giovedì 17 maggio 2012

MARCO MASINI stasera a Trieste

«In questo tour il pubblico risponde bene. Lo spettacolo, con il suo connubio audiovisivo, piace: i teatri sono pieni. Lo show si basa su un’emozione che parte da quando ero ragazzo, dalle storie che ho raccontato sin dai miei inizi artistici e che mi ricordano l’adolescenza, i primi amori. Tutto quanto fa parte di una crescita progressiva, in conflitto eterno con i sentimenti, la rabbia, l’odio, l’amore».
Parole di Marco Masini, che stasera alle 21 presenta il suo spettacolo a Trieste, al Teatro Cristallo. «Il percorso dello spettacolo - spiega il cantante e autore, nato a Firenze nel ’64 - vive anche grazie alle immagini che mi riportano colori, stanze, odori dall’adolescenza fino ai giorni nostri. C’è un’omogeneità sonora e, in certi momenti, introspettiva, per dare risalto all’evoluzione dell’artista e dell’essere umano».
La storia di Masini, da oltre vent’anni protagonista di primo piano della nostra canzone, va di pari passo con quella della più recente musica leggera italiana. Dopo una lunga gavetta come autore, assieme al compianto Giancarlo Bigazzi, nel ’90 vince Sanremo Giovani con “Disperato”. Il primo di una lunga serie di successi, in Italia ma anche all'estero. L’album “T’innamorerai” vende nel ’93 oltre un milione di copie solo in Europa, preceduto dal singolo dal titolo quanto mai esplicito “Vaffanculo” (in anni in cui Beppe Grillo ancora non pensava né ai suoi “Vaffa Day” né al suo sbarco in politica...), con cui l’artista risponde a modo suo ai tanti critici dell’epoca.
Fra un temporaneo ritiro dalle scene e diversi ritorni a Sanremo (nel 2004 con “L’uomo volante”), la sua storia musicale continua. Anche attraverso la collaborazione con l’antico amico Umberto Tozzi (album e tour “Tozzi Masini”, 2006). Il disco comprende tre brani scritti a quattro mani dai due artisti in duetto e dodici pezzi alternati, nei quali l’uno reinterpreta l’altro e viceversa.
La collaborazione fra i due vecchi soci, forte di oltre cinquanta milioni di dischi venduti (soprattutto da Tozzi...) nelle rispettive carriere, viene suggellata dal brano “Come si fa...?”, che esce dagli schemi della musica leggera inserendo le cornamuse in un brano pop dalle sonorità assolutamente moderne.
Ma la sperimentazione prosegue. Nel 2007, ispirandosi liberamente alla celebre favola di Hans Christian Andersen, Masini presenta lo spettacolo “Il brutto anatroccolo”, scritto assieme a Beppe Dati. Nello show le sue canzoni, tutte in chiave acustica, si alternano alle parti recitate, con un risultato che appassiona il pubblico.
Il richiamo di Sanremo riporta l’artista toscano sul palco dell’Ariston nel 2009. Il brano scritto per l’occasione s’intitola “L’Italia”, ed è una dichiarazione d’amore per il Paese: più forte delle debolezze, dei luoghi comuni, con la forza di un sentimento sincero. La partecipazione al Festival viene accompagnata dalla pubblicazione dell’album “L’Italia... e altre storie”.
“Un palco lungo... 20 anni” è invece il titolo del cofanetto del 2010, con un doppio cd e un dvd: nei dischi una selezione delle migliori canzoni di una carriera giunta per l’appunto sul soglio del ventennale, nel dvd la registrazione di un concerto tenutosi proprio nella sua Firenze.
Ma la storia sembra ancora lontana dalla parola fine. Nel settembre scorso esce infatti “Niente d’importante”, definito nelle note della casa discografica «un viaggio nel pianeta amore di un artista che ancora ricerca il senso della vita attraverso l’unica ragione di vita che ognuno di noi ha: amare per essere amato».
Ora questo tour, cominciato con una “data zero” il 28 marzo al Teatro Mascagni di Chiusi, in provincia di Siena, e che fa tappa stasera a Trieste e domani a Padova.

