...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
martedì 30 ottobre 2018
PRESENTAZIONE ALBUM GINO D’ELISO
Sabato 27 ottobre 2018 alle ore 18 alla Casa del Popolo di Via Ponziana 14 a Trieste il cantautore triestino Gino D'Eliso presenterà il nuovo cd “Valvole e vinile". Il nuovo album di inediti esce in occasione del cinquantenario di attività dell'artista che, nell’occasione ripercorrerà 5 decadi di musica attraverso parole, ricordi, aneddoti e musica, eseguendo dal vivo con l'accompagnamento di Edy Meola al sax alcuni estratti del nuovo album e alcuni dei suoi maggiori successi. Modererà il critico musicale e Presidente di Assostampa FVG Carlo Muscatello. Interverrà il giornalista Furio Baldassi. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 040774382, www.facebook.com/casadelpopolotrieste/
Gino D'Eliso è nato a Trieste - da genitori pugliesi - il 19 giugno 1951. Dopo il liceo classico, si è laureato in filosofia, con tesi di laurea in psicologia applicata, presso l'Università di Trieste ed ha poi seguito un biennio di specializzazione presso l'Università di Urbino. Ha lavorato come programmista/regista presso RTV Capodistria (1972>1976), presso la sede RAI di Trieste (1979>1986) e presso la RTV di Lugano (1984).Ha realizzato numerose sigle e colonne sonore - oltre che per committenti privati - per la RAI Regionale FVG e Nazionale, RTV Capodistria, RTV Lubiana, RTV Zagreb, RTV Beograd, RTV Sarajevo, RTV Berlin, RTV Koln, RTV ORF, RTV Lugano, S4C Wales, Channel Four (segnalazione sia come co-regista che come autore delle musiche originali al Premio Italia 1985). Ha lavorato per circa 30 anni presso l'ufficio Relazioni Esterne della Sincrotrone Trieste, occupandosi principalmente di grafica e della divulgazione scientifica tra gli studenti delle scuole superiori. Continua il suo lavoro di musicista, sia continuando a scrivere musica che divulgando e cercando di far conoscere la stessa ai giovani.
mercoledì 24 ottobre 2018
DOMANI FORCELLA STRIT AL TRIANON, NAPOLI
È l’antico motto del quartiere Forcella – «Siamo nati per fare il bene» – ad aver ispirato Abel Ferrara per la regia di «Forcella strit», lo spettacolo che domani, giovedì 25 ottobre, alle 21, inaugurerà il cartellone del teatro del popolo Trianon Viviani.
Ferrara, newyorkese del Bronx, ma con il sangue campano e la passione per questa terra trasmessa dalla sua famiglia, ritorna così a lavorare sul tema Napoli dopo nove anni di assenza e dopo un suo percorso esistenziale che lo ha portato a guardare con occhi nuovi e rinnovata sensibilità questa città, esprimendo con questa produzione teatrale internazionale il suo atto d’amore verso Napoli e Forcella.
Lo spettacolo nasce dall’incontro del regista americano con il suo amico Nino D’Angelo, che l’ha spinto a mettere in scena la sua idea di questa parte di città. Aiutato nella scrittura da Maurizio Braucci, scrittore tra i più apprezzati e autore di teatro e di molte sceneggiature per cinema e tv, supportato da Raffaele Di Florio, Abel Ferrara dà vita a uno spettacolo nello spettacolo in tre movimenti, dentro uno dei quartieri più emblematici di Napoli, ambientato tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Liberamente ispirato a Our Town di Thornton Wilder, Forcella strit racconta di una compagnia di giovani attori che mette in scena una bizzarra commedia musicale seguendo le indicazioni di un misterioso direttore. Tra un quadro e l’altro, mentre i personaggi vivono o perdono i loro amori, gli attori cercano di interloquire con il pubblico e ragionare con lui sulla messa in scena, all’insegna del motto «Ad bene agendum nati sumus», «Noi siamo nati per fare il bene», inciso sullo stemma del quartiere Forcella.
