mercoledì 8 agosto 2012

FOO FIGHTERS lunedì unico concerto italiano a Villa Manin (Udine)

Unico concerto italiano dei Foo Fighters, lunedì alle 21 a Villa Manin di Passariano. Dopo lo show del giugno 2011 a Milano (davanti ai trentamila di “Rock in Idrho”, a Rho), ma soprattutto dopo il trionfo di quest’inverno a Los Angeles (cinque Grammy Awards su sei nomination, secondi solo dietro Adele per il miglior album), i Foo Fighters tornano dunque in tour in Italia. Ed è un altro appuntamento “da bollino rosso”, in quest’estate rock che nel Friuli Venezia Giulia sta macinando grandi appuntamenti uno dietro l’altro.
Ha ormai diciott’anni, la band nata nel ’94 dall’incontro di Dave Grohl (all’epoca ancora batterista dei Nirvana) con il chitarrista Pat Smear (già turnista della storica band grunge) e William Goldsmith. Dal singolo di debutto “This is a call”, nell’estate ’95, fino al recente album “Wasting light”, i Foo Fighters si sono affermati come una delle migliori band della scena rock internazionale.
Il loro nome è mutuato dall’espressione che veniva usata, nella seconda guerra mondiale, per indicare quegli avvistamenti aerei riferiti da alcuni piloti alleati, simili a quelli che generalmente vengono chiamati Ufo.
Negli ultimi anni con i Nirvana Grohl aveva scritto dei brani che teneva nel cassetto. Dopo la morte di Kurt Cobain, si materializzò il progetto che non voleva essere solista. Dai Sunny Day Real Estate, band di Seattle che stava per chiudere i battenti, il musicista reclutò Smear e Goldsmith. E l’avventura ebbe inizio.
Il grande successo arriva con l’album “The colour and the shape”, tuttora considerato come il loro miglior lavoro, poi bissato da “There is nothing left to lose” e “One by one”, che segna anche l’arrivo nella band di Chris Shiflett, chitarrista già nel gruppo No use for a name.
Intanto, i tour mondiali rafforzano il successo dei Foo Fighters, che tornano in sala d’incisione per i dischi “In your honor” (inizialmente nato come progetto acustico del solo Grohl, ma che poi sfocia in un doppio album, uno “unplugged” e uno rock) e “Skin and bones”, registrato durante un tour acustico e pubblicato anche in dvd.
Nel 2007 arriva “Echoes, silence, patience and grace”, anticipato dal singolo “The pretender” e seguito da un dvd realizzato dal vivo a Wembley e da un “Greatest hits”. Nell’aprile dell’anno scorso, il citato “Wasting light”, che vede Dave Grohl riunirsi con Krist Novoselic, suo compagno nei Nirvana, che aveva fra l’altro già pensato di coinvolgere agli inizi della nuova band. Anche questo lavoro viene accolto con favore da pubblico e critica di mezzo mondo, come dimostrano i cinque Grammy incassati a febbraio.
Grande attesa dunque per il concerto di lunedì a Villa Manin. La musica comincia alle 18 con Gaslight Anthem (band del New Jersey, “benedetti” da Bruce Springsteen, proporranno il loro nuovo album “Handwritten”) e Bob Mould (ex voce della band Sugar e leader storico della band Husker Du), dopo le 21 arrivano le star della serata. Biglietti ancora disponibili. Info www.azalea.it e www.livenation.it

