...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
sabato 23 giugno 2012
PATTI SMITH e regina spektor, nuovi dischi
Erano otto anni, dai tempi di Trampin, che Patti Smith non usciva con una raccolta di inediti. Ma dopo aver ascoltato questo Banga (Sony Music), suo undicesimo album in studio, possiamo dire che il lungo silenzio ha prodotto un lavoro che ha giustificato lattesa. Unattesa che era stata rotta da Twelve, disco di cover, dal libro Just kids, da tanti concerti, persino da una partecipazione allultimo Sanremo...
In Inghilterra qualcuno ha già scritto che si tratta - addirittura - del suo miglior disco dai tempi del debutto con Horses, pubblicato nel 75. Di certo siamo di fronte a un album che lascia il segno, in questi tempi confusi della scena rock attuale.
Il titolo è una citazione da Il maestro e Margherita di Bulgakov. Per introdurre un album molto italiano. Ce lo racconta la stessa artista nel libretto di copertina delledizione deluxe, rivelando che le prime idee, i primi appunti sono stati messi giù durante una crociera sulla Costa Concordia, sì, proprio quella naufragata sei mesi fa dinanzi allisola del Giglio grazie alla follia per nulla visionaria del comandante Schettino. Alcune foto che la ritraggono su uno dei ponti della nave, pensierosa a fissare lorizzonte, sono la testimonianza di quei momenti di relax assolutamente creativo. Dal quale sono nati almeno due brani: quello che dà il titolo al disco e Seneca.
Ma cè anche il recitato iniziale di Amerigo, dedicata ovviamente al navigatore Vespucci, oltre a due brani composti e incisi ad Arezzo (fra cui la suite Constantines dream, ispirata dallammirazione del quadro di Piero della Francesca Sogno di Costantino, conservato nella basilica di San Francesco ad Assisi), a parlare di Italia, Paese che la poetessa del rock ha sempre amato molto.
Il resto del disco propone le riflessioni sul recente disastro giapponese di Fuji-san, i ricordi di Amy Winehouse e Maria Schneider (rispettivamente This is the girl, struggente gioiellino anni Sessanta, e Maria), una curiosità come Nine, che pare essere stata originariamente composta come regalo di compleanno per il suo amico Johnny Depp.
Il finale con una vibrante cover di After the gold rush, il classico di Neil Young, è il degno suggello (nonostante il coretto infantile nella parte conclusiva) di un disco, registrato agli Electric Lady Studios di New York, che merita di essere ascoltato e riascoltato. Il fido Lenny Kaye, al solito, coordina la baracca. Nella band, anche Tony Shananah e Jay Dee Daugherty. Fra gli ospiti, i figli Jackson e Jesse Paris. E il vecchio socio newyorkese Tom Verlaine si produce in assoli degni della sua fama in April fool e nella già citata Nine. Dal 14 luglio è di nuovo in tour in Italia.
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REGINA SPEKTOR
WHAT WE SAW FROM THE CHEAP SEATS
(Warner)
Cantautrice e pianista russa, naturalizzata statunitense, la trentaduenne Regina - di nome e forse di fatto - è cresciuta nelleffervescente scena dellEast Village newyorkese. In questa nuova raccolta di canzoni e ballate, propone la pungente satira politica di Ballad of a politician, la leggerezza gradevole di The party, la voglia di restare per sempre giovani di Small town moon, il suo amore per lItalia di Oh Marcello... Ma il piccolo grande capolavoro del disco sintitola How, una canzone damore a tratti struggente che profuma di anni Cinquanta. La signora - che qualcuno ha accostato per stile a Tori Amos e Fiona Apple - ha unestensione vocale notevolissima, che usa al servizio di brani che mischiano influenze folk e jazz, classiche e hip hop, russe e jewish. Produzione firmata da Mike Elizondo, mentre la Spektor coproduce imponendo il suo gusto e la sua presenza.
mercoledì 20 giugno 2012
NINA ZILLI a nova gorica e udine
Nina Zilli - che domani alle 22 canta all’Arena del Perla di Nova Gorica e sabato 30 torna in regione per “Udin&Jazz” - è una delle migliori nuove interpreti emerse sulla scena pop italiana degli ultimi anni.
Piacentina di Gossolengo, classe 1980, Maria Grazia Fraschetta (questo il suo vero nome) comincia a cantare giovanissima. Studia canto lirico al conservatorio e da ragazza passa molti anni in Irlanda e negli Stati Uniti, dove cresce a pane e soul, senza dimenticare le radici italiane.
