solito dormo da solo e non ho né la pazienza né la comprensione necessarie per coltivare delle amicizie. La mia vita è la legge, sempre appassionante e ogni tanto appagante».
Al centro del romanzo, a differenza dei tanti libri precedenti, non c’è una sola storia. Ma c’è Rudd, la sua vita, i casi giudiziari che gli capitano. Si procede per racconti che sembrano storie indipendenti, unite soltanto dal fatto che vengono trattate dal nostro “avvocato canaglia”. Solo nel finale, alcuni elementi dei capitoli precedenti ritornano e diventano essenziali per la conclusione del romanzo. Al solito, di quelli che non molli facilmente prima della parola fine.
giovedì 3 dicembre 2015
TEATRO DEGLI ORRORI domani a Trieste, Teatro Miela
.«Questo disco è per noi un nuovo punto di partenza. O almeno noi lo sentiamo così, come una rinascita, quasi come una resurrezione. Ha lo stesso nome della band perchè vuole essere una sorta di ritorno alle origini. Per la prima volta lo abbiamo scritto tutti assieme, pochi mesi di lavoro molto intensi, è venuto fuori come una cosa naturale. Ma ci siamo anche divertiti molto, a scriverlo e a registrarlo...».
Pierpaolo Capovilla, leader del Teatro degli orrori (citazione/omaggio ad Artaud), parla così del nuovo album omonimo, che la band sta presentando in un tour in giro per l’Italia. Domani alle 21 sono a Trieste, al Teatro Miela.
«Il concerto è piuttosto lungo - dice il quarantaseienne rocker veneziano -, siamo infatti sulle due ore e mezzo. Nella prima parte tutti i brani del nuovo disco. Nella seconda parte i nostri cavalli di battaglia. Scelti dal pubblico attraverso i “social”».
Qual è risultato il pezzo preferito?
«”Compagna Teresa”, canzone partigiana, che stava nel nostro primo album, “Dell’impero delle tenebre”, uscito nel 2007. Non ce lo aspettavamo, ma personalmente mi ha fatto molto piacere».
Nel disco si avverte molta rabbia.
«È vero. La nostra è una rabbia per il disinteresse della massa nei confronti di quel che sta succedendo nel nostro Paese, nel mondo. Tutti si lamentano, nessuno fa qualcosa, ognuno si sente impotente, disarmato nella propria solitudine. Dunque nel disco c’è rabbia, ma anche indignazione, addirittura disperazione».
L’Italia?
«Questo è un Paese che non cambia mai, con contraddizioni e disuguaglianze sociali sempre più marcate. Un Paese che detesta, non ricambiato, la gente come noi. Eppure ci sono in giro tante teste pensanti, pur in un clima qualunquistico che va sempre combattuto. Noi lo facciamo con la musica».
Dopo Parigi?
«Che dire... Eccoci, ci siamo, siamo arrivati al dunque, al nostro “teatro degli orrori”, ad Artaud. Di solito, in questi drammatici spettacoli dell’orrore, noi europei esavamo abituati a fare da spettatori. Ora siamo sorpresi e impauriti perchè la guerra ce l’abbiamo in casa. Ma è una storia che viene da lontano, almeno dalla prima Guerra del golfo, quella del ’91...».
I nuovi brani?
«Noi veniamo da un contesto musicale e intellettuale di un certo tipo, la rabbia in fondo è desiderio di riscatto, di emancipazione, che c’è sempre all’interno dei nostri dischi. È il rock che spinge, che vive di una violenza positiva e non fine a se stessa. Ripartiamo da questa rabbia, ma anche da un sentimento di ottimismo, di speranza. I suoni sono molto più moderni, è un disco più europeo che americano».
Trieste?
«Ci siamo molto legati, non solo perchè è la città del nostro batterista, Franz Valente. Da voi c’è un pubblico non caldo ma molto attento, vigile, che ascolta e sa anche essere critico, quando è necessario».
“Il teatro degli orrori”, che arriva a tre anni di distanza dal precedente “Il mondo nuovo”, è forse il lavoro più politico del gruppo. Racconta e distrugge il mito del benessere, analizza i pericoli insiti nell’esclusione e nelle disuguaglianze sociali, spara a zero su una politica sempre più autoreferenziale, parla del lavoro che si porta via la vita delle persone.
