...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
domenica 9 dicembre 2012
CHIARA, GOFFA MA CON UNA GRAN VOCE, TRIONFATRICE DI X FACTOR
«Papà, scusa se ti ho messo in questa situazione...». C’è tutta Chiara Galiazzo, la ventiseienne padovana che ha vinto il sesto “X Factor” italiano, in questa frase detta allo stranito genitore, coinvolto con amici e parenti nei festeggiamenti, con contorno di domande per forza di cose scontate, dell’altra sera, poco prima di mezzanotte, in diretta su Sky Uno. Laureata in economia, insicura, l’aria un po’ goffa di chi si sente inadeguata e perennemente fuori posto, Chiara ha battuto in finale il rapper/performer bolognese Ics e l’urlatore di Bassano del Grappa Davide, detto “boiler” perchè strappato dal canto al mestiere di riparatore di caldaie.
Soprannominata “la voce di questa edizione”, la mancata economista aveva colpito prima i giurati e poi il pubblico, sin dal casting che quest’estate aveva ridotto gli aspiranti cantanti da 60mila ai dodici che se la sono giocata in questi mesi. Durante i quali, guidata dall’esperienza di Morgan, ha inanellato una serie di interpretazioni da professionista: da una rilettura assolutamente credibile di “Purple rain” di Prince fino all’inedito “Due respiri”, scritto per lei da Eros Ramazzotti, ospite della finale.
“X Factor”, dopo il passaggio da Raidue a Sky, si conferma vetrina di assoluto rilievo per le nuove leve della musica italiana. Lo confermano i numeri: un milione di spettatori per ognuna delle due serate della finale (cifre importanti per una pay tv), dodici milioni di voti giunti in questa edizione dal pubblico. Roba da far invidia alle primarie del Pd...
Capitolo giudici. Morgan, tutor anche del secondo classificato Ics, incassa l’ennesimo successo: a conferma delle sue doti di eccentrico ma a modo suo geniale “allenatore”. Elio meno dissacrante del solito, forse stanco, quasi normalizzato dalla tivù. Simona Ventura (caposquadra del terzo classificato Davide) e Arisa entrambe, per motivi diversi, assolutamente fuori posto. E protagoniste due settimane fa di una patetica piazzata. Tutta roba che fa audience.
sabato 8 dicembre 2012
ALICE a gennaio a Udine, a feb a Nova Gorica
Debutto la settimana scorsa a Correggio, non troppo distante dalla sua Forlì, dove ha suonato la sera dopo. Poi ritorno a casa per qualche giorno a Tricesimo, in Friuli, dove vive da dieci anni con il suo compagno e produttore Francesco Messina (da Forum Livii a Forum Iulii, come dice lei...). Stasera si riparte: Rimini, Rovereto, Verona, Milano, Firenze. Per vederla nelle nostre zone bisognerà aspettare l’anno nuovo: il 30 gennaio al Palamostre di Udine e il 22 febbraio al Perla di Nova Gorica, serata che farà da apripista alle tappe europee.
Alice è di nuovo in tour, dopo la pubblicazione a settembre del nuovo album “Samsara”. «È un termine sanscrito - ci spiegava tre mesi fa Carla Bissi, suo vero nome -, che indica l’incessante flusso e la ciclicità della vita, rappresentati da un ruota che gira. L’ho scelto per indicare l’essenza del disco: eterogeneo, fatto di tanti quadri di vita, affidati a vari autori».
Il disco è stato realizzato scegliendo brani scritti da lei stessa (“Orientamento” e “Sui giardini del mondo”, composto assieme a Marco Pancaldi, che stava nei Bluvertigo), assieme a canzoni di autori del calibro di Franco Battiato e Tiziano Ferro.
«Era dall’82 che Battiato non scriveva per me. È stato tutto molto semplice. L’ho chiamato, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto un brano come “L’ombra della luce”, e lui: allora vuoi una canzone mistica, ci proverò. Dopo pochi giorni era pronta “Eri con me”».
«Con Tiziano invece ci seguivamo a vicenda da tempo. Gli avevo fatto chiedere un brano, lui me ne fatti due, “Nata ieri” e “Cambio casa”. È stato un incontro gradevole, particolare e inaspettato».
Poi c’è Mino De Martino, che gli appassionati ormai vecchiotti ricordano negli anni Sessanta nei Giganti (quelli di “Proposta”, Sanremo del ’67: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni...»). Firma ben quattro brani su dodici: “Morire d’amore”, “Un mondo a parte”, “Autunno già” e “Come il mare”. «Con lui siamo amici da tanti anni, ho cantato molte sue canzoni. Ma nel disco ho preso anche alcune strofe di “Al mattino”, brano del ’68 dei Califfi: mi hanno colpito per la freschezza, la luminosità, ma anche l’attualità».