Ecco quindi in scena una storia d’amore lunga vent’anni, dal 1987 al 2007. Venti anni d’amore ma anche venti anni di eventi, accadimenti, fatti di cronaca e fatti privati che hanno come palcoscenico Forcella, ovvero la sua minuscola strada che costituisce tutto il quartiere, in uno scenario segnato dalla forza delle relazioni – a volte soffocanti, a volte avvolgenti –, racchiuso dalla parola napoletana «strit» («stretto») del titolo. Tutto inizia quella notte del maggio del 1987, la magica notte dello scudetto, quando l’intero quartiere si riversa in strada per una delle più trascinanti e coinvolgenti feste: un grande originale Carnevale dedicato a Maradona. E venti sono anche gli attori in scena, tutti napoletani, la maggior parte proprio di Forcella e del centro storico e molti dei quali non professionisti, scelti attraverso i laboratori formativi organizzati dal teatro in collaborazione con la Scabec, con il supporto di Davide Iodice e Fabrizio Varriale, che hanno curato il progetto pedagogico, e selezionati uno a uno dallo stesso Ferrara.
A fare da colonna sonora a questo racconto sono le canzoni, tra le più conosciute e le meno note, di Nino D’Angelo, come Ciucculatina d’ ‘a Ferrovia, Cafè cafè, Tengo ‘o sole, ‘A storia ‘e nisciuno e Mamma Preta.
«Torniamo al teatro Trianon Viviani a Forcella con un dramma originale del mio collaboratore e sceneggiatore, Maurizio Braucci, insieme al nostro amico geniale Nino D’Angelo, il direttore artistico del teatro, l’uomo responsabile di aver fatto confluire tutto e tutti», spiega Abel Ferrara. «Il dramma si concentra sulle persone semplici del quartiere e non su quelle che cercano di comparire in prima pagina – prosegue il regista –: voglio guardare la vita quotidiana, dalla nascita fino a oltre la morte, di quelle persone che hanno accettato il loro quartiere e non hanno alcun desiderio di lasciarlo o di elevarsi al di sopra di esso, desiderando invece di essere il tessuto della città: con una veduta della “napoletanità”, moderna e cinica ma anche toccante, con Maurizio ho guardato nello specifico la classe operaia del centro città e il modo in cui ci si inventa il lavoro qui». «Per interpretare e aiutare a creare il dramma qui al Trianon a Forcella abbiamo creato una compagnia composta da attori giovani di tutta Napoli – conclude Ferrara –: la musica è puro Nino D’Angelo, eseguita dal vivo dal suo musicista Massimo Gargiulo e rielaborata e resa parte integrante dello spettacolo da Nino stesso: ho fatto la regia insieme a Raffaele Di Florio, con l'aiuto del mio assistente di lunga data Jacopo Gonzales».
«Questa volta Nino D’Angelo ce l’ha fatta – sottolinea il presidente della Scabec Antonio Bottiglieri –. Aveva promesso al presidente Vincenzo De Luca che il Trianon Viviani avrebbe stretto un forte legame con i giovani di Forcella e oggi quella promessa è mantenuta: loro sono i protagonisti di questo nuovo progetto culturale e sociale». «De Luca per questo aveva voluto D’Angelo al Trianon e ha fatto bene – continua Bottiglieri –. D’Angelo a sua volta ha voluto per questo progetto, curato da Scabec e Databenc, Abel Ferrara e sicuramente anche lui ha fatto bene».
Oltre alla parte di produzione teatrale, Forcella strit prevede anche un progetto del fotoreporter Luciano Ferrara.
In scena Diletta Acanfora, Bruno Barone, Livia Bertè, Gennaro Cuomo, Daniela De Vita, Giovanni Esposito, Greta Domenica Esposito, Maria Esposito, Pierpaolo Ferruzzi, Piergiuseppe Francione, Giusy Freccia, Angela Garofalo, Vincenzo Iaquinangelo, Emanuele Iovino, Giuseppe Madonna, Vittorio Menzione, Monica Palomby, Giorgio Pinto, Federica Raimo, Daniele Vicorito ed Emanuele Vicorito.
Dopo la “prima” del 25 ottobre, Forcella strit sarà replicata venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 ottobre; quindi venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 novembre. Tutte le recite sono alle 21, tranne quelle domenicali, programmate alle 18.
Per informazioni 081 2258285, www.teatrotrianon.org.
DOMANI ESCE LIBRO BORROMETI, A TRIESTE A NOV.
«Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!» Nelle intercettazioni l’ordine è chiaro: Cosa Nostra chiede di uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari. Ma questo non ferma Paolo Borrometi, che sul suo sito indipendente La Spia.it denuncia ormai da anni gli intrecci tra mafia e politica e gli affari sporchi che fioriscono all’ombra di quelli legali. Dallo sfruttamento e dalla violenza che si nascondono dietro la filiera del pomodorino Pachino Igp alla compravendita di voti, dal traffico di armi e droga alle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Le inchieste raccontate in questo libro compongono il quadro chiaro e allarmante di una mafia sempre sottovalutata, quella della Sicilia sud-orientale. Il tutto filtrato dallo sguardo, coraggioso e consapevole, di un giornalista in prima linea, costretto a una vita sotto scorta: alla prima aggressione, che lo ha lasciato menomato, sono seguite intimidazioni, minacce, il furto di documenti importantissimi per il suo lavoro, sino alla recente scoperta di un attentato che avrebbe dovuto far saltare in aria lui e la sua scorta. I nemici dello Stato contano sul silenzio per assicurarsi l’impunità, e sono disposti a tutto per mettere a tacere chi rompe quel silenzio.
Il primo libro di Paolo Borrometi è una denuncia senz’appello su un fenomeno ritenuto in declino e in realtà più pervasivo di sempre, da combattere anzitutto attraverso la conoscenza del nemico. Perché il potere della mafia, come diceva Paolo Borsellino, è anche un fenomeno sociale, fatto di atteggiamenti e mentalità passive contro cui l’unico antidoto è l’esempio della resistenza e della lotta.
_____________
PAOLO BORROMETI, nato a Ragusa nel 1983, laureato in Giurisprudenza, ha iniziato a lavorare al «Giornale di Sicilia» e ha poi fondato il sito di informazione e inchiesta «La Spia». Oggi è un giornalista di Tv2000, collabora con l’agenzia AGI e con varie altre testate giornalistiche. Per il suo impegno di denuncia, ha ricevuto l’onorificenza motu proprio dal presidente della Repubblica. È presidente di «Articolo 21», collabora con Libera, la Fondazione Caponnetto e con la Cgil.
mercoledì 10 ottobre 2018
DIRETTE FACEBOOK AL POSTO DELLE CONFERENZE STAMPA
Da mesi è in atto nel nostro Paese un attacco all’informazione, al dovere dei giornalisti di informare che è poi anche il diritto dei cittadini a essere informati. Segnali in questo senso arrivano purtroppo anche nel Friuli Venezia Giulia. Ieri, nelle redazioni delle testate regionali, è arrivato per esempio l'annuncio di una diretta Facebook del governatore Massimiliano Fedriga e del suo vice con delega alla Salute Riccardo Riccardi, sul tema della riforma del sistema sanitario regionale, in programma oggi alle 12.30. Annuncio accompagnato dall'invito agli operatori dell'informazione a seguire la trasmissione .
Ciò conferma purtroppo l'atteggiamento sempre più frequente di alcuni rappresentanti politici. Le conferenze stampa, nelle quali i giornalisti hanno la possibilità di fare delle domande, sono sostituite da "dichiarazioni alla stampa", dove non c'è alcuna possibilità di rivolgere domande, talvolta anche scomode. O, ancora meglio, da "dirette Facebook" dove non c'è neppure il contatto diretto con gli "operatori dell'informazione", invitati a seguire la trasmissione e a riportare semplicemente quanto preconfezionato dai protagonisti della diretta. Si chiama disintermediazione.
Si vuole così, come denunciato proprio ieri in una conferenza stampa a Roma da Ordine dei giornalisti, Fnsi e Usigrai, sterilizzare il ruolo del giornalista ed evitare le sue domande, magari imbarazzanti, affidandosi piuttosto a dichiarazioni via web studiate a tavolino da efficienti staff della comunicazione, in grado di raggiungere direttamente anche i cittadini, in primis i propri sostenitori. E in questo schema i giornalisti sembrano essere solo d'intralcio. Da qui i recenti attacchi alla categoria e la minaccia di sopprimere lo stesso Ordine dei giornalisti.
Non vogliamo con questo certo contrastare le nuove tecnologie o negare l'importante ruolo che hanno oggi i social nella comunicazione. Ben vengano allora anche le dirette Facebook, ma delle conferenze stampa. Dirette nelle quali tutti possano seguire non solo le dichiarazioni degli esponenti politici ma anche le domande dei colleghi con le relative risposte.
Non è una questione di difesa corporativa ma di democrazia.
.
Cristiano Degano, presidente Ordine dei giornalisti Fvg
.
