giovedì 20 settembre 2018

LICEO PETRARCA DI TRIESTE CAPOFILA PROGETTO FNSI MIUR

Sono stati presentati nella Sala Tobagi della Fnsi, a Roma, i nuovi progetti di “Educare all’informazione”. Dopo la chiusura dell’iniziativa “A mano disarmata” c’è stato il lancio del nuovo progetto “I cantieri di parole”, in collaborazione con Fnsi, Miur e Associazione Carta di Roma. Paolo Butturini, giornalista, segreteria Fnsi, ha sottolineato il ruolo del Miur nel promuovere progetti di sensibilizzazione nelle scuole su temi cruciali quali la lotta alla criminalità organizzata. Proprio grazie a esperienze di questo tipo entrano in contatto e fanno rete realtà diverse e geograficamente distanti che hanno modo di conoscersi e confrontarsi. Carlo Muscatello, giornalista, giunta esecutiva e responsabile formazione Fnsi, ha evidenziato come, per gli studenti in età scolare, per la propria formazione sia sempre più importante anche l’informazione: «Per questo, nel secondo anno del progetto, abbiamo avviato in collaborazione con Associazione Carta di Roma i corsi “Cantieri di parole”, convinti del ruolo svolto dalla rivoluzione digitale soprattutto fra i più giovani. Il fine è quello di contribuire a creare cittadine e cittadini consapevoli». Muscatello ha ricordato le recenti parole del Presidente Mattarella e il caso degli studenti del Liceo Petrarca di Trieste - che sarà capofila del progetto di quest’anno -, la cui mostra sugli 80 delle leggi razziali annunciate da Mussolini proprio a Trieste ha creato ingiustificate polemiche nel capoluogo giuliano. Tra i progetti sostenuti dal Miur vi è continuità, ha ribadito Paola Barretta, coordinatrice dell’Associazione Carta di Roma, l’obiettivo comune è di sviluppare un uso critico dei media e dei messaggi contenuti soprattutto nell’online, privo strutturalmente di una mediazione giornalistica. «Non basta aver appreso la notizia di un fatto per potersi fare un’idea se lo stesso non viene poi contestualizzato, il rischio è che venga interpretato in maniera improvvisata. Il problema dei lettori è quello di essere, anche, formati - ha sottolineato il giornalista Renato Parascandolo, ideatore con Articolo 21 del concorso Rileggiamo l’articolo 21 della Costituzione - noi giornalisti dobbiamo fare una buona informazione ma anche trasmettere gli strumenti attraverso cui l’informazione possa diventare buona per chi la legge». E, ha concluso Parascandolo, «in un mondo che sembra andare verso quanto diceva Nietzsche “Non esistono fatti ma solo interpretazioni” dobbiamo continuare in questi percorsi. La testimonianza degli studenti, dei docenti e dei dirigenti coinvolti nella prima edizione di “Educare all’informazione”, in collaborazione con “A mano disarmata” sui temi della criminalità organizzata e della contraffazione è stata preziosa. I docenti e i dirigenti del Liceo Classico Garibaldi di Palermo e del Liceo Scientifico Spallanzani di Tivoli – Laura Bisso, Maria Vodola e Alessandra De Sanctis – hanno sottolineato l’impegno civile di iniziative che insegnano i fondamenti della democrazia. Gli studenti sono intervenuti con il “frutto” di riflessioni condivise con i giornalisti: tre filmati sul tema della contraffazione (che saranno presto disponibili online nel sito della Fnsi) che pongono al centro lo sguardo degli adolescenti nei confronti di un fenomeno subdolo, spesso poco presente nel dibattito pubblico ma penetrante e con ripercussioni gravi nelle vite dei cittadini.