Il grande pubblico si accorge di lei nel 2009, quando canta con Giuliano Palma il brano “50mila” nella colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek “Mine vaganti”. E subito dopo, a Sanremo Giovani, dove partecipa alla gara con “L’uomo che amava le donne”.
A Sanremo ci è tornata quest’anno, fra i cosiddetti big, con “Per sempre”, una canzone che aveva il respiro di certi vecchi classici di Mina, ma purtroppo non ha avuto la forza di arrivare al pubblico come avrebbe meritato. Le ha permesso però di partecipare all’Eurovision Song Contest (un tempo noto come Eurofestival), dove alle finali in Azerbaijan si è piazzata al nono posto fra i 42 rappresentanti di altrettanti paesi europei.
«Ma va benissimo così - ha detto la Zilli -, anche se alla vigilia dicendo che non avrei vinto senz’altro ho fatto un po’ di sana scaramanzia. L’importante è che sia riuscita a fare conoscere la mia musica in tanti Paesi. Ho sentito quasi tutte le canzoni in gara. Il pezzo svedese che ha vinto, quello di Loreen, non mi piaceva, d’altra parte là c’era quasi tutta roba dance, che loro amano molto. Tra gli altri, ho apprezzato Roman Lob dalla Germania, il crooner inglese Engelbert Humperdinck e Soluna Samay, della Danimarca».
Le due tappe fanno parte del tour “L’amore è femmina”, titolo del secondo album della cantante.
Piacentina di Gossolengo, classe 1980, Maria Grazia Fraschetta (questo il suo vero nome) comincia a cantare giovanissima. Studia canto lirico al conservatorio e da ragazza passa molti anni in Irlanda e negli Stati Uniti, dove cresce a pane e soul, senza dimenticare le radici italiane.
Il grande pubblico si accorge di lei nel 2009, quando canta con Giuliano Palma il brano “50mila” nella colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek “Mine vaganti”. E subito dopo, a Sanremo Giovani, dove partecipa alla gara con “L’uomo che amava le donne”.
A Sanremo ci è tornata quest’anno, fra i cosiddetti big, con “Per sempre”, una canzone che aveva il respiro di certi vecchi classici di Mina, ma purtroppo non ha avuto la forza di arrivare al pubblico come avrebbe meritato. Le ha permesso però di partecipare all’Eurovision Song Contest (un tempo noto come Eurofestival), dove alle finali in Azerbaijan si è piazzata al nono posto fra i 42 rappresentanti di altrettanti paesi europei.
«Ma va benissimo così - ha detto la Zilli -, anche se alla vigilia dicendo che non avrei vinto senz’altro ho fatto un po’ di sana scaramanzia. L’importante è che sia riuscita a fare conoscere la mia musica in tanti Paesi. Ho sentito quasi tutte le canzoni in gara. Il pezzo svedese che ha vinto, quello di Loreen, non mi piaceva, d’altra parte là c’era quasi tutta roba dance, che loro amano molto. Tra gli altri, ho apprezzato Roman Lob dalla Germania, il crooner inglese Engelbert Humperdinck e Soluna Samay, della Danimarca».
Le due tappe fanno parte del tour “L’amore è femmina”, titolo del secondo album della cantante.
martedì 19 giugno 2012
UMBRIA JAZZ, MONTREAUX...
Ma quando si parla di festival jazz estivi, il pensiero va innanzitutto a Umbria Jazz e al Montreaux Jazz Festival. Il festival italiano, che da tempo ha anche un’appendice invernale, peraltro di minor successo dell’originale sotto il solleone, quest’anno si svolge dal 6 al 15 luglio. Si apre con una sorta di tenzone fra il piano italoamericano di Chick Corea e quello italianissimo di Stefano Bollani. Seguono il 7 luglio Stan Tracey Trio e la band di Herbie Hancock. Fra gli altri ospiti, Al Jarreau ed Erykah Badu l’11, Pat Metheny il 12, Sonny Rollins il 13, Rita Marley e Alpha Blondie il 14. Chiusura il 15 luglio con il “toscano” Sting.