martedì 7 agosto 2012

la leggenda dei CREEDENCE a majano giov9-8

John Fogerty, lo storico leader dei Creedence Clearwater Revival, un mese fa è stato fra gli ospiti di Bruce Springsteen nel concerto londinese ad Hyde Park. Stasera i Creedence Clearwater Revived - che dello storico gruppo californiano degli anni Sessanta/Settanta porta avanti eredità e repertorio - suonano al Festival di Majano (piazza Italia, ore 21.30, ingresso gratuito), qualche anno dopo la loro doppia partecipazione al Trieste Summer Rock festival in piazza Unità (nel 2004 e nel 2008).
Il gruppo è formato da Johnny Williamson alla chitarre, dal cantante Peter Barton, da Chris Allen al basso e da Wally Day alla batteria. Nel loro repertorio, classici senza tempo come “Proud Mary” e “Bad moon rising”, “Travelin’ band” e “Have you ever seen the rain”, “Green river” e “Down on the corner”, “Fortunate son” e “I put a spell on you”. E ancora “Suzie Q”, “Who’ll stop the rain”, “Hey tonight”, “Molina”...
C’è insomma tutta la colonna sonora di un’epoca, nei pochi album realizzati, fra il ’68 del primo album omonimo e il ’72 dello scioglimento, dai Creedence. Che erano formati da John Fogerty (voce, chitarra, armonica), suo fratello maggiore Tom (chitarrista, scomparso nel ’90), Stu Cook al basso e Douglas “Cosmo” Clifford alla batteria.
Il cinema, dal “Grande Lebowsky” in poi, ha spesso reso omaggio alla loro importanza nella storia del rock’n’roll americano. Album come “Green river” e “Willy and the poor boys”, “Cosmo’s factory” e “Pendulum”, fino al “Mardi gras” del divorzio, sono tuttora un eccellente compendio delle varie anime che brillavano nel sound del gruppo, fra country e west coast, folk e rhythm’n’blues, soul e gospel.
Dopo la fine della band, il solo John Fogerty ha continuato da solista con un certo successo. Il fratello Tom ha realizzato qualche disco che non ha lasciato traccia. E proprio dopo la sua morte, Cook e Clifford hanno messo assieme i Creedence Clearwater Revisited, che nel ’98 hanno realizzato l’album di cover “Recollection”.
Vita più lunga sta invece avendo questa versione “Revived”, raccolta attorno alla carismatica figura di Johnny “Guitar” Williamson, che ora torna nella nostra regione. Il successo delle loro esibizioni, con una formazione che non comprende nessuno dei componenti originari della storica band, la dice lunga sull’impatto e sull’influenza che i Creedence continuano ad avere nella scena musicale internazionale.

lunedì 6 agosto 2012

POOH nuovo disco e tour (17 dic a trieste, 18 a udine)