Completano l’album una cover de “Il cielo” di Lucio Dalla e il testo di Totò musicato da Giuni Russo: «’A cchiù bella». Sarà bello sentirli dal vivo.
giovedì 6 dicembre 2012
ELISA: ASPETTO IL SECONDO FIGLIO
Sono tempi di social network. E dunque per l’annuncio c’erano due possibilità: Twitter o Facebook. Elisa ha preferito quest’ultimo per annunciare di aspettare il secondo figlio.
Ma ecco il testo messo in rete ieri: «Ciao a tutti! Io, Andrea ed Emma Cecile siamo entusiasti di annunciare che la nostra famiglia a breve si allargherà. Un piccolo nuovo arrivo sta per rendere ancora più viva la nostra esistenza. Per godere appieno di questo bellissimo regalo, insieme a Sugar, F&P e Asile, miei compagni di viaggio, abbiamo deciso di posticipare l’uscita del mio nuovo album al prossimo settembre e la partenza del mio nuovo tour a dicembre 2013. Arrivederci a prestissimo! Elisa».
Andrea è ovviamente Rigonat, compagno di vita nonchè chitarrista della cantante. Emma Cecile è la bimba che la coppia ha avuto il 22 ottobre 2009.
Per Elisa davvero un periodo d’oro, dopo l’annuncio dei giorni scorsi che il suo brano “Ancora qui”, scritto su musica nientemeno che di Ennio Morricone, farà parte della colonna sonora del prossimo film di Quentin Tarantino, “Django unchained”: un action-western che uscirà negli Stati Uniti il 25 dicembre con un cast di superstar tra cui Leonardo DiCaprio e Jamie Foxx.
Il brano potrebbe diventare il trampolino di lancio decisivo per la cantante e autrice nata al Burlo di Trieste il 19 dicembre ’77 e monfalconese a tutti gli effetti. Negli States ha già suonato, suscitando interesse nel pubblico e nella critica. Ma stavolta potrebbe essere la volta buona per il salto di qualità. Biberon permettendo...
mercoledì 5 dicembre 2012
ADDIO AL JAZZISTA DAVE BRUBECK
Avesse scritto solo “Take five” (era il ’59, l’album s’intitolava “Time out”), con il celebre tema in cinque/quarti, sarebbe già iscritto di diritto nella storia del jazz. Ma Dave Brubeck, scomparso alla vigilia del 92.o compleanno, è stato una leggenda del genere afroamericano anche per tanti altri motivi.
Genio musicale e innovatore, applicò al jazz forme mutuate dalla classica. Con il suo pianoforte ebbe un ruolo anche nella lotta contro la segregazione razziale. Negli anni Cinquanta fu il primo a suonare jazz nero negli Stati Uniti del Sud, che non brillavano per rispetto dei diritti umani e civili.
Nato il 6 dicembre del 1920 a Concord, New Hampshire, comincia da ragazzo con la classica ma poi s’innamora dei suoni e delle atmosfere che scova nei jazzclub. E soprattutto dell’improvvisazione. Nel ’42, finita l’università, si ritrova soldato in Europa, agli ordini del celebre generale Patton. Evita il fronte grazie alla musica, suona per i suoi commilitoni. Tornato negli States, lo aspetta il professionismo. Suona in ottetto e in trio, collabora con Paul Desmond, si ritrova a San Francisco con i Geary Cellar, fonda il suo quartetto. Gli anni Cinquanta sono quelli della consacrazione, nasce la leggenda del pianista classico “prestato” al jazz. Con Chet Baker e Gerry Mulligan anima la scuola del cool jazz della West Coast. Fonda l’etichetta Fantasy Records. Suona nei campus universitari. Incide dischi di successo. “Time” gli dedica la copertina...
Nonostante l’età avanzata, Brubeck ha suonato fino agli ultimi mesi continuando ad andare in tournèe in giro per il mondo in quartetto. Il suo cuore si è fermato ieri all’ospedale di Norwalk, Connecticut, dove si stava recando per un controllo dal cardiologo. Oggi era atteso da una festa di compleanno nella città di Wilton, nel suo New Hampshire.
domenica 2 dicembre 2012
CAPOSSELA mart a trieste
«Ho sempre amato il “rebetiko” perchè è musica che fa male, che non prova a renderti migliore ma solo te stesso. Musica rivoltosa perchè accende la rivolta di quanto le convenzioni hanno occultato di noi stessi. E poi è bellissima, sa di fierezza, di oriente, di assenza, di qualcosa di perduto. Musica di gente dignitosa, con un’identità, che non faceva dipendere chi si era da quello che si possedeva».
Parole di Vinicio Capossela, che ritorna a Trieste. Il cantautore e musicista nato ad Hannover sarà infatti in concerto domani alle 21 al Teatro Sloveno, nell’ambito del tour “Rebetiko Gymnastas”, che, dopo la tappa triestina, organizzata con la Cooperativa Bonawentura, toccherà giovedì il Deposito Giordani di Pordenone.