giovedì 10 maggio 2012

DISCHI: NORAH JONES e Ultravox



Sono passati dieci anni da quel fulminante esordio, e la figlia di Ravi Shankar è cresciuta. All’epoca, quando si presentò con l’album “Come away with me” (venti milioni di copie vendute), aveva già cambiato il suo nome di battesimo, Geethali Norah Jones Shankar, eliminando il primo nome e il secondo cognome. Allora Norah Jones e basta: più semplice, più musicale, ma anche il segno del difficile rapporto con il padre, già maestro di sitar di George Harrison, e del forte legame con la madre Sue Jones, cantante di musica soul prima di lei.
Dieci anni passati e la già promettentissima ragazza di Brooklyn è oggi una donna di trentatre anni, forte di 39 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e con nove Grammy Awards all’attivo, che riparte da un album intitolato “Little broken hearts”, piccoli cuori infranti, o se preferite spezzati.
La metamorfosi è già nella foto di copertina. Al posto della ragazza con i lunghi capelli scuri, ora c’è una donna intrigante, quasi un’eroina sexy in versione “femme fatale”. Una sorta di avviso ai naviganti già nella prima immagine. Come per dire: guardate che sono cresciuta, sono cambiata, la ragazzina non c’è più, al sesto album sono una donna e un’artista matura. Con un pizzico di civetteria e una buona dose di humour. Insomma, una vera “sophisticated lady”.
Musicalmente, quel mix in salsa confidenziale fra soul, blues e jazz degli esordi sembra venuto a noia alla signora. Voglia di novità, di nuovi suoni e nuovi stimoli. Che sono arrivati grazie alla collaborazione del produttore Brian Burton, in arte Danger Mouse. Che le ha cucito addosso un abito ricco di suoni acustici ed elettronici, dimenticando il pianoforte e quelle atmosfere un po’ salottiere che avevano finora rappresentato la cifra stilistica della signora.
«Mi piace come questo lavoro - ha detto l’artista - è diventato via via una sorta di concept album senza nessuna idea chiara di quello che stavamo andando a fare. Sono orgogliosa del fatto che ha finito di essere ciò che è, sapendo così poco di quello che sarebbe accaduto. E’ un disco di rottura: Brian è stato molto bravo a tirar fuori la parte più oscura e io sono molta attratta dalla malinconia. Quando abbiamo messo insieme le due cose questo è quello che è venuto fuori...».
E il risultato è una manciata di canzoni assolutamente contemporanee, ottime per il 2012 e forse anche per gli anni a venire. Dal primo singolo “Happy pills” a “Out on the road”, da “Say goodbye” fino al brano forse più sorprendente del disco, “Miriam”, nel quale la dolce Norah immagina di uccidere la rivale in amore in un’atmosfera molto noir.
Norah Jones sarà in Italia il 14 luglio, al Lucca Summer Festival, per l’unica data italiana del tour legato a questo nuovo album.

ULTRAVOX
  “Brilliant” (Emi)
 La musica è come la storia, fatta di corsi e di ricorsi. Ecco allora riemergere una delle band che  hanno segnato, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, la scena musicale internazionale, con il loro rock elettronico malato di new wave e figlio degli esordi punk. Tornano, a ben ventotto anni di distanza dal precedente album in studio, che s’intitolava “Lament”, con un disco realizzato dalla stessa storica formazione con Midge Ure (che da solista non ha fatto sfracelli), Billy Currie, Chris Cross e Warren Cann. “Brilliant” si annuncia come un lavoro passionale ed epico nei testi e nelle musiche, nato a margine del tour “Return to Eden”, nel quale la band si è ripresentata dal vivo tre anni fa. Dodici brani che nelle intenzioni dei loro autori e interpreti vorrebbero perpetuare le magie di classici come “Hymn”, “The voice” e naturalmente l’intramontabile “Vienna”. Da settembre gli Ultravox sono di nuovo in tournèe.