Carlo Muscatello, presidente Assostampa Fvg
martedì 2 ottobre 2018
IL COMUNE DI MONFALCONE CENSURA AVVENIRE E MANIFESTO / da Articolo 21
di Carlo Muscatello
Il Comune di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto. Prima cancellando gli abbonamenti ai due quotidiani per la propria biblioteca comunale, adducendo risibili “ragioni economiche” (“un costo troppo oneroso - si era detto - rispetto al ristretto numero dei lettori"). Poi, dinanzi a una colletta fra i cittadini della città dei cantieri per il rinnovo degli abbonamenti, rifiutando comunque l’inserimento dei due quotidiani fra quelli a disposizione della cittadinanza, perché “non acquistati dall’amministrazione”.
Ci sarebbe da sorridere, se la questione non fosse seria e grave. Un amministratore pubblico, in questo caso un’amministratrice, la sindaca leghista Cisint, dovrebbe avere come primo riferimento la Costituzione della Repubblica e il bene dei cittadini. Sulla libertà d’informazione e la libera circolazione delle idee la nostra Carta è chiarissima, basta andare a rileggersi l’articolo 21. E il bene dei cittadini non può mai prescindere dal pluralismo di idee, opinioni e dunque giornali. Bisogna potersi informare liberamente, ascoltando e leggendo tutti, prima di fare le proprie libere scelte politiche. In democrazia funziona così.
A Monfalcone si vanno fra l’altro a colpire due giornali molto diversi, uno cattolico e l’altro comunista, accomunati però dal fatto di essere entrambi voci fuori dal coro, in netta e radicale opposizione alla politica del Comune in provincia di Gorizia nei confronti degli immigrati. Si ricordi che Monfalcone conta seimila stranieri su ventottomila residenti, il 22% del totale. Ma Cisint già in passato aveva dimostrato di non voler essere la sindaca di tutti, richiamandosi più alle politiche del partito che la esprime e al suo leader Salvini, che non ai principi e agli articoli di una Costituzione che, fino a prova del contrario, è ancora in vigore.
Il caso è diventato nazionale. La Monfalcone democratica e gli enti di categoria dei giornalisti, assieme a tutte le donne e gli uomini di buon senso, stanno rispondendo a questo grave episodio di censura. Tutti consapevoli che, quando un’amministrazione pubblica pretende di decidere che cosa il cittadino può o non può leggere, si è in presenza di un altro inquietante segnale della brutta stagione che stiamo vivendo. Si comincia con i giornali, non si sa mai dove si va a finire.
giovedì 27 settembre 2018
TUTTE LE 13 PUNTATE DI “BASAGLIA LIVE”
BASAGLIA LIVE
La musica che ha contribuito ad aprire il manicomio, 40 anni dopo la Legge 180
Quarant’anni dopo la legge che ha chiuso i manicomi, i concerti nel parco e nel teatrino di San Giovanni, a Trieste, che hanno contribuito ad abbattere il muro. Da Ornette Coleman agli Area, da Francesco Guccini a Franco Battiato, da Gino Paoli a Giorgio Gaslini, da ad Alberto Camerini a tanti altri, senza dimenticare il Premio Nobel Dario Fo: mappa degli eventi musicali e artistici che negli anni Settanta hanno attirato migliaia di giovani e meno giovani nel grande parco di San Giovanni, a Trieste, nel manicomio che stava per aprire le sue porte alla città.
Oggi sono passati quarant’anni dalla legge 180, che porta il nome di Franco Basaglia, scomparso nel 1980: ma non tutti ricordano che quella importante stagione che ha portato alla chiusura dei manicomi, e alla restituzione dei diritti di cittadinanza ai tanti “matti”, è passata anche attraverso la musica. Il jazz, il rock, la canzone d’autore, con alcuni dei loro più importanti protagonisti, hanno dato un grande contributo al raggiungimento di una conquista di civiltà.
Ecco allora la musica di quegli artisti, con ricordi “d’autore” e testimonianze dei protagonisti della grande stagione di cambiamento.
TUTTE LE 13 PUNTATE IN PODCAST SU www.sedefvg.rai.it
PRIMA PUNTATA
Il viaggio sulla rivoluzione basagliana a 40 anni dalla Legge 180 comincia con le parole di Franco Basaglia (Teche Rai, programma...). Poi ricordo di Ornette Coleman, che nel maggio 74 aprì la serie di concerti che contribuirono ad aprire il manicomio di San Giovanni, a Trieste. E interviste a Michele Zanetti, che da presidente della Provincia di Trieste portò Basaglia a Trieste, e al musicista Gabriele Centis.