E siamo all’altra grande rassegna che da anni scandisce le estati del genere afroamericano nella vecchia Europa: il Montreux Jazz Festival, che dal 29 giugno al 14 luglio riunisce grandi nomi del jazz e del pop, spesso con eventi unici che alimentano la discografia. La sera dell’8 luglio, si incontreranno sullo stesso palco due miti della canzone francese come Jane Birkin e Juliette Greco, mentre in un altro auditorium - nella stessa sera - fa tappa il Never Ending Tour di un certo Bob Dylan.
Ma Montreaux brilla di altre stelle: il 3 luglio Alanis Morrissette e Pat Metheny, il 4 Noel Gallagher e Lana Del Rey, il 5 Erykah Badu, Rumer e Rufus Wainwright Band, il 7 Van Morrison, Buddy Guy, Spectrum Road con Jack Bruce, Tricky, il 9 - in ossequio allo strapotere della televisione - l’ex dr. House con la sua band blues.
Rimanendo nell’ambito delle rassegne estive, seppur di minor lignaggio, da segnalare l’appuntamento fra musica e solidarietà che si svolgerà il 10 e 11 luglio al Baluardo della Cittadella di Modena: “Jazz Marathon for Rebuilding” propone artisti italiani e stranieri, presentati da David Riondino, con incasso ovviamente per le vittime del terremoto emiliano. I nomi finora annunciati sono Gino Paoli, Rossana Casale, Mattia Cigalini, Jesse Davis, Tullio De Piscopo, Maria Pia De Vito, Raphael Gualazzi, Scott Hamilton, Dado Moroni, Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Dino Rubino.
Ultima segnalazione per l’UnoJazz Festival, a Sanremo dal 28 al 30 giugno. La rassegna, giunta alla terza edizione, sarà aperta dalla cantante Rebecca Bakken. Completano il cast il trio di Helge Lien e un maestro del jazz scandinavo: Tore Brunborg.
E siamo all’altra grande rassegna che da anni scandisce le estati del genere afroamericano nella vecchia Europa: il Montreux Jazz Festival, che dal 29 giugno al 14 luglio riunisce grandi nomi del jazz e del pop, spesso con eventi unici che alimentano la discografia. La sera dell’8 luglio, si incontreranno sullo stesso palco due miti della canzone francese come Jane Birkin e Juliette Greco, mentre in un altro auditorium - nella stessa sera - fa tappa il Never Ending Tour di un certo Bob Dylan.
Ma Montreaux brilla di altre stelle: il 3 luglio Alanis Morrissette e Pat Metheny, il 4 Noel Gallagher e Lana Del Rey, il 5 Erykah Badu, Rumer e Rufus Wainwright Band, il 7 Van Morrison, Buddy Guy, Spectrum Road con Jack Bruce, Tricky, il 9 - in ossequio allo strapotere della televisione - l’ex dr. House con la sua band blues.
Rimanendo nell’ambito delle rassegne estive, seppur di minor lignaggio, da segnalare l’appuntamento fra musica e solidarietà che si svolgerà il 10 e 11 luglio al Baluardo della Cittadella di Modena: “Jazz Marathon for Rebuilding” propone artisti italiani e stranieri, presentati da David Riondino, con incasso ovviamente per le vittime del terremoto emiliano. I nomi finora annunciati sono Gino Paoli, Rossana Casale, Mattia Cigalini, Jesse Davis, Tullio De Piscopo, Maria Pia De Vito, Raphael Gualazzi, Scott Hamilton, Dado Moroni, Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Dino Rubino.
Ultima segnalazione per l’UnoJazz Festival, a Sanremo dal 28 al 30 giugno. La rassegna, giunta alla terza edizione, sarà aperta dalla cantante Rebecca Bakken. Completano il cast il trio di Helge Lien e un maestro del jazz scandinavo: Tore Brunborg.
TRIESTE LOVES JAZZ, ANTICIPAZIONI
Estate, tempo di jazz. Che resiste alla crisi molto meglio del pop e del rock. Festival, rassegne, concerti. Da Trieste a Udine, da Lignano Sabbiadoro a Bologna, da Perugia a Montreaux... Per tutti quelli che hanno orecchie e cuore per farsi condurre dai suoni e dagli artisti del genere afroamericano, in un viaggio che merita sempre di essere affrontato. Stagione di pesante crisi economica, che dunque penalizza i grandi nomi del pop-rock (cachet esorbitanti e di conseguenza biglietti troppo cari) e finisce per favorire l’universo del jazz, storicamente più abbordabile a livello di costi.
