Ormai è solo questione di ore. Il giorno tanto atteso è arrivato. Stasera, con inizio alle 21, Bruce Springsteen conclude il suo breve tour italiano (giovedì a Milano, ieri a Firenze) allo Stadio Rocco di Trieste. Ma ieri sera i primi fan si erano già accampati fuori dai cancelli.
Le premesse per una grande festa popolare e musicale ci sono tutte. Innanzitutto il protagonista: il massimo rocker vivente, uno che ha scritto la storia della musica popolare degli ultimi quarant’anni. E che arriva con uno spettacolo forte di un nuovo, bellissimo album, “Wrecking ball”, che ben si sposa con i classici della sua splendida carriera. Come dimostrano le tappe precedenti del tour, cominciato ad aprile negli States e arrivato in Europa il 13 maggio a Siviglia.
Seconda premessa: il pubblico. Il tutto esaurito è virtualmente raggiunto, le trentamila presenze stasera ci saranno. “Solo” cinquemila da Trieste e regione, novemila dal resto d’Italia, settemila da Slovenia e Croazia, cinquemila dall’Austria. Con alcuni dati che hanno del clamoroso, per chi non conosce l’attaccamento dei fan al Boss: 13 dal Canada, 10 dall’Islanda, 18 dall’Australia, 21 da Israele, una manciata da Brasile, Colombia, dal New Jersey di casa.
La macchina organizzativa messa a punto dal Comune e dal promoter locale Azalea Promotion, con il promoter nazionale Barley Arts e altri soggetti, pubblici e privati, non presenta zone d’ombra. Pare che tutto sia stato previsto. Dal piano traffico a quello dei parcheggi alla sicurezza.
L’unica incognita riguarda le condizioni atmosferiche. Le previsioni parlano di venti da sud e possibili piovaschi nel corso della giornata. Si spera che dopo le ventuno Giove Pluvio abbia già dato. E comunque palco e tribuna sono coperti, l’eventuale pioggia penalizzerebbe solo la gente del prato, e sarebbe un peccato, perchè è lì (e soprattutto nel “pit” a ridosso del palco) che si trova il vero popolo del Boss.
Stamattina dalle 7 sono aperte le biglietterie dello stadio, qualche biglietto di tribuna è ancora disponibile. Dalle 8 in poi verranno distribuiti ai possessori dei biglietti per il prato i braccialetti numerati grazie ai quali potranno poi partecipare alla lotteria per il “pit”: millecinquecento posti in palio per vedere e sentire da vicinissimo Springsteen e la sua E Street Band. Ma alla fine, segnalano gli organizzatori, nell’ambitissimo recinto ci sarà posto anche per altri spettatori, fino a un massimo di duemilacinquecento presenze.
Il sound check verrà effettuato dai tecnici entro le prime ore del pomeriggio. Alle 17 dovrebbero venir aperti i cancelli: il condizionale è dovuto all’ora di arrivo da Firenze (dove il tour ha fatto tappa ieri sera) degli ultimi pezzi, soprattutto dell’impianto audio luci video, da aggiungere a una struttura in buona parte già allestita. Alle ventuno comincia il concerto, e considerate le abitudini del Boss - nonchè le tre ore e quaranta di musica di giovedì sera a Milano - la festa dovrebbe concludersi ben oltre la mezzanotte.
Non si sa ancora se Patti Scialfa, corista e chitarrista della band, nonchè “signora Springsteen”, sarà stasera sul palco. Fra gli ospiti in tribuna: Elisa, Alberto Fortis, Nick The Nightfly, Maurizio Solieri (chitarrista di Vasco), il dj Ringo. Questi ultimi tre, con Robert Santelli (produttore del Grammy Museum di Los Angeles e autore di un importante volume sul Boss), il critico Mario Luzzatto Fegiz e altri, parteciperanno oggi alle 10.30, al polo universitario di Santa Chiara, a Gorizia, alla tavola rotonda “Evoluzione del mercato musicale e discografico, da Springsteen ai talent show” (diretta streaming su http://www.turismofvg.it/, http://www.uniud.it/).
Resta da dire del protagonista assoluto della giornata. Bruce Springsteen, reduce dal concerto ma anche dal week end fiorentino, dove ha festeggiato con Patti Scialfa il ventunesimo anniversario di nozze, è atteso a Trieste nelle prime ore del pomeriggio. Un sopralluogo allo stadio, una rinfrescata in albergo e poi, finalmente, di nuovo al “Rocco” per il concerto tanto atteso.
Il rocker del New Jersey dormirà a Trieste. Domani trasferimento in automobile a Venezia, dove lo attende un volo per Madrid, prossima tappa di un tour già passato alla storia come uno dei migliori della sua quarantennale carriera.