Un nuovo disco in uscita il 9 ottobre. E subito dopo un tour, che si concluderà proprio nel Friuli Venezia Giulia: il 17 dicembre a Trieste, al Politeama Rossetti, e il 18 al “Nuovo” di Udine.
Non c’è che dire: chi aveva pensato che l’abbandono del batterista Stefano D’Orazio - sono passati quasi tre anni - avrebbe portato i Pooh a imboccare una parabola discendente, dopo una carriera cominciata nel lontano 1966, beh, si è sbagliato di grosso.
I tre Pooh sono in queste settimane in sala di registrazione - assieme a un’orchestra sinfonica, al batterista Phil Mer e a Danilo Ballo, che cura gli arrangiamenti - per ultimare il nuovo album, “Opera seconda”. A quarantuno anni da un disco che si intitolava “Opera prima”.
«Per il titolo del disco non potevamo non utilizzare la parola “opera”, perché è proprio di questo che si tratta – raccontano Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian da Montegrotto Terme, vicino Padova, dove stanno lavorando –. È un progetto “veramente speciale“, artisticamente stimolante ma molto complesso. È facile immaginare quanto lavoro ci sia per inserire una grande orchestra all’interno di un suono così definito e “solido” come quello dei Pooh. Nel 1971 abbiamo pubblicato un disco che si intitolava “Opera prima” (il nostro primo album con la Cgd), nel 2012 pubblichiamo “Opera seconda”...».
L’avventura del più longevo gruppo della musica leggera italiana prosegue insomma senza perdere un colpo. Anzi, si ha come l’impressione che l’uscita di uno dei quattro moschettieri sia stata vissuta dai tre superstiti come un nuovo stimolo, come un’iniezione di entusiasmo, come una spinta a ripartire.
Red Canzian, il bassista che l’anno prossimo festeggia i suoi quarant’anni nei Pooh (entrò nel ’73, al posto di Riccardo Fogli), ce l’aveva del resto spiegato assai bene prima dell’ultimo concerto triestino, lo scorso anno sempre al Rossetti: «Il segreto della nostra ripartenza si chiama amore per la musica, rispetto per il pubblico, passione per questo mestiere. È questa la ricetta che ci ha permesso di superare tutte le crisi, anche l’ultima, quando Stefano ci ha detto che non ce la faceva più, che aveva voglia di smettere e fare altre cose».
Ancora Red: «C’è stato un momento di confusione, abbiamo anche pensato di chiuderla lì, ma poi abbiamo scoperto che avevamo ancora voglia di continuare, di scrivere e suonare nuove cose. È stato anche un fatto positivo, alla fine: negli ultimi tempi eravamo entrati nella routine, davamo tutto per scontato, come nelle coppie stanche, quando non si pensa più all’altra persona. Abbiamo fatto punto e a capo, ritrovando un’amicizia, un affiatamento, una compattezza che col tempo avevamo smarrito».
Il nuovo album sarà pubblicato da Trio e distribuito da Artist First. Il 27 ottobre partirà il tour, prodotto da Cose di Musica, nel quale i Pooh saranno accompagnati dalla Ensemble Symphony Orchestra, diretta da Giacomo Loprieno. Tappe a Montecatini Terme, Genova, Varese, Sanremo, Torino, Brescia, La Spezia, Bergamo, Milano (12 e 13 novembre agli Arcimboldi), Roma (16 e 17 novembre all’Auditorium Conciliazione), Firenze, Rimini, Padova (24 novembre al Geox), Bologna, Assisi, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Pescara, Napoli, Bari, Catania, Palermo.
E poi finale - salvo aggiunte - il 17 dicembre al Rossetti di Trieste e il 18 dicembre al “Nuovo” di Udine (info e prevendite per entrambi i concerti www.azalea.it). Da segnalare fra l’altro che, mentre nel capoluogo regionale il gruppo si è esibito varie volte negli ultimi anni, dal capoluogo friulano mancano da ben sette anni.
Ultima notazione. Il cofanetto “Pooh legend”, primo capitolo di un’opera di recupero e rimasterizzazione del catalogo video-discografico del gruppo, pubblicato a primavera, è tuttora nella classifica dei dischi più venduti.

