lunedì 29 dicembre 2008

CAPODANNO BLUES


È un Capodanno a tutto blues, quello organizzato per stanotte dal Comune di Trieste. In piazza dell’Unità saliranno infatti sul palco prima della mezzanotte il duo formato da Stefano Franco e James Thompson, e nel primo giro di lancette del 2009 Andrea Mingardi con la sua Rossoblues Brothers Band.

Una scelta musicale assolutamente di qualità, che fra l’altro interrompe una tradizione ormai pluriennale che vedeva sempre la piazza triestina orfana di artisti di livello nazionale - pur nel rispetto dovuto a tutti i lavoratori dello spettacolo - nella fatidica notte fra il 31 dicembre e il primo gennaio.

Con Mingardi siamo in presenza di un protagonista di primo piano della musica italiana da oltre un trentennio. Bolognese, classe 1940, esordi negli anni Sessanta in bilico fra rock, blues e canzoni più o meno demenziali nel dialetto della sua terra, deve aspettare il ’74 per dare alle stampe il suo primo album. Una certa popolarità gli arriva con «Datemi della musica», pubblicato nel ’76. Molti invece lo scoprono con il brano «Un boa nella canoa», con cui partecipa al Festivalbar dell’83.

A Sanremo invece lo troviamo per la prima volta nel ’92, al fianco dello sfortunato Alessandro Bono (che sarebbe poi morto di Aids, a soli trent’anni, nel ’94), con la canzone «Con un amico vicino». E altre quattro volte fra il ’93 e il 2004, quando ha proposto il brano «È la musica».

Ma il valore di Andrea Mingardi - che è stato per molti anni nel giro della nazionale cantanti, con Mogol, Morandi e tanti altri colleghi - è dimostrato anche dalla recente collaborazione con Mina. Prima il brano «Mogol e Battisti», scritto da Mingardi e cantato da Mina assieme a lui nell’album «Bau», nel 2006. Quest’anno lo abbiamo ritrovato autore di «Amiche mai», per lo storico duetto di Mina con Ornella Vanoni.

Da segnalare ancora che lo scorso anno è uscito l’album «Andrea Mingardi canta Ray Charles - Tribute to the Genius». E che soprattutto dal vivo, </EL>con la sua Rossoblues Brothers Band che lo accompagnerà anche stanotte a Trieste, l’artista bolognese rilegge il suo repertorio e alcuni classici della musica nera.

Ma il Capodanno a tutto blues, come si diceva, non vivrà solo della musica di Mingardi. Prima della mezzanotte il compito di riscaldare temperatura e atmosfera toccherà a The Dukes of Rhythm Duo. Ovvero: il pianista triestino Stefano Franco e il sassofonista statunitense James Thompson, da anni presenza costante della scena «live» cittadina ma anche in giro per l’Italia e all’estero.

Il primo ha un brillante passato anche di «one man band» a Umbria Jazz e in altri importanti festival blues italiani ed europei. Il secondo, originario di Cleveland (Ohio), vive da anni in Italia, dove ha collaborato fra gli altri con Zucchero, Paolo Conte, Stadio e lo stesso Mingardi. Assieme, Franco e Thompson propongono un repertorio che spazia dai classici di Duke Ellington a riletture di brani di Jimi Hendrix, passando per una produzione originale di qualità. Insomma, stanotte in piazza Unità grande musica prima e dopo mezzanotte. Giusto per finire bene e subito dopo ripartire alla grande.

domenica 28 dicembre 2008

...da non perdere CHECCO ZALONE che rifà JOVANOTTI, a Zelig (8-12-2008), davanti allo stesso, via via senza parole...


su:


http://www.youtube.com/watch?v=OxYaa59Xn-I

venerdì 26 dicembre 2008

ANTONACCI A TS


C’è anche Biagio Antonacci, nel 2009 musicale triestino. Le cui prime settimane a questo punto schierano nell’ordine: Patty Pravo lunedì 5 gennaio, poi un tris formato Biagio Antonacci il 12 febbraio, Franco Battiato il 13 e 14, Vinicio Capossela il 15. Il tutto al Politeama Rossetti, che sceglie dunque di cominciare il 2009 proponendo la grande musica italiana.