Il tour, partito un mese fa da Marghera, prende il nome dall’album pubblicato a giugno, a un anno di distanza dal precedente “Marinai, profeti e balene”. Non un disco di inediti, ma una raccolta dei suoi maggiori successi reinterpretati in chiave “rebetiko” (“rebeta” viene dal turco “rebet”, ribelle, colui che meno si tira indietro quando le città vanno a fuoco), genere musicale greco secondo alcuni simile al fado portoghese.
«Gli strumenti musicali - dice Capossela - sono come imbarcazioni. Servono per affrontare il mare del sentimento, del ricordo, dell’immaginazione. In greco la cassa armonica degli strumenti a plettro si chiama “skafo”. Insomma, imbarcazione e cassa armonica vengono dalla stessa parola. Dunque la musica è in un certo senso un “mezzo di trasporto”, proprio come i porti sono i luoghi dello scambio, della taverna, dell’approvvigionamento. Una canzone una volta arrivata in porto può cambiare lingua, ma l’anima rimane la stessa».
Alcuni dicono che il “rebetiko” è una sorta di blues greco, la cui storia affonda le radici nella Salonicco nei primi anni del Novecento, con elementi tratti dalla tradizione ellenica, bizantina e ottomana. Una musica che parla di crisi e di emigrazione, esprimendo la malinconia, le ansie, la sofferenza esistenziale della gente comune. Sentimenti di attualità in questi tempi di pesante crisi economica e sociale, in Grecia più ancora che nel resto d’Europa.
«La Grecia - riflette Capossela - in questo momento è un passo avanti su una strada in cui non resterà da sola. Per questo è importante capire cosa vi sta succedendo. Questa non è la crisi della Grecia, è la crisi del sistema capitalistico. Molti ritengono che le politiche applicate in Grecia siano un esperimento sociale, un laboratorio dove mettere alla prova ricette decise da chi regge il sistema finanziario».
Ancora il musicista: «La difficoltà non è solo economica, ma anche di identità. Chi siamo una volta che perdiamo quello che abbiamo? Molta gente ha ripreso a emigrare. C’è una grossa passione politica, ma anche una grande sfiducia nella classe politica. Tanto abbiamo in comune, come recita il vecchio motto, “una faza una raza”...».
Con Capossela, in scena domani a Trieste e poi Pordenone, Vassilis Massalas alla chitarra e baglamas, Ntino Chatziiordanou alla fisarmonica e all’organo Farfisa, Dimitri Emmanouil alle percussioni e il solista del bouzouki Manolis Pappos. Completano l’organico i fedelissimi Alessandro Asso Stefana alla chitarra e Glauco Zuppiroli al contrabbasso.
venerdì 30 novembre 2012
DE GREGORI, Sulla strada - raccolta FOSSATI
Difficile realizzare un nuovo disco “all’altezza” per un artista che, in quarant’anni di carriera, ha scritto tanta parte della miglior canzone d’autore di casa nostra. Altre volte Francesco De Gregori non ce l’ha fatta, restando al di sotto della sua fama e della sua storia (ogni riferimento a “Per brevità chiamato artista”, uscito quattro anni fa, è assolutamente volontario).
Stavolta il sessantunenne cantante e autore romano (lui “aborre” il termine cantautore...) firma invece un buon album, ben piantato nel presente ma con le radici doverosamente salde nel passato.
“Sulla strada” comincia con il brano omonimo, ballata elettro-acustica che ha anticipato qualche settimana fa l’album. Il nostro ha ammesso di aver letto soltanto da poco il capolavoro di Kerouac, pubblicato nel lontano 1957. Ma qui la Beat generation c’entra poco.
«Io mi sento musicista - spiega - solo andando in giro a suonare: ci sono quelli che fanno un solo concerto per ventimila persone, io preferisco farne dieci per duemila. È un fatto fisico. Il momento peggiore, per me, è quando sono fermo: ho come un senso di colpa, mi sento un perdigiorno».
Sulla strada, dunque, ma a “Passo d’uomo”, brano che sta a indicare la lentezza, ma anche la misura con cui camminare nella vita: un passo da esseri umani. “Belle epoque” è la storia di un sergente che festeggia, fra vino e bordelli, il passaggio dall’Ottocento al Novecento.
“Omero al Cantagiro” (con la voce di Malika Ayane) immagina il grande poeta presentarsi alla rassegna anni Sessanta sullo sfondo di ritmi latini, che si discostano dalle sonorità country-folk del disco.
“Guarda che non sono io” è una finestra sul rapporto non sempre facile dell’artista con il suo pubblico: «E io gli dico scusa, però non so di cosa stai parlando, sono qui con le mie buste della spesa, lo vedi che sto scappando, se credi di conoscermi non è un problema mio...». Archi scritti e diretti da Nicola Piovani.