Album musicalmente duro, dai suoni potenti, tornando a certe atmosfere dei primi lavori della band, che risalgono a meno di dieci anni fa. Dodici storie che sono altrettanti episodi di un affresco musicale che ambisce a essere unico, una sorta di ritratto del nostro scassato Paese. Fra smarrimento e rabbia, sarcasmo e voglia di reagire, sfruttati e sfruttatori. I brani: “Disinteressati e indifferenti”, “La paura”, “Lavorare stanca”, “Bellissima”, “Il lungo sonno (lettera aperta al Partito Democratico)”, “Una donna”, “Benzodiazepina”, “Genova”, “Cazzotti e suppliche”, “Slint”, “Sentimenti inconfessabili” e “Una giornata al sole”.
In occasione del nuovo disco e di questo tour, il gruppo ha cambiato formazione: sono infatti entrati Marcello Batelli alla chitarra elettrica e Kole Laca alle tastiere, che ora affiancano stabilmente (dopo averli supportati dal vivo da tre anni a questa parte) il cantante e leader Pierapolo Capovilla, il citato Franz Valente, Gionata Mirai alla chitarra e Giulio Ragno Favero al basso.
esce domani BRUCE SPRINGSTEEN, The ties that bind: The River Collection
BRUCE SPRINGSTEEN
THE TIES THAT BIND: THE RIVER COLLECTION
in uscita domani 4 dicembre 2015
un imperdibile cofanetto che offre una retrospettiva completa
sul periodo di The River,
4 CD, 52 brani con inediti e rarità in,
3 DVD con 4 ore di immagini inedite
Esce domani, 4.12.2015, The Ties That Bind: The River Collection di Bruce Springsteen, un meraviglioso cofanetto che offre una retrospettiva completa sul periodo di The River. 4 CD, 52 brani con tantissimo materiale inedito oltre a 4 ore di immagini inedite (3 DVD). Il box set comprende: il doppio album The River originale; la prima release ufficiale di The River: Single Album; un CD di outtake 1979/80; un doppio DVD con immagini mai viste prima, con nuovo montaggio e riprese multicamera, tratte dal famoso show di Springsteen del 1980 a Tempe, in Arizona (definito da tutti un concerto imperdibile e mai pubblicato); un nuovo documentario su The River intitolato The Ties That Bind e un libro illustrato contenente 200 foto rare o inedite e cimeli più un nuovo saggio di Mikal Gilmore.
The River, quinto album di Springsteen, uscì il 17 ottobre 1980 come doppio album e raggiunse la posizione n. 1 della classifica Top 200 di Billboard. Nelle sue note, il giornalista Mikal Gilmore definisce The River di Springsteen “l’album cardine: la cerniera tra le ambiziose agitazioni che l’avevano preceduto e i tumulti musicali più stringati, e talvolta lo storytelling da brivido, che seguirono”. (Due CD, recentemente rimasterizzati)
The River: Single Album è l’album di dieci brani che Springsteen incise nel 1979 come seguito di Darkness On The Edge Of Town del 1978 senza mai pubblicarlo. “Alle canzoni mancava quella sorta di coesione e intensità concettuale che mi piace avere nella mia musica. Così sono tornato in studio di registrazione”, scrisse nel libro di testi e immagini Songs. Le prime sessioni segnarono l’inizio di un lungo e prolifico viaggio durato 18 mesi. Sette dei dieci brani di The River: Single Album finirono su The River, alcuni dei quali con testi e arrangiamenti diversi, mentre outtake come “Cindy” e una versione rockabilly di “You Can Look (But You Better Not Touch)” non trovarono spazio sul disco. Ora, per la prima volta, The River: Single Album è finalmente disponibile.
Il quarto CD contenuto nel cofanetto è The River: Outtakes, che abbraccia le intere sessioni di registrazione di The River tra il 1979 e il 1980 e mostra tutta la profondità e la varietà della musica di Springsteen di quel periodo. Gli undici brani in tracklist sono rarità mai pubblicate finora, e in buona parte sono anche totalmente sconosciuti persino ai fan, abituati ormai a considerare le outtake di Springsteen come dei veri e propri segreti. Le undici outtake del “Record One” sono state mixate da Bob Clearmountain e masterizzate da Bob Ludwig. Altre undici outtake, quelle del “Record Two”, sono tratte dal cofanetto Tracks e da Essentials, e sono finalmente raccolte in un unico disco.