mercoledì 9 maggio 2012

MADREDEUS sabato a Lubiana

I Madredeus senza Teresa Salgueiro, ma con la nuova cantante Beatriz Nunes. Potranno scoprire “l’effetto che fa” gli appassionati che domani sera andranno a vedere il concerto del popolare gruppo portoghese a Lubiana, allo Cankariev Dom, nell’ambito della 28.a edizione di Druga Godba Porta. Per chi ha amato quelli che sono considerati i maggiori interpreti del fado moderno, è difficile pensare agli uni senza l’altra. Tanto le due storie sono rimaste intrecciate negli ultimi venticinque anni. Ma così va la vita, anche e soprattutto nella musica.
La bella Teresa, che era stata fra i fondatori dei Madredeus quando aveva diciotto anni, ha intrapreso la carriera solista è ha da poco pubblicato l’album “O misterio”. «Finalmente ho realizzato il mio sogno - ha detto recentemente presentando il disco a Bologna -, ovvero quello di sviluppare il mio linguaggio musicale. Considero una vera sfida questo disco: ho composto testi che cercano di sondare il mistero della vita e musiche che, pur rifacendosi alla tradizione portoghese, sono originali. È il mio disco da solista, è vero, ma anche il frutto di un laboratorio di musica dove ho lavorato con diversi artisti, cercando di costruire un sistema di composizione che fosse di tutti, punto d’incontro delle nostre diverse sensibilità».
Gli suoi orfani non si sono persi d’animo. Hanno trovato una nuova vocalist (più giovane, ma altrettanto brava e bella...), hanno pubblicato un album per festeggiare venticinque anni di carriera (“Essencia”), e sono subito partiti per un tour europeo. «Ho affrontato il vastissimo repertorio dei Madredeus - dice Beatriz Nunes - con grande paura ed emozione. Alla fine ciò che mi ha salvata è stato la decisione di avvicinare questo enorme patrimonio musicale come se si trattasse di testi classici, di Lieder o di Mélodies di Gabriel Fauré. In fondo è così che li considero, la nuova canzone colta portoghese».
Domani sera, a Lubiana, la controprova dal vivo. Nel ricordo dell’emozionante concerto di dieci anni fa al Rossetti e degli altri in regione.

lunedì 7 maggio 2012

intervista PETER HAMMILL, giov a trieste

«Sì, è vero. Scegliemmo di chiamarci Van der Graaf Generator perchè ci ispirammo al generatore inventato dal signor Van der Graaff, con due “effe”, uno strumento in grado di accumulare carica elettrostatica. Ma facemmo un po’ di confusione, e lasciammo per strada una “effe”...».
Peter Hammill torna a suonare a Trieste, giovedì alle 21 al Teatro Miela, da solo con pianoforte e chitarra, a tre anni di distanza dal concerto di piazza Unità. E ricorda con piacere le origini e i tempi del gruppo di cui è stato leader. Il gruppo, i Van der Graaf Generator, appunto, considerato da molti - assieme ai King Crimson e a pochi altri - uno dei più importanti e originali del rock progressive inglese degli anni Settanta.
Hammill, ma com’era l’atmosfera musicale e culturale nella Manchester di fine anni Sessanta?
«Molto eccitante - risponde il musicista, nato a Londra nel 1948 -, il mondo stava cambiando, l’Inghilterra era il centro di questo cambiamento, tutto sembrava possibile. E poi eravamo giovani, una condizione anagrafica che facilita gli entusiasmi».
E gli entusiammi davvero non mancavano, quando all’Università di Manchester, fra una lezione e l’altra, le strade artistiche del cantante-filosofo Hammill si unirono con quelle del batterista Guy Evans e dell’organista Hugh Banton. Per dar vita a suoni e parole che esprimevano un pessimismo alquanto allucinato sul destino dell’uomo. Il primo album del gruppo, “The aerosol grey machine”, arrivò nel ’69, ma quasi di pari passo si sviluppò la carriera solista del nostro: il primo album da lui firmato, “Fool’s mate”, è infatti del ’71. Anni in cui in Italia, fra i giovani appassionati del rock più all’avanguardia, la band e il suo leader erano considerate delle star.
Nei testi con i Van der Graaf c’erano riferimenti alla fantascienza; da solista, soprattutto nella produzione più recente, riferimenti alla filosofia. Un problema di età?
«Ovviamente - dice Hammill, che nel 2003 è sopravvissuto a un infarto, ma pochi mesi dopo era già in pista e ha pubblicato l’album “Incoherence”, per il quale ha poi ricevuto il Premio Tenco - a età diverse corrispondono anche cose e argomenti che ti possono interessare. In verità, io da ragazzo ero molto preso dall’universo e dalle suggestioni della fantascienza. Oggi molto meno...».
Sia con i Van der Graaf che da solista ha sempre avuto più successo in Italia che in Inghilterra. Come mai?
«Evidentemente avevamo qualcosa di speciale, che ci permise di entrare immediatamente in relazione con il pubblico italiano, che in quegli anni era affamato di novità e anche molto preparato. Chissà, forse arrivammo nel posto giusto al momento giusto. Di certo sono felice che questo feeling sia continuato anche quando mi sono proposto come solista».
E l’esperienza di una band è legata solo agli anni giovanili?
«Quella con una band forse. Di certo non l’esperienza musicale, che per definizione non ha età».
Per lei la musica è anche autoanalisi?
«Più che di autoanalisi preferirei parlare di autoespressione, o ancora meglio autoesame. Di certo la musica, l’espressione artistica, aiuta un individuo a conoscersi meglio, a scavare dentro se stesso».
Una volta Johnny Lydon dei Sex Pistols disse che si era ispirato a lei per il suo “ululato punk”. Se l’aspettava? E le ha fatto piacere?
«Alla fine degli anni Settanta alcuni punk erano dalla nostra parte, pur facendo musica abbastanza diversa. Dunque la cosa non è stata una vera sorpresa, per me. E comunque fa sempre piacere aver rappresentato un riferimento, o un’ispirazione per altri musicisti».
Lei ha girato molto l'Italia: che cosa ama e cosa detesta del nostro Paese?
«Dell’Italia ho sempre amato il cibo, il vino, il tempo, l’architettura, la cultura, i paesaggi, non necessariamente in quest’ordine. Non amo quel certo modo caotico in cui le cose sono organizzate, o a volte non organizzate, nel nostro Paese».
Ricorda il concerto a Trieste nell’estate 2009? Che impressione ebbe della città?
«Fu uno splendido concerto in una meravigliosa città, dove sono molto contento di ritornare...».
Il concerto di giovedì al Miela, organizzato dall’associazione Musica Libera di Davide Casali, è il primo dei tre previsti in Italia nell’attuale tour: Hammill sarà poi venerdì a Schio (Vicenza) e domenica a Milano.
Il più recente album solista di Peter Hammill è “Thin air”, pubblicato nel 2009, nello stesso anno del precedente concerto a Trieste. Ma dopo quel disco sono uscite due importanti raccolte del musicista inglese: lo scorso anno il doppio “PNO, GTR, VOX (Live)” (Fie!Records), contenente i “live” di Hammill registrati durante il tour in Giappone e Regno Unito, e appena tre mesi fa “PNO, GTR, VOX BOX (Live)”, ben sette cd comprendenti la bellezza di otto ore di performance dal vivo tratte dai tour precedenti, ma anche da altri suoi concerti solisti eseguiti in giro per il mondo dal 2000 a oggi.