mercoledì 19 settembre 2018

EDUCARE ALL’INFORMAZIONE, I PROGETTI MIUR-FNSI

Oggi 19-9-18 alle 10 doppio appuntamento nella sede della Federazione nazionale della Stampa italiana, a Roma, per illustrare le iniziative promosse da Fnsi, Miur e associazione Carta di Roma nell'ambito del progetto 'Educare all'informazione' sul ruolo dell'informazione nei percorsi scolastici. Paolo Butturini, della segreteria della Fnsi, presenterà, anche attraverso il racconto degli studenti coinvolti, i risultati della prima edizione del progetto 'A mano disarmata'. Verrà quindi introdotto il programma della seconda edizione di 'Educare all'informazione', che si articolerà in un progetto, 'I cantieri di parole', con due obiettivi tematici. Del primo, 'Le sfide della comunicazione tra fake news e linguaggio di odio, tra nuovi linguaggi multimediali e facilità di accesso ai contenuti', parlerà Carlo Muscatello, componente della giunta esecutiva e responsabile formazione della Fnsi. Sul secondo tema, 'Il ruolo dell'informazione nella prevenzione della diffusione di stereotipi e discriminazioni, per un uso critico del media', si soffermerà il presidente dell'associazione Carta di Roma, Valerio Cataldi. Interverrà poi Renato Parascandolo, ideatore dell’iniziativa “Rileggiamo l’articolo 21 della Costituzione”, rivolta agli studenti e che ha coinvolto anche alcune scuole del Friuli Venezia Giulia. Moderatrice della mattinata: la giornalista Paola Barretta, coordinatrice dell'associazione Carta di Roma.

lunedì 17 settembre 2018

SCRIVE VASCO BRONDI...

17 settembre 2018 Tra qualche giorno esce una canzone che si chiama Mistica, è la prima canzone che scrivo dopo Terra e ogni volta che dopo lunghe pause mi rimetto a scrivere canzoni, mi ritrovo da un’altra parte. Dentro c'è la storia di questa ragazza mondana e mistica che viaggia e che cerca, è la storia della sua ricerca, geografica e spirituale, nel testo ci sono anche tracce di due poetesse che amo, c’è un verso di Patrizia Cavalli e uno di Isabella Leardini ma non vi svelo niente. Mi piace che questo pezzo abbia mantenuto una sua leggerezza e che vi sia un grande contagio di musica elettronica invocata in qualche modo anche nel testo. Ci ho lavorato sempre con Fede Dragogna che ha prodotto il pezzo con me e suonato gran parte degli strumenti a parte le percussioni sempre affidate come in Terra a Daniel Plentz dei Selton. Nella stesura musicale iniziale mi sono fatto aiutare da Andrea Mangia, in arte Populous, che ha scritto la parte di ritmica elettronica. Mistica è un’invocazione e una storia unica e qualunque di questi tempi di avventure solitarie e grandi progetti che a volte sembrano “preparativi per la prossima vita.” Mistica accompagnerà un doppio disco, che uscirà il 5 ottobre: uno è una raccolta di questi dieci anni de Le luci della centrale elettrica e oltre a Mistica conterrà anche Libera, una canzone che avevo scritto per i Tre allegri ragazzi morti e che qui ho registrato a modo mio. Il secondo disco è un live in studio. Mentre preparavamo il tour nei teatri ho capito che volevo registrare queste nuove versioni di canzoni recenti e meno recenti rivissute, mettendoci in mezzo anche i CCCP e De Gregori. Si chiamerà 2008/2018, tra la via Emilia e la Via Lattea, come il tour che faremo nei teatri tra novembre e dicembre. Queste le date confermate: sabato 17 novembre - FOLIGNO, Auditorium San Domenico lunedì 19 novembre - FIRENZE, Teatro Obihall venerdì 23 novembre - ROMA, Auditorium Parco della Musica sabato 1 dicembre - BARI, Palamartino domenica 2 dicembre - PESCARA, Teatro Massimo venerdì 7 dicembre - ROMA, Auditorium Parco della Musica (NUOVA DATA!) sabato 8 dicembre - TORINO, OGR Torino lunedì 10 dicembre - MILANO, Auditorium di Milano martedì 11 dicembre - BOLOGNA, Teatro Duse sabato 15 dicembre - GENOVA, Teatro della Corte domenica 16 dicembre - FERRARA, Teatro Comunale Abbado giovedì 20 dicembre - REGGIO EMILIA, Teatro Valli

martedì 11 settembre 2018

BILANCIO DI TRIESTELOVESJAZZ A “BASAGLIA LIVE”

