mercoledì 6 giugno 2012

SPRINGSTEEN, la prima fan a ts è ungherese

Barbara Tyhany è la prima spettatrice straniera che è arrivata a Trieste per il concerto di Bruce Springsteen, che si terrà - come ormai sanno anche i muri - lunedì alle 21 allo Stadio Rocco. E ieri pomeriggio, a Milano, dove si è recata per assistere anche al concerto di stasera a San Siro del Boss (seconda tappa del breve tour italiano: domenica a Firenze), ha visto per strada, più o meno per caso, il rocker del New Jersey.
«Alcuni amici mi avevano detto che Bruce sarebbe andato ad allenarsi in una palestra nella zona di Corso Vittorio Emanuele, a due passi da piazza Duomo - spiega ancora emozionata Barbara, ungherese di Budapest, 32 anni -. Abbiamo trovato il posto, abbiamo atteso un po’ e alla fine, in effetti, lui è arrivato. Finalmente ho potuto stringergli la mano, abbiamo scambiato due parole e sono riuscita anche a scattare delle foto. Ancora non mi sembra vero...».
Laureata in italianistica (e infatti parla perfettamente l’italiano...), un lavoro all’Accademia delle scienze di Ungheria, Barbara è arrivata a Trieste già sabato, ospite di amici. Lunedì ha assistito alla presentazione a Palazzo Gopcevic del libro su Springsteen di Daniele Benvenuti, che lei aveva conosciuto tre anni fa a Udine, nella fila per entrare allo Stadio Friuli per il secondo concerto in regione del Boss (il primo è dell’ottobre 2006, a Villa Manin di Passariano).
«A Trieste ero già venuta da ragazza - ricorda la donna -, ai tempi del liceo, in gita scolastica. Non ricordavo granchè, dunque mi fa piacere aver avuto quest’occasione per tornarvi».
Forse non sarebbe più capitata da queste parti, non ci fosse stata la data triestina del tour di Springsteen. E invece... «Purtroppo Bruce non ha mai suonato in un concerto vero e proprio in Ungheria. È venuto a Budapest solo una volta, nell’estate ’88, con il tour di Amnesty International “Human rights now”, assieme a Sting, Peter Gabriel, Youssou N’Dour, Tracy Chapman... In questi anni l’ho seguito in Italia, Spagna, Germania e Austria».
Ancora Barbara: «Quando sono uscite le date di questo tour, mi sono subito organizzata, prenotando su internet i biglietti per i concerti di Milano e di Trieste. Saranno rispettivamente la sedicesima e la diciassettesima volta che assisto a un suo concerto. A meno che non mi venga voglia di andare anche domenica sera a Firenze, ma non so se ce la faccio a trovare un biglietto...».
«Quando mi sono appassionata a Bruce? Attorno all’85, con la sua partecipazione al brano “We are the world” ma soprattutto con l’album “Born in the Usa”, che era uscito l’anno precedente. E’ assolutamente il migliore, non c’è nessuno che riesce a trasmetterti la sua carica. In Ungheria siamo in molti a pensarla così, e non vediamo l’ora che un suo tour arrivi anche nel nostro Paese. Intanto, molti si spostano come faccio io. Credo che per il concerto di lunedì a Trieste saremo in molti. Soltanto fra i miei amici - conclude Barbara Tyhany - arriveranno dieci persone, fra domenica e lunedì. Ma certo non saranno i soli...».

