...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
venerdì 10 febbraio 2017
SANREMO / CONTROCANTO 4
Sanremo è un mondo a parte. Impermeabile a quel che accade al di fuori dell’Ariston, degli hotel e dei ristoranti del centro di una cittadina la cui vita ruota attorno alla settimana del Festival, al Casinò e ai fiori. Fuori dal triangolo delle Bermude festivaliero potrebbe accadere qualsiasi cosa: Trump invade il Messico? Renzi si allea con Salvini? La Juve retrocede in C? Nessuno farebbe una piega. Più importante l’ultimo gossip sui cantanti. Passi per loro: con una comparsata di pochi minuti raggiungono in una botta sola milioni di telespettatori, per intercettare i quali con altri mezzi sarebbero necessari più tempo, più soldi e più fatica. Passi pure per quelli che salgono, a vario titolo, sul grande palco. Ma tutti gli altri? Discografici, produttori, autori, giornalisti (reclusi per giornate intere in sala stampa), dj, blogger, inviati di radio private... Potremmo proseguire, tanto affollata è la schiera di quanti sgomitano per la propria porzione di posto al sole, magari in favore di telecamera o di microfono. Ognuno ha diritto al proprio quarto d’ora di celebrità, diceva Andy Warhol. Non risultano sue incursioni nella città dei fiori nei giorni di qualche vecchio Festival. Altrimenti, forse avrebbe cambiato idea.
giovedì 9 febbraio 2017
STING A CIVIDALE E POLA, SOLER E JOSS STONE IN FRIULI...
L'estate musicale del Friuli (dunque non della Venezia Giulia...) prepara i suoi botti. E sono botti veri, nomi di un certo rilievo, che sin d'ora si candidano a rappresentare gli eventi musicali dell'estate 2017. Primo grosso nome ormai sicuro è quello di Sting, che in regione si è esibito già qualche volta, e che torna per un grande concerto in programma il 25 luglio a Cividale. Il giorno dopo, il 26 luglio, l'ex cantante e bassista dei Police sarà all'Arena di Pola.
Altro nome sicuro: quello di Alvaro Soler. Il fascinoso spagnolo di "Sofia", tormentone canoro dell'estate scorsa, reduce dal successone di "X Factor" e dall'affollatissimo concerto triestino dell'ottobre scorso in piazza Unità, sarà a Lignano Sabbiadoro ai primi di agosto.
Un altro importante appuntamento in arrivo. Quello con la trentenne inglese Joss Stone, al debutto nel Friuli Venezia Giulia, con un concerto a fine luglio in una località ancora da definire. E poi, sempre in Friuli, sono annunciati concerti dei Korn, dei Litfiba, del pianista Ezio Bosso. Nomi ai quali possiamo aggiungere quello dei Chemical Brothers, in arrivo nella vicina Jesolo.
I primi mesi dell'anno sono il periodo nel quale vengono poste le basi per l'estate musicale successiva. Organizzatori e manager trattano gli artisti in tour, le date, firmano i contratti. E infatti i nomi citati dimostrano che i giochi si stanno chiudendo. Poi, nei mesi primaverili, si completano stagioni e cartelloni. Quest'anno c'è anche lo scandalo del “secondary ticketing”, cioè il sistema illegale venuto alla luce, per cui i biglietti dei grandi concerti spariscono subito dai negozi on line per poi riapparire a prezzi moltiplicati su altri circuiti. Comunque, nelle settimane scorse sono già stati annunciati Ligabue il 17 e 18 marzo al PalaTrieste (l'artista ha però annullato alcune date, fra cui Jesolo, per problemi di salute: ha un edema alle corde vocali); Fedez E J-Ax il 16 aprile, sempre al palasport triestino; Mario Biondi il 19 marzo a Udine e il 20 al Rossetti di Trieste, dove il 23 marzo arriva Lorena McKennitt, cantautrice e polistrumentista canadese, icona della musica celtica, il 2 maggio Nek e il 24 maggio Fiorella Mannoia, che sabato notte potrebbe e dovrebbe vincere Sanremo. E a proposito di gente vista al Festival, nel suo caso come ospite, domenica 11 giugno parte dallo stadio comunale di Lignano Sabbiadoro il tour 2017 di Tiziano Ferro. Con annessa settimana di prove, proprio come Vasco Rossi lo scorso anno.