Da ultimo, una notazione doverosa. Se il tour di Springteen stasera fa tappa a Trieste, grandissima parte del merito è del sindaco Roberto Cosolini. Fan dell’artista, che ha seguito 45 volte dal vivo (dal primo concerto italiano del 21 giugno ’85, fino a quello di Milano giovedì), ha ammesso scherzosamente - ma non troppo - che in campagna elettorale molti gli promettevano il voto a patto che portasse il Boss. Ci ha lavorato subito, a partire dalla sera stessa dell’elezione, un anno fa. I buoni contatti con il promoter locale Azalea Promotion e nazionale Barley Arts hanno fatto il resto. Se applicherà la stessa dedizione e perseveranza anche negli altri settori in cui è impegnata l’amministrazione comunale, Trieste e i triestini non potranno che guadagnarne.
...sogni e bisogni fra musica e spettacolo, cultura e politica, varie ed eventuali... (blog-archivio di articoli pubblicati + altre cose) (già su splinder da maggio 2003 a gennaio 2012, oltre 11mila visualizzazioni) (altre 86mila visualizzazioni a oggi su blogspot...) (twitter@carlomuscatello)
lunedì 11 giugno 2012
domenica 10 giugno 2012
SPRINGSTEEN yes I remember grappa...
«Certo che ricordo Udine, dopo il concerto ci offrirono dell’ottima grappa. Che spero di trovare anche a Trieste...».
Bruce Springsteen può stare tranquillo. La confezione regalo della nota grappa regionale è già pronta, la troverà lunedì nella stanza d’albergo. Prima del concerto allo Stadio Rocco.
Il riferimento alcolico è roba di quattro mesi fa, quando a Parigi si è svolta la blindatissima presentazione alla stampa europea del nuovo album, “Wrecking ball”. Inviti selezionatissimi. Solo sei giornalisti italiani, fra cui il vostro cronista, ammessi all’evento. Preparato con tanto di depistaggi.
Appuntamento sotto la sede parigina della Sony, in Rue de Châteaudun. Da dove un pullman ci avrebbe portato in una “località segreta” fuori città, sede della presentazione, a un’ora di strada dal centro. Vietatissimo portare computer, registratori, macchine fotografiche. Ma trattavasi, appunto, di depistaggio. Il pullman ci mollò infatti davanti al Teatro Marigny, su una laterale degli Champs Elysées. Lì il Boss, arrivato da poche ore dal suo New Jersey, dove stava provando il tour che ora arriva a Trieste, ha presentato quello che già a un primo ascolto ci sembrò un gran disco, un lavoro politico e disilluso, che parla - nell’anno delle elezioni - dell’America lacerata dalla crisi economica di questi anni.
Giacca nera stropicciata, camicia e jeans scuri, orecchino al lobo destro, scarpacce nere giuste per quelli “nati per correre” e aspetto da “working class”, la sessantatreenne rockstar dimostrò di essere in forma. E con molta voglia di parlare.
«È un momento duro - disse fra tante altre cose - nel quale gli americani hanno visto crollare le certezze. Un periodo devastante, questo clima si sentiva fra la gente. Ho visto tanti amici perdere lavoro e casa. Ma prima di Occupy Wall Street non c’era nessuno che parlasse di uguaglianza economica, non c’era una voce di protesta contro una situazione che colpiva l’idea stessa di America».
Dopo l’ascolto e l’intervista collettiva, nel corso dell’aperitivo organizzato nel foyer del teatro, il massimo rocker vivente - scortato da manager, bodyguard e addetti vari - fece il giro dei vari gruppetti di giornalisti, avvicinandosi anche ai sei italiani “ammessi” all’evento.
Presentazioni, strette di mano, “genuflessioni” dei più zelanti, quattro chiacchiere più o meno di circostanza. E fu a quel punto che bastò dirgli: ti aspettiamo a Trieste, Trieste vicino Udine, ti ricordi il concerto a Udine del 2009, che il Boss dimostrò di avere memoria lunga. «Yes, I remember grappa...».
Bruce Springsteen può stare tranquillo. La confezione regalo della nota grappa regionale è già pronta, la troverà lunedì nella stanza d’albergo. Prima del concerto allo Stadio Rocco.
Il riferimento alcolico è roba di quattro mesi fa, quando a Parigi si è svolta la blindatissima presentazione alla stampa europea del nuovo album, “Wrecking ball”. Inviti selezionatissimi. Solo sei giornalisti italiani, fra cui il vostro cronista, ammessi all’evento. Preparato con tanto di depistaggi.
Appuntamento sotto la sede parigina della Sony, in Rue de Châteaudun. Da dove un pullman ci avrebbe portato in una “località segreta” fuori città, sede della presentazione, a un’ora di strada dal centro. Vietatissimo portare computer, registratori, macchine fotografiche. Ma trattavasi, appunto, di depistaggio. Il pullman ci mollò infatti davanti al Teatro Marigny, su una laterale degli Champs Elysées. Lì il Boss, arrivato da poche ore dal suo New Jersey, dove stava provando il tour che ora arriva a Trieste, ha presentato quello che già a un primo ascolto ci sembrò un gran disco, un lavoro politico e disilluso, che parla - nell’anno delle elezioni - dell’America lacerata dalla crisi economica di questi anni.