Cominciamo dal capoluogo regionale, con la sesta edizione di “TriesteLovesJazz”, organizzata dal Comune e dalla Casa della Musica, nell’ambito di “Trieste Estate”. Si svolgerà dal 7 al 21 agosto, fra il Castello di San Giusto, piazza Verdi e piazza Cavana.
Molti nomi, italiani e stranieri. Il programma completo verrà presentato nei prossimi giorni. Ma siamo in grado di offrirvi alcune anticipazioni. Il 7 luglio concerto dei New York Voices: gruppo vocale con vent’anni di carriera e un repertorio che spazia fra tradizione e suoni contemporanei, ed è caratterizzato da sofisticati arrangiamenti vocali.
L’8 luglio tocca alla Usafe Big Band, il jazz ensemble dell’aeronautica statunitense (in collaborazione con l’Associazione Italo Americana Fvg, dell’American Corner di Trieste e il Consolato statunitense), mentre il 16 luglio è attesa la vocalist statunitense Gretchen Parlato, considerata una delle voci più interessanti della scena jazz contemporanea: suona con il trio e conclude a Trieste il suo tour europeo.
Roba forte il 17 luglio. “Miles smiles”, ovvero un omaggio a Miles Davis con un trio formato da tre musicisti che sono stati collaboratori del geniale musicista: la voce e la chitarra di Robben Ford (collaborazioni con Jimmy Witherspoon, George Harrison, Joni Mitchell, fra i fondatori degli Yellowjackets), la batteria di Omar Hakim (ha suonato, oltre con Miles Davis, con Steps Ahead, Gil Evans Big Band, David Sanborn, Weather Report, Sting, Dire Straits, Madonna, David Bowie...) e il basso di Darryl Jones (anche lui curriculum illustre: ha diviso il palco con Rolling Stones, Sting, Eric Clapton, Peter Gabriel, Madonna...).
Il 21 luglio sarà invece la volta del California Guitar Trio, con i chitarristi Bert Lams, Paul Richards e Hideyo Moriya. Il gruppo, nato a Los Angeles nel ’90, con una quindicina di album all’attivo, mischia le diverse origini musicali dei tre musicisti, fra virtuosismo e ironia, con il risultato di creare atmosfere che partono dal blues e dal jazz, per finire al rock, alla world music e persino alla classica. L’album più recente s’intitola “Andromeda”, ed è stato pubblicato nell’ottobre 2010. Il loro tour europeo 2012 parte proprio da Trieste.
Ma lasciamo Trieste e andiamo in Friuli. “Udin&Jazz 2012” – organizzato, come ogni anno, da Euritmica – parte proprio stasera da Cervignano con il concerto di Claudio Fasoli e il suo quartetto, per poi continuare a San Giorgio di Nogaro e Palmanova, rispettivamente con i progetti di Matteo Sacilotto (domani) e Graziella Vendramin (venerdì).
Giovedì 28 giugno, al Castello di Udine, Francesco Bearzatti e il suo Tinissima 4et presentano “Monk’n’Roll”, omaggio a Thelonious Monk (che verrà trasmesso da Radio 3 Suite Jazz e successivamente anche da Rai Regione). Ma poi il ventaglio delle proposte si allarga alle musiche di Nina Zilli (30 giugno) e di Marracash (10 luglio).
A Lignano Sabbiadoro, dal 28 giugno al primo luglio, si svolge “The Nightfly international jazz festival on the beach”: rassegna spumeggiante che mette assieme jazz e dintorni, con la direzione di Nick The Nightfly. Ospiti Paolo Fresu, Matt Bianco, Incognito e lo stesso Nick con la sua orchestra.
Da segnalare ancora la ventesima edizione del “Fano jazz by the sea”, dal 22 al 29 luglio, con il pianista Brad Mehldau (che suonerà con Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria), il trombettista Paolo Fresu con il pianista cubano Omar Sosa, la cantante Dee Dee Bridgewater (con un omaggio a Billie Holiday), Mike Stern (il chitarrista presenterà il nuovo album “All over the place”), i Fellowship del batterista Brian Blade, lo swing di Ray Gelato e tanti altri. E con l’anteprima del 14 luglio al Teatro Romano di Gubbio, dove la cantante israeliana Noa riproporrà il progetto “Noapolis”, un omaggio alla canzone napoletana, che coinvolge il chitarrista Gil Dor e il Solis String Quartet.
Cominciamo dal capoluogo regionale, con la sesta edizione di “TriesteLovesJazz”, organizzata dal Comune e dalla Casa della Musica, nell’ambito di “Trieste Estate”. Si svolgerà dal 7 al 21 agosto, fra il Castello di San Giusto, piazza Verdi e piazza Cavana.