martedì 5 giugno 2012

ERICA e quel sogno di ballare ancora col BOSS

Erica Busetto sognava da un pezzo di rivivere il sogno che le è capitato in sorte tre anni fa a Udine, quando Bruce Springsteen la fece salire sul palco dello Stadio Friuli, ballò con lei e la portò in cielo prendendola addirittura in braccio.
Peccato che la piccola lotteria allestita quest’anno dagli organizzatori per distribuire con un sorteggio - come avviene da tempo negli Stati Uniti - gli accessi al “pit”, il recinto per millecinquecento spettatori a ridosso del palco, rischia di impedirle anche solo la possibilità di sognare il bis.
Ma facciamo un passo indietro, a quel luglio 2009 del precedente concerto in regione del Boss. «La settimana precedente - spiega Erica, classe ’79, nata ad Aviano ma residente a Maniago, dove è responsabile di un supermercato - ero stata a vedere anche il concerto a Roma. Dopo tre giorni di attesa fuori dall’albergo, ce l’avevo finalmente fatta a scambiare due parole con lui e scattare alcune foto».
«A Udine ero riuscita a ottenere il numero uno della lista per il “pit”, arrivando allo stadio con un paio di amici tre giorni prima del concerto. Sono stata dunque la prima a entrare sul prato, quel 23 luglio, e mi sono sistemata proprio sotto la passerella centrale, quella dove Springsteen va più spesso durante il concerto. Avevo preparato anche alcuni striscioni, e quando è partita “Dancin’ in the dark” ho esposto quello con scritto “Gimme just one look”, che è poi un verso del brano».
E a quel punto, com’è come non è, accade il miracolo. «Forse mi ha riconosciuta, forse no. Non lo so con certezza. A Roma avevamo parlato alcuni minuti, ma lui vede tantissima gente. Quel che so è che a un certo punto Bruce mi ha dato la mano, mi ha aiutato a salire sul palco, ho ballato con lui e alla fine mi ha anche presa in braccio...».
Un sogno realizzato, insomma, per una passione nata ai tempi di “Born in the Usa”, nell’84, quando Erica aveva appena quindici anni. Una passione rafforzata nel ’99, quando la giovane friulana andò a vedere il suo idolo a Bologna.
«Quello di Trieste - conclude Erica Busetto - sarà il mio decimo concerto del Boss. Fra l’altro sono un po’ arrabbiata, mi ero organizzata per arrivare prima, prenotando tre notti in albergo. Con questa storia della lotteria per accedere al “pit” non serve più. Ma fa nulla, l’importante è esserci. Vedere Springsteen dal vivo mi dà una grande carica, la sua musica riesce a coinvolgere tutti, anche chi non è un fan...».

SPRINGSTEEN, Landau e "il futuro del rock"

Bruce Springsteen, meno cinque. Sale la febbre per il concerto triestino, lunedì alle 21 allo Stadio Rocco. Il popolo del Boss arriverà da mezza Europa, e si mischierà ai seguaci triestini e regionali. Alcuni dei quali, lo zoccolo duro, sono già andati già a vederlo nelle precedenti tappe europee (Siviglia, Barcellona, Berlino, Francoforte...) e non si perderanno i primi due concerti italiani del tour: domani a Milano, domenica a Firenze.
Per ingannare l’attesa, attingiamo al nostro taccuino degli appunti e torniamo al 16 febbraio, quando abbiamo assistito alla presentazione in anteprima per la stampa europea (solo sei giornalisti italiani) del nuovo album “Wrecking ball”. Oltre al Boss, tonico e in forma, che ancora ricordava la grappa assaggiata nel 2006 a Villa Manin e nel 2009 a Udine, c’era anche il suo manager Jon Landau, passato alla storia per la frase “Ho visto il futuro del rock’n’roll, il suo nome è Bruce Springsteen”.
Era il maggio 1974, il rocker del New Jersey aveva da poco pubblicato i suoi due album d’esordio, “Greetings from Asbury Park, N.J.” e “The wild, the innocent, and the E Street Shuffle”. Una sera l’allora critico musicale Landau andò ad assistere al concerto di quel ragazzo di cui aveva sentito parlar bene all’Harvard Square Theatre di Cambridge, Massachusetts, e scrisse la famosa frase sul “Real Paper” di Boston. La leggenda vuole che il giorno dopo mollò tutto e andò a fare il manager, produttore e consigliere di Springsteen.
«Bruce - ha detto Landau a febbraio a Parigi - non è mai stato così esplicitamente politico come in questo “Wrecking ball”. Nel disco ha voluto assicurarsi che la gente capisse bene il suo punto di vista sulla situazione americana attuale. È molto specifico e focalizzato sul contesto che conosce bene, non si sarebbe mai espresso in certi termini se avesse conosciuto tali situazioni in modo vago. Le prove dal vivo sono state fantastiche, la band suona davvero bene. Penso che “Wrecking ball” occuperà molto spazio nei concerti del prossimo tour, e poi Bruce pescherà dall’archivio. Nella scaletta vedrei bene anche un paio di pezzi delle “Seeger sessions”: musicalmente c’è una forte connessione, potrebbero quasi fare da ponte tra il nuovo album e il catalogo. “Wrecking ball” è per me una sorta di “Seeger sessions” con pezzi di Bruce. Originali, ma con quel genere di folk».
Ancora Landau: «Quella mia frase? Quando l’ho scritta conoscevo già un poco Bruce. Era in difficoltà, sembrava stesse per essere scaricato dalla casa discografica, io ero tra i critici più considerati in quel periodo. Scrissi la frase sull’onda dell’emozione di un concerto e per aiutarlo, perché volevo sentire il suo prossimo disco». Che fu “Born to run” (’75), quello della consacrazione.
«Bruce - concluse Jon Landau a Parigi - ha un rapporto particolare con l’Italia, nato nel giugno ’85, dopo il famoso concerto di Milano: fu uno dei nostri migliori concerti di sempre, forse il pubblico migliore che abbiamo mai avuto. E Bruce disse: non andremo mai più in tour senza passare dall’Italia...».