Gabriele Centis è il primo ospite, domani giovedì 13-9, alle 11.55, su Radio Rai Fvg, di “Basaglia Live”, il programma di Carlo Muscatello, a cura di Assunta Cannatà, ascoltabile in streaming e in podcast anche su www.sedefvg.rai.it. Il musicista triestino, oltre a fare un bilancio della dodicesima edizione di TriesteLovesJazz, di cui è direttore artistico, ricorda la rassegna e i concerti jazz con Enrico Rava (triestino di nascita), Franco D’Andrea, Bruno Biriaco e altri musicisti, organizzati negli anni Ottanta nel parco del manicomio di San Giovanni, a Trieste. Seconda parte della puntata dedicata a Daniela Sala e Gabriella Lanza, giornaliste e videomaker, autrici del webdoc “Matti per sempre”, finalista lo scorso anno al premio giornalistico intitolato a Roberto Morrione. Quarant’anni dopo la legge 180 che ha chiuso i manicomi, “Basaglia Live” sta proponendo quest’estate alla Rai regionale una mappa degli artisti e dei concerti nel parco e nel teatrino di San Giovanni, a Trieste, che dagli anni Settanta in poi hanno contribuito ad aprire l’ospedale psichiatrico. Da Ornette Coleman agli Area, da Francesco Guccini a Franco Battiato, da Gino Paoli a Giorgio Gaslini, da Moni Ovadia con Alfredo Lacosegliaz ad Alberto Camerini e tanti altri, senza dimenticare il Premio Nobel Dario Fo: molti eventi musicali e artistici che negli anni Settanta hanno attirato migliaia di giovani e meno giovani nel grande parco di San Giovanni, a Trieste, nel manicomio che stava aprendo le sue porte alla città. Oggi sono passati quarant’anni dalla legge 180, che porta il nome di Franco Basaglia: ma non tutti ricordano che quella importante stagione che ha portato alla chiusura dei manicomi, e alla restituzione dei diritti di cittadinanza ai tanti “matti”, è passata anche attraverso la musica. Il jazz, il rock, la canzone d’autore, con alcuni dei loro più importanti protagonisti, hanno dato un grande contributo al raggiungimento di una conquista di civiltà. Ecco allora la musica di quegli artisti, con ricordi “d’autore” e testimonianze dei protagonisti della grande stagione di cambiamento. Fra gli ospiti del programma - in onda tutti i giovedì di luglio, agosto e settembre - Alberta Basaglia, Gino Paoli, Moni Ovadia, Massimo Cirri, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Mario Luzzatto Fegiz, Andrea Centazzo, Patrizio Fariselli (Area), tanti altri...

FNSI A CONGRESSO, INFORMAZIONE SOTTO ATTACCO (da newsletter Ordine Giornalisti Fvg)