Molti nomi, italiani e stranieri. Il programma completo verrà presentato nei prossimi giorni. Ma siamo in grado di offrirvi alcune anticipazioni. Il 7 luglio concerto dei New York Voices: gruppo vocale con vent’anni di carriera e un repertorio che spazia fra tradizione e suoni contemporanei, ed è caratterizzato da sofisticati arrangiamenti vocali.
L’8 luglio tocca alla Usafe Big Band, il jazz ensemble dell’aeronautica statunitense (in collaborazione con l’Associazione Italo Americana Fvg, dell’American Corner di Trieste e il Consolato statunitense), mentre il 16 luglio è attesa la vocalist statunitense Gretchen Parlato, considerata una delle voci più interessanti della scena jazz contemporanea: suona con il trio e conclude a Trieste il suo tour europeo.
Roba forte il 17 luglio. “Miles smiles”, ovvero un omaggio a Miles Davis con un trio formato da tre musicisti che sono stati collaboratori del geniale musicista: la voce e la chitarra di Robben Ford (collaborazioni con Jimmy Witherspoon, George Harrison, Joni Mitchell, fra i fondatori degli Yellowjackets), la batteria di Omar Hakim (ha suonato, oltre con Miles Davis, con Steps Ahead, Gil Evans Big Band, David Sanborn, Weather Report, Sting, Dire Straits, Madonna, David Bowie...) e il basso di Darryl Jones (anche lui curriculum illustre: ha diviso il palco con Rolling Stones, Sting, Eric Clapton, Peter Gabriel, Madonna...).
Il 21 luglio sarà invece la volta del California Guitar Trio, con i chitarristi Bert Lams, Paul Richards e Hideyo Moriya. Il gruppo, nato a Los Angeles nel ’90, con una quindicina di album all’attivo, mischia le diverse origini musicali dei tre musicisti, fra virtuosismo e ironia, con il risultato di creare atmosfere che partono dal blues e dal jazz, per finire al rock, alla world music e persino alla classica. L’album più recente s’intitola “Andromeda”, ed è stato pubblicato nell’ottobre 2010. Il loro tour europeo 2012 parte proprio da Trieste.
Ma lasciamo Trieste e andiamo in Friuli. “Udin&Jazz 2012” – organizzato, come ogni anno, da Euritmica – parte proprio stasera da Cervignano con il concerto di Claudio Fasoli e il suo quartetto, per poi continuare a San Giorgio di Nogaro e Palmanova, rispettivamente con i progetti di Matteo Sacilotto (domani) e Graziella Vendramin (venerdì).
Giovedì 28 giugno, al Castello di Udine, Francesco Bearzatti e il suo Tinissima 4et presentano “Monk’n’Roll”, omaggio a Thelonious Monk (che verrà trasmesso da Radio 3 Suite Jazz e successivamente anche da Rai Regione). Ma poi il ventaglio delle proposte si allarga alle musiche di Nina Zilli (30 giugno) e di Marracash (10 luglio).
A Lignano Sabbiadoro, dal 28 giugno al primo luglio, si svolge “The Nightfly international jazz festival on the beach”: rassegna spumeggiante che mette assieme jazz e dintorni, con la direzione di Nick The Nightfly. Ospiti Paolo Fresu, Matt Bianco, Incognito e lo stesso Nick con la sua orchestra.
Da segnalare ancora la ventesima edizione del “Fano jazz by the sea”, dal 22 al 29 luglio, con il pianista Brad Mehldau (che suonerà con Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria), il trombettista Paolo Fresu con il pianista cubano Omar Sosa, la cantante Dee Dee Bridgewater (con un omaggio a Billie Holiday), Mike Stern (il chitarrista presenterà il nuovo album “All over the place”), i Fellowship del batterista Brian Blade, lo swing di Ray Gelato e tanti altri. E con l’anteprima del 14 luglio al Teatro Romano di Gubbio, dove la cantante israeliana Noa riproporrà il progetto “Noapolis”, un omaggio alla canzone napoletana, che coinvolge il chitarrista Gil Dor e il Solis String Quartet.
domenica 17 giugno 2012
PAUL McCARTNEY 70
Chissà se Paul McCartney, che oggi compie settant’anni in Toscana, ricorda ancora i tempi in cui cantava “When I’m sixty-four”. Nella quale lui e gli altri Beatles prevedevano: «Quando diventerò vecchio e perderò i capelli, da qui a molti anni, mi manderai ancora una lettera per San Valentino, una bottiglia di vino con gli auguri di compleanno? Avrai ancora bisogno di me? Mi preparerai ancora da mangiare, quando avrò sessantaquattro anni?».