domenica 5 agosto 2012

FIORELLA MANNOIA e tutti i sud del mondo, lun 6-8 a Lignano

I Sud del mondo si somigliano in fondo in fondo un po’ tutti. E poi è vero: c’è sempre qualcuno più a Sud di noi. Perchè ogni zona di un paese o di un continente, neanche troppo paradossalmente, può essere considerata come il Sud di qualche altra regione. La stessa (sedicente) Padania è il Sud d’Europa, a guardarla dalla Scandinavia o anche solo dalla Germania...
“Sud”, il nuovo disco e il conseguente tour - che stasera alle 21.30 fa tappa alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro, ingresso gratuito - di Fiorella Mannoia, è nato dalla lettura del libro “Terroni”, di Pino Aprile. E dalla “scoperta” che la storia della nostra penisola, della nostra Italia unita e repubblicana, non è esattamente quella che ci hanno insegnato a scuola. Né tantomeno quella spacciata da certa propaganda leghista.
«Non sapevo - ha detto infatti la cantante romana - che il nostro Sud prima dell’annessione fosse ricco, opulento, moderno e all’avanguardia. Non sapevo che i briganti fossero resistenti e non criminali. Ignoravo il bagno di sangue e il saccheggio che questa parte del nostro Paese ha subito con il Risorgimento. Da questi elementi è scaturito il disco, che è anche un doveroso omaggio al Meridione. È stato un attimo poi allargare il pensiero e la denuncia a tutti coloro che nel mondo subiscono la stessa sorte da secoli e secoli».
Nel disco e nello spettacolo della Mannoia (già passato in regione, a maggio a Pordenone) il nuovo approccio alla storia del nostro Meridione diventa dunque il pretesto per focalizzare l’attenzione su tutti i Sud del mondo. Con problemi simili se non uguali un po’ dappertutto, a partire dalle difficili condizioni di vita di tante persone e dal conseguente dramma dell’emigrazione, dalla necessità di lasciare la propria terra, il proprio paese per inseguire onestamente pane e lavoro.
Un disco sul filo della denuncia sociale, insomma, affidata soprattutto al brano “Non è un film” (scritto da Frankie Hi-Nrg, che nel disco duetta con la cantante), che fra l’altro si è aggiudicato il Premio Amnesty Italia come miglior canzone dell’anno sul tema dei diritti umani.
Stasera a Lignano, Fiorella Mannoia sarà accompagnata da una band composta da Carlo Di Francesco (percussioni, produttore artistico e arrangiamenti), Davide Aru (chitarra e arrangiamenti), Luca Visigalli (basso), Diego Corradin (batteria), Arnaldo Vacca (percussioni), Andrea Pistilli (chitarra), Natty Fred e Kaw Dialy Mady Sissoko (cori). E dal triestino Fabio Valdemarin al pianoforte.
In programma le canzoni del nuovo album (fra cui “Se solo mi guardassi”, musica di Ivano Fossati e testo della stessa Mannoia, dedicato al punto di vista di tanti “invisibili fratelli stranieri” che vivono attorno a noi, e ai quali non chiediamo mai nulla sulle loro vite...) ma anche i classici di una carriera ormai quasi quarantennale, che ha imposto l’artista romana come una delle migliori interpreti della nostra canzone.
Per i suoi fan, dopo il concerto di stasera a Lignano, appuntamento il 9 ottobre con il nuovo cd-dvd registrato dal vivo durante questo tour.

BANDORKESTRA dom5-8 a Trieste, San Giusto

Amano farsi chiamare “banda moderna”. Perchè vogliono, spiega il leader Marco Castelli, «traghettare il concetto di banda nel terzo millennio: non abbiamo i connotati né il repertorio della big band, ma coltiviamo alcuni aspetti popolari e una certa scanzonatura che richiama la vecchia banda...».
Stasera alle 21, al Castello di San Giusto, la Bandorkestra torna in concerto a Trieste. La città dov’è nata, sulle ceneri della vecchia Big Band 55. La città dove vive gran parte dei suoi quattordici componenti, alcuni dei quali arrivano da altre città regionali, con l’aggiunta della bacchetta di Castelli, sassofonista e compositore veneziano.
«Trieste è la mia città adottiva - spiega il musicista, classe 1960, che ha collaborato fra gli altri con Lee Konitz - e la trovo da sempre molto viva e ricca di stimoli. Il legame è nato tanti anni fa, ho cominciato a collaborare con la Scuola 55 e la Casa della musica, con Gabriele Centis, con altri musicisti che poi si sono uniti in questo progetto. Tutti ottimi professionisti, anche quelli che hanno fatto la vita dei musicisti pur campando di altri mestieri».
Attualmente, dopo vari cambi e avvicendamenti tipici di un “work in progress”, sono in quattordici: Tommaso Bisiak al flauto; Alessandro Ceschia, Sergio Tonello, Piero Pieri, Cristina Gerin, Barbara Toso, Donato Riccesi e Marco Mazzuca ai sax; Sandro Vilevich al flicorno; Giuseppe “Vò” Orselli al trombone; Emanuele Laterza alla chitarra; Giovanni Vianelli al pianoforte; Stefano Lesini al basso; Marco Vattovani alla batteria.
Stasera a San Giusto propongono in anteprima i brani del terzo album, “Scorribanda”, che verrà pubblicato a settembre. Un disco che completa una trilogia già ricca di due capitoli intitolati “Bandando” e “Bandalarga”.
«Proponiamo ancora e sempre musica moderna - prosegue Castelli, cresciuto con il jazz d’avanguardia degli anni Sessanta e Settanta -, un mix di tanti generi che piace sia agli addetti ai lavori che a un pubblico più vasto, non necessariamente appassionato di jazz». In repertorio: composizioni originali firmate Castelli, classici, medley che pescano un po’ ovunque. Una miscela di swing, ska, atmosfere etniche, boogie-woogie, afro, latino, tango, reggae, spaziando fra stili e suggestioni musicali composite. Da Carosone a Dollar Brand (ora Abdullah Ibrahim), da Modugno a Louis Prima.
Ancora l’eclettico capobanda: «Ci piace tornare a quella che era la vecchia funzione arcaica della musica, che serviva a celebrare, a volte festeggiare degli eventi. Peschiamo dai suoni di tante parti del mondo, ma pur muovendoci in terre di confine, non inseguiamo a tutti i costi l’idea dell’Est, dei Balcani.Lo so, Trieste è la patria delle contaminazioni, ma diciamo che io mi contamino abbastanza già di mio...».
Insomma, una vera e propria fanfara triestina che guarda verso il futuro, senza mai dimenticare le importanti radici che tengono in piedi l’albero. I frutti del quale vengono raccolti e gustati un po’ ovunque. Nei dischi, nei tanti concerti, ma anche alla radio e in tivù. Musiche, sigle, stacchetti della Bandorkestra sono infatti stati trasmessi da “Ballarò” e “Caterpillar”, “Fahrenheit” e “Notturno Italiano”. E probabilmente è solo l’inizio.