domenica 3 giugno 2012

SPRINGSTEEN, libro Labianca

Il tour di Bruce Springsteen che arriva in Italia (giovedì Milano, domenica Firenze, lunedì Trieste) è occasione troppo ghiotta anche per l’editoria. Oltre al libro del triestino Daniele Benvenuti, di cui abbiamo già riferito e che viene presentato oggi (vedi box a destra), arriva in questi giorni la nuova opera di un altro “springsteenologo” di casa nostra: Ermanno Labianca.
Nei precedenti due volumi dedicati al Boss (“Talk about a dream, 1973-1988” e “Long walk home, 1992-2009”, pubblicati rispettivamente nel 2008 e nel 2009) l’autore aveva analizzato praticamente l’intera opera del rocker nativo di Freehold. Dalla rabbia giovanile degli esordi, immortalata negli album “Greetings from Asbury Park, N.J.” e “The wild, the innocent, and the E Street Shuffle”, pubblicati nel ’73, fino alla produzione più recente, fino a “Working on a dream”, uscito nel 2009, sulla scia della speranza di rinascita rappresentata da Barack Obama e dell’impegno al suo fianco.
Ora le canzoni di “Wrecking ball”, 17.o album in studio, offrono a Labianca lo spunto per il terzo volume, “Springsteen, Spare parts - Testi commentati, 1973-2012” (Arcana). Sotto dunque con le tredici nuove canzoni, alle quali - nel quarantennale del giorno in cui un giovane Springsteen mise piede in sala d’incisione per realizzare l’album d’esordio - ne vengono affiancate altre centoundici.
Da dove saltano fuori? Dall’immenso repertorio del Boss, che non è fatto solo di classici. Facciate b dei vecchi singoli, bonus track dei cd, contributi alle colonne sonore (“Streets of Philadelphia”, “Dead man walkin’”), partecipazioni a dischi altrui... Insomma, un altro pezzo di storia della grande epopea springsteeniana.
L’autore comincia da una doverosa “Ode a Clarence Clemons”, il sax tenore della E Street Band e anche molto di più, il compagno di tutte le avventure del Boss, fino a quel 18 giugno 2011 in cui la voce di “Big man” tacque.
Poi parte l’analisi, come sempre precisa e dettagliata, dei brani del nuovo disco e di questi “pezzi di ricambio” (“Spare parts”, titolo di una canzone che stava nell’album “Tunnel of love”, uscito nell’87), frammenti sparsi e raccolti in quarant’anni di carriera. Perle solo apparentemente minori. Qualche titolo: “This hard land” e “The promise”, “Murder incorporated” e “Frankie”, “The fever” e “Secret garden”, le citate “Streets of Philadelphia” e “Dead man walkin’”. E ancora “Fire”, “Hearts of stone”, “Sad eyes”, “This little girl”, “Back in your arms”...
«Lette di fila - scrive Labianca - fanno impressione a chi conosce l’opera dell’artista americano. Rappresentano lo Springsteen delle retrovie, eppure hanno portato a casa un Golden Globe, sei Grammy e tre Mtv Music Awards. Una doveva cantarla Elvis Presley, un’altra l’hanno portata alla gente di colore le Pointer Sisters, un’altra ancora ha accompagnato Sean Penn fino al punto più alto della sua carriera di attore. Viaggiano su strade diverse – soul, pop, folk, rock – che alla fine diventano una sola...».
La strada di Bruce Springsteen, la strada dell’America migliore, sospesa fra amore e speranza, impegno e rabbia. L’America che abbiamo amato anche grazie al Boss.