di Carlo Muscatello* Dal 5 al 7 febbraio 2019, a Levico Terme, in provincia di Trento, il sindacato unitario dei giornalisti italiani va a congresso. Entro il 21 dicembre anche i colleghi iscritti all’Assostampa Fvg, articolazione territoriale della Fnsi, saranno dunque chiamati al voto, per indicare i delegati regionali al congresso. Un congresso che si svolge in una situazione di grande difficoltà per la nostra categoria e per tutta l’informazione italiana. Non è più soltanto la situazione di grave crisi che attanaglia ormai da anni il settore: l’emorragia di posti di lavoro, la precarizzazione anche del lavoro contrattualizzato, la piaga stessa del precariato, la pesante crisi dell’Inpgi. E poi le minacce ai cronisti, le querele temerarie, i crescenti carichi di lavoro in redazioni sempre più sguarnite, i collaboratori pagati pochi euro (lordi) ad articolo... Tutto purtroppo drammaticamente vero e reale, ma la novità è che oggi siamo anche in presenza di un vero e proprio attacco all’informazione, che a volte arriva persino da parte di chi rappresenta quelle istituzioni democratiche di cui una libera informazione dovrebbe sempre essere da tutti riconosciuta come un caposaldo fondamentale e insostituibile. Chi ci dovrebbe tutelare e difendere purtroppo si schiera, nei fatti, contro il sistema di pesi e contrappesi che regge l’informazione e ne dovrebbe garantire l’autonomia. Ci eravamo lasciati prima della pausa agostana con le nemmeno tanto velate minacce di Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria, di scioglimento del nostro Ordine. Crimi che peraltro non avrebbe nemmeno competenza in una materia soggetta al ministro di Grazia e Giustizia. Da chi ha la delega in materia di Editoria – rispondemmo allora come sindacato dei giornalisti – ci saremmo attesi l'annuncio di una prossima riforma del settore, un sostegno a chi contrasta il lavoro precario, un rinnovato impegno a sostenere chi, come Carlo Verna e le colleghe e i colleghi dell'Ordine nazionale e di quelli regionali, sono impegnati in un faticoso processo di autoriforma, di tutela dell'articolo 21 della Costituzione e della libertà di informazione, di contrasto al linguaggio dell'odio e alle centrali della disinformazione organizzata e finalizzata alla distruzione della funzione di mediazione tipica del giornalista. E invece... Invece al congresso ci troveremo anche a dover difendere i nostri enti di categoria, ultimo e necessario avamposto per la tutela del nostro lavoro, del diritto dei cittadini di essere informati e del dovere dei giornalisti di informare. E proprio il lavoro, assieme all’atteso e non più rinviabile rinnovo del contratto scaduto da anni, sarà necessariamente il tema centrale di un congresso che si preannuncia molto importante. *presidente Assostampa Fvg, componente giunta Fnsi