Giacca nera stropicciata, camicia e jeans scuri, orecchino al lobo destro, scarpacce nere giuste per quelli “nati per correre” e aspetto da “working class”, la sessantatreenne rockstar dimostrò di essere in forma. E con molta voglia di parlare.
«È un momento duro - disse fra tante altre cose - nel quale gli americani hanno visto crollare le certezze. Un periodo devastante, questo clima si sentiva fra la gente. Ho visto tanti amici perdere lavoro e casa. Ma prima di Occupy Wall Street non c’era nessuno che parlasse di uguaglianza economica, non c’era una voce di protesta contro una situazione che colpiva l’idea stessa di America».
Dopo l’ascolto e l’intervista collettiva, nel corso dell’aperitivo organizzato nel foyer del teatro, il massimo rocker vivente - scortato da manager, bodyguard e addetti vari - fece il giro dei vari gruppetti di giornalisti, avvicinandosi anche ai sei italiani “ammessi” all’evento.
Presentazioni, strette di mano, “genuflessioni” dei più zelanti, quattro chiacchiere più o meno di circostanza. E fu a quel punto che bastò dirgli: ti aspettiamo a Trieste, Trieste vicino Udine, ti ricordi il concerto a Udine del 2009, che il Boss dimostrò di avere memoria lunga. «Yes, I remember grappa...».
SPRINGSTEEN a milano 3h 40'
Chi ne ha visti tantissimi, dice che quello dell’altra sera a Milano (trentatre brani, tre ore e quaranta di musica senza interruzione) è uno dei concerti in assoluto più lunghi di Bruce Springsteen. E forse anche uno dei più belli.
Merito dei nuovi brani del disco “Wrecking ball”, che ben si sposano con i classici di un repertorio quasi quarantennale. Merito di un Boss in ottima forma, come avevamo notato già a febbraio a Parigi, alla presentazione europea del nuovo album. Merito forse anche di Milano, città del suo primo concerto italiano il 21 giugno 1985, dopo il quale il rocker di Freehold disse ai suoi: «Non andremo mai più in tour senza passare dall’Italia...». Quello dell’altra sera era il quarto nella metropoli lombarda, sempre a San Siro.
Dove è entrato in scena sulle note registrate di “C’era una volta in America”, di Sergio Leone. Scelta fortemente simbolica, per chi parla di un Paese che era la terra promessa, che si nutriva di sogno americano che oggi forse non c’è più.
Ma ecco la scaletta, raccolta dall’esperto Daniele Benvenuti, che ha appena pubblicato il libro “Springsteen in italian land 1985-2012”. Attacco con “We take care of our own”, “Wrecking ball”, “Badlands”, “Death to my hometown”, “My city of ruins” (con presentazione della band). Avanti con “Spirit in the night”, “The E Street shuffle”, “Jack of all trades”, “Candy’s room”, “Darkness on the edge of town”, “Johnny 99”, “Out in the street”, “No surrender”. E poi con “Working on the highway”, “Shackled & drawn”, “Waitin’ on a sunny day”, “The promised land”, “The promise”, “The river”, “The rising”, “Radio nowhere”, “We are alive” e “Land of hope and dreams”.
Dalle 23.14, la prima infornata di bis: “Rocky ground”, “Born in the Usa”, “Born to run”, “Cadillac ranch”, “Hungry heart”, “Bobby Jean”, “Dancing in the dark”, “Tenth avenue freeze-out”. All’una meno cinque, nuova uscita: “Glory days” e “Twist and shout”. Finale, diciotto minuti dopo la mezzanotte.
Merito dei nuovi brani del disco “Wrecking ball”, che ben si sposano con i classici di un repertorio quasi quarantennale. Merito di un Boss in ottima forma, come avevamo notato già a febbraio a Parigi, alla presentazione europea del nuovo album. Merito forse anche di Milano, città del suo primo concerto italiano il 21 giugno 1985, dopo il quale il rocker di Freehold disse ai suoi: «Non andremo mai più in tour senza passare dall’Italia...». Quello dell’altra sera era il quarto nella metropoli lombarda, sempre a San Siro.
Dove è entrato in scena sulle note registrate di “C’era una volta in America”, di Sergio Leone. Scelta fortemente simbolica, per chi parla di un Paese che era la terra promessa, che si nutriva di sogno americano che oggi forse non c’è più.
Ma ecco la scaletta, raccolta dall’esperto Daniele Benvenuti, che ha appena pubblicato il libro “Springsteen in italian land 1985-2012”. Attacco con “We take care of our own”, “Wrecking ball”, “Badlands”, “Death to my hometown”, “My city of ruins” (con presentazione della band). Avanti con “Spirit in the night”, “The E Street shuffle”, “Jack of all trades”, “Candy’s room”, “Darkness on the edge of town”, “Johnny 99”, “Out in the street”, “No surrender”. E poi con “Working on the highway”, “Shackled & drawn”, “Waitin’ on a sunny day”, “The promised land”, “The promise”, “The river”, “The rising”, “Radio nowhere”, “We are alive” e “Land of hope and dreams”.