domenica 6 maggio 2012

TIZIANO FERRO tutto esaurito domani a Treviso

Tutto esaurito domani sera al Palaverde di Treviso (casse chiuse, apertura cancelli alle 19, concerto alle 21) per la prima tappa nel Nordest del tour di Tiziano Ferro. Ma “L’amore è una cosa semplice - Tour”, che sta girando i palasport italiani, prima di proseguire con tappe anche all’estero, sta facendo sfracelli un po’ dappertutto. Come ieri sera al Mediolanum Forum di Milano, terza tappa in quattro giorni nel capoluogo lombardo.
L’affetto che i fan stanno dimostrando al trentaduenne cantante e autore di Latina sta costringendo gli organizzatori del tour a raddoppiare, e a volte triplicare, le tappe inizialmente singole previste nelle città più importanti.
Questa prima parte della tournèe si concluderà il 23 maggio all’Hallenstadion di Zurigo, per poi proseguire d’estate all’aerto, con tappe allo Stadio Olimpico di Roma, all’Arena di Verona (10, 12 e 13 maggio) e a Piazzola del Brenta (Padova), e persino al Forest National di Bruxelles.
Insomma, un successo senza se e senza ma. Che va di pari passo con quello del nuovo album, «L’amore è una cosa semplice» (Capitol/Emi), che dà il titolo al tour. Il disco, uscito a novembre, è il più venduto in Italia in questi cinque mesi, ottenendo già quattro dischi di platino. E anche i vari singoli tratti dall’album, il più recente è “Hai delle isole negli occhi”, sono finiti tutti ai vertici delle classifiche.