Per quanto riguarda l’ex ragazza del Piper, al secolo Nicoletta Strambelli, si tratta in realtà del tradizionale concerto «Buon anno Trieste», nell’ambito del quale l’Associazione Commercianti ha portato nel corso degli ultimi anni vari protagonisti di primo piano della musica italiana. Stavolta tocca a Patty Pravo, che nel 2008 ha compiuto i sessanta (complimenti...) e ha proposto una versione «alla Amy Whinehouse» del suo antico classico «La bambola». E ora si prepara a partecipare al Sanremo 2009.

Sì, perchè ci sono vari modi per avvicinarsi al Festival di Sanremo, la cui 59.a edizione si terrà fra il 17 e il 21 febbraio (vedi articolo qui a destra). L’artista veneziana ha scelto di continuare il tour quasi fino alla vigilia. Il Rossetti ha invece pensato bene di proporre il tris di cui si diceva - a mo’ di «disintossicazione preventiva»... - nelle sere immediatamente precedenti alla kermesse, quest’anno allestita e presentata da Paolo Bonolis.

Aprirà dunque il bell’Antonacci, da anni idolo canoro di ragazze e donne di ogni età, che ha appena pubblicato l’album «Il cielo ha una porta sola». L’annesso tour teatrale comincerà il 26 gennaio dal Teatro Augusteo di Napoli, e prima di arrivare a Trieste (dove ultimamente si era fatto vedere al palasport), toccherà alcune città del Sud, poi Varese, Ascoli Piceno, Livorno e Milano, e dopo la tappa al Politeama e alcuni altri concerti in giro per la penisola, si concluderà il 21 febbraio a La Spezia.

Per il pubblico triestino l’occasione per sentire i brani nuovi e gli storici cavalli di battaglia del cantautore di Rozzano, paesotto vicino Milano. Gli uni e gli altri sono compresi nel nuovo disco, che dà il titolo a questo tour. Da segnalare che i vecchi ma sempre validi successi, riletti per l’occasione, sono stati scelti attraverso un sondaggio dai fan (oltre 900 mila contatti) che hanno potuto votare e quindi scegliere la composizione definitiva del cd: inserendo «Pazzo di lei» e «Quanto tempo e ancora», «Iris (fra le tue poesie)» e «Sappi amore mio», «Convivendo» e «Se è vero che ci sei». Senza dimenticare «Angela», «Mio padre è un re», «Fiore», «Quell’uomo lì», «Lo conosco poco»...

Completano il tris, come si diceva, Franco Battiato e Vinicio Capossella. L’artista siciliano dovrebbe tenere al Rossetti ben due concerti: il 13 e 14 febbraio. Reduce dalla pubblicazione di «Fleurs 2», terzo capitolo di cover (nonostante l’inconsueta numerazione...), che brilla soprattutto per l’unico inedito: «Tutto l’universo obbedisce all’amore», a due voci con la compaesana Carmen Consoli.

Per quanto riguarda Capossela, il suo tour «Solo Show» riparte il 26 gennaio da Torino, per uno spettacolo che riprende l’impostazione del suo recente album «Da solo». Che parla di temi importanti e universali come l'unione, la guerra, la distanza, il cielo, il silenzio, l'America, la clandestinità, la verità...