SECONDA PUNTATA
Dopo la sigla “The fool on the hill”, dei Beatles, nella versione di Count Basie e le parole di Franco Basaglia (Teche Rai, programma...), il viaggio torna al concerto degli Area nel manicomio triestino di San Giovanni, nel giugno ‘74. Interviste a Patrizio Fariselli degli Area - protagonista pochi mesi fa di un concerto nel teatrino di San Giovanni - e a Franco Rotelli, psichiatra, primo erede e continuatore dell’opera di Basaglia.
TERZA PUNTATA
Prosegue il viaggio nella rivoluzione basagliana e nella musica che l’ha accompagnata. Dopo le parole di Franco Basaglia (Teche Rai, programma...), il concerto di Giorgio Gaslini del settembre viene ricordato con l’ausilio di una vecchia intervista e anche assieme al musicista Mario Fragiacomo, allievo del pianista e a sua volta protagonista di concerti nel manicomio. Intervista alla psichiatra Giovanna Del Giudice.
QUARTA PUNTATA
La sigla beatlesiana e le parole di Basaglia (Teche Rai, programma...) aprono come di consueto il programma. Con Moni Ovadia si ricordano i suoi concerti con il triestino Alfredo Lacosegliaz. Giancarlo Carena, presidente della cooperativa agricola Monte San Pantaleone, parla del parco di San Giovanni come è oggi e della rassegna da lui organizzata Rose Libri Musica e Vino, giunta quest’anno all’ottava edizione.
QUINTA PUNTATA
Dopo le parole di Basaglia (Teche Rai, programma Sul filo del lavoro, aprile 83), ricordo di un recente concerto di Flavio Giurato nel teatrino di San Giovanni, a Trieste. Poi collegamento con Massimo Cirri, voce di Caterpillar, RadioDue, ma anche psicologo con trascorsi lavorativi a San Giovanni. Il critico teatrale Roberto Canziani, con musiche di Dario Fo, parla delle esperienze teatrali nel manicomio triestino, prima e dopo la sua chiusura.
SESTA PUNTATA
Lo psichiatra Peppe Dell’Acqua è con il cantautore Gino Paoli il protagonista della puntata, che si apre come di consueto con le parole di Basaglia (Teche Rai, Siamo tutti fuori, 1977). Dopo il ricordo dei concerti di Franco Battiato nel vecchio manicomio, a partire dal settembre ‘74, Dell’Acqua - uno degli eredi di Basaglia - racconta la sua esperienza e poi chiacchiera con Gino Paoli, protagonista di vari concerti a San Giovanni e storico amico dei “basagliani”.
SETTIMA PUNTATA
Il ricordo del concerto di Francesco Guccini del luglio ‘79 nel parco di San Giovanni apre la puntata, dopo le parole di Basaglia (da “Il filo del lavoro”, aprile ‘83, Teche Rai). Gli ospiti sono il triestino Mario Luzzatto Fegiz, grande firma del Corriere della sera e volto tv, che parla delle sue visite nei manicomi di Trieste e Agrigento, e Alberta Basaglia, figlia dello psichiatra veneziano, che ricorda le sue esperienze a Gorizia e a Trieste.
OTTAVA PUNTATA
Un frammento di un’antica intervista di Sergio Zavoli a Franco Basaglia (Tv7, dicembre ‘68, Teche Rai) apre il programma. Dopo il ricordo del concerto a San Giovanni di Alberto Camerini (aprile ‘77), spazio alla chiacchierata con don Mario Vatta, fondatore e anima della Comunità San Martino al Campo e fra i primi collaboratori di Basaglia a Trieste, e alla giornalista Fabiana Martini, esperta dell’argomento.
NONA PUNTATA
Il cantautore triestino Gino D’Eliso ricorda la sua prima esibizione, giovanissimo, invitato da Franco Basaglia e dai suoi collaboratori dell’epoca, nel parco di San Giovanni, a Trieste, quando c’era ancora il manicomio. L’altro ospite è Angelo Venchiarutti, docente di diritto privato all’Università di Trieste, che spiega come la Legge 180, oltre a chiudere i manicomi, ha cambiato la situazione giuridica dei malati di mente.
DECIMA PUNTATA
Il percussionista e compositore friulano Andrea Centazzo, da molti anni residente negli Stati Uniti, ricorda il concerto nel parco di San Giovanni, a Trieste, con il quartetto di Giorgio Gaslini (settembre ‘74) e altre performance tenute all’interno del vecchio ospedale psichiatrico. Poi tocca a Roberto Colapietro raccontare l’ormai lunga storia della Clu, Cooperativa lavoratori uniti Franco Basaglia, di cui è stato presidente per diciotto anni.