venerdì 4 maggio 2012

SPRINGSTEEN ARRIVA IN EUROPA, 13-5 Siviglia

Bruce Springsteen, il conto alla rovescia prosegue. Dopo i concerti dei giorni scorsi a Los Angeles e New Orleans, il “Wrecking ball tour” ha fatto tappa l'altra sera a Newark. Ora lascia gli States, dove tornerà ad agosto, per debuttare domenica 13 maggio a Siviglia, in Spagna. Incastonate del tour europeo, le tre date italiane: il 7 a Milano, il 10 a Firenze e lunedì 11 giugno allo Stadio Rocco di Trieste. Dove l’attesa è tanta, le prevendite dei biglietti hanno superato quota 27mila, con molte richieste dall’estero e dal resto d’Italia. Si viaggia ormai verso il “tutto esaurito”, fissato a 30mila presenze permesse dalla capienza. Ma Boss a parte, una vera e propria ondata pop e rock, come ogni estate, sta per abbattersi sulla penisola. Si comincia il 13 maggio (la stessa sera del Boss a Siviglia) con il rock pesante dei Metallica allo Stadio Friuli di Udine. Una sola tappa per i Coldplay, giovedì 24 maggio allo stadio di Torino (biglietti esauriti in pochi giorni in prevendita, dopo l’annuncio dello spettacolo). Ian Anderson dei Jethro Tull il 31 maggio Torino, il primo giugno Milano e il 2 giugno Modena. Il 7 giugno sarà a Padova Marilyn Manson, che poi torna in Italia l’11 luglio per un concerto a Milano, all’Arena Civica. Sfumata la possibilità di vederla a Zagabria, Madonna - che ha appena pubblicato il nuovo album “Mdna” - sarà in Italia il 12 giugno allo Stadio Olimpico a Roma, il 14 a San Siro a Milano e il 16 allo Stadio Franchi di Firenze. Il 22 giugno a Milano, per Gods’ of metal, arrivano i Guns n’ roses. Appuntamento con Tom Petty il 29 giugno al Summer Festival di Lucca, che propone anche Norah Jones il 14 luglio e i Duran Duran il 21. I Radiohead, dopo il concerto del 30 giugno al festival “Rock in Roma”, saranno anche il 4 luglio a Villa Manin di Passariano. Il 7 luglio appuntamento con i Cure all’Heineken Jammin’ Festival, che quest’anno lascia il Veneto e trasloca alla Fiera di Milano (altre star: Noel Gallagher, Red Hot Chili Peppers, Prodigy). Ma il gruppo di Robert Smith sarà anche il 9 luglio a Roma, all’ippodromo Le Capannelle. Lenny Kravitz arriva con il suo “Black and white tour” il 16 luglio a Sarzana, il 17 a Roma e il 19 a Vigevano. Mentre dai leggendari anni Sessanta tornano anche i Beach Boys: 26 luglio a Roma, 27 a Milano. Quattro tappe estive nella “sua” Italia (passa una buona parte dell’anno nella sua casa in Toscana...) per Sting: 10 luglio a Padova (Piazzola sul Brenta), 12 a Molfetta, 13 a Taormina e 15 a Perugia). Fa meglio Ben Harper con cinque concerti: 18 luglio a Vigevano, 20 a Piacenza, 22 a Imola, 23 a Roma e 25 a Taormina. Una manciata di appuntamenti nella capitale: Cranberries il 2 luglio, Joan Baez il 6, Bobby McFerrin l’8, Emili Sandè il 9, Pat Metheny il 14, Tony Bennett il 15 (e poi il 28 a Lucca, in duetto con Giorgia), Patti Smith il 20, Alanis Morissette il 21, Keith Jarrett il 29, Buena Vista Social Clun il 31. Qualche appuntamento nella nostra zona. Il 20 luglio a Tarvisio, per No Borders, arriva l’italo-scozzese Paolo Nutini (che il 16 luglio sarà a Roma). Il 21, sempre a Tarvisio, è la volta dei Kasabian (15 luglio anche a Lucca). Altre date nel box qui sopra. --- Ma non si vive di solo Springsteen, a Trieste e dintorni. Due appuntamenti al Castello di San Giusto: il 10 luglio Black Stone Cherry, il 20 Goran Bregovic. A Sgonico, il 13 luglio, concerto dei Gogol Bordello. Grande attesa per i Radiohead, il 4 luglio a Villa Manin. Mentre il 7 luglio, a Cividale, al parco della Lesa, Ligabue ha annunciato uno dei suoi tre concerti italiani dell’estate (gli altri a Taormina e Napoli). Poker a Grado, alla Diga: 13 luglio Morrissey, 17 Al Jarreau, 25 Damien Rice e 28 Simple Minds. Il 26 luglio arriva in piazza a Palmanova Paolo Conte. Il 31 luglio sbarcano a Majano i Toto, dove il 3 agosto ci sono i Negrita. E il 13 agosto, a Villa Manin, unica data italiana dei Foo Fighters.