Ultime segnalazioni «trivenete»: domenica al Nuovo di Udine concerto di fine anno con Antonella Ruggiero, domenica primo febbraio al palasport di Pordenone suonano i Sonohra, venerdì 13 febbraio al Nuovo di Udine si esibisce Mango, sabato 21 febbraio al Palaverde di Treviso fa tappa il tour degli Oasis, martedì 31 marzo al palasport di Pordenone concerto dei Nightwish.

mercoledì 24 dicembre 2008

So this is Christmas

And what have you done

Another year over

And a new one just begun



And so this is Christmas

I hope you have fun

The near and the dear one

The old and the young



A very merry Christmas

And a happy New Year

Let’s hope it’s a good one

Without any fear



And so this is Christmas

For weak and for strong

For rich and the poor ones

The world is so wrong



And so happy Christmas

For black and for white

For yellow and red ones

Let’s stop all the fight



A very merry Christmas

And a happy New Year

Let’s hope it’s a good one

Without any fear



And so this is Christmas

And what have we done

Another year over

And a new one just begun



And so this is Christmas

I hope you have fun

The near and the dear one

The old and the young



A very merry Christmas

And a happy New Year

Let’s hope it’s a good one

Without any fear



War is over

If you want it

War is over

Now…


(happy xmas, war is over - john lennon, 1971)

martedì 23 dicembre 2008

SANREMO / ARCIGAY


Sanremo, c’è già la prima polemica. È bastato che nell’elenco dei partecipanti annunciato l’altra sera spuntasse Povia con il titolo «Luca era gay», ed ecco che ieri l’Arcigay si è detta pronta a bloccare il Festival, in programma fra il 17 e il 21 febbraio. Il motivo: quel titolo «sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell'autore; non si può nel 2008 arrivare su un palcoscenico nazionale a sostenere che gay e lesbiche sono malati, sbagliati o immaturi», si legge in una nota dell’associazione. Che ha immediatamente lanciato su Facebook il gruppo «Non lasciamo che Povia canti di ex-gay a Sanreme», al quale sono arrivate oltre duecento adesioni in poche ore. Della serie: fino a febbraio ne sentiremo delle belle.

Per quanto riguarda il cast, si nota il solito effetto macedonia. Cambiano gli ingredienti (l’anno scorso quelli graditi da Baudo, quest’anno scelti da Bonolis), ma la sostanza non cambia. Si contenderanno dunque la vittoria al 59.o Festival gli Afterhours e Al Bano, Alexia (con ospite Mario Lavezzi) e Marco Carta, Dolcenera e i Gemelli Diversi, Fausto Leali e Marco Masini, Nicky Nicolai con Stefano Di Battista e Patty Pravo, il trio Pupo/Paolo Belli/Youssou N’Dour e Francesco Renga, Sal da Vinci e Tricarico, Iva Zanicchi e appunto Povia. Un occhio al rock e uno alla tradizione, una spruzzata di jazz e un buon drappello di ex vincitori. Giusto per non scontentare nessuno.

La vera novità di quest’anno - oltre alla formula che prevede eliminazioni anche fra i big - sta nell’arrivo di un nutrito drappello di grandi della canzone italiana, chiamati a fare da tutor ai giovani. Dunque sul palco saliranno Pino Daniele, Zucchero, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Riccardo Cocciante, Gino Paoli, Massimo Ranieri, persino Burt Bacharach, ognuno con la sua brava nuova proposta da sponsorizzare. Fra le quali c’è Iskra Menarini, classe 1946, bravissima corista di Dalla ma «giovane» per modo di dire...

lunedì 22 dicembre 2008

ELISA "AMERICANA"


Stavolta pare che la nostra Elisa abbia davvero fatto il botto. Sentite qua: la popstar monfalconese piace agli americani più dei Guns'N Roses, più di Beyoncè, più di Anastacia. A rivelarlo è un sondaggio effettuato tra gli utenti del sito Billboard.com, articolazione internettiana di quella che da sempre è considerata la «bibbia» della musica statunitense.