UNDICESIMA PUNTATA
Il musicista Gabriele Centis, organizzatore del festival TriesteLovesJazz, giunta quest’anno alla dodicesima edizione, ricorda la rassegna jazz organizzata alla fine degli anni Ottanta con Enrico Rava (nato a Trieste), Franco D’Andrea, Bruno Biriaco e altri musicisti. Parola poi a Daniela Sala e Gabriella Lanza, giornaliste e videomaker, autrici del web-doc “Matti per sempre”, finalista lo scorso anno al Premio giornalistico Roberto Morrone.
DODICESIMA PUNTATA
Fra i tanti artisti che hanno suonato nel parco di San Giovanni, a Trieste, anche i Saint Just di Jenny Sorrenti, protagonisti nell’ottobre ‘74 di un concerto nel teatrino poi intitolato a Franca e Franco Basaglia. Poi parola allo psichiatra Piero Cipriani, autore del libro “Basaglia e le metamorfosi della psichiatria”. Chiusura della puntata con Roberto Mezzina, da anni direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste.
TREDICESIMA PUNTATA
Chiusura del viaggio di “Basaglia Live”, ascoltando nuovamente Peppe Dell’Acqua: con lui un piccolo bilancio dei quarant’anni passati dalla Legge Basaglia e le prospettive per il futuro. Ritornano anche alcune delle musiche che hanno costituito l’ossatura del programma, da Ornette Coleman agli Area, da Vasco Rossi a De Gregori. Finale con la versione originale, quella dei Beatles, di “The fool on the hill”, sigla di “Basaglia Live”.
mercoledì 26 settembre 2018
SI CONCLUDE OGGI “BASAGLIA LIVE”
Si conclude domani giovedì 27-9, alle 11.55, su Radio Rai Fvg, con la tredicesima e ultima puntata, il viaggio di “Basaglia Live”, il programma di Carlo Muscatello ascoltabile in streaming e in podcast anche su www.sedefvg.rai.it. Ospite della tredicesima e ultima puntata lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, uno degli eredi di Franco Basaglia, con il quale verrà tracciato un piccolo bilancio dei quarant’anni trascorsi dalla Legge 180 e si parlerà delle prospettive per il futuro. Poi spazio alla musica che ha costituito l’ossatura del programma, con gli artisti che negli anni Settanta hanno suonato nel parco e nel teatrino di San Giovanni: da Ornette Coleman agli Area, da Gino Paoli a Battiato a Guccini... Finale con la versione originale, quella dei Beatles, di “The fool on the hill” (il matto sulla collina...), che in questi tre mesi è stata sigla del programma nella rilettura swing di Count Basie.
Quarant’anni dopo la legge 180 che ha chiuso i manicomi, “Basaglia Live” ha proposto quest’estate alla Rai regionale una mappa degli artisti e dei concerti nel parco e nel teatrino di San Giovanni, a Trieste, che dagli anni Settanta in poi hanno contribuito ad aprire l’ospedale psichiatrico. Da Ornette Coleman agli Area, da Francesco Guccini a Franco Battiato, da Gino Paoli a Giorgio Gaslini, da Moni Ovadia con Alfredo Lacosegliaz ad Alberto Camerini e tanti altri, senza dimenticare il Premio Nobel Dario Fo: molti eventi musicali e artistici che negli anni Settanta hanno attirato migliaia di giovani e meno giovani nel grande parco di San Giovanni, a Trieste, nel manicomio che stava aprendo le sue porte alla città. Oggi sono passati quarant’anni dalla legge 180, che porta il nome di Franco Basaglia: ma non tutti ricordano che quella importante stagione che ha portato alla chiusura dei manicomi, e alla restituzione dei diritti di cittadinanza ai tanti “matti”, è passata anche attraverso la musica. Il jazz, il rock, la canzone d’autore, con alcuni dei loro più importanti protagonisti, hanno dato un grande contributo al raggiungimento di una conquista di civiltà. Ecco allora la musica di quegli artisti, con ricordi “d’autore” e testimonianze dei protagonisti della grande stagione di cambiamento. Fra gli ospiti del programma - che è andato in onda tutti i giovedì di luglio, agosto e settembre - Alberta Basaglia, Gino Paoli, Moni Ovadia, Massimo Cirri, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Mario Luzzatto Fegiz, Andrea Centazzo, Patrizio Fariselli (Area), tanti altri...
Iscriviti a:
Post (Atom)