sabato 2 giugno 2012

SPRINGSTEEN, concorso per biglietti gratis

Bruce Springsteen, meno otto. Il conto alla rovescia non concede tregua. E l’attesa per il megaconcerto di lunedì 11 giugno allo Stadio Rocco si nutre di nuove iniziative, mentre l’ultima manciata di biglietti in vendita (solo in tribuna centrale, su http://www.azalea.it/, http://www.ticketone.it/ e sul sito nato per l’occasione http://www.springsteenatrieste.it/) separa l’evento da un traguardo annunciato e ormai quasi raggiunto: il tutto esaurito da 30mila presenze.
Della lotteria per i 1.500 posti nel “pit”, il recinto sotto il palco per vedere e sentire il Boss da vicinissimo, abbiamo già detto. Come abbiamo detto delle iniziative collaterali proposte dall’associazione “Trieste is rock” (da venerdì 8 a martedì 12, con band triestine, Elliott Murphy e altre cose).
Ma la novità è la possibilità per alcuni lettori del “Piccolo” di assistere gratuitamente al concerto. Basta andare sul nostro sito (http://www.ilpiccolo.it/) e, dopo aver effettuato la registrazione, inserire nell’apposito spazio un proprio breve testo, un messaggio o una domanda al rocker del New Jersey, eventualmente corredati da foto e video. Gli autori dei dieci testi/messaggi/domande più originali o interessanti, scelti da una commissione formata da rappresentanti della nostra redazione e dello staff di Azalea Promotion (organizzatore locale del concerto, che affianca il promoter nazionale Barley Arts), vinceranno un biglietto per il concerto. Per partecipare c’è tempo fino alle 14 di giovedì 7. I vincitori verranno informati venerdì via e-mail con le istruzioni per il ritiro del biglietto.
Intanto, sul citato sito http://www.springsteenatrieste.it/ si possono trovare le informazioni relative all’arrivo a Trieste («Le previsioni parlano di circa 22mila spettatori - ha detto nei giorni scorsi il sindaco Roberto Cosolini - che verranno da fuori città») e ai parcheggi, oltre alla mappa dello Stadio Rocco con tutti i vari ingressi e ad altre notizie utili.
Il “Wrecking Ball Tour” che porta per la prima volta Springsteen a Trieste e per la terza volta nel Friuli Venezia Giulia (2006 Villa Manin di Passariano, 2009 stadio di Udine) è partito il 18 marzo da Atlanta. Dopo una prima razione di tappe negli Stati Uniti, è approdato in Europa il 13 maggio, con un concerto a Siviglia. Dopo Barcellona, Francoforte, Colonia, Berlino, stasera il tour fa tappa a Lisbona, mentre mercoledì 7 arriva in Italia: primo concerto allo Stadio San Siro di Milano (quello della storica prima volta del Boss in Italia, il 21 giugno 1985...), domenica 10 allo Stadio Franchi di Firenze e lunedì 11, finalmente, allo Stadio Rocco di Trieste. Dove, sul palco, Springsteen sarà accompagnato dalla E Street Band purtroppo orfana del compianto Clarence “Big Man” Clemons, ma che schiererà Curtis King e Cindy Mizelle ai cori e da una sezione di fiati formata da Curt Ramm e Barry Danielian alla rtomba, Clark Gayton al trombone, Eddie Manion e Jake Clemons (nipote di Clarence) ai sassofoni.
In programma, i brani del nuovo album “Wrecking ball” e i classici di una carriera già passata alla storia del rock.