venerdì 3 agosto 2012

MARIO BIONDI sab 4-8 a Lignano (UD)

Dopo il tris triestino al Rossetti (marzo 2008, maggio 2010, primo aprile di quest’anno), Mario Biondi torna stasera nel Friuli Venezia Giulia per una nuova tappa del suo tour estivo. Appuntamento alle 21.30, al Kursaal Club di Lignano Riviera, un suggestivo teatro all’aperto in riva al mare.
Un’occasione per apprezzare dal vivo la miglior “voce black” della musica italiana, che in questo 2012 alterna i concerti in giro per la penisola (dopo il tour invernale dall’8 luglio viaggia con dieci selezionati “Special events”) alle applaudite performance all’estero. Dopo il Ronnie Scott’s londinese e l’Istanbul Jazz Center della capitale turca, prossimamente è atteso anche a Manchester, al Blue Note di Tokyo e al Bratislava Jazz Festival.
All’estero, colui che all’anagrafe si chiama Mario Ranno (il cognome d’arte l’ha ereditato dal padre, il cantautore Stefano Biondi) è particolarmente amato. Anche perchè prima di essere conosciuto in Italia, aveva già lavorato con successo a Londra, a New York e persino in Giappone. In Inghilterra, in particolare, il quarantunenne cantautore catanese è molto apprezzato sin da quando, sei anni fa, la sua “This is what you are”, originariamente pensata per il mercato giapponese, grazie a un lungimirante dj aveva già conquistato Radio Bbc1 prima di essere adottata come jingle natalizio da Radio Montecarlo. La collaborazione con Bluey, il leader degli Incognito che ha remixato la sua “No’ mo’ trouble”, e un duetto con Chaka Khan hanno fatto il resto.
Altre collaborazioni importati: Ray Charles, Baglioni (padre e figlio), Renato Zero, Giorgia, Laura Pausini e Burt Bacharach, che ha scritto per lui “Something that was beautiful”. Per l’altro duetto che avrebbe voluto fare, quello con l’inarrivabile Whitney Houston, purtroppo non c’è stato il tempo.
Fra una tappa e l’altra del tour, Biondi sta ultimando il nuovo album, annunciato per novembre. Nessuna anticipazione. Dice soltanto che sarà un’opera “monumentale” e ricca di sorpresa. E si parla della collaborazione con Leon Ware, autore di “I wanna be where you are” di Michael Jackson.
Stasera a Lignano, Biondi è accompagnato da Daniele Scannapieco al sassofono, Giovanni Amato alla tromba, Claudio Filippini al piano, Luca Florian alle percussioni, Tommaso Scannapieco al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Propone lo spettacolo “Jazz Set – The Italian Jazz Players”, nel quale rilegge, oltre ai brani dell’ultimo doppio album “Due”, i suoi più grandi successi: da “If” a “This is what you are”, passando per “I love you more”. Biglietti ancora disponibili oggi dopo le 18 all’ingresso della spiaggia del Kursaal Club. Info www.azalea.it