The Ties That Bind è un nuovo documentario di 60 minuti diretto da Thom Zimny contenente un’intima intervista a Springsteen, nel corso della quale l’artista riflette sul lungo e tumultuoso periodo in cui The River fu scritto e registrato. Il film alterna il racconto del retroscena delle canzoni – con Springsteen che le illustra eseguendole da solo con la chitarra acustica – a immagini dei concerti dell’epoca e rare foto di Bruce e la sua band, dentro e fuori dallo studio di registrazione.
L’ultima chicca video, Bruce Springsteen & The E Street Band: The River Tour, Tempe 1980, è un nuovo film realizzato con il materiale ripreso professionalmente nel 1980 utilizzando quattro telecamere e registrato in audio multitraccia. Il film contiene 24 canzoni (2 ore e 40 minuti) su 2 DVD tratte dal concerto che Springsteen tenne il 5 novembre 1980 alla Arizona State University di Tempe. Ampiamente riconosciuta come una delle migliori performance di Bruce, questo show intenso contiene le prime versioni live di più della metà dei brani che compongono The River. Il film include anche 20 minuti di immagini tratte dalle prove del River Tour, svoltesi a fine settembre 1980 a Lititz, in Pennsylvania, che mostrano Springsteen e la E Street Band lavorare agli arrangiamenti live di quello che allora era materiale inedito tratto dall’album che di lì a breve sarebbe stato pubblicato. Il film è stato recentemente montato dal regista Thom Zimny, collaboratore abituale di Bruce e vincitore di Grammy ed Emmy; l’audio è stato mixato in stereo e surround 5.1 da Bob Clearmountain partendo dalle registrazioni multitraccia originali, e infine masterizzato da Bob Ludwig.
The Ties That Bind: The River Collection è racchiuso in un cofanetto 10’’ x 12’’ (25,40 cm x 30,48 cm) che contiene un libro con copertina rigida e 148 pagine illustrate da 200 foto in studio e dal vivo (buona parte delle quali mai pubblicate finora), oltre a pagine degli appunti di Springsteen, copertine dei singoli, immagini e outtake tratte dal packaging originale dell’album, più altri cimeli. Le note di copertina includono un nuovo saggio dil Gilmore, la recensione originale dell’album pubblicata da Rolling Stone nel 1980, e i commenti aggiornati di Springsteen su The River tratti dal libro Songs del 1998.
CD 1
The River - Record One
1 The Ties That Bind
2 Sherry Darling
3 Jackson Cage
4 Two Hearts
5 Independence Day
6 Hungry Heart
7 Out In The Street
8 Crush On You
9 You Can Look (But You Better Not Touch)
10 I Wanna Marry You
11 The River
CD 2
The River - Record Two
1 Point Blank
2 Cadillac Ranch
3 I'm A Rocker
4 Fade Away
5 Stolen Car
6 Ramrod
7 The Price You Pay
8 Drive All Night
9 Wreck On The Highway
CD 3
The River: Single Album
1 The Ties That Bind
2 Cindy
3 Hungry Heart
4 Stolen Car (Vs. 1)
5 Be True
6 The River
7 You Can Look (But You Better Not Touch) (Vs. 1)
8 The Price You Pay
9 I Wanna Marry You
10 Loose End
CD 4
The River: Outtakes
Record One
1 Meet Me In The City
2 The Man Who Got Away
3 Little White Lies
4 The Time That Never Was
5 Night Fire
6 Whitetown
7 Chain Lightning
8 Party Lights
9 Paradise By The “C”
10 Stray Bullet
11 Mr. Outside
Record Two
12 Roulette
13 Restless Nights
14 Where The Bands Are
15 Dollhouse
16 Living On The Edge Of The World
17 Take 'em As They Come
18 Ricky Wants A Man Of Her Own
19 I Wanna Be With You
20 Mary Lou
21 Held Up Without A Gun
22 From Small Things (Big Things One Day Come)
DVD 1
The Ties That Bind (Documentary)
DVD 2
The River Tour, Tempe 1980
Concert – Part 1
1 Born To Run
2 Prove It All Night
3 Tenth Avenue Freeze-Out
4 Jackson Cage
5 Two Hearts
6 The Promised Land
7 Out In The Street
8 The River
9 Badlands
10 Thunder Road
11 No Money Down
12 Cadillac Ranch
13 Hungry Heart
14 Fire
15 Sherry Darling
16 I Wanna Marry You
17 Crush on You
18 Ramrod
19 You Can Look (But You Better Not Touch)
DVD 3
The River Tour, Tempe 1980
Concert – Part 2
1 Drive All Night
2 Rosalita (Come Out Tonight)
3 I'm A Rocker
4 Jungleland
5 Detroit Medley
6 Where The Bands Are (Credits)
BONUS: The River Tour Rehearsals
- Ramrod
- Cadillac Ranch
- Fire
- Crush On You
- Sherry Darling
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mercoledì 2 dicembre 2015
FRANK GET, nuovo album
Il rocker triestino Frank Get (all’anagrafe Franco Ghietti) è inarrestabile. Fra un disco con i Ressel Brothers e una partecipazione nel New Jersey al “Light of day”, l’evento benefico sponsorizzato da Bruce Springsteen, ha trovato il tempo per un nuovo album solista, “Rough man”. Che presenterà dal vivo domani alle 21 al Teatro Miela.