Nella classifica dei dieci album migliori del 2008, «Dancing» - che è il primo album «americano» di Elisa, pubblicato nel luglio scorso e pensato appositamente per il difficile mercato a stelle e strisce - risulta infatti al quinto posto. Che sarebbe come dire: prima di «Chinese Democracy» dei Guns N'Roses, prima di «I am... Sasha Fierce» di Beyoncè, prima di «Heavy rotation» di Anastacia. Meglio dell'artista originaria del Friuli Venezia Giulia, secondo questo sondaggio, hanno fatto soltanto Mariah Carey, David Cook, David Archuleta e Britney Spears.

È un risultato di grandissimo rilievo. Basti pensare che nell’ultimo mezzo secolo soltanto Domenico Modugno con «Volare» ha scalato per davvero le hit parade statunitensi. Ma era per l’appunto il 1958. Negli anni Settanta fu la Pfm a suscitare un certo interesse oltreoceano, rimanendo però in un circuito abbastanza di nicchia. E in tempi più recenti, il successo di artisti come Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, Zucchero e Tiziano Ferro ha sempre interessato più il Centro e Sud America - oltre che l’Europa - che gli Stati Uniti.

Per tutti questi motivi è importante il risultato ottenuto da Elisa, che segue quello già incassato dal vivo. Fra ottobre e novembre la cantante ha infatti tenuto un lungo tour, a cavallo fra gli Stati Uniti e il Canada, toccando ben diciassette città. E suonando al Bowery Ballroom di New York, al Roxy di Los Angeles, al Mod Club di Toronto, a Le Savoy di Montreal, e ancora a Pittsburgh, San Francisco, Seattle e Boston. Ovunque pare sia stata accolta con interesse, simpatia e a tratti con entusiasmo.

Se ne sono accorti anche gli osservatori americani, quando il talent show televisivo «So you think you can dance?» ha proposto un balletto realizzato proprio sulle note di «Dancing». Risultato: un po’ grazie al balletto e un po’ grazie al tour, la canzone è schizzata nella Top 20 della classifica dei singoli più scaricati da iTunes America, grazie alla bellezza di oltre 75 mila acquisti in poche settimane. Di lì a poco è entrato in classifica anche l’album.

Per la monfalconese Elisa Toffoli, che pochi giorni fa ha compiuto trentuno anni (è nata il 19 dicembre ’77), il sogno insomma continua. Era cominciato nei localini dell’isontino e soprattutto con quell’incontro, appena sedicenne, con Caterina Caselli. Poi tutto ha cominciato a filar via velocissimo: il contratto discografico, i mesi in California a preparare l’album d’esordio, il successo, la vittoria a Sanremo, la consacrazione come popstar...

Ora l’ex ragazzina che lavorava nel negozio da parrucchiera della madre ha fatto un altro salto. Quello più difficile. E la cosa bella è che le sta riuscendo perfettamente. Una regione intera fa il tifo per lei...

martedì 16 dicembre 2008

MAGRIS SU CARACCIOLO


«Un uomo che ha saputo unire l’efficienza imprenditoriale, fra l’altro in un campo delicato come quello dell’editoria, a una grande dirittura morale. Un uomo dell’Italia migliore, quella che sta perdendo un tassello dopo l’altro. Di lui il nostro Biagio Marin avrebbe detto: un aristòcrata...».

Anche Claudio Magris ricorda Carlo Caracciolo con parole di grande affetto e sincera ammirazione. Nati sin dal primo incontro. «L’ho visto a Trieste, a Torino, ma la prima volta a Roma. Ricordo che dovevo andare a casa sua, davanti all’Isola Tiberina, e non ricordavo il numero civico. Piuttosto che fare la figuraccia di telefonargli, suonai a un sacco di campanelli sbagliati, prima di trovare quello giusto...».

Con l’acquisto del «Piccolo», nel ’98, qualche occasione di incontro in più. «Sì, mi è capitato di incontrarlo anche qui a Trieste. Nella sede del giornale, a casa di amici, in un ristorante vicino alle Rive, ovviamente al Caffè San Marco. Ricordo soprattutto momenti di spensieratezza, di allegria, anche di sane risate. Ne era scaturita, se non un’amicizia, sicuramente un sentirsi e ritrovarsi su un’analoga lunghezza d’onda. Aveva un’intelligenza ironica, chiara, bella come la sua fronte alta e i suoi capelli bianchi».