Primavera dunque ricca per Trieste. Ma l'estate? Come si ricorderà, anche in occasione degli ultimi grandi concerti visti nel capoluogo regionale negli anni scorsi (Bruce Springsteen, Green Day, Pearl Jam, Iron Maiden...), i giochi si erano chiusi fra dicembre e gennaio, con relativi annuncio e avvio delle prevendite dei biglietti. Oggi, a fronte di queste prime anticipazioni di grandi appuntamenti in Friuli, sulla piazza triestina tutto tace. Ci sono ottime probabilità che prosegua la prestigiosa rassegna Trieste Loves Jazz, che giungerà così all'undicesima edizione, e che anno dopo anno è cresciuta fino a diventare uno dei festival italiani più importanti nel settore. Ma per il resto e per ora, sembra sia tutto fermo. Calma piatta. La collaborazione fra pubblico e privato, sempre più necessaria quando si parla di festival musicali estivi, ha dimostrato negli ultimi anni di poter dare buoni e a volte ottimi frutti. Ma il rischio è che, quando non si programma e non ci si muove per tempo, ci si svegli troppo tardi. A meno che non ci si voglia poi accontentare di qualche nome minore. Scelto magari fra i tanti mezzi sconosciuti che vediamo al Festival di Sanremo proprio in questi giorni...
SANREMO / CONTROCANTO 3
E poi parlano di “fake news”, di post verità. Balle, si chiamano balle. Come quella raccontata alla vigilia da Carlo Conti, alla terza (e ultima) conduzione e direzione artistica del Festival. Il toscano abitualmente abbronzato ha infatti detto: «Vi lascio con trenta canzoni, una più bella dell’altra...». Ma dove? In che cinema, ci si sarebbe chiesti un tempo. Ora che le abbiamo sentite e risentite, possiamo dire che nessuna delle canzoni in gara è degna di passare alla storia del Festival, mai entrerebbero in un medley di grandi successi sanremesi come quello che ha aperto la prima serata. Livello basso, insomma. Dal grigiore si salvano a nostro avviso solo l’inno ottimistico alla vita di Fiorella Mannoia e la storia di violenze domestiche dell’albanese Ermal Meta. Sprazzi di luce si intravedono, seppur a fatica, nel pathos di Fabrizio Moro, nel pop elettronico di Samuel dei Subsonica, nella dignità di Paola Turci e forse di Ron. Il resto, quasi tutto il resto, è noia e banalità, rap e melodia, facce da talent e morti di fama, cose già sentite. Come sorprendersi allora del fatto che Sanremo valga meno del 2% del mercato discografico. Qui le canzoni sono solo una scusa per mettere in scena l'ennesimo carrozzone nazionalpopolare
mercoledì 8 febbraio 2017
SANREMO / CONTROCANTO 2
Sanremo 2017 ha già tre vincitori, anzi, vincitrici. La prima è Maria De Filippi, nostra signora dell'audience, cui saranno intestati probabili record di ascolti. Poi Fiorella Mannoia, favorita della vigilia alla vittoria finale con il suo ottimistico inno alla vita “Che sia benedetta”. E infine una ragazza delle nostre terre: Lodovica Comello, classe 1990, friulana di San Daniele, carriera lampo grazie al successo internazionale della telenovela “Violetta”, in gara con “Il cielo non mi basta”. Canzone piuttosto debole, per la verità. Cui lei regala quel che può e che non è poco, essendo dotata di voce, presenza e verve. Difficile però, ma nulla è impossibile, che scali la classifica finale. In compenso, la ragazza può vantare già un primo posto, e dunque di fatto una vittoria. Stiamo parlando della classifica dei sanremesi più seguiti sui social. Sommando fan e follower su Facebook, Twitter e Instagram, secondo l’istituto “Reputation Manager” la Comello svetta in testa con oltre sei milioni di seguaci. Staccando fra l’altro di brutto gli inseguitori: Clementino fermo a due milioni di fan, Gigi D’Alessio con un milione e otto, a seguire la Mannoia e Michele Bravi. Con numeri che farebbero la felicità loro e dei discografici, se solo si riferissero ai dischi venduti.
martedì 7 febbraio 2017
SANREMO / CONTROCANTO 1
Alzi la mano chi ricorda nome dell’artista e titolo della canzone che ha vinto Sanremo lo scorso anno. E l’anno prima? E quello prim’ancora? Se siete capaci di rispondere, ovviamente senza ricorrere di soppiatto a Google, allora siete dei veri appassionati, dotati di buona memoria. Sì, perchè del Festival, una volta all’anno, sembrano interessarsi tutti. Moltissimi lo guardano (magari non tutte le sere, non dall’inizio alla fine...), da qualche anno molti lo commentano sui social. Giornali, radio e tv pubbliche e private gli dedicano gran spazio. Quest’anno, poi, con la presenza di Maria De Filippi accanto a Carlo Conti, le copertine di Maurizio Crozza (già La7, prossimamente su Discovery), l’apporto di volti Sky (da Diletta Leotta alla friulana Lodovica Comello in gara), siamo in piena pax televisiva: Mediaset, per esempio, non farà controprogrammazione. E ciononostante, passata la festa, vai col “reset”. Nessuno ricorda nulla, i dischi non vendono, gli artisti al massimo fanno qualche concerto o serata in più. Gli unici che ci guadagnano sempre sono Comune di Sanremo e Rai. Un po’ poco. O no?