Dalle 23.14, la prima infornata di bis: “Rocky ground”, “Born in the Usa”, “Born to run”, “Cadillac ranch”, “Hungry heart”, “Bobby Jean”, “Dancing in the dark”, “Tenth avenue freeze-out”. All’una meno cinque, nuova uscita: “Glory days” e “Twist and shout”. Finale, diciotto minuti dopo la mezzanotte.
SPRINGSTEEN ultimi dettagli
Springsteen, meno due. Il conto alla rovescia non perde un colpo. Proprio come la macchina organizzativa messa a punto da amministrazione comunale, Azalea Promotion, Barley Arts e altri interlocutori, pubblici e privati.
«Sarà un concerto più bello di quello a Udine nel 2009 - ha promesso ieri a Palazzo Gopcevic il sindaco Roberto Cosolini, reduce dal debutto italiano del tour a Milano, con ritorno a casa poco prima delle quattro del mattino -, il Boss è in stato di grazia, le premesse ci sono tutte».
A San Siro il concerto, pur essendo cominciato alle 20.35, è finito a mezzanotte e venti, sforando i limiti orari fissati. «Nel 2008 - ha ricordato Cosolini - la vicenda degli orari aveva avuto una coda polemica e anche giudiziaria, e infatti l’estate dopo i grandi concerti avevano saltato Milano...».
Ma torniamo al concerto di Trieste. Ci sono ancora poche centinaia di biglietti in vendita per la tribuna, dunque il tutto esaurito è praticamente raggiunto: la capienza consentita di trentamila spettatori può considerarsi cosa fatta. Così distribuita: cinquemila da Trieste e regione, novemila dal resto d’Italia, settemila da Slovenia e Croazia, cinquemila dall’Austria. Con alcuni dati che hanno del clamoroso, per chi non conosce l’attaccamento dei fan del Boss al loro messia: tredici dal Canada, dieci dall’Islanda, diciotto dall’Australia, ventuno da Israele, una manciata da Brasile e Colombia. E dal New Jersey di casa.
La biglietteria aprirà alle sette del mattino. A partire dalle otto, ai possessori dei biglietti per il prato, verranno distribuiti i numeri per partecipate alla lotteria per accedere al “pit”, il recinto sotto il palco, dove alla fine saranno ammessi fra i 1500 e i 2500 spettatori. Alle diciassette dovrebbero venir aperti i cancelli: il condizionale è dovuto dall’ora di arrivo da Firenze (dove il tour fa tappa domenica sera) degli ultimi pezzi da aggiungere a una struttura che ieri era già in allestimento. Alle ventuno comincia il concerto, e considerate le abitudini del Boss - nonchè le tre ore e quaranta di musica di ieri sera a Milano - la festa dovrebbe concludersi ben oltre la mezzanotte.
«Sarà una grande prova per la complessa macchina organizzativa», ha ammesso il sindaco, prima di dare altre notizie di servizio: stanze in albergo esaurite, molti fan in arrivo da fuori città hanno scelto di fermarsi per due/tre giorni, musei aperti con ingresso gratuito per chi mostra il biglietto del concerto, biglietti omaggio (anzichè a politici e “amici degli amici”) a soggetti deboli, giovani in condizioni svantaggiate che non avrebbero potuto altrimenti essere presenti, ospiti di comunità educative e di recupero.
La conferenza stampa di ieri mattina a Palazzo Gopcevic è stata anche l’occasione per ringraziare tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nell’organizzazione: dalla Provincia (presente con l’assessore Zollia) alle forze di polizia, da Trieste is rock alla Regione. In rappresentanza della quale, in chiusura è arrivata Federica Seganti.
Nota ormai in mezza Italia come “l’assessora leghista che, per tagliare i contributi al film di Bellocchio su Eluana, ha cassato i fondi alla Film Commission Fvg”, la Seganti cerca di riguadagnare punti con il rock. Allora ricorda «la valenza di eventi come questo e il concerto di Ligabue, a Cividale a luglio, per attirare turisti». E azzarda: «Vogliamo far conoscere il Friuli Venezia Giulia come la regione capitale del rock a livello internazionale». Altri ringraziamenti incrociati. Sipario. E il conto alla rovescia prosegue.
«Sarà un concerto più bello di quello a Udine nel 2009 - ha promesso ieri a Palazzo Gopcevic il sindaco Roberto Cosolini, reduce dal debutto italiano del tour a Milano, con ritorno a casa poco prima delle quattro del mattino -, il Boss è in stato di grazia, le premesse ci sono tutte».