«Dopo più di trent'anni spesi a suonare in giro per il mondo - racconta Get/Ghietti - ho sentito il bisogno di fermarmi e rivolgere lo sguardo alle mie radici, alle storie dei luoghi e delle persone che mi hanno reso quello che sono e che vivono tuttora dentro di me».
Tredicesimo album in carriera, che esce un anno dopo “To milk a duck!” con i Ressel Brothers, “Rough man” è scritto, suonato e prodotto interamente dal musicista triestino. E va detto che già al primo ascolto emergono con forza le influenze rock e blues che da sempre caratterizzano il suo suono. «Già con il gruppo - prosegue - avevo iniziato un lavoro di ricerca sulla figura e sulle opere del geniale inventore triestino d'adozione Joseph Ressel, che ritorna in questo disco nel brano “Joseph’s dream”. Mi è venuto dunque naturale scrivere i nuovi brani pescando nella storia del territorio e nel passato della mia famiglia».
I brani profumano quindi di Trieste, di Istria: «Provenire da una terra in cui i popoli e le culture si sono sempre mescolati mi ha sempre fatto sentire cittadino del mondo e non appartenente a una nazione specifica dal momento che le mie radici sono istriane, slave, ungheresi e piemontesi. Ho cercato di raccontare alcune storie di cui la mia famiglia è stata testimone e protagonista diretta».
In “Barbed wire” Frank Get ripercorre la tragedia legata al dover abbandonare la propria casa, la propria terra d'origine. In “Mine disaster” ricorda la tragica esplosione nella miniera di Arsia, in Istria, nella quale morirono 185 lavoratori. “In a heartbeat” è dedicata alle alterne vicende di Trieste, fra occupazioni militari e cambi di situazioni politiche. “Destination nowhere” racconta la storia del nonno di Frank Get, maresciallo alla sussistenza che dopo la disfatta di Caporetto riuscì ad assicurare il cibo ai commilitoni nonostante la disfatta. “Buffalo Bill” ricorda la venuta a Trieste, nel 1906, del cacciatore americano con il suo “Wild West Show”.
SPRITZ FOR FIVE, presentazione disco a Milano
Lo scorso anno, a “X Factor”, hanno rischiato di fare il colpaccio. Nelle prime puntate sembrava infatti la talentuosa “vocal band” fosse destinata alla finalissima, il loro giudice Morgan si sbilanciava persino parlando di possibile vittoria, ma poi sono state proprio le scelte azzardate - per restare all’eufemismo - dell’istrionico musicista ad affossare i cinque “muli” di belle speranze.
Ma Nicola, Marco, Piero, Giulio e Rocco - in arte Spritz for five - non si sono persi d’animo. Sono tornati alla vita che facevano prima di entrare nel famoso loft, senza per questo seppellire i loro sogni musicali. Insomma, non hanno abbandonato quello che loro stessi definiscono il “pop/jazz/spritz a cappella”.
Quest’estate hanno realizzato un singolo: “Abbronzarella”, come dire un accattivante miscela fra due classici come “Abbronzatissima” e “Tintarella di luna”. Non è diventato un tormentone, ma non è andato nemmeno male. Ma erano anche ospiti ai Nastri d’argento, a Taormina, e hanno fatto da supporter a Fedez, nel riuscitissimo concerto triestino in piazza Unità.