(Per la cronaca: lo scorso anno hanno vinto gli Stadio con “Un giorno mi dirai”, nel 2015 Il Volo, nel 2014 Arisa. E fermiamoci qui...)
domenica 5 febbraio 2017
ADDIO A ENNIO SANGIUSTO, TRIESTINO A SANREMO 63
C’è un altro triestino - oltre a Teddy Reno, Pilat, Umberto Lupi... - che ha partecipato al Festival di Sanremo. E purtroppo proprio recentemente è scomparso a Milano, dove viveva da tanti anni. Aveva ottantatre anni.
Si chiamava Ennio Reggente, in arte Ennio Sangiusto, ovviamente in onore del patrono cittadino. Negli anni Cinquanta comincia come ballerino, prosegue come cantante, entra a Radio Trieste. All’alba dei Sessanta si appassiona al twist, il nuovo ballo che furoreggia anche in Italia. Accennava qualche passo di danza anche davanti al microfono, per questo lo chiamavano “il cantante catapulta”. Nel ’63 va a Sanremo, dove presenta due canzoni: “Le voci”, in coppia con Luciano Tajoli, e “La ballata del pedone”, cantata assieme al Quartetto Radar.
«Andò malino - disse tanti anni fa al “Piccolo” -. Anche allora non mancavano le pressioni da parte delle case discografiche. Tajoli andava per la maggiore, ma i discografici credevano più al pezzo che presentava in coppia con Milva. Al nostro brano rimasero le briciole».
Ancora Sangiusto: «Anche l’altro pezzo era gradevole, ma non ebbe fortuna. Forse per colpa di qualche accenno polemico nel testo...».
«Ero fra i più giovani cantanti in gara - disse quella volta l’artista triestino, cresciuto nel rione di San Giacomo -. Tra i big esisteva una rivalità terribile, ma con noi novellini furono tutti gentilissimi. Ricordo per esempio Consolini, lo stesso Tajoli. Adesso il mondo musicale è trasformato, l’immagine ha preso il sopravvento sulla voce».
Parole del ’91, oggi ancor più attuali. Dopo quella partecipazione al Festival, il triestino Reggente ha vissuto per tanti anni in Spagna, poi in Sud America, infine si è stabilito a Milano.
Una volta era in giuria al festival della canzone a Vina del mar, in Cile. Gli si avvicina un signore e gli chiede se era davvero triestino come lui. Rassicurato al proposito, gli chiede di cantargli una canzone dialettale. Lui accenna “Trieste mia”, quello scoppia a piangere per l’emozione: mancava dalla città da tanti anni.
BOBBY SOLO, QUEL DEBUTTO SENZA VOCE
«Sono arrivato a Sanremo che non avevo nemmeno compiuto diciannove anni. Sapevo di avere una canzone forte. Ma dire che ero emozionato è dir poco. Mi trovai al fianco di miei idoli come Paul Anka e Gene Pitney, io stesso cantavo in coppia con Frankie Laine. Insomma, come fu e come non fu, venni preso dal panico e la sera della mia esibizione rimasi completamente senza voce...».
Bobby Solo, nato a Roma il 18 marzo 1945 ma con genitori e nonni triestini o istriani, alla vigilia del 67.o Festival di Sanremo (da martedì 7 a sabato 11 febbraio, diretta su Raiuno), ricorda quel suo indimenticabile esordio nella città dei fiori nel ’64, con “Una lacrima sul viso”.
«Quella del playback - prosegue colui che all’anagrafe è Roberto Satti e che da una decina d’anni vive nella nostra regione, ad Aviano, a due passi da Pordenone - fu dunque una scelta obbligata. Altrimenti avrei dovuto dare forfait. Dissero che fu un espediente per avere un audio perfetto, ma non fu così. Però il regolamento prevedeva l’obbligo di cantare dal vivo. Per questo non vinsi. Quell’anno salì sul gradino più alto un’altra giovanissima, Gigliola Cinquetti, con “Non ho l’età”...».
Ma le andò molto bene lo stesso.
«Assolutamente sì. Pensi che nel solo giorno dopo l’esibizione la mia casa discografica, la Ricordi, ricevette ordini per trecentomila copie di 45 giri. Vabbè che erano tempi in cui i dischi si vendevano a milionate, ma erano comunque grandi numeri. Anche perchè alla fine “Una lacrima sul viso” vendette due milioni di copie in Italia e undici milioni in tutto il mondo: dalla Francia alla Germania, dalla Spagna al Canada, dal Sud America al Giappone...».
E comunque, a Sanremo, lei venne “risarcito” l’anno successivo.