A San Siro il concerto, pur essendo cominciato alle 20.35, è finito a mezzanotte e venti, sforando i limiti orari fissati. «Nel 2008 - ha ricordato Cosolini - la vicenda degli orari aveva avuto una coda polemica e anche giudiziaria, e infatti l’estate dopo i grandi concerti avevano saltato Milano...».
Ma torniamo al concerto di Trieste. Ci sono ancora poche centinaia di biglietti in vendita per la tribuna, dunque il tutto esaurito è praticamente raggiunto: la capienza consentita di trentamila spettatori può considerarsi cosa fatta. Così distribuita: cinquemila da Trieste e regione, novemila dal resto d’Italia, settemila da Slovenia e Croazia, cinquemila dall’Austria. Con alcuni dati che hanno del clamoroso, per chi non conosce l’attaccamento dei fan del Boss al loro messia: tredici dal Canada, dieci dall’Islanda, diciotto dall’Australia, ventuno da Israele, una manciata da Brasile e Colombia. E dal New Jersey di casa.
La biglietteria aprirà alle sette del mattino. A partire dalle otto, ai possessori dei biglietti per il prato, verranno distribuiti i numeri per partecipate alla lotteria per accedere al “pit”, il recinto sotto il palco, dove alla fine saranno ammessi fra i 1500 e i 2500 spettatori. Alle diciassette dovrebbero venir aperti i cancelli: il condizionale è dovuto dall’ora di arrivo da Firenze (dove il tour fa tappa domenica sera) degli ultimi pezzi da aggiungere a una struttura che ieri era già in allestimento. Alle ventuno comincia il concerto, e considerate le abitudini del Boss - nonchè le tre ore e quaranta di musica di ieri sera a Milano - la festa dovrebbe concludersi ben oltre la mezzanotte.
«Sarà una grande prova per la complessa macchina organizzativa», ha ammesso il sindaco, prima di dare altre notizie di servizio: stanze in albergo esaurite, molti fan in arrivo da fuori città hanno scelto di fermarsi per due/tre giorni, musei aperti con ingresso gratuito per chi mostra il biglietto del concerto, biglietti omaggio (anzichè a politici e “amici degli amici”) a soggetti deboli, giovani in condizioni svantaggiate che non avrebbero potuto altrimenti essere presenti, ospiti di comunità educative e di recupero.
La conferenza stampa di ieri mattina a Palazzo Gopcevic è stata anche l’occasione per ringraziare tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nell’organizzazione: dalla Provincia (presente con l’assessore Zollia) alle forze di polizia, da Trieste is rock alla Regione. In rappresentanza della quale, in chiusura è arrivata Federica Seganti.
Nota ormai in mezza Italia come “l’assessora leghista che, per tagliare i contributi al film di Bellocchio su Eluana, ha cassato i fondi alla Film Commission Fvg”, la Seganti cerca di riguadagnare punti con il rock. Allora ricorda «la valenza di eventi come questo e il concerto di Ligabue, a Cividale a luglio, per attirare turisti». E azzarda: «Vogliamo far conoscere il Friuli Venezia Giulia come la regione capitale del rock a livello internazionale». Altri ringraziamenti incrociati. Sipario. E il conto alla rovescia prosegue.
venerdì 8 giugno 2012
SPRINGSTEEN, debutto a milano, oggi già a firenze
«Ciao Milano, siete pronti?». Sono le 20.35 di ieri, Bruce Springsteen sale sul palco sulle note registrate di “C’era una volta in America”. Ripete il suo saluto ai sessantamila di San Siro tre volte, poi attacca con “We take care of our owin”, manifesto del rock patriottico del nuovo album “Wrecking ball”. Quella che dice: «Ci prenderemo cura di noi stessi, faremo noi i nostri interessi, ovunque sventoli la bandiera saremo noi a prenderci cura di noi stessi...».
Sole ancora alto, bisogna cominciare presto per evitare i guai passati a Milano (uno sforamento di orario, anni fa, è finito in tribunale...), la folla è già in delirio. Col Boss, maglietta gilet e jeans neri, sul palco una E Street Band “allargata”: Cindy Mizelle e Curtis King ai cori, Jake Clemons (nipote del compianto Clarence) al sassofono, Clark Gayton al trombone, Curt Ramm alla tromba, Barry Danielian alla tromba, Eddie Manion al sax, Roy Bittan al piano e al sintetizzatore, Nils Lofgren chitarra e cori, Garry Tallent al basso, Steve “Little Steven” Van Zandt anche lui chitarre e cori, Max Weinberg batteria, Soozie Tyrell violino e Charlie Giordano tastiere. Non c’è Patti Scialfa: il Boss chiede «dov’è Patti?», poi si risponde che «è casa con i bambini ma vi saluta tutti...».