L’impietosa e autoironica previsione proseguiva così: «Anche tu sarai invecchiata, e se solo dirai una parola potrei restare con te. Potrei rendermi utile, aggiustare un fusibile, quando ti salta la luce. Tu puoi fare un maglione vicino al camino, andare in giro la domenica mattina, curare il giardino, estirpare le erbacce, chi potrebbe chiedere di più...?».
Già, chi poteva chiedere di più, allora, a 64 anni? Era il ’67, l’album s’intitolava “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Il mondo stava cambiando, anche grazie alle canzoni dei Beatles. E quell’età sembrava, per gli occhi e la sensibilità di quattro ventenni di Liverpool, ottima solo per tirare i remi in barca. Un uomo, una donna di 64 anni erano considerati dei vecchi bacucchi...
Sono passati 45 anni da quella canzone, 32 dalla morte di Lennon, 11 da quella di Harrison. E il Macca - dopo tanti alti e bassi - porta sulle sue spalle l’eredità di una delle più incredibili avventure musicali del Novecento. Lo fa con classe e leggerezza. Come dimostra l’ultimo album, “Kisses on the bottom”, dedicato alle canzoni che ascoltavano suo padre e sua madre quando lui era ragazzino.
«Questa è la musica con cui sono cresciuto, quella che mi suonava al piano papà, quella che assieme a John abbiamo amato prima di innamorarci del rock’n’roll», ha confermato mesi fa, presentando il disco.
Come si diceva, McCartney - che il 4 giugno ha suonato davanti a Buckingham Palace, durante le celebrazioni del 60º anno di regno della regina Elisabetta - in questi giorni è in vacanza in Toscana, a Montalcino, nelle terre del Brunello, ospite del resort Castiglion del Bosco. Paul e la giovane moglie Nancy Shevell (la terza) sarebbero atterrati sabato con un jet privato a Roma, per poi raggiungere la località toscana, molto amata dagli inglesi.
Oggi, secondo le indiscrezioni, festa di compleanno per pochi intimi, familiari e una stretta cerchia di amici. Fra cui potrebbe arrivare Sting, che ha casa a pochi chilometri di distanza, a dirgli: «Buon compleanno, vecchio Paul...».
L’impietosa e autoironica previsione proseguiva così: «Anche tu sarai invecchiata, e se solo dirai una parola potrei restare con te. Potrei rendermi utile, aggiustare un fusibile, quando ti salta la luce. Tu puoi fare un maglione vicino al camino, andare in giro la domenica mattina, curare il giardino, estirpare le erbacce, chi potrebbe chiedere di più...?».
Già, chi poteva chiedere di più, allora, a 64 anni? Era il ’67, l’album s’intitolava “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Il mondo stava cambiando, anche grazie alle canzoni dei Beatles. E quell’età sembrava, per gli occhi e la sensibilità di quattro ventenni di Liverpool, ottima solo per tirare i remi in barca. Un uomo, una donna di 64 anni erano considerati dei vecchi bacucchi...
Sono passati 45 anni da quella canzone, 32 dalla morte di Lennon, 11 da quella di Harrison. E il Macca - dopo tanti alti e bassi - porta sulle sue spalle l’eredità di una delle più incredibili avventure musicali del Novecento. Lo fa con classe e leggerezza. Come dimostra l’ultimo album, “Kisses on the bottom”, dedicato alle canzoni che ascoltavano suo padre e sua madre quando lui era ragazzino.
«Questa è la musica con cui sono cresciuto, quella che mi suonava al piano papà, quella che assieme a John abbiamo amato prima di innamorarci del rock’n’roll», ha confermato mesi fa, presentando il disco.
Come si diceva, McCartney - che il 4 giugno ha suonato davanti a Buckingham Palace, durante le celebrazioni del 60º anno di regno della regina Elisabetta - in questi giorni è in vacanza in Toscana, a Montalcino, nelle terre del Brunello, ospite del resort Castiglion del Bosco. Paul e la giovane moglie Nancy Shevell (la terza) sarebbero atterrati sabato con un jet privato a Roma, per poi raggiungere la località toscana, molto amata dagli inglesi.