«Sì, nel ’65 vinsi con “Se piangi se ridi”. Molti dissero che si trattava appunto di una ricompensa per la mancata vittoria dell’anno precedente: una pratica che, fra l’altro, al Festival è stata adottata varie volte nel corso delle tante edizioni. Ma io trovo che quella canzone fosse comunque bella. E la amo lo stesso».
Poi lei vinse anche nel ’69.
«Con “Zingara”, in coppia con Iva Zanicchi. Se nelle mie prime due partecipazioni ero arrivato da “absolute beginner”, debuttante privo di esperienza ma con un grande amore per la musica e per il rock’n’roll, quella volta scesi in gara con maggiore consapevolezza, con un pubblico che mi seguiva».
Come scoprì il rock’n’roll?
«Grazie a una ragazza americana. Vivevo a Roma, avevo quattordici anni e mi ero innamorato della figlia di un giornalista del Daily American. Una biondina che mi aveva fatto perdere la testa e mi parlava sempre di questo Elvis Presley, per me all’epoca un illustre sconosciuto. Era il ’59, per conoscere quello che di lì a poco sarebbe diventato il mio idolo, e avere argomenti di discussione con la mia bella, cercai in giro qualche suo disco e andai a vedere il film “Il delinquente del rock’n’roll” (nella versione originale “Jailhouse rock” - ndr). Non sapevo che Elvis mi avrebbe cambiato la vita».
Racconti.
«Posso dire che, dopo aver ascoltato e visto Presley, rimasi folgorato. Divenni un suo autentico fan. Cominciai a copiarne le movenze, mi feci crescere il ciuffo, mi dedicai alla studio di quella chitarra che mi ero fatto regalare da mia mamma per il mio compleanno. D’estate venivamo in vacanza a Trieste, ne approfittai per prendere delle lezioni dal maestro Ferrara, che mi sembra lavorasse alla Rai. E a Roma misi su un complessino rock».
Trieste?
«I miei genitori erano triestini. Papà faceva il pilota di quella che sarebbe diventata l’Alitalia, per questo la famiglia si trasferì prima a Roma e poi a Milano. Ma d’estate tornavamo a trovare i nonni. Ricordo i miei pomeriggi al mare, a Barcola, Grignano, Sistiana. Ricordo perfettamente anche l’odore di cuoio che si avvertiva a casa della nonna, nata a Pola e sepolta a Castelvenere, l’attuale Kastel. La guerra era finita da poco, ognuno si arrangiava come poteva, e lei, nella casa di via Raffineria, vendeva anche scarpe. Era una specie di abitazione-negozio...».
Come arrivò a Sanremo?
«Nei primi anni Sessanta la mia famiglia si era trasferita a Milano. Conobbi Franz Di Cioccio, poi grande batterista della Premiata Forneria Marconi. Cominciammo a suonare assieme e a sostenere provini e audizioni alla Rai, dove venni bocciato, e nelle varie case discografiche. Alla Ricordi mi fecero un contratto. Era il ’63. Pochi mesi dopo ero al Festival...».
Che mondo scoprì?
«Quello dello spettacolo era un mondo che mi aveva sempre attratto. Ma ero senza esperienza, avevo fatto pochissima gavetta, e inoltre ero timidissimo. Quando salivo sul palco mi tremavano le mai, ero terrorizzato. Fuori dal palco non riuscivo a comunicare, spesso balbettavo».
Chi la aiutò?
«Due persone. Vincenzo Micocci, discografico lungimirante, praticamente il mio scopritore. E Mariano Rapetti, il padre di Giulio, il celebre Mogol, che mi spinse a collaborare con il figlio. “Una lacrima sul viso” infatti la scrivemmo assieme, lui il testo e io la musica, anche se non potei firmarla perchè non ero ancora iscritto alla Siae. Micocci e Rapetti senior furono i miei padri musicali».
Ora lei vive ad Aviano.
«Sì, mia moglie è figlia di un militare americano pensionato, che lavorava alla base di Aviano. Una decina d’anni fa lei ha voluto avvicinarsi ai genitori anziani che sono rimasti a vivere qui e ci siamo trasferiti. Stiamo bene, sono contento. Viviamo nel verde, da casa si vedono le montagne. E comunque, se ho con me le mie diciotto chitarre, più quattro bassi, io sono a casa dappertutto...».
Roma le manca?
«No, troppo caotica, troppo traffico. E comunque, se devo andarci per lavoro, l’aeroporto di Venezia non è lontano da casa mia».
A Trieste torna?
«Qualche volta. Sempre splendida. Fine, elegante, romantica. E molto migliorata».
Prossimo disco?
«Un tributo a Elvis, con le sue canzoni dai film, che sto incidendo a Udine».
Chi vince Sanremo?
«Spero Al Bano, che è mio coetaneo. Ma il Festival non mi appassiona più. È solo un grande spettacolo televisivo».
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