domenica 29 aprile 2012

FEGIZ: IO ODIO I TALENT SHOW...

Mario Luzzatto Fegiz odia i talent show perchè hanno posto fine alla dittatura della (sua) critica. Parte da questa autoironica constatazione lo spettacolo “Io odio i talent show - Adesso canto io”, con cui il giornalista e critico triestino ha debuttato l’altra sera al Teatro Verdi di Milano (oggi pomeriggio ultima replica).
«Nello spettacolo - spiega Fegiz, nato a Trieste nel ’47 - interpreto me stesso, ovvero un critico musicale in pieno psicodramma. Un tempo temuto e rispettato, mi trovo a dovermi confrontare con una nuova realtà: quella dei social network, dei talent show, dei televoti, degli sms, di improbabili giudici dal retroterra culturale esile».
Ancora: «Abituato dagli anni Settanta a fare il bello e il cattivo tempo, oggi mi scopro esautorato da una contestazione che agisce in tempo reale, con i fan degli artisti pronti a cogliermi in fallo fra lazzi e insulti. Addestrato a operare con delle certezze planetarie come Elton John o i Beatles, o con personaggi italiani di grande caratura, scopro una sgradevole realtà: artisti che io detesto o ignoro hanno successo anche senza la mia benedizione».
Lo spettacolo - nel quale Fegiz è affiancato dal cantante e chitarrista Roberto Santoro e dal fisarmonicista russo Vladimir Denissenkov (già con Moni Ovadia), mentre la regia è affidata a Maurizio Colombi, che firma lo show con Fegiz e Giulio Nannini - fa affiorare fatti e misfatti, episodi e aneddoti e a volte misteri legati ai protagonisti della musica leggera italiana e internazionale. Da Luigi Tenco a Fabrizio De Andrè, da Lucio Dalla a Vasco Rossi, da Laura Pausini a Eros Ramazzotti, senza dimenticare “artisti da talent” come Giusy Ferreri, Marco Carta, Alessandra Amoroso, e con puntate all’estero per Elton John, Michael Jackson, Madonna.
Nel lungo monologo, un crescendo tragicomico, che via via assume le sembianze di una sorta di delirio-vendetta-sfogo, il critico si descrive così: «Di mestiere faccio quello che vi dice se vale la pena di spendere cinquanta euro per un concerto o quindici per un cd. Per misteriose ragioni da quarant’anni costringo pubblico e artisti a confrontarsi con la mia incompetenza. E ho visto cose che voi umani neanche potete immaginare...».
Ma com’è nato questo spettacolo, al di là della provocazione dichiarata già nel titolo? Lo storico critico del Corriere della sera, che è anche voce e volto popolare della radio e della televisione, da tempo teneva - una volta anche a Udine - dei “reading” teatrali su argomenti musicali ma non solo. Poi, dopo un recente passaggio al Folk Club di Torino, nel quale aveva posto le basi dello spettacolo con l’aiuto di Beppe Carletti dei Nomadi e dello stesso Denissenkov, la decisione di “passare dall’altra parte della barricata”. Scoprendosi doti di istrionico intrattenitore inaspettate solo per chi non conosce il nostro.
«Maria De Filippi - racconta ancora Fegiz - mi aveva chiamato per scrivere le note di copertina dell’album per i dieci anni di “Amici”, dove sono stato tante volte ospite. Le risposi che potevo solo scrivere che odio i talent show. A lei la cosa piacque, e il mio testo si trova sul sito della trasmissione».
Il resto è l’incontro con il regista Maurizio Colombi e con Claudio Trotta, che produce lo spettacolo per Barley Arts. Dopo il debutto milanese, da ottobre è in programma il tour nei teatri. E un libro, intitolato ovviamente “Io odio i talent show”.