venerdì 7 settembre 2018

VENT’ANNI SENZA LUCIO BATTISTI / da ART21

di Carlo Muscatello Vent’anni senza Lucio Battisti, vent’anni nei quali le canzoni del genio pop italiano scritte assieme a Mogol non ci hanno mai abbandonato. Sono sempre qui, con noi, sono parte integrante della storia popolare del nostro paese, sono la colonna sonora della nostra vita. Lucio Battisti è morto il 9 settembre 1998 a soli cinquantacinque anni. Era nato a Poggio Bustone, Rieti, il 5 marzo 1943, un giorno dopo l’altro grande Lucio della nostra canzone, Dalla. Oggi possiamo dire che Mogol Battisti hanno rappresentato per la musica italiana quello che i Beatles sono stati per il pianeta. Qualche anno fa ne parlavamo proprio con Mogol, che ha regalato le parole alla miglior musica leggera di casa nostra. In oltre mezzo secolo di onorata attività, Giulio Rapetti Mogol (dal 2006 quel che era uno pseudonimo è diventato parte del suo cognome) ha infatti firmato i testi di oltre millecinquecento canzoni. Molte delle quali bellissime, alcune indimenticabili, entrate a far parte della colonna sonora delle nostre vite. Con Lucio Battisti, ma non solo. Anche per Celentano, Morandi, Cocciante. Per non parlare di Mina, Bobby Solo, Equipe 84, Dik Dik... Sanremo '61, "Al di là", Luciano Tajoli e Betty Curtis: un debutto subito vincente... «Ero un ragazzo - ricordava l'artista, milanese, classe 1936 - che aveva avuto la fortuna di scrivere quelle parole. Le avevo date al maestro Donida, un caso strano perché in seguito io ho sempre scritto su una musica già esistente. Una serie di coincidenze fortunate e la canzone vinse il Festival. Ma fu tutto merito di Tajoli». Che Italia era? «L'Italia che vorrei anche oggi, invece tutto è andato male, tutto va di male in peggio. È mancata la moralità, qui tutti raccontano balle, tutti fanno debiti e nessuno va galera». Battisti lo conobbe pochi anni dopo: intuì subito le sue potenzialità? «Assolutamente no. Si presentò con due canzoni, gli dissi che aveva scritto due brani modesti, la cosa che mi colpì fu che lui disse: sono d'accordo. Mi fece quasi tenerezza. Gli dissi: dai, vediamoci, proviamo a collaborare assieme. E cominciò quell'incredibile avventura. La terza canzone che scrivemmo assieme fu "29 settembre". E fu il botto». Quindici anni di collaborazione: i fan ancora non si capacitano di quel divorzio. «In effetti fu una cosa incomprensibile, girarono tante storie sui motivi della separazione. Questioni di gelosie, di soldi, persino di confini fra le nostre proprietà in Brianza. Tutte balle. La verità? Credo sia stato influenzato, mal consigliato da chi gli era vicino». Un ricordo bello e uno brutto di quegli anni con lui. «Brutto nessuno. Mi sono sempre trovato bene, anche lui mi sembrava appagato e contento. E anche quando ci siamo incontrati di nuovo, anni dopo, tutto sempre bene. Era un rapporto ad alto gradimento reciproco». Un’alchimia irripetibile? «Beh, ho lavorato e scritto canzoni con altri artisti. Anche belle canzoni. Ma credo che sì, era irripetibile perchè completa nel senso globale del termine. Lucio era un grande autore, un arrangiatore, un interprete. Assieme avevamo raggiunto la completezza, una certa complementarietà». Quella storia che eravate fascisti? «Io sono sempre stato moderato, Lucio non l'ho mai sentito parlare di politica. La verità è che in quegli anni se un artista non alzava il pugno era fascista. Chi scriveva di privato era qualunquista. La neutralità non era ammessa». Lei fa cronaca? «Si, credo che un autore degno di fede è quello che fa cronaca. La fantasia non conta. Io mi ispiro alla vita, alla mia, a quella della gente comune. Per questo il pubblico mi segue». Una parola per alcuni artisti con cui ha lavorato. Celentano. «Timbrica straordinaria. Meglio come artista che come predicatore». Mina. «Coerente nella sua scelta di ritirarsi a Lugano. L’altro giorno mi hanno detto quante canzoni ho scritto per lei: sono ventotto, nemmeno me le ricordavo». Morandi. «Anche lui libero di fare quel che vuole. Bravissimo nel ripartire, con quella “Canzoni stonate” che scrissi per lui trent'anni fa». Cocciante. «Grande interprete e grande musicista, di livello internazionale». Gianni Bella. «Un genio musicale. Non lo ha aiutato l'accento siciliano, lui che in inglese canta benissimo». L'opera che avete scritto assieme? «L'ha scritta soprattutto lui, e dopo due anni di lavoro, il giorno dopo averla finita, è stato colpito dal male che ancora non gli permette di comunicare. Per l'opera abbiamo dei problemi economici, forse debutterà all'estero». La scena musicale attuale? «Manca la qualità, e sa perchè? Perché oggi si cerca solo il profitto. Una volta era diverso, si cercava l'artista che aveva qualcosa da dire e sapeva come dirlo. Oggi si cerca di fare soldi, e subito. Non va bene». Ha detto che oggi Battisti e Mogol non emergerebbero. Possibile? «Lo confermo. Noi eravamo pieni di idee e trovavamo gente disposta ad ascoltarci. C’era entusiasmo, voglia di cambiare. Lucio fu bocciato alla radio come interprete, ma poi le radio lo trasmettevano comunque. Oggi non c’è questa possibilità. I dj sono degli impiegati, passano quello che gli dicono di trasmettere». Il Cet, la sua scuola? «Ha oltre vent'anni, ha diplomato più di duemila allievi, abbiamo tenuto a battesimo interpreti come Arisa e autori come Giuseppe Anastasi. Abbiamo una didattica avanzatissima, di livello europeo. Ma anche per noi mancano i fondi, dobbiamo fare economia. Chi ci governa non capisce che diffondere la musica e la cultura popolare è una priorità». I talent show? «Torniamo al discorso del qualità. Se scegli degli artisti veri da presentare al pubblico, forse fai un'operazione culturale. Ma se aspetti quelli che vogliono essere lanciati, che vogliono vendere due dischi, fare la bella vita, beh, non vai da nessuna parte». Internet? «Ci sono 200mila siti musicali, manca chi ti aiuta a individuare le cose di qualità. Siamo sempre lì. Corsa ai soldi, al profitto, poca attenzione alla qualità». Gli aforismi? «Ho sempre amato la sintesi, mi piace scrivere breve. Col libro “Le ciliegie e le amarene” ha avuto quattro premi, uno internazionale. Ne sto scrivendo un altro. Si intitolerà “Le arance e i limoni”». Mogol, lei ha fede? «Sì, prego tutte le sere. E lo faccio con il cuore».