Oggi, secondo le indiscrezioni, festa di compleanno per pochi intimi, familiari e una stretta cerchia di amici. Fra cui potrebbe arrivare Sting, che ha casa a pochi chilometri di distanza, a dirgli: «Buon compleanno, vecchio Paul...».
RADIOHEAD crolla palco a toronto, un morto
Un morto e tre feriti al concerto a Toronto dei Radiohead, la band inglese che il 4 luglio farà tappa a Villa Manin (debutto italiano a Roma il 30 giugno, poi anche Firenze e Bologna). E il pensiero non può non tornare alla tragedia nella quale il 12 dicembre, al PalaTrieste, perse la vita il giovane Francesco Pinna, che stava lavorando all’allestimento del palco su cui si sarebbe dovuto esibire Jovanotti.
A Toronto, il concerto - da giorni tutto esaurito - era in programma sabato sera al Downsview Park. Ovviamente è stato cancellato. L’annuncio è stato dato dagli organizzatori via Twitter. Le cause del crollo non sono ancora note. Quel che si sa è che l’incidente è avvenuto un’ora prima dell’apertura dei cancelli, dinanzi ai quali molti giovani attendevano già di poter entrare. La vittima aveva poco più di trent’anni ed è rimasto schiacciato sotto le macerie.
Il problema della sicurezza ai concerti, soprattutto nella fase di montaggio e smontaggio di strutture spesso inutilmente faraoniche, rimane dunque di stretta attualità. In Italia e all’estero. Si diceva del precedente triestino di sei mesi fa. Purtroppo la lista è lunga. Tre mesi fa, a marzo, nuovo e analogo lutto a Reggio Calabria in occasione di un concerto di Laura Pausini.
Nell’agosto 2011, a Indianapolis, cinque morti e numerosi feriti per il crollo - in diretta tv, a causa delle forti raffiche di vento - di un palco per un concerto country. Nel luglio 2009 due vittime a Marsiglia per la caduta di una gru e il conseguente crollo del palco di un concerto di Madonna.
Nel luglio 2007, nella giornata in cui dovevano suonare i Pearl Jam, tromba d’aria al parco San Giuliano di Mestre dov’era in corso l’Heineken Jammin Festival: “soltanto” feriti e danni. Bis tre anni dopo, sempre all’Heineken, un’ora prima del previsto arrivo sul palco dei Green Day.
Ben nove i morti nel luglio 2000 al festival rock di Roskilde, in Danimarca, sotto il palco ancora dei Pearl Jam. E purtroppo la lista non è finita.
La causa rimane la stessa. Palchi sempre più grandi, strutture affette da gigantismo, faraonici impianti di amplificazione e luci. E di conseguenza lavori di montaggio/smontaggio sempre più complessi, che impongono ritmi di lavoro pesanti.
L’industria della musica dal vivo dà così il suo macabro contributo ai 1100 morti all’anno solo in Italia (dato del 2011, media di tre lutti al giorno) ed è diventata un settore a rischio per quel che concerne la sicurezza. I controlli non sempre sono adeguati sulle strutture, gli standard di sicurezza a volte non rispettati, i turni di lavoro giorno e notte. E ogni tanto ci scappa il morto.
A Toronto, il concerto - da giorni tutto esaurito - era in programma sabato sera al Downsview Park. Ovviamente è stato cancellato. L’annuncio è stato dato dagli organizzatori via Twitter. Le cause del crollo non sono ancora note. Quel che si sa è che l’incidente è avvenuto un’ora prima dell’apertura dei cancelli, dinanzi ai quali molti giovani attendevano già di poter entrare. La vittima aveva poco più di trent’anni ed è rimasto schiacciato sotto le macerie.
Il problema della sicurezza ai concerti, soprattutto nella fase di montaggio e smontaggio di strutture spesso inutilmente faraoniche, rimane dunque di stretta attualità. In Italia e all’estero. Si diceva del precedente triestino di sei mesi fa. Purtroppo la lista è lunga. Tre mesi fa, a marzo, nuovo e analogo lutto a Reggio Calabria in occasione di un concerto di Laura Pausini.
Nell’agosto 2011, a Indianapolis, cinque morti e numerosi feriti per il crollo - in diretta tv, a causa delle forti raffiche di vento - di un palco per un concerto country. Nel luglio 2009 due vittime a Marsiglia per la caduta di una gru e il conseguente crollo del palco di un concerto di Madonna.