Fra i sessantamila di Milano c’è anche il sindaco di Trieste Roberto Cosolini. In questo tour si è già visto il debutto a Siviglia e la tappa a Berlino. Ma per mettere a referto il suo concerto numero 45 del suo idolo, evidentemente non è stato capace di attendere fino a lunedì, quando Bruce sarà di scena a Trieste allo Stadio Rocco. E chissà che il sindaco-fan non stia meditando di regalarsi anche la tappa intermedia del breve tour italiano, quella di domenica allo Stadio Franchi di Firenze... Con Cosolini, comunque, molti triestini ieri sera a San Siro, fra cui ovviamente Daniele Benvenuti, autore del libro appena pubblicato “Springsteen in italian land 1985-2012”. Sono molti, infatti, i seguaci del Boss che lo seguono in diverse date del tour.
A Milano il concerto è proseguito con “Wrecking ball”, la classicissima “Badlands”, “Death to my hometown”, “My city of ruins” (con assolo di Jake Clemons). E la scaletta - sempre suscettibile di modifiche, soprattutto quando si tratta di Springsteen - prevedeva poi “Spirit in the night”, “Because the night”, “No surrender”, “She’s the one”, “I’m on fire”. E ancora “Shackled and drawn”, “Waitin’ on a sunny day”, “The river”, “The rising”, “Lonesome day”, “We are alive”, “Thunder road”. Fino al rush finale con “Born in the Usa”, “Born to run”, “Glory days”, “Hungry heart”, “Dancing in the dark”, “Tenth avenue freeze-out”, “Twist and shout”... Ma chissà poi se le ha fatte tutte.
In attesa del concerto triestino, oggi Springsteen festeggia con sua moglie Patti Scialfa il ventunesimo anniversario di nozze. Probabilmente a Firenze, dove dovrebbe arrivare con due giorni di anticipo sul concerto di domenica, nel quale salirà sul palco anche la signora, chitarrista e corista della band.
Sarebbe il secondo anniversario fiorentino, dopo quello del 2003, non a caso anno dell’ultimo concerto del Boss nella città toscana. Allora festeggiarono all’Hotel Savoy, e chissà che la cosa non si ripeta. Poi, lunedì mattina, rotta verso Nord Est. Verso Trieste.
Sole ancora alto, bisogna cominciare presto per evitare i guai passati a Milano (uno sforamento di orario, anni fa, è finito in tribunale...), la folla è già in delirio. Col Boss, maglietta gilet e jeans neri, sul palco una E Street Band “allargata”: Cindy Mizelle e Curtis King ai cori, Jake Clemons (nipote del compianto Clarence) al sassofono, Clark Gayton al trombone, Curt Ramm alla tromba, Barry Danielian alla tromba, Eddie Manion al sax, Roy Bittan al piano e al sintetizzatore, Nils Lofgren chitarra e cori, Garry Tallent al basso, Steve “Little Steven” Van Zandt anche lui chitarre e cori, Max Weinberg batteria, Soozie Tyrell violino e Charlie Giordano tastiere. Non c’è Patti Scialfa: il Boss chiede «dov’è Patti?», poi si risponde che «è casa con i bambini ma vi saluta tutti...».
Fra i sessantamila di Milano c’è anche il sindaco di Trieste Roberto Cosolini. In questo tour si è già visto il debutto a Siviglia e la tappa a Berlino. Ma per mettere a referto il suo concerto numero 45 del suo idolo, evidentemente non è stato capace di attendere fino a lunedì, quando Bruce sarà di scena a Trieste allo Stadio Rocco. E chissà che il sindaco-fan non stia meditando di regalarsi anche la tappa intermedia del breve tour italiano, quella di domenica allo Stadio Franchi di Firenze... Con Cosolini, comunque, molti triestini ieri sera a San Siro, fra cui ovviamente Daniele Benvenuti, autore del libro appena pubblicato “Springsteen in italian land 1985-2012”. Sono molti, infatti, i seguaci del Boss che lo seguono in diverse date del tour.
A Milano il concerto è proseguito con “Wrecking ball”, la classicissima “Badlands”, “Death to my hometown”, “My city of ruins” (con assolo di Jake Clemons). E la scaletta - sempre suscettibile di modifiche, soprattutto quando si tratta di Springsteen - prevedeva poi “Spirit in the night”, “Because the night”, “No surrender”, “She’s the one”, “I’m on fire”. E ancora “Shackled and drawn”, “Waitin’ on a sunny day”, “The river”, “The rising”, “Lonesome day”, “We are alive”, “Thunder road”. Fino al rush finale con “Born in the Usa”, “Born to run”, “Glory days”, “Hungry heart”, “Dancing in the dark”, “Tenth avenue freeze-out”, “Twist and shout”... Ma chissà poi se le ha fatte tutte.
In attesa del concerto triestino, oggi Springsteen festeggia con sua moglie Patti Scialfa il ventunesimo anniversario di nozze. Probabilmente a Firenze, dove dovrebbe arrivare con due giorni di anticipo sul concerto di domenica, nel quale salirà sul palco anche la signora, chitarrista e corista della band.