DAL COLLE PIU' ALTO, PURI PURINI

Quarant’anni di diplomazia. E di storia, d’Italia e d’Europa e del mondo. Quasi un’era, nella quale questo nostro vecchio mondo è cambiato. Lui a Washington, a Monaco di Baviera, a Tokyo, a Madrid, a Strasburgo, a Berlino... Nel ’99 la chiamata al Quirinale, consigliere giuridico del presidente Ciampi. Una carriera, quella di Antonio Puri Purini, che ora ritroviamo nel libro “Dal colle più alto” (il Saggiatore, pgg. 328, euro 17,50), con prefazione dello stesso Carlo Azeglio Ciampi.
Ambasciatore, cominciamo da Trieste.
«Sì, la famiglia di mio padre era triestina e istriana. Nato nel 1906, papà fu cittadino dell’impero austroungarico fino all’annessione di Trieste all’Italia nel 1918. Rimase sempre legatissimo alla città natale, anche nei molti anni trascorsi all’estero come diplomatico. Devo a lui se Trieste, dove non ho più legami familiari, rappresenta per me, ancor oggi, un luogo dello spirito, della nostalgia e della convivenza fra diverse culture: italiana, germanica, slava».
Vi torna spesso?
«Purtroppo solo raramente. Sin da ragazzino, quando prendevo parte alle dimostrazioni studentesche del 1953 per il ritorno della città all’Italia, l’ho sempre considerata un simbolo d’italianità, un importante riferimento culturale e uno snodo cruciale nella politica estera dell’Italia verso l’Europa centrale e i Balcani. Anche nell’impegno diplomatico ho sempre tenuto presenti i problemi e le esigenze di Trieste. Ad esempio, quando Ciampi si recò in visita ufficiale in Sud Africa organizzai la presenza di una delegazione del polo scientifico triestino».
Da lontano come ha visto la città?
«Penso che Trieste non ha sempre giocato bene le proprie carte. Avrebbe potuto diventare un irresistibile richiamo economico e culturale per l’intera Europa centrale. Alcuni come Riccardo Illy lo avevano capito bene, agendo di conseguenza, ma erano pochi».
L’esperienza con Ciampi?
«Mi ha innanzitutto dato fiducia, malgrado tante ombre, sul futuro dell’Italia e dell’Europa. Mi ha insegnato che donne e uomini di buona volontà possono incidere, attraverso il senso del dovere e l’esercizio della responsabilità, sul proprio destino. Mi ha dimostrato che - con idee chiare, posizioni meditate, convinzioni ferme - è possibile tutelare interessi generali e raggiungere risultati concreti. Mi ha stimolato all’impatto creativo della tenacia, della conoscenza, della cultura».
Momenti memorabili?
«Diversi. Lo sgomento di fronte all’attacco alle Torri gemelle nel settembre 2001; il conferimento del premio Carlo Magno al presidente Ciampi per i suoi meriti europei; l’emozionante giornata dedicata all’incontro con le minoranze italiane di Fiume, Rovigno, Pola nel 2000, insieme al presidente della Croazia Mesic; l’intervento di Ciampi al Parlamento sudafricano nel 2002; il dolore per la strage di Nassiryia».
Com’è cambiata la nostra politica estera?
«Dal dopoguerra, ha sempre perseguito l’obiettivo dell’inclusione nel gruppo di punta delle democrazie avanzate occidentali e dell’Unione europea. Ci siamo riusciti, pur essendo sempre il membro più debole, per instabilità politica e la gravità dei problemi interni».
Il compito del diplomatico?
«Colmare il divario fra il condizionamento rappresentato dai problemi interni e le nostre aspirazioni esterne, dimostrare l’affidabilità del Paese, tutelare gli interessi nazionali. Era quindi essenziale valorizzare il ruolo dell’Italia presso gli ambienti politici ed economici, il mondo accademico e culturale, la stampa, consolidare e conquistare simpatie facendo leva sul nostro patrimonio culturale e sull’intraprendenza di tanti bravi imprenditori. Non era sempre facile, ma sono felice di aver apportato un contribuito nel migliorare l’immagine del Paese».
Come ci vedono dall’estero?
«Il mondo sa che l’Italia è una nazione antica, un’economia dinamica, un pilastro della cultura occidentale. Pur con tutte le note debolezze, il nostro ruolo è conosciuto e apprezzato. Svolgiamo un ruolo di punta nelle missioni di mantenimento della pace (Balcani, Afghanistan). In tutti i Paesi dove ho prestato servizio, le dirigenze politiche, economiche e culturali frequentavano con piacere e interesse l’ambasciata d’Italia».
Gli anni di Berlusconi?
«Dal 2001 la contraddittorietà della politica estera del suo governo ha appannato l’immagine del Paese nella comunità internazionale. Ma si è trattato di una parentesi che speriamo venga dimenticata. Da quando c’è Monti siamo di nuovo sulla buona strada».
Cina e India sono le potenze emergenti.
«I viaggi di Ciampi in Cina e in India nell’inverno 2004-2005, che ho descritto nel libro, sono fra i momenti più qualificanti della sua presidenza e inaugurano una nuova fase nei rapporti con questi protagonisti della realtà internazionale. La sfida è recuperare il ritardo accumulato rispetto ai principali partner (Francia, Germania, Regno Unito), dare continuità e solidità a legami che hanno sofferto in passato di una certa intermittenza, utilizzare al meglio la centralità riacquisita dal Mediterraneo, dopo secoli, nei traffici con l’Oriente. Anche per Trieste e il suo sistema portuale è un’occasione unica per recuperare spazio e autorevolezza. Guai a indugiare».
Lei ha concluso la sua carriera in Germania nel 2009.
«Il filo conduttore della mia missione era: “più Italia in Germania, più Germania in Italia”. Gli interessi fra i due Paesi rimangono complementari e convergenti, a cominciare dal condiviso impegno europeo. Sono stati anni difficili perchè, a parte la parentesi del governo Prodi, rappresentavo un governo che non sentiva il rapporto con la Germania con la necessaria sensibilità. Ma anche entusiasmanti perchè avevo mano libera sul piano economico e culturale dove il potenziale per iniziative congiunte era assai promettente. In questi campi ho raccolto soddisfazioni importanti».
I rapporti con il Vaticano?
«La diplomazia vaticana difende interessi diversi rispetto a quelli di uno Stato tradizionale. Non ha il problema di tutelare interessi economici e militari. Le responsabilità della Chiesa riguardano libertà religiosa, insegnamento cattolico, valori etici, diritti dell’uomo, situazione dei cristiani in tante realtà politiche ostili. Spesso ho invidiato i diplomatici della Santa Sede perchè non sono assillati dalla quotidianità».
Lei collabora con Corriere della Sera e varie testate tedesche, ma questo è il suo primo libro. Qual è stata la molla che l’ha spinta a scriverlo?
«Non si può sempre minimizzare, tacere, banalizzare, solo perchè risulta comodo ai cultori della complicità collettiva. Un giorno, credo nella primavera 2004, dopo aver constatato, mese dopo mese, la difficoltà per il Quirinale di mantenere coerenza alla politica dell’Italia in Europa e in Iraq, dissi al presidente Ciampi che, un giorno, avrei voluto raccontare l’azione del Quirinale per mantenere coerenza nell’azione internazionale dell’Italia. Era necessario, a mio giudizio, che gli italiani conoscessero il ruolo del Quirinale, capissero l’importanza di perseguire obiettivi alti, distinguessero fra inetti e responsabili, comprendessero il significato positivo del servizio verso lo Stato. Mi sono messo al lavoro alla fine del 2009».