giovedì 2 agosto 2012

la morte di LUCIO QUARANTOTTO

Si terranno oggi nella sua Mestre i funerali di Lucio Quarantotto, il cantautore cinquantacinquenne suicida dopo una forte depressione. Noto soprattutto per aver firmato il testo di “Con te partirò”, il successo mondiale di Andrea Bocelli (in inglese “Time to say goodbye”, nota anche nella versione di Sarah Brightman)), l’artista aveva pronte le canzoni per un nuovo album, che si sarebbe dovuto intitolare “Alla fine di un concerto rock”.
Nato nel ’57, Lucio aveva debuttato esattamente trent’anni fa con l’album “Di mattina molto presto”, per il quale vinse il Premio Tenco per la miglior opera prima. “Ehi là”, il disco pubblicato nell’86, confermò all’attenzione più della critica che del grande pubblico i suoi “testi scavati fino all’osso, sempre detti-cantati con magica lentezza, addirittura con cautela, per la preoccupazione di far arrivare parola dietro parola”, come scrisse il poeta Roberto Roversi.
La collaborazione prima con Franco Battiato e poi con Caterina Caselli (per cui firmò “E se questa fosse l’ultima”, inserita nell’album dell’ex Casco d’oro “Amada mia”) non contribuisce ad aumentare la popolarità del nostro, che nel ’90 pubblica il suo terzo e a tutt’oggi ultimo album, “L’ultima nuvola sui cieli d’Italia”.
La svolta, anzi, il botto arriva con quella canzone per l’allora debuttante Bocelli. Canzone profonda, enigmatica, ma con una bellezza senza tempo. Al Sanremo Giovani del ’95 vale solo un quarto posto al tenore che proprio da lì, da quella “Con te partirò” ormai diventata un classico, avrebbe visto partire un successo mondiale senza precedenti.
Di quella canzone sono stati venduti milioni di copie in tutto il mondo. Un successo e una popolarità paragonabile soltanto a “Volare” di Domenico Modugno. E ovunque Bocelli si è esibito in questi anni, nel corso della sua strepitosa carriera, il pubblico gli ha sempre chiesto innanzitutto quel brano.
Un vero e proprio classico, con versi che, a distanza di tanti anni, e dopo quanto accaduto, possono essere letti in una luce nuova, ancor più malinconica. «Quando sono solo sogno all’orizzonte e mancan le parole, sì lo so che non c’è luce in una stanza quando manca il sole, se non ci sei tu con me...». E ancora: «Con te partirò, paesi che non ho mai veduto e vissuto con te, adesso sì li vivrò, con te partirò su navi per mari che io lo so, no non esistono più, con te io li rivivrò...».
Dopo il grande successo come autore, Quarantotto ha duettato nel ’97 con i Marlene Kuntz nel brano “I templi indù”. E ha scritto per Filippa Giordano “Amarti sì”, per il girone dei giovani del Sanremo 2002.
Negli ultimi anni ha collaborato assiduamente con il musicista Francesco Sartori, un altro veneto di talento, noto soprattutto per la sua militanza nelle Orme. Con lui aveva scritto “Tu ci sei”, “Canto della terra”, “Immenso” e altre canzoni nuove, destinate a entrare nell’album che sarebbe dovuto uscire a breve e che forse ora sarà pubblicato postumo, a interrompere un silenzio discografico che durava da oltre vent’anni.
Ha detto Andrea Bocelli: «È strana, a volte, la vita. Cantavo le sue canzoni ma mi rendo conto che Lucio lo conoscevo poco. Ricordo una chiacchierata in sala d’incisione, qualche anno fa, ma non ci siamo frequentati. E questo, in un certo senso, accresce il mio dolore».