Sarebbe il secondo anniversario fiorentino, dopo quello del 2003, non a caso anno dell’ultimo concerto del Boss nella città toscana. Allora festeggiarono all’Hotel Savoy, e chissà che la cosa non si ripeta. Poi, lunedì mattina, rotta verso Nord Est. Verso Trieste.
mercoledì 6 giugno 2012
SPRINGSTEEN, la E STREET BAND...
Dicono che questo sarà l’ultimo tour di Springsteen con la E Street Band. Sarà vero? Chissà. Il Boss ha detto tante volte che lui è solo un componente del gruppo, ma è di tutta evidenza che sarebbe più facile la sopravvivenza (artistica, s’intende) del rocker di Freehold senza i soci, che non viceversa.
E ciò anche se nel corso degli anni la E Street Band ha collaborato, tutta assieme o solo con alcuni dei suoi componenti, con un sacco di gente: da Bob Dylan a Meat Loaf, da Bonnie Tyler ai Dire Straits, passando per David Bowie, Peter Gabriel, Santana, Sting e persino Zucchero.
Certo, il sodalizio con Bruce è di altra pasta. Uno di quei legami antichi, che si creano quando si è ragazzi, con tanti sogni e speranze nella testa, assieme alla voglia di suonare, di tirare fuori attraverso la musica quel che si ha dentro.
Sono passati giusto quarant’anni da quando Bruce e la E Street Band entrarono in una sala d’incisione. Anche se la costituzione ufficiale del gruppo risale al ’74. Secondo la leggenda si chiamarono così in omaggio alla strada in cui abitava la madre di David Sancious, componente originario della band. Pare che la signora fosse molto ospitale con gli amici del figlio, permettendo loro di utilizzare una sala per le prove.
All’epoca il gruppo comprendeva: Clarence Clemons al sassofono, Danny Federici alle tastiere e alla fisarmonica, Vini “Mad Dog” Lopez alla batteria, Garry Tallent al basso, il citato Sancious alle tastiere. E il Boss, soprannome peraltro nato proprio all’interno del gruppo: tutti importanti, ma Bruce era - ed è - il capo, il boss, appunto.
Tanta acqua e soprattutto tantissima musica sono passate sotto i ponti. Fra l’88 e il ’99 (eccezion fatta per il “Greatest hits” uscito nel ’95) le strade di quello che all’inizio era un gruppo di amici si separarono. Altre strade si sono purtroppo separate per sempre: Danny Federici è morto nell’aprile 2008, Clarence “Big man” Clemons ci ha lasciati nel giugno dello scorso anno. E Bruce ha chiamato suo nipote, Jake Clemons, a suonare il sassofono in questo tour.
La storia insomma continua. In questo tour la band si schiera così: Charlie Giordano, tastiere e fisarmonica; Garry Tallent, basso; Max Weinberg, batteria; Roy Bittan, piano e synt; Steven Van Zandt, chitarra, mandolino e voce; Nils Lofgren, chitarra; Patti Scialfa, voce e chitarra; Soozie Tyrell, violino, cori e chitarra; Everett Bradley, percussioni. Più i fiati di Jake Clemons, Eddie Manion, Curt Ramm, Barry Danielian, Clark Gayton. E i cori di Curtis King, Cindy Mizelle e - solo in Rocky ground” - Michelle Moore.
E ciò anche se nel corso degli anni la E Street Band ha collaborato, tutta assieme o solo con alcuni dei suoi componenti, con un sacco di gente: da Bob Dylan a Meat Loaf, da Bonnie Tyler ai Dire Straits, passando per David Bowie, Peter Gabriel, Santana, Sting e persino Zucchero.
Certo, il sodalizio con Bruce è di altra pasta. Uno di quei legami antichi, che si creano quando si è ragazzi, con tanti sogni e speranze nella testa, assieme alla voglia di suonare, di tirare fuori attraverso la musica quel che si ha dentro.
Sono passati giusto quarant’anni da quando Bruce e la E Street Band entrarono in una sala d’incisione. Anche se la costituzione ufficiale del gruppo risale al ’74. Secondo la leggenda si chiamarono così in omaggio alla strada in cui abitava la madre di David Sancious, componente originario della band. Pare che la signora fosse molto ospitale con gli amici del figlio, permettendo loro di utilizzare una sala per le prove.
All’epoca il gruppo comprendeva: Clarence Clemons al sassofono, Danny Federici alle tastiere e alla fisarmonica, Vini “Mad Dog” Lopez alla batteria, Garry Tallent al basso, il citato Sancious alle tastiere. E il Boss, soprannome peraltro nato proprio all’interno del gruppo: tutti importanti, ma Bruce era - ed è - il capo, il boss, appunto.
Tanta acqua e soprattutto tantissima musica sono passate sotto i ponti. Fra l’88 e il ’99 (eccezion fatta per il “Greatest hits” uscito nel ’95) le strade di quello che all’inizio era un gruppo di amici si separarono. Altre strade si sono purtroppo separate per sempre: Danny Federici è morto nell’aprile 2008, Clarence “Big man” Clemons ci ha lasciati nel giugno dello scorso anno. E Bruce ha chiamato suo nipote, Jake Clemons, a suonare il sassofono in questo tour.
