venerdì 29 ottobre 2004

INTERVISTA ANTONACCI

Quando ha saputo che ai funerali di Jessica e Sabrina, le due
sorelle piemontesi morte nel massacro di Taba, una loro amica ha letto i

versi di una sua canzone («I fiori sono fragili, muoiono in un soffio, quasi

come i giorni di una vita...»), Biagio Antonacci ha avvertito un brivido. E

ha capito ancor di più quanto siano assurde tutte le guerre e questa guerra

in particolare.

«Quelle due ragazze - ricorda il cantautore, il cui tour fa tappa domani

alle 21 al PalaTrieste - prima di partire per la vacanza in Egitto avevano

già comprato il biglietto per il mio concerto del 6 novembre a Cuneo. Vuol

dire che ci tenevano per davvero. Spero di trovare le parole, quella sera,

per spiegare quanto la loro morte mi ha sconvolto. Mi ha lasciato un senso

di impotenza e di ingiustizia».

E aggiunge: «Sono convinto che le guerre siano sempre sbagliate, ma questa

in particolare è assurda, non serve a risolvere i problemi, anzi, li aggrava

sempre più. È una tragedia di cui sconteremo le ripercussioni per tantissimo

tempo».

Lei come si difende dalle brutture del mondo?

«Andando avanti per la mia strada, con semplicità e coerenza, cantando i

miei sentimenti e accorgendomi che vengono condivisi da tanta gente. Non ho

mai seguito le mode, le tendenze più o meno effimere. Penso che il pubblico

se ne accorga».

Il suo «Convivendo parte I» è rientrato in classifica...

«Sì, e infatti abbiamo deciso di posticipare a febbraio la pubblicazione

della seconda parte, prevista originariamente in queste settimane. Dividere

un disco in due parti, e venderlo a prezzo ridotto, è stata una scommessa

vincente: i discografici erano dubbiosi...».

Come li ha convinti?

«Ero sicuro che bisognava inventarsi qualcosa, in questo momento di crisi

economica generale e della discografia in particolare. Avevo diciannove

canzoni, non volevo scartarne nessuna, dunque le ho divise in due parti,

imponendo un prezzo ridotto anche per venir incontro ai tanti ragazzi che

hanno pochi soldi in tasca».

Insomma, non ha dimenticato le sue origini...

«Certo che no. Vengo dalla periferia povera di Milano, avevo tanti sogni e

mi considero molto fortunato per quello che ho ottenuto con la musica. Ho

sempre avuto il senso della giustizia, il militare l’ho fatto fra i

carabinieri, e mi sarebbe piaciuto fare il magistrato: stare dalla parte del

giusto, per me, ha sempre significato aver rispetto per il prossimo...».

Sul palco con Antonacci, domani a Trieste, Saverio Lanza (chitarra e

pianoforte), Eugenio Mori (batteria), Alex Class (basso), Silvia Baraldi

(percussioni e tastiere) e un quartetto d'archi. In programma, vecchi

successi e le canzoni del nuovo disco.

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