sabato 26 maggio 2012

SPRINGSTEEN, quasi sold out e una lotteria per il "pit"

Una lotteria per entrare nell’ambitissimo “pit”, la zona sotto al palco, quella a diretto contatto con Bruce Springsteen. Mentre il conto alla rovescia prosegue implacabile (mancano 15 giorni al concerto dell’11 giugno allo Stadio Rocco), mentre il tutto esaurito si avvicina (i biglietti venduti sono ormai a quota 29mila: c’è ancora un migliaio di posti disponibili in tribuna centrale), mentre il “Wrecking Ball Tour” macina tappe e successi (stasera a Colonia, domani in Olanda, mercoledì a Berlino...), una novità viene annunciata dagli organizzatori della tournèe.
Di solito, almeno in Italia, l’accesso al “pit” veniva permesso agli “amici degli amici” e ai primi che entravano sul prato, spesso dopo una notte di attesa davanti ai cancelli dello stadio. In questo tour europeo del Boss, viene per la prima volta adottata anche dalle nostre parti quella che negli Stati Uniti è ormai una consuetudine: il giorno del concerto, ai possessori di un biglietto per il prato, a partire dalle 8 del mattino verranno distribuiti braccialetti numerati, fino a un massimo di 1500 per serata. Alle 12.30, senza notaio ma comunque con garanzie di trasparenza, avverrà l’estrazione del numero che indicherà l’ordine di accesso al “pit”.
Procedura quanto mai democratica, dunque, per mettere ordine in quella che era diventata una corsa o alla raccomandazione per essere inseriti nel ristretto novero, oppure a faticosissime veglie per poter presentarsi per primi all’apertura dei cancelli.
Va anche detto che l’accesso al “pit”, a fronte del privilegio di essere “a portata di mano” della star, è un’esperienza consigliata solo a chi ha “orecchie forti”. Oltre che vicino all’artista e alla sua band, in quella sorta di recinto sotto il palco si è infatti anche vicinissimi ad amplificazioni talmente potenti da lasciare rintronati.
Ma questi sono dettagli, per il popolo del rock. Che attende impaziente le tappe italiane del tour di Bruce Springsteen: 7 giugno allo Stadio San Siro di Milano, 10 allo Stadio Franchi di Firenze, lunedì 11 allo Stadio Nereo Rocco di Trieste.
Altre info: http://www.azalea.it/ - http://www.barleyarts.com/ - http://www.brucespringsteen.net/