Ora escono con il loro “ep” d’esordio, che verrà presentato domani a Milano: un sapiente mix di brani originali e cover di artisti quali Avicii e Tiziano Ferro, per sfornare il quale - proprio come nelle audizioni e nelle primissime puntate del “talent” che li ha lanciati - non hanno bisogno di strumenti, perché sono loro gli strumenti.
“Calypso” è il nuovo singolo che lancia questo mini-cd. Un brano pop fresco e orecchiabile, che testimonia l’assoluta modernità del gruppo. E come ha detto qualcuno, al primo ascolto sembra impossibile che per incidere il brano non sia stato utilizzato neanche uno strumento.
Nell’ep gli inediti si intitolano “Bastimento” e “Sono vento”, le cover sono “Hey brother” di Avicii, “Radioactive” degli Imagine Dragons e “Rosso relativo” di Tiziano Ferro. Funzionano gli arrangiamenti vocali di Marco Obersnel (classe ’96), Nicola Pisano (del ’91) è il mago del ritmo e del Beatbox, il tenore Piero Gherbaz (’94), il baritono Giulio Bottecchia (il più “anziano”: è dell’88...) e il basso Rocco Pascale (’92) completano un menù di prim’ordine. Bel quale le coreografie sono firmate dall’amica di sempre Marta Keller (anche lei giovanissima: del '93).
La verità è che, nonostante il mezzo infortunio a “X Factor”, causato peraltro da Morgan, gli Spritz for five piacciono. Hanno vari “fans club” disseminati per la penisola, qualcuno anche all’estero, uno persino a Seattle.
«Morgan - hanno detto i ragazzi - è stata la nostra fortuna e al tempo stesso la nostra iattura: ci ha scelti, ma a un certo punto ha seguito Lo scorso anno, a “X Factor”, hanno rischiato di fare il colpaccio. Nelle prime puntate sembrava infatti la talentuosa “vocal band” fosse destinata alla finalissima, il loro giudice Morgan si sbilanciava persino parlando di possibile vittoria, ma poi sono state proprio le scelte azzardate - per restare all’eufemismo - dell’istrionico musicista ad affossare i cinque “muli” di belle speranze.
Ma Nicola, Marco, Piero, Giulio e Rocco - in arte Spritz for five - non si sono persi d’animo. Sono tornati alla vita che facevano prima di entrare nel famoso loft, senza per questo seppellire i loro sogni musicali. Insomma, non hanno abbandonato quello che loro stessi definiscono il “pop/jazz/spritz a cappella”.
Quest’estate hanno realizzato un singolo: “Abbronzarella”, come dire un accattivante miscela fra due classici come “Abbronzatissima” e “Tintarella di luna”. Non è diventato un tormentone, ma non è andato nemmeno male. Ma erano anche ospiti ai Nastri d’argento, a Taormina, e hanno fatto da supporter a Fedez, nel riuscitissimo concerto triestino in piazza Unità.
Ora escono con il loro “ep” d’esordio, che verrà presentato domani a Milano: un sapiente mix di brani originali e cover di artisti quali Avicii e Tiziano Ferro, per sfornare il quale - proprio come nelle audizioni e nelle primissime puntate del “talent” che li ha lanciati - non hanno bisogno di strumenti, perché sono loro gli strumenti.
“Calypso” è il nuovo singolo che lancia questo mini-cd. Un brano pop fresco e orecchiabile, che testimonia l’assoluta modernità del gruppo. E come ha detto qualcuno, al primo ascolto sembra impossibile che per incidere il brano non sia stato utilizzato neanche uno strumento.
Nell’ep gli inediti si intitolano “Bastimento” e “Sono vento”, le cover sono “Hey brother” di Avicii, “Radioactive” degli Imagine Dragons e “Rosso relativo” di Tiziano Ferro. Funzionano gli arrangiamenti vocali di Marco Obersnel (classe ’96), Nicola Pisano (del ’91) è il mago del ritmo e del Beatbox, il tenore Piero Gherbaz (’94), il baritono Giulio Bottecchia (il più “anziano”: è dell’88...) e il basso Rocco Pascale (’92) completano un menù di prim’ordine. Bel quale le coreografie sono firmate dall’amica di sempre Marta Keller (anche lei giovanissima: del '93).