“Ragazza del ‘95” (ancora con la voce di Malika) immagina il futuro in un mondo che sembra voler negare ai giovani la possibilità e il diritto di costruirsene uno, di futuro. “La guerra” è vista attraverso la quotidianità disperata di un soldatino. “Showtime” e “Falso movimento” parlano d’amore, ma alla maniera nobile di De Gregori.
Insomma, l’impressione è che l’artista abbia voluto raccontare qualcosa del suo Novecento, della sua (e nostra) Italia amata sin da tempi non sospetti (“Viva l’Italia” è del ’79, quando a sinistra il concetto di patria aveva controversa cittadinanza...), oggi compresa e accettata con difficoltà. Ma non sono io quello che ti spiega il mondo, ammonisce in “Guarda che non sono io”. Lo racconta bene, però.
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IVANO FOSSATI
“Live: dopo - tutto”
(Emi)
Con il tour concluso a marzo di quest’anno, Ivano Fossati sembra aver effettivamente posto la parola fine alla sua carriera di musicista che pubblica dischi e tiene concerti. Anche se, quando si parla di industria dello spettacolo, è sempre meglio andare coi piedi di piombo: un ripensamento è sempre possibile, e il mondo della musica è già pieno di infiniti ritorni.
Ce lo ricorda la casa discografica dell’artista genovese, che pubblica nei prossimi giorni un nuovo album che è la testimonianza della sua ultima tournèe e arriva a un annetto di distanza da quello che dovrebbe restare come il suo ultimo disco di inediti.
Anticipato nelle radio dal brano “Ho sognato una strada”, l’album comprende in tutto sedici canzoni registrate dal vivo per la prima volta, che coprono un arco di tempo che va dagli anni Settanta a oggi. Riascoltiamo “La crisi”, “Cara democrazia”, “Stella benigna”, “Carte da decifrare” e “L’orologio americano”, ma anche classici come “Viaggiatori d’occidente”, “La musica che gira intorno”, “La costruzione di un amore”...
giovedì 29 novembre 2012
SPRINGSTEEN ITALY 2013
Barley Arts
presenta
BRUCE SPRINGSTEEN
AND THE E STREET BAND
GIOVEDI' 30 MAGGIO 2013 – NAPOLI, PIAZZA DEL PLEBISCITO;
SABATO 1° GIUGNO 2013 - PADOVA, STADIO EUGANEO;
LUNEDI' 3 GIUGNO 2013 – MILANO, SAN SIRO;
GIOVEDI' 11 LUGLIO 2013 – ROMA, IPPODROMO DELLE CAPANNELLE "ROCK IN ROMA".
Le voci si rincorrono ormai da qualche settimana e ora trovano finalmente conferma. BRUCE SPRINGSTEEN AND THE E-STREET BAND ritornano dal vivo in Italia nel 2013 e per ben 4 concerti: il 30 Maggio a Napoli, in Piazza del Plebiscito, il 1° Giugno allo Stadio Euganeo di Padova, il 3 a San Siro, lo stadio di Milano dove Bruce suonerà - unico artista internazionale - per la quinta volta, e infine l'11 Luglio nell'ambito del Rock In Roma all'Ippodromo Delle Capannelle, ma con un allestimento specifico studiato appositamente per questo concerto, così da accogliere i tanti fan che attendono Springsteen di nuovo a Roma dopo 4 anni di assenza dalla Capitale.
I biglietti per i quattro concerti, organizzati dalla Barley Arts di Claudio Trotta, saranno resi disponibili secondo il seguente calendario: la prevendita per lo show di San Siro aprirà sabato 1° dicembre nel circuito Ticketone (dalle 10 sul sito Ticketone.it e dalle 16.00 nei punti vendita sul territorio). Con la stessa dinamica, ma da Venerdì 7 Dicembre entreranno in vendita i biglietti per i concerti di Napoli e Padova, mentre da Lunedì 10 Dicembre sarà la volta di Roma: biglietti disponibili dalle 10.00 sul sito Ticketone e dalle 16.00 nei punti vendita sul territorio.
In tutti e quattro i casi, dal giorno feriale successivo all'apertura delle prevendite su Ticketone saranno abilitati anche i punti vendita dei circuiti locali (elenco completo consultabile sul sito barleyarts.com). Sarà consentito l'acquisto di 4 biglietti al massimo per ogni transazione.
Le nuove date confermate per il 2013 vedranno Bruce Springsteen and The E Street Band ritornare in Europa forti dell'enorme successo riscosso nell'estate 2012 e in particolare in Italia, dove nei 3 concerti a Milano, Firenze e Trieste hanno radunato un pubblico di oltre 130mila persone.
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