Nel luglio 2007, nella giornata in cui dovevano suonare i Pearl Jam, tromba d’aria al parco San Giuliano di Mestre dov’era in corso l’Heineken Jammin Festival: “soltanto” feriti e danni. Bis tre anni dopo, sempre all’Heineken, un’ora prima del previsto arrivo sul palco dei Green Day.
Ben nove i morti nel luglio 2000 al festival rock di Roskilde, in Danimarca, sotto il palco ancora dei Pearl Jam. E purtroppo la lista non è finita.
La causa rimane la stessa. Palchi sempre più grandi, strutture affette da gigantismo, faraonici impianti di amplificazione e luci. E di conseguenza lavori di montaggio/smontaggio sempre più complessi, che impongono ritmi di lavoro pesanti.
L’industria della musica dal vivo dà così il suo macabro contributo ai 1100 morti all’anno solo in Italia (dato del 2011, media di tre lutti al giorno) ed è diventata un settore a rischio per quel che concerne la sicurezza. I controlli non sempre sono adeguati sulle strutture, gli standard di sicurezza a volte non rispettati, i turni di lavoro giorno e notte. E ogni tanto ci scappa il morto.
mercoledì 13 giugno 2012
SPRINGSTEEN il giorno dopo
TRIESTE La lunga notte di Bruce Springsteen è finita quaranta minuti dopo la mezzanotte. E' finita con l'omaggio a Clarence Clemons, il sassofonista scomparso un anno fa, celebrato con un minuto di silenzio e commozione alla fine di “Tenth avenue freeze-out”, mentre le immagini dell'indimenticabile "Big man" scorrevano sul megaschermo centrale. Poi, mentre i trentamila del Rocco lasciavano lo stadio, il Boss non ha dormito a Trieste, come inizialmente previsto, ma è tornato a Ronchi, dov’era atterrato nel pomeriggio proveniente da Firenze.
Volo privato per Milano, dove l'attendeva la moglie Patti Scialfa. La coppia è ripartita per il New Jersey ieri mattina. Dopo cinque giorni a casa, ritorno in Europa in tempo per la prossima tappa del tour, domenica a Madrid. I componenti della E Street Band hanno invece dormito al Savoia. Questi giorni di riposo li trascorreranno in Europa. Little Steven ieri mattina era sul volo Alitalia per Roma.
Ma torniamo al concerto. Tre ore e venti, dalle 21.20 alle 0.40, di grande musica senza un attimo di pausa. Come abbiamo scritto a caldo, il più grande evento rock - forse non solo rock - mai visto e ascoltato e vissuto a Trieste. La scaletta ha ricalcato per buona parte quella di Firenze. Primi sette brani uguali, da “Badlands” e “No surrender” in poi. E le canzoni del nuovo album “Wrecking ball” già amalgamate con i classici e perfettamente conosciute dal pubblico. Le sorprese sono state “Downbound train”, “Youngstown”, “Murder incorporated”… Ma soprattutto una vibrante “Because the night”, la leggendaria “Thunder road”, l’apertura dei bis con una fiammeggiante “Rosalita”. E ancora la partecipazione di Elliott Murphy (ieri sera in concerto a Trieste) nell’inno di sempre, “Born to run”. “Bruce ha fatto sei brani diversi rispetto a Milano e Firenze”, segnala Daniele Benvenuti, pronto ad aggiornare il volume dedicato ai concerti italiani del Boss.
Una curiosità. Il ragazzo che ha cantato “Waitin’ on a sunny day” sul palco con Springsteen che gli reggeva il microfono e la ragazza che dieci minuti dopo ha ballato col Boss nell’Apollo Medley sono – incredibile ma vero – fratello e sorella. Federico e Sofia De Stauber, di 12 e 15 anni, cresciuti dai genitori a pane e Springsteen, assieme al fratello diciottenne Emanuele. Per entrare nel “pit” erano arrivati allo stadio alle 7.45. Un sogno diventato realtà.
Tanti ragazzi giovani e giovanissimi, l’altra sera a Trieste come nelle altre tappe del tour. Un segno importante della capacità di Springsteen di parlare a tutti. Chissà, vien da pensare che se l'Italia e l'Europa e il mondo avessero un leader come quel sessantatreenne signore che era sul palco, beh, l'orizzonte sarebbe più sereno. Pe il momento, grazie Boss. Grazie di esistere.
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