La storia insomma continua. In questo tour la band si schiera così: Charlie Giordano, tastiere e fisarmonica; Garry Tallent, basso; Max Weinberg, batteria; Roy Bittan, piano e synt; Steven Van Zandt, chitarra, mandolino e voce; Nils Lofgren, chitarra; Patti Scialfa, voce e chitarra; Soozie Tyrell, violino, cori e chitarra; Everett Bradley, percussioni. Più i fiati di Jake Clemons, Eddie Manion, Curt Ramm, Barry Danielian, Clark Gayton. E i cori di Curtis King, Cindy Mizelle e - solo in Rocky ground” - Michelle Moore.
SPRINGSTEEN, fan da islanda australia brasile...
Dieci biglietti venduti in Islanda, 18 in Australia, 13 in Canada, 21 in Israele, una manciata in Brasile e in Colombia. Sono i dati che colpiscono maggiormente spulciando fra le prevendite.
Sì, perchè delle trentamila presenze ormai quasi raggiunte per lunedì sera al Rocco, soltanto cinquemila sono targate Trieste e Friuli Venezia Giulia. Tutti gli altri spettatori arriveranno dal resto d’Italia e d’Europa e non solo. Gli ultimi dati superano dunque le previsioni degli organizzatori e dello stesso sindaco Cosolini, che parlavano di «circa 22mila spettatori in arrivo da fuori città». Una prova ancor più impegnativa per la complessa macchina organizzativa, che comunque per ora non perde un colpo.
Ma vediamo il dettaglio delle provenienze. Detto dei cinquemila triestini e regionali, saranno circa novemila i fan in arrivo dalle altre regioni italiane, con prevalenza di Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia ed Emilia Romagna.
Dalle vicine Slovenia e Croazia sono attesi settemila spettatori, dall’Austria cinquemila, altri tremila dal resto d’Europa, soprattutto Serbia, Montenegro, Bulgaria, Ungheria, Grecia, Estonia (da dove è arrivata anche la richiesta di accredito da parte di un giornalista). Ciò è dovuto al fatto che il concerto di Trieste è il più vicino per tutta la zona del Sud Est Europa. A Est di Trieste, ma più a Nord, c’è soltanto la tappa di Vienna.
E poi ci sono “quelli che arrivano da lontanissimo”, citati all’inizio. «Si tratta di fan - spiega Luigi Vignando, di Azalea Promotion - che seguono il tour dell’artista e dunque comprano un certo numero di biglietti di altrettante date, spostandosi letteralmente con Springsteen...».
Altra curiosità. Almeno cinquemila persone hanno acquistato i biglietti per tutti e tre i concerti italiani del tour: Milano stasera, Firenze domenica, Trieste lunedì. E per la notte fra lunedì e martedì, negli alberghi del capoluogo giuliano, non c’è più una stanza disponibile.
Sì, perchè delle trentamila presenze ormai quasi raggiunte per lunedì sera al Rocco, soltanto cinquemila sono targate Trieste e Friuli Venezia Giulia. Tutti gli altri spettatori arriveranno dal resto d’Italia e d’Europa e non solo. Gli ultimi dati superano dunque le previsioni degli organizzatori e dello stesso sindaco Cosolini, che parlavano di «circa 22mila spettatori in arrivo da fuori città». Una prova ancor più impegnativa per la complessa macchina organizzativa, che comunque per ora non perde un colpo.
Ma vediamo il dettaglio delle provenienze. Detto dei cinquemila triestini e regionali, saranno circa novemila i fan in arrivo dalle altre regioni italiane, con prevalenza di Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia ed Emilia Romagna.
Dalle vicine Slovenia e Croazia sono attesi settemila spettatori, dall’Austria cinquemila, altri tremila dal resto d’Europa, soprattutto Serbia, Montenegro, Bulgaria, Ungheria, Grecia, Estonia (da dove è arrivata anche la richiesta di accredito da parte di un giornalista). Ciò è dovuto al fatto che il concerto di Trieste è il più vicino per tutta la zona del Sud Est Europa. A Est di Trieste, ma più a Nord, c’è soltanto la tappa di Vienna.
E poi ci sono “quelli che arrivano da lontanissimo”, citati all’inizio. «Si tratta di fan - spiega Luigi Vignando, di Azalea Promotion - che seguono il tour dell’artista e dunque comprano un certo numero di biglietti di altrettante date, spostandosi letteralmente con Springsteen...».
Altra curiosità. Almeno cinquemila persone hanno acquistato i biglietti per tutti e tre i concerti italiani del tour: Milano stasera, Firenze domenica, Trieste lunedì. E per la notte fra lunedì e martedì, negli alberghi del capoluogo giuliano, non c’è più una stanza disponibile.
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