Nel ricordo, Magris ne parla qualche volta ancora al presente. «Sì, fa malinconia parlarne già al passato. Per questo mi viene spontaneo usare ancora il presente. Perchè lui è un rappresentante dell’Italia civile che forse, avrebbe detto ancora Marin, era solo una nostra esigenza. L’Italia democratica, liberale, progressista senza essere demagogica. L’Italia migliore, appunto».

Quella che ogni giorno diventa più povera. «La morte prima o poi tocca a tutti. Ma davanti alla scomparsa di un uomo come Carlo Caracciolo, mi sento di dire che non vedo in giro dei possibili ricambi di questi ”quadri alti” della società italiana. È come quando un generale lascia il suo esercito e non c’è nessuno all’altezza di prenderne il posto».

«Si badi bene: non è, non vuol essere un discorso nostalgico. E spero ovviamente di sbagliarmi. Ma assisto da anni a un complessivo cambiamento di stile nella classe dirigente del nostro Paese. Non bisogna mai prescindere dal senso che si dà al proprio lavoro e al legittimo perseguimento dei propri interessi. Nessuno di noi lavora gratis. Ma c’è modo e modo, c’è stile e stile, in quel perseguimento dei propri interessi».

C’è modo e modo anche di essere classe dirigente. «Sì, Caracciolo sapeva di far parte della grande elite del nostro Paese. Un’elite da non intendere in senso snobistico, ma da riconoscere e rispettare per la sua funzione trainante nei confronti della società in cui si trova a operare».

Negli ultimi anni assistiamo a una progressiva volgarizzazione della classe dirigente italiana? «Non voglio cadere nelle generalizzazioni. Lungi da me affermare che tutti gli appartenenti a un dato gruppo o a una data categoria sono in una maniera o in un’altra. E si sa che una classe dirigente cambia di qualità anche col cambiare dei tempi. Ciò valeva ai tempi dell’impero romano e vale certamente anche oggi».

Ma...? «Ma con tutte le cautele del caso, mi sento di ammettere che sì, forse in questi nostri tempi viviamo proprio una fase di involgarimento di quanti dovrebbero avere invece quella funzione trainante di cui dicevo. Per stile di vita, per modo di essere, per livello di civiltà».

«Carlo Caracciolo è stato invece un esempio mirabile della miglior classe dirigente. Quella che, nel rispetto del proprio ruolo e dei propri interessi, sa dare un’impronta alla società in cui vive. L’appartenere a una famiglia di antica nobiltà non c’entra: di per sé non è un merito né un demerito. E in lui non c’era mai nemmeno l’ombra di civetteria demagogica, nello schierarsi dalla parte dei più deboli. Esattamente l’opposto del Berlusconi del 2001, quello con pullover blu che si atteggiava nei manifesti elettorali a ”presidente operaio”...».

Un momento di silenzio. Un attimo di pausa. Quasi a riordinare le idee prima di consegnare gli ultimi ricordi dell’uomo e dell’editore che non c’è più. «Mi interessa comunque - dice Claudio Magris - ricordare il grande, illuminato editore. Al di là della fondazione dell’Espresso e di Repubblica, e per noi dell’acquisizione del Piccolo, Caracciolo ha saputo fare politica in senso lato. È stato uno degli ultimi editori puri, senza altri interessi che non fossero quelli dei giornali».

«E ciò in un mondo - conclude lo scrittore e saggista triestino - in cui tutti fanno tutto ma nessuno fa più il proprio mestiere. Un fenomeno che trovo molto grave, che porta innanzitutto allo scadimento della qualità. E a un progressivo allontanarsi da quel capitalismo legato al mondo delle cose».

Forse il capitalismo migliore, quello di uomini come Carlo Caracciolo.