ANDREA CENTAZZO, DA L.A. A “BASAGLIA LIVE”

Andrea Centazzo è il primo ospite, domani giovedì 6-9, alle 11.55, su Radio Rai Fvg, di “Basaglia Live”, il programma di Carlo Muscatello, a cura di Assunta Cannatà, ascoltabile anche su www.sedefvg.rai.it. Il percussionista e compositore friulano, che vive e lavora da oltre vent’anni a Los Angeles, ricorda lo storico concerto con Giorgio Gaslini nel settembre ‘74 e altre sue performance nel parco del manicomio di San Giovanni, a Trieste. L’altro ospite della puntata è Roberto Colapietro, per tanti anni presidente della Clu, Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia. Quarant’anni dopo la legge 180 che ha chiuso i manicomi, “Basaglia Live” sta proponendo quest’estate alla Rai regionale una mappa degli artisti e dei concerti nel parco e nel teatrino di San Giovanni, a Trieste, che dagli anni Settanta in poi hanno contribuito ad aprire l’ospedale psichiatrico. Da Ornette Coleman agli Area, da Francesco Guccini a Franco Battiato, da Gino Paoli a Giorgio Gaslini, da Moni Ovadia con Alfredo Lacosegliaz ad Alberto Camerini e tanti altri, senza dimenticare il Premio Nobel Dario Fo: molti eventi musicali e artistici che negli anni Settanta hanno attirato migliaia di giovani e meno giovani nel grande parco di San Giovanni, a Trieste, nel manicomio che stava aprendo le sue porte alla città. Oggi sono passati quarant’anni dalla legge 180, che porta il nome di Franco Basaglia: ma non tutti ricordano che quella importante stagione che ha portato alla chiusura dei manicomi, e alla restituzione dei diritti di cittadinanza ai tanti “matti”, è passata anche attraverso la musica. Il jazz, il rock, la canzone d’autore, con alcuni dei loro più importanti protagonisti, hanno dato un grande contributo al raggiungimento di una conquista di civiltà. Ecco allora la musica di quegli artisti, con ricordi “d’autore” e testimonianze dei protagonisti della grande stagione di cambiamento. Fra gli ospiti del programma - in onda tutti i giovedì di luglio, agosto e settembre - Alberta Basaglia, Gino Paoli, Moni Ovadia, Massimo Cirri, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Mario Luzzatto Fegiz, Andrea Centazzo, Patrizio Fariselli (Area), tanti altri...