La verità è che, nonostante il mezzo infortunio a “X Factor”, causato peraltro da Morgan, gli Spritz for five piacciono. Hanno vari “fans club” disseminati per la penisola, qualcuno anche all’estero, uno persino a Seattle.
«Morgan - hanno detto i ragazzi - è stata la nostra fortuna e al tempo stesso la nostra iattura: ci ha scelti, ma a un certo punto ha seguito più il suo ego che le nostre vocazioni. Le sue sono state tutte assegnazioni difficili, lontane da quello che facciamo abitualmente: cantare a cappella. All’inizio questa cosa incuriosisce, ma poi alla lunga logora, soprattutto se non hai mai uno spiraglio per una boccata di ossigeno. Così va a finire che tu ti senti snaturato e la gente a casa non capisce più chi sei».
Ancora i cinque cantanti, due dei quali hanno alle spalle proprio esperienze corali: «Noi non siamo un coro, ma una vera e propria band. Solo che al posto degli strumenti usiamo la voce. Negozianti, per favore, non metteteci nel bancone dei gruppi vocali, ma in quello del pop...».
Messaggio ricevuto. E proprio nelle settimane in cui altri ragazzi sfidano la lotteria in una nuova edizione di “X Factor”, gli Spritz for five ricominciano da questo disco. Che è il miglior biglietto da visita per la loro carriera.
venerdì 27 novembre 2015
SCHIRALDI presenta oggi a trieste TROMBETA STONADA
Viene fuori anche lui da quell’autentica fucina di talenti che è il Pupkin Kabarett. Si chiama Stefano Schiraldi, canta e suona la chitarra, scrive canzoni. Che sono quadretti ironici e malinconici, storie tratte dalla quotidianità, provocazioni sul filo del paradosso. Venerdì alle 21, al Teatro Miela, presenta il suo primo album, “Trombeta stonada”.
«Scrivo canzoni fin da quando ero bambino - spiega -, sempre in italiano. L’uso del dialetto è nato proprio nel momento in cui mi trovavo lontano da Trieste: nel 2006, quando ho lavorato per un anno in Toscana. In quel periodo di lontananza ho riscoperto in me un attaccamento, un legame forte nei confronti della mia città natale. Mi sono scoperto dentro un sentimento di affetto e indulgenza proprio nei confronti dei difetti, degli atteggiamenti che di più avevo criticato e vissuto con insofferenza durante la mia adolescenza e giovinezza: una certa saccenza, la chiusura verso l'esterno, la ruvidità nei rapporti...».
I testi delle canzoni di “Trombeta stonada”, tutti in dialetto tranne uno, sono stati scritti tra il 2007 e il 2013. Gli arrangiamenti sono stati perfezionati più di recente, con l’aiuto dei musicisti con cui l’artista collabora.
«Trieste è presente nelle canzoni - prosegue Schiraldi, che anni fa ha collaborato a un testo teatrale di Marko Sosic e Pino Roveredo - ma non è la protagonista, direi piuttosto che attraversa le canzoni: in alcuni pezzi rappresenta il mezzo naturale per declinare alcuni temi ricorrenti nelle cose che scrivo. Altri parlano più direttamente della città raccontando di non luoghi come porto vecchio, di aspetti naturali, che appartengono ormai alla natura umana cittadina (“Sufia la bora”) e meno naturali della città come in “Scovaze”: su quest'ultimo tema l'imbeccata l'ho avuta da Paolo Rumiz. C'è un solo testo nel disco che non è mio, “La trombeta” che dà il nome al disco, che è la grande Anita Pittoni».
«Il Pupkin? Mi sono trovato a collaborare con loro per la prima volta nel 2001, agli albori. Avevo un gruppo, “Franc e i cabernet”. Quella sera, ancora nella sala piccola del Teatro Miela, c’era anche Bebo Storti. Attraverso il Pupkin ho avuto l'opportunità di calcare molti palcoscenici e di collaborare con altre professionalità legate al mondo teatrale, con altri registri cui credo le mie canzoni si prestino particolarmente».
«Sono passati quattordici anni - conclude - e per me è sempre un gusto e un piacere partecipare allo spettacolo che esplora, un po’ come me, vizi e virtù della triestinità...».
Con Schiraldi, venerdì al Miela, ci saranno Gabriele Cancelli alla cornetta, Valentino Pagliei al contrabbasso, Romano Bandera alle percussioni.
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